Nel
mistero cristiano esiste quasi come una forma di parentela tra Dio-Gesù e i
poveri.
Gesù Cristo il Messia con i poveri e per i
poveri assume dei veri impegni di
salvezza e non solo nei termini di salvezza eterna. Egli annuncia agli uomini
che il Dio rivelato nella vicenda storica, è un Dio di vita per tutti a
cominciare dagli ultimi ,e nel nostro mondo gli ultimi sono i poveri.
Il
Suo annuncio perciò inizia da coloro che
contraddicono la realtà stessa, perché non esistono come realtà, sono i
poveri,gli emarginati. Gesù lasciandosi toccare da loro in senso esistenziale ,
si pone in ascolto di chi non ha orecchie per udire,né occhi per vedere,o lingua
per parlare e grazie alla fede di
costoro, opera in essi la trasformazione dal non essere all’essere .
Quando Gesù assume la categoria del povero, la
fa per vincerla, come ha vinto la morte con la resurrezione, per cui si pone al
di là di ogni categoria o potere economico e si rivela il Dio della
speranza. In più ci dà una sorta di chiave di lettura quando dice che, per
annunciare il Padre ad un uomo non uomo, bisogna che chi è già un uomo aiuti
chi non lo è a diventarlo: ecco come si spiega la Sua opzione per la categoria
della fratellanza.
Certamente la prima e più grande
antitesi invincibile per l’uomo è quella
fra la Vita e la Morte la quale poi
provoca a catena tutta una serie di terribili dicotomie che viviamo purtroppo
quotidianamente nella nostra esistenza reale e la rendono spesso dolorosa e
contraddittoria :la Gioia contro il Dolore, l’Individualismo contro la
Condivisione, il Potere contro l’ Oppressione,
la Ricchezza contro la
Povertà. E proprio riguardo a quest’ultima voce , la povertà,vorrei
dire a tutti noi del cosiddetto primo mondo,del ricco occidente,che troppo
spesso assistiamo indifferenti e
inconsapevoli allo spettacolo della fame del resto del mondo: dovremmo ricordarci della
parabola del ricco epulone.
In essa appare fortissimo il divario tra l’uomo
talmente sazio di beni materiali da pensare di non avere più il bisogno di Dio e da
perdere se stesso, e il povero talmente povero ,che però riesce a sperimentare quella che è la vera
situazione prima o poi di tutti gli
uomini, cioè quella di essere tutti dei
mendicanti che tendono la mano verso Dio
, il Solo che può sollevare veramente. Ma per riuscire a trovare questo Dio misericordioso, il
passaggio obbligato è proprio l’uomo che
ci viene incontro e tende la mano non solo per chiedere aiuto, ma per comunicarci,
se sappiamo e vogliamo leggere, che nonostante le diversità,c’è un qualcosa in
più che accomuna l’umanità intera, ovverosia il desiderio di riuscire a diventare
un uomo che ,non importa se ricco o povero, possa essere davvero capace e degno di tale nome.
Perciò vorrei terminare
con un ammonimento che è scritto da San Gregorio
Magno nella sua “Regola Pastorale” e che
dice: “Bisogna allora offrire consolazione, affinché i poveri apprendano che
possiedono ricchezze che non vedono, e i ricchi sappiano che non possono
conservare le ricchezze che vedono.”( III, 2).
Trudy
Borriello
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