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26/12/2006

TRAVAGLIO: VI RACCONTO COME CI NASCONDONO LE NOTIZIE

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Dal quotidiano Metropolis

VI RACCONTO COME CI NASCONDONO LE NOTIZIE

Torino. Una strepitosa vignetta di Altan di qualche anno fa riassume cinicamente il problema. Redazione di un quotidiano, un caposervizio rampogna un giornalista chino sulla macchina da scrivere: “Mi raccomando, opinioni ben distinte dai fatti”. Ma il giornalista risponde con occhi smarriti: “Fatti? Quali fatti?”.
Marco Travaglio sulla questione ci ha scritto un libro: “La Scomparsa dei Fatti”, giunto in libreria a dicembre (Edizioni Il Saggiatore – 15 euro, 300 pagine). Sottotitolo perfido: “Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni”. Travaglio ci racconta lo stato dell’informazione in Italia: priva di contenuti, o peggio, dai contenuti revisionisti. Spesso venduta al potente di turno. O al padrone unico della televisione. Produttrice di bufale. Spesso corrotta e menzognera. Coi giornalisti che pur di avere l’intervista esclusiva al personaggio in vista del momento, concordano con lui la rinuncia a fargli domande scomode. E i lettori e i telespettatori vittime di un sistema che non ha uguali nel resto del mondo.
Travaglio, i fatti sono scomparsi: chi li ha rapiti?
“Anzitutto quelli che avrebbero dovuto invece liberarli: i giornalisti e gli editori in concorso. Molto spesso, però, la colpa maggiore è del potere politico: molto più influente sull’informazione del singolo editore o del singolo giornalista”.
Dipenderà dal fatto che numerose testate dipendono dai contributi pubblici, altrimenti avrebbero difficoltà a vivere di sola edicola e pubblicità?
“Beh, io mio riferivo per lo più ai giornali che prendono finanziamenti dagli enti locali sulla base del loro livello di compiacenza, e ai giornalisti la cui carriera dipende dalla benevolenza di Berlusconi o del centrosinistra… La legge sul sostegno all’editoria invece non è un male per la qualità dell’informazione: lo diventa nel caso dei finti giornali di partito, una vergogna, ma per il resto è positiva perché mette riparo a un’anomalia tutta italiana: siamo l’unico paese dove la pubblicità televisiva è di gran lunga maggioritaria rispetto a quella della carta stampata. All’estero questo è impedito da leggi molto precise. Qui invece no: la politica non ha mai avuto il coraggio di imporre tetti alle tv, a Mediaset e al suo padrone”.
Nel libro fai nomi e cognomi di colleghi che hanno prodotto notizie false e tendenziose. Con certificato di falsità rilasciato da sentenze definitive di Tribunale. L’unico napoletano citato è Lino Jannuzzi.
“Naturalmente non lo cito in quanto napoletano, ma in quanto inquinatore di notizie. E’ uno dei simboli di un fenomeno fastidioso: quando un giornalista viene intimidito da querele miliardarie, subito sbuca la solidarietà di Jannuzzi in nome della libertà di stampa: “E’ vero, anche io sono un perseguitato”. Jannuzzi però omette di precisare che lui viene denunciato non perché dà notizie scomode, ma perché si inventa i fatti e sparge calunnie. A cominciare dal caso, che fa scuola, dell’articolo pubblicato su Panorama che riferiva di un incontro a Lugano tra alcuni magistrati (tra cui Ilda Boccassini e Carla Del Ponte, ndr) per architettare l’arresto di Berlusconi. Un articolo che ha provocato le proteste del Cdr, che ancora attende le prove promesse da Jannuzzi su quanto scritto. Al Tribunale che lo ha giudicato in sede civile lui le prove non le ha date, perché il fatto non è vero, tanto che la sentenza del 20 giugno 2005 ha condannato Panorama a risarcire la Boccassini con 12mila euro. Anche io ricevo un sacco di denunce. Ma non voglio avere nulla a che fare con le battaglie in garanzia della libertà di stampa fatte da questi signori. Io vengo denunciato perché racconto notizie od opinioni scomode, ma non mi sono mai inventato niente sapendo di inventare”.
E’ un’ironia della sorte il fatto che la commissione Mitrokhin, che si sta rivelando una fabbrica di bufale, sia stata presieduta da un giornalista, il senatore Paolo Guzzanti?
“L’atteggiamento di Guzzanti verso certe commissioni si poteva già rilevare da una sua intervista nel’aprile 2001 sul Giornale al sedicente dottor Favaro, alias Zagami, che riferì di 1500 miliardi di tangenti su Telekom Serbia in sacchi di juta trasportati da un aereo da Belgrado ad Atene… Lì Guzzanti fu il primo a fare, a freddo, i nomi di Dini, Prodi e Fassino. Cinque mesi prima di Igor Marini. Quando poi si scoprì che Zagami era un truffatore, invece di chiedere scusa Guzzanti disse di essere vittima di una trappola della sinistra…”.
Dal libro emerge una specie di rassegnazione: sembra quasi che abbiano vinto loro, i rapitori dei fatti.
“Sono riusciti a esprimere un volume di fuoco difficilmente contrastabile. E nell’attuale legislatura non ci sono segni di discontinuità. La Rai è la stessa di prima, in mano ai partiti. Santoro è tornato, ma solo in virtù di una sentenza. I grandi leader rifiutano di essere ospiti da lui, perché Santoro è uno che non concorda preventivamente le domande, manda in onda reportage che espongono fatti e sui quali è impossibile fare un comizietto. Fortunatamente nella carta stampata e in qualche raro programma Tv qualcuno che sa fare il suo mestiere c’è: Bonini, D’Avanzo, Gomez, Bonazzi, Stella, la Gabanelli, la rivista Diario. Ma in televisione passa esattamente il contrario, un messaggio demenziale in cui ogni fatto viene smontato e diventa un opinione”.

Vincenzo Iurillo


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