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Simone Figliola

Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere

22/12 » 15/05/19

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Abbiamo risposto all’invito del Museo di Capodimonte con la curiosità e la voglia di conoscere, in particolare, eventuali opere che avessero un legame con la Penisola Sorrentina Amalfitana. Tra le tantissime opere d’arte esposte, abbiamo trovato Marina di Sorrento 1884 di Vincenzo Petrocelli (in foto), altre statue di Calì, autore della statua di Torquato Tasso in Piazza Tasso, e un busto di Flavio Gioia di Francesco Liberti, oltre tanti raffronti con il nostro Museo Correale di olii e porcellane.

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Organizzata insieme alla casa editrice Electa, la mostra esporrà 1220 di opere tra dipinti, statue, arazzi, porcellane, armi, e oggetti di arti decorative provenienti unicamente dai cinque depositi di Capodimonte (Palazzotto, 131, 85, Farnesiano e GDS).

I depositi, considerati spesso come universi chiusi, polverosi, custodi impenetrabili con tesori nascosti e ignorati, sono in realtà, il luogo originato da scelte umane, identificano un’epoca e, attraverso la selezione delle opere fatte dagli uomini, rendono possibile rintracciare un gusto, una ragione storico artistica, una esigenza conservativa.

La mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere (21 dicembre 2018 – 15 maggio 2019) è il secondo capitolo di una trilogia di esposizioni (la prima è stata Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire nel 2018 e la terza sarà C’era una volta Napoli. Storia di una grande bellezza nel 2019), che ha avuto il senso di sfidare il principio costitutivo del museo, proponendolo non più come entità statica e immobile, presunta lezione magistrale, ma come luogo di libertà, di creatività, di potenziale espressivo.

Tra le opere in mostra, vi sono la collezione di oggetti esotici del Capitano James Cook donata da lord Hamilton a Ferdinando IV di Borbone e i numerosi serviti da tavola in porcellana di Meissen, di Berlino, della Manifattura Richard Ginori, impossibili da esporre per la loro vastità, che testimoniano la necessità della corte sabauda, a ridosso dell’Unità d’Italia, di dotare le nuove residenze e sedi della corte in Italia di adeguati corredi da tavola.

Per l’inaugurazione della mostra MusiCapodimonte presenta Io m’arricordo e Napule

Un’ambientazione coreografica e musicale nel cortile e nelle sale del Museo avente come tema la tradizione musicale in campania: ‘paranze’ (gruppi musicali popolari con chitarre, fisarmonica, clarinetto, tammorre) accompagneranno numerosissimi ‘ballatori’ nelle danze popolari (tammurriate e tarantelle), ‘e Maestr’e cuncertino’ musicisti e cantanti che si esibiranno nel repertorio della canzone storica napoletana nella sua forma più autentica, la ‘Posteggia’, coppie di ballerini classici in costume di pulcinella che eseguiranno passi a due al semplice suono del mandolino (dal vivo), zampognari che eseguiranno le classiche novene natalizie, il teatrino delle guarattelle.


Riapre la Collezione Mario De Ciccio

Venerdì 21 dicembre il Museo e Real Bosco di Capodimonte si confronterà ulteriormente con il tema della collezione riaprendo al pubblico, all’interno della Galleria Farnesiana, la raccolta di Mario De Ciccio, dopo oltre 6 anni di chiusura seguiti alla sistemazione del 2010 che rivisitava quella originale voluta dal donatore e dall’allora soprintendente Bruno Molajoli.
1300 pezzi tra galanterie, vetri, bronzetti, avori e smalti medioevali, paramenti sacri, tessuti e ricami, argenti di uso liturgico, bronzetti, ceroplastiche, pastori siciliani, una importante selezione di oggetti archeologici e uno sceltissimo gruppo di maioliche e di porcellane.


Appartamento Reale: restauro dei lampadari e nuova illuminazione

Nuova luce nell’Appartamento Reale di Capodimonte grazie a un minuzioso lavoro di restauro sui lampadari e a un nuovo impianto di illuminazione che hanno riportato le sale all’antico splendore, così come le desiderava la regina, amante delle feste e dei banchetti.

Ogni dipinto è elegantemente valorizzato con un gioco di tonalità fredde e calde che rivelano i loro colori in modo più ricco.

La luce riveste le statue e gli arredi in una mise en scène vivace e calorosa, portando un’atmosfera poetica. L’illuminazione dei lampadari, grazie all’impiego delle lampadine a LED, imita la brillantezza delle fiamme delle candele.


La Flagellazione di Caravaggio impreziosita da una cornice coeva

La Flagellazione di Caravaggio, esposta al Museo di Capodimonte da molti decenni, era stata realizzata per la cappella De Franchis in San Domenico Maggiore e non era più impaginata nella cornice dell’altare per cui era stata creata.

Oggi l’opera si presenta con un’importante cornice ad ornamento in legno da frutto intagliato e dorato con oro zecchino, di manifattura napoletana fine sec. XVI – inizi sec. XVII, che sottolinea il confine tra l’immagine e lo spazio circostante, focalizzando lo sguardo dello spettatore sulla tela.

 

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