Sorrento sabato in biblioteca evento per l’ingresso dei libri del Fondo Andrea Savino

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Articolo aggiornato dall’inviato della redazione Positanonewtv Luigi Russo, presente all’evento e che ha riportato video interviste foto e impressioni.

Inaugurazione presso la Biblioteca Comunale di Sorrento, del “Fondo Savino”, un patrimonio di oltre 4000 libri che gli eredi del prof. Savino hanno donato alla collettività.
Questo non stupisce chi ha avuto il piacere di conoscerlo.
Il prof. Andrea Savino oltre alla profonda Cultura è ricordato soprattutto per averla sempre condivisa con tutti.

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Sorrento sabato in biblioteca evento per l’ingresso dei libri del Fondo Andrea Savino . L’evento ci è stato segnalato dal dottor Inciso, ricordiamo come centinaia di sorrentini volevano dedicare la biblioteca proprio a Savino, tuttora è dedicata allo storico di Napoli  Bartolommeo Capasso, ma per Savino è stato costituito un Fondo ed un’ala tutta sua.

La redazione ha ricevuto questo comunicato dagli amici del compianto prof. Andrea Savino che hanno curato la realizzazione del fondo librario presso la Biblioteca Comunale di Sorrento: Alfaro Luigi, Ascione Filippo, Cambi Maurizio, D’ Alessio Pasquale,  Inciso Giovanni e Morelli Quinzio.

“Sabato 20 maggio alle ore 19, presso la Biblioteca Comunale di Sorrento in Piazza Tasso, sarà inaugurato il “Fondo Andrea Savino”.
Si tratta di oltre quattromila volumi di grande interesse scientifico su temi che vanno dalla filosofia alla matematica, dalla storia alla religione, dall’economia agli studi sociali. Una raccolta di testi rappresentativa dell’intenso percorso intellettuale del prof. Andrea Savino, scomparso improvvisamente due anni fa, che gli eredi hanno voluto donare ai suoi concittadini.
Una scelta generosa, operata nel solco della continuità con i valori che hanno caratterizzato la vita del prof. Andrea Savino: la convinta attività di divulgazione della cultura e di condivisione della conoscenza considerate come forme di democrazia. Un’attività portata avanti per anni con passione, che ha contribuito alla formazione culturale, intellettuale ed etica di molte generazioni di giovani della Penisola sorrentina.
Nell’incontro di sabato prossimo, il prof. Maurizio Cambi, che insieme ad altri affezionati amici dello stimato prof. Savino ha curato l’assemblaggio e l’organizzazione del patrimonio librario donato alla città, illustrerà i contenuti del fondo e le modalità di catalogazione tese a favorire, per i frequentatori giovani e meno giovani della Biblioteca Comunale di Sorrento, la curiosità e il desiderio di conoscenza.

All’appuntamento interverranno il Sindaco di Sorrento avv. Giuseppe Cuomo e l’Assessore alla Cultura Maria Teresa De Angelis. Interverrà, inoltre, Adriana Ventolino, moglie di Andrea Savino, che ha voluto donare alla città il prezioso fondo librario.”

HELMUT NEWTON. FOTOGRAFIE Napoli, PAN Palazzo Arti Napoli

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dall’inviato di Positanonews Luigi Russo

Non sarebbe una cattiva idea, anche in considerazione dell’imminente 8 marzo, visitare la mostra dedicata a Helmut Newton; si perché malgrado i suoi scatti fossero osé e rivoluzionari per l’epoca, non furono mai volgari, anzi il Maestro mise la Donna sempre al centro della sua opera.

Stamane 24 febbraio 2017, nella sala Convegni “Roberto Di Stefano”, del Palazzo delle Arti di Napoli (PAN), si è tenuta l’anteprima per la stampa, della Mostra: “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes”. Dopo i saluti di Nino Daniele assessore al Comune di Napoli e di Alberto Rossetti AD di Civita Mostre; l’esposizione è stata illustrata dai curatori Matthias Harder e Denis Curti

Il progetto, realizzato da June Newton, vedova di uno dei più famosi fotografi del Novecento e presidente della Helmut Newton Foundation, è stato promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con Civita Mostre, e raccoglie oltre 200 immagini tratte dai primi tre libri del fotografo pubblicati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Per illustrare al meglio l’evoluzione dello stile di Helmut Newton, la Mostra si compone di tre sezioni ben distinte:

1 – WHITE WOMEN
Helmut Newton pubblicò il suo primo libro monografico nel 1976 e ricevette il prestigioso Kodak Photo Book Award. Per la prima volta il nudo e l’erotismo, attraverso 84 immagini a colori e in bianco e nero, entrarono nel mondo della moda e testimoniarono la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale.

2 – SLEEPLESS NIGHTS
Questo volume di Helmut Newton, pubblicato nel 1978, raccoglie tutti i lavori realizzati per diversi magazine, tra cui Vogue; ed è quello che lo ha reso una vera e propria icona della “fashion photography”.

3 – BIG NUDES
Newton pubblicò questo libro nel 1981, quando raggiunse il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, inaugurando le gigantografie, cioè i nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi nello studio con la macchina fotografica.

Nella sezione Sleepless Nights è possibile ammirare uno scatto che il Maestro eseguì a Capri nel 1977, per la Rivista Vogue, dal titolo: “Capri at night”.

Berlinese, classe 1920, Helmut Newton (il cui vero nome era: Helmut Neustädter) crebbe in una famiglia ebrea della ricca borghesia, frequentò ottime scuole e poi la passione per la fotografia e il lavoro con la fotografa tedesca Else Simon. Nel 1938 la fuga dalla persecuzione nazista, a bordo della nave “Il Conte Rosso”, che da Trieste lo portò a Singapore.

Poi la II Guerra Mondiale, combattuta con la divisa dell’esercito australiano, il lavoro di freelance (anche per Playboy) e, nel 1961, il trasferimento a Parigi per concentrarsi sulla fotografia di moda.

Inutile dire che Newton fu conteso e lavorò per le più grandi riviste di moda: Vogue,Elle, GQ, Vanity Fair, Marie Claire, ecc.

Lavorò anche per stilisti del calibro di Chanel, Gianni Versace,, Yves Saint Laurent e fotografò tantissimi famosi personaggi, quali ad esempio, Ava Garner, Charlotte Rampling, Catherine Denevue,, Margaret Thatcher, ecc.

Tra i tanti episodi della sua vita, cito la cinquantesima edizione del famosissimo Calendario Pirelli (The Cal) del 2014 che non venne prodotta come sempre, ex novo, ma recuperò, invece, gli scatti in bianco e nero realizzati nel 1986 da Helmut Newton nel Chianti e a Montecarlo. Le foto inedite erano state all’epoca censurate perché “caratterizzate da una nudità aggressiva”, furono gelosamente conservate dalla Fondazione Pirelli, e riproposte anni dopo, appunto nel 2014, le fotografie ritraggono, tra le altre, le modelle Susie Bick e Antonia Feodora Dell’Atte.

Newton se ne è andato nel 2004, in seguito ad un infarto, la sua tomba è nel cimitero ebraico di Friedenau, a Berlino.

Sarà possibile visitare la mostra da Sabato, 25 Febbraio 2017 a Domenica, 18 Giugno 2017, presso il PAN in Via dei Mille 60, Napoli.

Luigi Russ

 

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Il progetto della mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, nasce nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del fotografo e presidente della Helmut Newton Foundation, e raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da cui deriva il titolo della mostra e l’allestimento articolato in tre sezioni. I tre libri sono fondamentali per capire la fotografia di Newton, che li ha progettati personalmente, selezionando le immagini fotografiche e la loro impaginazione.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti e aperta al pubblico dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 al PAN, Palazzo Arti Napoli, presenta per la prima volta a Napoli oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei più importanti e celebrati fotografi del Novecento.

White Women

Nel 1976 Helmut Newton dà alle stampe il suo primo libro monografico, che subito dopo la sua pubblicazione riceve il prestigioso Kodak Photo Book Award. 84 immagini a colori e in bianco e nero in cui per la prima volta il nudo e l’erotismo entrano nel mondo della moda: si tratta di fotografie innovative e provocanti che rivoluzionano il concetto di foto di moda e testimoniano la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale. Visioni che trovano spunto anche nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya del Museo del Prado di Madrid.

Sleepless Nights

Anche Sleepless Nights pubblicato nel 1978, ruota attorno alle donne, ai loro corpi, abiti, ma trasformando le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage di scena del crimine. I soggetti sono solitamente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici o sono bardate in selle in cuoio, fotografati fuori dal suo studio, quasi sempre in atteggiamenti sensuali e provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come mero pretesto per realizzare qualcosa di completamente nuovo e molto personale. Sicuramente si tratta del volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue fra tutti), ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

 

Big Nudes

Con la pubblicazione Big Nudes del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, inaugurando una nuova dimensione – misura, quella delle gigantografie che entrano prepotentemente e di fatto nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Fonte di ispirazione dei  nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, sono stati per  Newton i manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF.

Il percorso espositivo permetterà di conoscere un Helmut Newton più profondo e se vogliamo più segreto rispetto a quanto già diffuso: infatti, se l’opera del grande fotografo è sempre stata ampiamente pubblicata e con enorme successo su tutte le riviste di moda, non sempre la selezione effettuata dalle redazioni corrispondeva ed esprimeva compiutamente il pensiero dell’artista.L’obiettivo di Newton aveva la capacità di scandagliare la realtà  che, dietro il gesto elegante delle immagini, permetteva di intravedere l’esistenza di una realtà ulteriore, che sta allo spettatore interpretare.Obiettivo della mostra è presentare i temi distintivi dell’immaginario artistico di Helmut Newton, offrendo la possibilità ai visitatori di comprendere fino in fondo il suo lavoro come mai prima d’ora.Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napolila mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation.  La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Marsilio.

La Ceramica Francesco De Maio a La Triennale di Milano con Gio Ponti: L’Infinito Blu

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NOCERA SUPERIORE  – Un volume ed una mostra che la Ceramica Francesco De Maio, licenziataria per la riproduzione fedele delle maioliche Blu Ponti, dedica a Gio Ponti per valorizzare il Made in Italy in continuità con la tradizione ceramica tra passato, presente e futuro.

 “… e penso sempre alle infinite possibilità dell’arte: date a uno un quadrato di venti per venti e

– benché nei secoli tutti si siano sbizzarrirti con infiniti disegni –

c’è sempre posto per un disegno nuovo, per un vostro disegno…non ci sarà mai l’ultimo disegno…”(Gio Ponti) .

 

“Gio Ponti: L’Infinito Blu”. Una mostra ed un libro ideati dalla Ceramica Francesco De Maio di Nocera Superiore (SA), per raccontare a Milano con i disegni originali, alcuni inediti, fotografie, pezzi storici, un architetto e un designer come Gio Ponti.

Il doppio appuntamento con la mostra a La Triennale di Milano e la presentazione di un prestigioso volume firmato Ceramica Francesco De Maio ed edito da Edizioni Paguro con le testimonianze di Aldo Colonetti, Gianni De Maio, Gillo Dorfles, Patrizia Famiglietti, Fulvio Irace, Salvatore Licitra, Lisa Licitra Ponti, Fabrizio Mautone. Per la prima volta in assoluto, in un unico testo, i tre artefici del Blu Ponti.

 

Protagonisti del libro e della mostra, curati da Aldo Colonetti e Patrizia Famiglietti con la collaborazione di Salvatore Licitra, le fotografie mai pubblicate prima d’ora che ritraggono Gio Ponti come una sorta di regista “felliniano” mentre coordina in fabbrica le fasi di produzione, gli schizzi che ha tracciato velocemente per cogliere la sua creatività fuggente, le tavole e gli acquerelli fatti a mano su cui ha carpito le forme dei decori, e le maioliche che hanno reso reali le sue creazioni. In mostra anche le 33 maioliche “Blu Ponti” della Ceramica Francesco De Maio, riproduzioni fedeli non solo delle 27 maioliche ideate per il Parco dei Principi di Sorrento, ma anche degli inediti 5 decori non utilizzati e rimasti fino ad oggi solo disegni. Ed ancora la realizzazione di un decoro non compreso tra le 32 tavole disegnate da Gio Ponti, ma ritrovato nell’archivio degli schermi della Ceramica D’Agostino, ben riconducibile agli altri patterns bianchi e blu e individuabile tra gli schizzi a penna del designer.

 

Gio Ponti: L’Infinito Blu, un infinito blu di combinazioni. Prendi un decoro, lo giri di novanta gradi, e poi ancora di novanta gradi e ancora di novanta gradi e capisci che ad ogni giro si crea un disegno diverso. Linee, quadrati, punte, fiori che volgono in maniera diversa, che mirano in verticale verso il cielo o in orizzontale verso il mare. E quando il decoro viene posto a quattro, è proprio lì che l’azzurro del cielo e il blu del mare non hanno più fine in un intreccio infinito di forme e colori sempre diverso.

 

Maggiori dettagli nella conferenza stampa che si terrà giovedì 9 febbraio alle ore 18.30 al Palazzo de La Triennale di Milano, sala Quadreria.

Interverranno:

 

Aldo Colonetti, Filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura, studioso di Gio Ponti

Salvatore Licitra, Erede di Gio Ponti

Gianni De Maio, CEO della Antiche Fornaci D’Agostino S.r.l.

Patrizia Famiglietti, Art Director della Ceramica Francesco De Maio S.r.l.

Fulvio Irace, Storico dell’architettura

Fabrizio Mautone, architetto che ha ristrutturato l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento

LUTERO, COME E PERCHE’ ALL’UNITRE

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Sabato 28 gennaio gennaio ore 16:30 nella sala della biblioteca di Piano proiezione del film LUTHER. Ingresso libero

Nell’ambito della rassegna di film storico filosofici curata dal Prof Paolella, il prossimo appuntamento è con il film Luther il sabato e la domenica la prof Kristien  Thiele pastore della chiesa Luterana di Napoli, ci guiderà nella conversazione.

video del primo incontro dedicato a Gallileo

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Positano musealizzazione Villa Romana alla ditta Pompa. Numero chiuso per le visite. De Lucia “Accordo con Soprintendenza e Chiesa per la gestione”

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Il Comune di Positano ha reso noto, tramite un avviso ufficiale, la ditta aggiudicataria dell’appalto riguardante i lavori della Villa Romana è la ditta Pompa che già stava lavorando per il restauro .  In particolar modo, i lavori di restauro riguarderanno la musealizzazione delle cripte, restauro totale della Villa Romana risalente al I Secolo a.C. e il restyling del campanile della Chiesa di Santa Maria dell’Assunta di Positano. Ora resta da vedere come gestire questa scoperta. Non sarà come Pompei, ne come le altre ville romane della Costiera amalfitana, fra Amalfi, Tramonti – Ravello, e Minori, quest’ultima è l’unica fruibile.  Abbiamo chiesto ad archeologi e al direttore dei lavori Diego Guarino “Per la limitatezza degli spazi e la delicatezza del contesto, saranno sicuramente visite contingentate. Dieci o venti lo deciderà chi di competenza”. Già , siamo a poche settimane dalla fruibilità della struttura, tempo permettendo a marzo dovrebbe essere completa anche la piazza, e ancora non si ha certezza sulla gestione della struttura, chi deciderà come e quando usufruirne, la bigliettazione, l’ingresso, che probabilmente dovrebbe avvenire su prenotazione, perchè , come abbiamo detto non di potranno essere quelle centinaia di visitatori al giorno e , almeno all’inizio, quando la curiosità sarà grande, sarà necessario prenotare il tutto? Abbiamo chiesto al sindaco Michele De Lucia “Dovremmo fare un tavolo con la Soprintendenza di Salerno che è la massima autorità, la Chiesa che è proprietaria di parte dello spazio, e trovare un accordo che contemperi gli interessi della valorizzazione culturale e turistica del paese, è la nostra grande occasione per destagionalizzare oltre che dare un grande valore alla cultura che se non si conosce non si valorizza.” In tutto questo si innesta anche l’UNESCO, Positanonews proprio ieri a Napoli ha seguito i giovani e ha un progetto con l’ANSO, associazione nazionale stampa online che potrebbe contemperare anche questo spazio da promuovere a livello nazionale e internazionale. Ma veniamo al bando. Sono pervenute al Comune 28 offerte di ditte che chiedevano l’aggiudicazione dei lavori e la scelta, secondo il criterio della media aritmetica dei ribassi in termini assoluti di tutte le offerte pervenute meno il 20% e l’ha scampata la ditta ing. Antonio Pompa S.r.l. con sede a Napoli, in via Giovanni Porzio n.4, Centro Direzionale Isola A2. L’importo di aggiudicazione provvisorio è di euro 88.334,68.

In seguito alla scoperta straordinaria del settembre del 2015, la Villa Romana di Positano ha attirato l’attenzione dei media e curiosi di tutto il mondo.  E’ stata ritrovata otto metri sotto il livello della strada ed è una costruzione risalente al I secolo d.C., stupendamente affrescata. Una scoperta che lasciò di stucco gli addetti ai lavori e attirò una miriade di curiosi e giornalisti da tutto il mondo: una villa enorme, che rappresentava gran parte dell’area del posto. Una vera e propria villa dei misteri, che sorge sotto la chiesa di Santa Maria Assunta, e che è stata letteralmente sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Probabilmente, anzi quasi certamente, doveva trattarsi di un’abitazione di facoltosi proprietari, vista la qualità degli affreschi presenti.

Lunedì mattina si sono già visti all’opera i responsabili dei lavori in Piazza Flavio Gioia, nei pressi della Chiesa Madre, e noi abbiamo incontrato l’assessore Antonio Palumbo. Si sta lavorando assiduamente per un restyling importante: prima di tutto verrà effettuata un’opera di restauro della stessa Piazza, in senso generale, mentre in senso più stretto si sta lavorando per creare l’ingresso per la Villa Romana.

Super offerte al Pollio Speciale Epifania

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Sorrento lutto Giovanna Caluzzi , Gianfranco D’Esposito

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Sorrento in questi giorni natalizie ci sono stati dei lutti non tutti ci sono stati noti. Facciamo le nostre più sentite condoglianze per la scomparsa di Giovanna Caluzzi Ostetrica nota e amata vedova dell’avvoacato Nicolangelo Esposito e madre degli avvocati Andreina, Gianvincenzo e Danilo. A loro tutti e alla famiglia tutta diamo le nostre condoglianze. In questi giorni è scomparso anche il Comandante Gianfranco D’ Esposito titolare dell’ hotel Alpha di anni 73 , facciamo le condoglianze ai figli Francesco Saverio, Luigi e Alessandra la signora Michela e i parenti tutti .
Per chiunque voglia pubblicare le sue condoglianze potete inviarci una mail a direttore@positanonews.itlutto3.jpg

Amalfi e Atrani la meraviglia Calata della Stella a Natale 2016 – VIDEO

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gruppo-calata-stella-2016Amalfi e Atrani la meraviglia Calata della Stella a Natale 2016 alcuni video su Positanonews dello straordinario spettacolo che ha incantato la Costiera amalfitana, per Atrani una tradizione che continua ad Amalfi che ritorna. Qui sotto quelli di Atrani le foto di Michele Abagnara premiato di recente da Positanonews e sotto Glassi videoatrani-natale

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Amalfi è stato un ritorno quello della discesa della stella, sul cavo  d’acciaio, collocato tra il rione Sant’Antonio e la Darsena, che ha illuminato tutta la baia d’ Amalfi . Un percorso diverso e più suggestivo di quello percedente quando la cometa che scendeva dalla torre Tabor verso la cattedrale, ora dopo dieci anni la Stella è tornata con un percorso diverso è più affascinante . «Siamo contenti e commossi, inutile negarlo- dice con soddisfazione l’assessore alla cultura e alle tradizioni Enza Cobalto subito dopo lo spettacolo andato in scena ieri notti dinanzi a Piazza Flavio Gioia – Grazie a chi ha creduto in questo progetto, al sindaco, all’amministrazione comunale, al comitato Natale e Capodanno, ed ai tanti volontari, dopo alcuni anni di stand by siamo riusciti a far ritornare un rito che ha arricchito e impreziosito il natale amalfitano. Ci siamo adoperati per individuare una soluzione alternativa al percorso originario e riteniamo che la nuova stella luminosa che ha attraversato la baia di Amalfi la notte del 24 dicembre ha una suggestione maggiore». Ad Atrani la tradizione dura da 138 anni. Dopo Amalfi, che è partita ad un quarto a mezzanotte, subito dopo le campane che annunciano il Natale, cominciano i fuochi di artificio che riempono di colori la piccola e suggestiva città-presepe della Costiera amalfitana per poi far arrivare la Stella che attraversa il nucleo abitato affascinando tutti i presenti per la sua bellezza

Sorrento cadono calcinacci a Via del Capo intervengono i pompieri

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sorrento-calcinacciSorrento cadono calcinacci a Via del Capo intervengono i pompieri per timore che venissero colpiti i passanti .  L’allarme è scattato poco prima delle 13 quando alcune parti di intonaco e di muratura di un cornicione sono cadute sul marciapiedi sottostante, per fortuna senza colpire nessuno.

Sono intervenuti gli agenti della polizia municipale di Sorrento che hanno bloccato il transito pedonale lungo il marciapiedi ed allertato i vigili del fuoco del distaccamento di Piano di Sorrento. I pompieri sono intervenuti con un’autopompa ed hanno utilizzato le scale in dotazione per raggiungere il balcone del primo piano dove hanno potuto provocare la caduta dei calcinacci giudicati pericolanti in modo da mettere in sicurezza lo stabile ed evitare rischi per l’incolumità dei passanti.

Atrani e Amalfi torna la meraviglia della calata della stella a Natale

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Una Tradizione che vive in Costiera amalfitana ne parla il decano dei giornalisti della Divina Sigismondo Nastri 

Il recupero della calata della stella cometa, ad Amalfi – una tradizione che s’era bruscamente interrotta e sembrava ormai perduta – non può che farmi piacere. Dico di più: l’innovazione, che la sposta da piazza Duomo al fronte mare, mi piace. Darà alla gente, presumo tantissima, che si accalcherà sullo stradone e il lungomare, il vantaggio di non dover stare con lo sguardo rivolto in alto e scansarsi la cenere dei bengala che inevitabilmente viene giù a pioggia. Peccato che io non ci possa essere.

La calata della stella, nel 1970, suscitò l’interesse di Peter Nichols, mitico giornalista inglese, che su La Stampa raccontò: “Quest’anno ho realmente visto la stella di Betlemme nel cielo italiano. E, a differenza dei Magi, non ho dovuto cercarla e seguirla; è stata la stella a venire dove ero io e a posarsi sopra la città dove avevo portato la mia famiglia a passare il Natale. Avrete senz’altro già indovinato il nome della città: Amalfi. Qui un’enorme stella risplendente di fuochi d’artificio appare d’improvviso alta sulla città alla mezzanotte della vigilia di Natale e lentamente discende, per mezzo di un cavo, lungo le pendici della montagna, fino alla piazza della cattedrale, illuminando la città come se fosse un gigantesco presepe napoletano, una Betlemme italianizzata in dimensioni umane.”

Cambia lo scenario, le farà da sfondo il vasto orizzonte tra cielo e mare, ma l’emozione rimane la stessa.

Di questa stella cometa, in competizione tra Amalfi e Atrani, ebbe tante volte a occuparsi, nel corso di una ultracinquantennale militanza nel mondo della carta stampata, sempre attento alle vicende del nostro territorio, l’indimenticabile Gigino de Stefano. I suoi scritti sono ormai fonte indispensabile per gli storici. Come, spero, lo saranno i miei.

Mi piace riportare qui uno stralcio dell’articolo di Gigino pubblicato sul Mattino del 23 dicembre 1990 a proposito della stella di Amalfi e di quella di Atrani: “Due stelle comete per due paesi: compariranno, a mezzanotte in punto di domani, nel cielo di Amalfi [in effetti, l’orario è fissato alle 23,45] e in quello di Atrani [leggo che ad Atrani avverrà un quarto d’ora dopo la mezzanotte] senza, però, che tra i due eventi ci sia un minimo di coincidenza. Miracolo di Natale? La gente fa finta di crederci pur sapendo del piccolo trucco che gli Atranesi ripetono, puntualmente, tutti gli anni perché quanti lo vogliono, e specialmente i turisti, possano assistere anche alla loro festa in onore di Gesù Bambino. Niente di magico, comunque, e tantomeno di macchinoso ma solamente le lancette dell’orologio municipale (sulla facciata del Salvatore dove venivano incoronati i Dogi) che stranamente si ritrovano indietro di mezz’ora. Entrambi gli appuntamenti, del resto, sono veramente da non perdere. È la stella che scivola lentamente sui tetti antichi [questo avverrà solo ad Atrani, ndr] indietro un fantastico scintillio di argento ed oro. Le case sono illuminate da una tenue luce riflessa, che disegna il paesaggio di un grande presepio. Le zampogne suonano in concerto mentre i fuochi di artificio si frantumano in mille colori.”

Mi auguro che la webcam della Lega Navale mi dia la possibilità di assistere, anche da lontano, allo spettacolo di Amalfi.

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Seiano, il wwf denuncia una cittadella balneare in riva al mare.

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 inserito da Salvatore Caccaviello

Alle Axidie , gli ambientalisti segnalano scavi, smantellate le cabine ,cementificazioni e roghi inquinanti  in area protetta e ad alto rischio idrogeologico.

Meta di Sorrento –Combustione rifiuti speciali, sbancamento terreno e opere edili in corso in proprietà Le Axidie a Marina d’Equa nel Comune di Vico Equense” … è questo l’oggetto dell’ennesimo esposto inviato dal WWF Terre del Tirreno alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata con la richiesta di un urgente intervento. E’ praticamente axidie-dallalto-18-nov-2016passato un mese da quando, il 17 novembre, giungeva al WWF Terre del Tirreno una segnalazione che allertava i volontari del Panda di operazioni di combustione di rifiuti in atto nel comune di Vico Equense, in località Marina d’Equa, all’interno della proprietà Le Axidie, consistenti nella bruciatura di cabine balneari, scavi-in-riva-al-mare-18-nov-2016smantellate e depositate a centinaia nella vasta area parcheggio localizzata sotto il costone pericolante. Il fumo sprigionato dal rogo appariva visibile anche da mare. Contemporaneamente, nella stessa proprietà, in area limitrofa alla fascia demaniale costiera, erano in corso d’opera lavori edili con mezzi pesanti consistenti in un grosso distanza-dal-maresbancamento di terreno e roccia che venivano depositati nella cava, utilizzata come parcheggio, sotto il costone calcareo, in area classificata nel Piano di Stralcio dell’Autorità di Bacino Campania Centrale (Tav. 466092) a rischio frana molto elevato e rischio idraulico molto elevato. Le telefonate fatte da un cittadino alle forze dell’ordine sin dalla mattinata non sortivano alcun effetto e solo grazie all’interessamento del WWF, che allertava del rogo in atto praticamente tutte le forze dell’ordine, giungeva sul posto (dopo 22 ore!) un rappresentante della Polizia Municipale di Vico Equense a verificare la legittimità dello scavo in atto. Prima del sopralluogo tuttavia per una strana coincidenza (?) la bruciatura dei rifiuti veniva interrotta e sul cumulo di cenere veniva sversato un intero camion di terreno! “Su questa vicenda vogliamo vederci chiaro – dichiara il Presidente del WWF Terre del Tirreno – a Seiano si sta edificando un vero e proprio villaggio in riva al marecabine-in-cemento-al-12-dicembre-2016-1 che, a ben leggere le norme di salvaguardia vigenti nell’area, a nostro avviso non si sarebbe potuto realizzare!!! E’ passato un mese dalla nostra prima segnalazione e, ad oggi, all’esterno della proprietà non sembra esserci alcuna tabella di cantiere come invece prescritto dalla legge. Ci si chiede se gli zelanti vigili, che non esitano a multare le auto private in sosta se sprovviste di park-card, abbiano notato o meno la prescritta tabella indicante i lavori in corso? Restiamo in attesa di conoscere se e chi abbia mai potuto autorizzare tutto ciò! I lavori edili, mai interrotti, hanno di fatto comportato una modifica dello stato dei luoghi con sbancamento di terreno e roccia e cementificazione del suolo a poca distanza dal mare all’interno dell’area di 30 metri di rispetto dal confine demaniale. Inoltre la bruciatura delle cabine balneari, in legno verniciato e materiali di copertura in plastica, ha prodotto pericolose diossine e un grave inquinamento dell’aria. I lavori segnalati sul nascere sono proseguiti senza alcuna interruzione e, ad oggi, al posto delle preesistenti cabine in legno si sta procedendo all’allocazione di casette in cemento che configurano, di fatto, la realizzazione di una vera e propria cittadella balneare!!!” –cabine-in-cemento-al-12-dicembre-2016-2 Visto che l’intero territorio del Comune di Vico Equense è stato dichiarato di notevole interesse paesaggistico e ricade nell’ambito di efficacia del P.U.T. per l’Area Sorrentino-Amalfitana statuito con la L.R. n. 35/87; nell’area oggetto di segnalazione insistono tutta una serie di opere edili quali edifici, manufatti, baracche, tettoie, piscine, strade e parcheggi  che non presentano di certo il carattere della provvisorietà; l’area oggetto della combustione dei rifiuti e del deposito/discarica di tonnellate di terreno, rocce e rifiuti rientra in zona classificata nel PSAI dall’Autorità di Bacino Campania Centrale (Tav. 466092) in relazione alle strutture ed infrastrutture antropiche presenti a Rischio Frana Molto Elevato (R4) e Rischio Idraulico Molto Elevato (R4), mentre l’area oggetto dello sbancamento rientra in zona classificata a Rischio Frana Medio (R2), il WWF ha chiesto un sollecito intervento della Procura della Repubblica al fine di accertare fatti e responsabilità. – 19 dicembre 2016 – Claudio D’Esposito Wwf Terre del Tirreno.

BERLINO UN CAMION SULLA FOLLA DEI MERCATINI DI NATALE, 9 MORTI

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Un camion contro la folla, come a Nizza. Questa volta gli attentatori hanno colpito un mercatino di Natale. Sono almeno nove i morti e decine i feriti dell’attacco avvenuto vicino alla Chiesa del Ricordo di Berlino. Il mezzo ha invaso un marciapiede e falciato le persone. La chiesa si trova nel mezzo del Mercato natalizio situato in pieno centro della parte ovest della città nel quartiere di Charlottenburg dove ci sono le vie dello shopping. Secondo alcuni testimoni sul camion c’erano due persone. Uno dei due sarebbe stato arrestato, mentre l’altro sarebbe stato ucciso. Media parlano di rivendicazione dell’Isisberlino

Sorrento, Coast to Coast ed il divario tra sport e rispetto del territorio.

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di Salvatore Caccaviello

 Il divertimento, le  passioni, non dovrebbero terminare solo nel momento in cui si toglie spazio e libertà a coloro che hanno altri interessi. Ma bensì quando organizzatori e sportivi si impongono regole ferree verso un territorio che oltre ad offrire determinate opportunità dovrebbe  innanzitutto  essere rispettato. La visione stamane delle nostre strade dopo la Coast to Coast sta a dimostrare che in penisola sorrentina  si è ben lontani dal costruire una coscienza ecologica anche per chi pratica sport.

Sorrento – Ancora un’ulteriore dimostrazione, quella rappresentata  all’indomani della ottava edizione della Maratona Coast to Coast, che non basta essere sportivi per essere ecologisti e magari rispettare le altrui esigenze. Oltre agli innumerevoli disagi provocati dallo stop alla circolazione per un periodo considerato, in un periodo di festività, prolungato ed insostenibile da cittadini e commercianti ,  un ulteriore grave disagio lo si può cogliere osservando stamane le nostre strade.  wp_20161219_12_43_37_pro1 Basta dare un’occhiata a cosa  hanno lasciato dietro di se’ i maratoneti dopo i vari ristori per capire quanto sia ancora grande il divario tra coloro che intendono fare sport  ed il rispetto di un territorio che si è offerto per tali manifestazioni. Se si può tollerare  che a gettare per terra un bicchiere o una bottiglietta di plastica sia colui che sta primeggiando, non lo si può assolutamente comprendere per i  numerosi amatori  che compongono la stragrande maggioranza di tali manifestazioni, che altresì potrebbero  fermarsi e tranquillamente utilizzare cesti e bidoni senza compromettere di sicuro la loro esibizione. Invece ancora una volta, la popolazione residente è  costretta a subìre uno spettacolo degradante composto da mucchi di bottiglie di plastica  e rifiuti di ogni genere lasciati lungo i cigli delle carreggiate. Al di là della ormai risaputa inerzia, dimostrata in varie altre occasioni,  la cittadinanza si aspettava un solerte intervento durante la mattinata affinché tali rifiuti venissero  rimossi.wp_20161219_12_44_06_pro1 Soprattutto perché trattasi per la maggior parte di materiale plastico (bottigliette e buste) che giacciono all’interno delle cunette dove , visto il peggioramento meteorologico, ed il probabile   scorrere di una grossa ed imminente quantità di acqua. Pertanto tale materiale oltre ad ostruire le caditoie, verrà probabilmente trasportato dall’acqua nei numerosi rivoli presenti lungo il territorio comunale, con destinazione il nostro già inquinato mare. wp_20161219_12_43_39_pro1 Non è la prima volta che rifiuti di ogni genere  vengono lasciate lungo le cunette per fare poi bella mostra per mesi dopo eventi sportivi realizzati lungo le strade della penisola sorrentina. Dove, visto ormai il livello di cultura  tendente sempre più verso il basso , non arriva la consapevolezza di un pubblico accecato dall’euforia nel godere uno spettacolo offerto da determinate competizioni , ma altresì non è tollerabile che non solleciti  l’ intelligenza e la perspicacia, oltre che degli organizzatori, almeno degli amministratori preposti a tali eventi. Ancora una volta , dinanzi a semplici  e banali problematiche  si è costretti a sollecitare chi di dovere sperando che il messaggio sia almeno recepito. 19 dicembre 2016 – salvatorecaccaviello

Salerno il giorno del Patrono. Ma per il corteo di San Matteo non ci sarà il Vescovo

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Salerno . Tornare bambini e svegliarsi la mattina di Natale sapendo di trovare i doni sotto l’albero. È forse questa la metafora che spiega, meglio di qualunque altra, la sensazione che pervade i salernitani ogni 21 di settembre. Il giorno di san Matteo è finalmente arrivato: la città pulsa di vita, c’è attesa per dare il via a quella ritualità antica ed irrinunciabile che fin dalle prime ore del giorno riempie le strade, i cuori e gli occhi.
La notizia che scuote l’attesa della vigilia è però la possibilità che l’arcivescovo sia costretto a non partecipare all’intera processione in onore del Patrono. Afflitto da un problema di salute fastidioso ma non grave, monsignor Luigi Moretti celebrerà in mattinata il solenne pontificale in Cattedrale ma poi, nel pomeriggio, potrebbe dover rinunciare a sfilare col corteo dei Santi, limitandosi a dare la benedizione finale al rientro delle statue in Duomo.
Giornata faticosa ma intensa, quella che avrà inizio stamattina con il solenne pontificale in Cattedrale e terminerà, stanotte, con i fuochi d’artificio che illumineranno il golfo. Il primo atto va in scena alle 10.30 al Duomo con il pontificale al quale parteciperanno centinaia di fedeli ed istituzioni civili e militari. A questi ultimi, come da cerimoniale, sarà riservato lo spazio antistante il pulpito. Sul lato destro siederà colui o colei che rappresenta il Comune di Salerno. A scalare tutti gli altri esponenti politici che decideranno di prender parte alla cerimonia religiosa. Non mancheranno il questore Pasquale Errico ed il prefetto Salvatore Malfi. Potrebbe, invece, dare forfait il sindaco di Salerno Enzo Napoli che dovrebbe lasciare posto e fascia tricolore al vice-sindaco Eva Avossa. Napoli ha spesso dichiarato di essere ateo e dunque potrebbe decidere di non partecipare. Nessun tipo di indicazione è stata data ai componenti della giunta: ci sarà chi ha voglia di esserci. Siederanno tra i posti d’onore, invece, il vescovo emerito della Diocesi di Cerreto SannitaTelese-Sant’Agata de’ Goti, Michele De Rosa; l’arcivescovo emerito della Diocesi di SalernoCampagnaAcerno, Gerardo Pierro ed il cardinale Raffaele Martino.
Nel pomeriggio, la cattedrale tornerà a brulicare di fiorai e portatori già intorno alle 15. Come la tradizione impone, saranno i portatori a portare le statue dei sei Santi nel quadriportico della Cattedrale per poterle vestire. Arriveranno vestiti di bianco con lo stemma granata sul cuore e poi, dopo aver preparato le statue, indosseranno le colorate divise ufficiali. Quest’anno San Matteo avrà una nuova paranza: è stata infatti commissionata una nuova struttura che permetterà ai portatori di gestire meglio il peso della statua del Santo che, a sua volta, conterà su un basamento più largo. Ciò, filtra da indiscrezioni, per permettere a fioristi e fiorai di allestire decorazioni ancor più sfarzose.
Alle 18.30 in punto la processione uscirà dal Duomo. Le prime a guadagnare le scale ed a cominciare il cammino saranno le statue di San Gaio, Sant’Ante, San Fortunato e San Gregorio VII. Toccherà poi a San Giuseppe, la statua più pesante di tutte, ed infine San Matteo. Al solito, la musica accompagnerà l’uscita e l’incedere della processione che, grazie a un sistema di filodiffusione wi-fi composto da ben 110 altoparlanti, sarà ascoltabile in tutto il centro. Tre le soste, con altrettante giravolte comprese nel percorso (via Duomo, via Mercanti, piazza Portanova, corso Vittorio Emanuele, via Cilento, corso Garibaldi, via Roma, largo G. Ragno, via Portacatena, via Da Procida, via Mercanti e poi ancora via Duomo): la prima a piazza Portanova con la preghiera per ammalati ed infermi, la seconda all’incrocio con via dei Principati e la terza a piazza Cavour con la preghiera e la benedizione verso il mare. Altre soste saranno fatte al Comune, a piazza Sedile del Campo ed alla più salernitana delle chiese, quella dell’Annunziata. Difficile che il governatore Vincenzo De Luca partecipi alla processione, così come il sindaco Enzo Napoli. La processione rientrerà alle 21.30 senza saltare la corsa per le scale sempre molto attesa dai salernitani. A seguire, nella cripta del Duomo, la messa di ringraziamento insieme ai portatori. A mezzanotte in punto, invece, sguardo al cielo, i salernitani potranno finalmente godersi nuovamente i fuochi di San Matteo. Carmen Incisivo, Il Mattino

Cava de Tirreni Barbara di Mauro nuovo assessore

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Cava de’ Tirreni. È Barbara Mauro il nuovo assessore alle attività produttive del Comune di Cava de’ Tirreni. L’ufficialità è arrivata poco prima della riunione del consiglio comunale quando il neo assessore ha firmato il decreto di nomina del sindaco Vincenzo Servalli. Con Barbara Mauro si ricostituire l’esecutivo all’indomani delle dimissioni di Luisa Iannone che, dopo appena pochi mesi, aveva rimesso nelle mani del sindaco la delega che deteneva. «Ringrazio l’avvocato Mauro per aver accettato l’incarico in un settore importante e significativo della nostra azione amministrativa ha commentato il primo cittadino in consiglio comunale in sede di presentazione del neo assessore – Sono certo che farà un buon lavoro».
Barbara Mauro, da tempo impegnata in politica, è stata candidata alle ultime elezioni amministrative nella fila del Pd, ma da sempre è legata all’area socialista. Oltre alle attività produttive, Barbara Mauro gestirà anche le deleghe alle imprese, commercio ed artigianato. «Cercherò di portare avanti un progetto importante per la nostra città in questo delicato settore. Per esperienza personale ha dichiarato il neo assessore Mauro – conosco bene le criticità e le problematiche che ci sono per portare avanti un discorso imprenditoriale in questo periodo». Barbara Mauro, inoltre, ha fatto sapere che già nei prossimi giorni incontrerà i rappresentanti delle associazioni di categoria per fare il punto della situazione e programmare le azioni da mettere in atto nell’immediato. Com’era prevedibile, scongiurata l’ipotesi di un vero e proprio rimpasto in giunta, cosa che però potrebbe avvenire tra qualche mese. Obiettivo di Servalli è quello di avere un esecutivo completamente politico.
Oltre alla presentazione del nuovo assessore, il consiglio comunale ha dato il via libera alla classificazione della via vicinale San Martino quale strada vicinale soggetta ad uso pubblico. In pratica si tratta dell’arteria che consente l’accesso all’antico eremo di San Martino, oggetto di un contenzioso con alcuni proprietari della zona. In sostanza la strada resterà di proprietà privata, ma soggetta a pubblico transito perché conduce ad un luogo di interesse generale. Valentino Di Domenico Il Mattino

Il Messico sconvolto da un terremoto di 7.1.

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Il terremoto in Messico è avvenuto nello stesso giorno di quello, devastante, di 32 anni fa. Esattamente 32 anni prima, infatti, il 19 settembre dell’85 un sisma di magnitudo 8,2 rase al suolo la capitale, ferendo in totale più di 30 mila persone oltre alle 10 mila che perirono sotto le macerie. L’epicentro era situato a 350 chilometri al largo della costa del Pacifico, lungo la placca di Cocos. In questi giorni il numero delle vittime sale, 217 vittime accertate, 86 si contano a Città del Messico, 71 nello Stato di Morelos, 43 in quello di Puebla, 12 nello Stato del Messico, 4 in quello di Guerrero e una in quello di Oaxaca. Per il momento tra le vittime non ci sono italiani, ha detto l’ambasciatore italiano a Città del Messico, Luigi Maccotta.

32 anni fa

 

Oggi

Lazio -Napoli un super Callejon

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10 vittorie di fila All’Olimpico il Napoli ha conquistato la sua decima vittoria consecutiva in campionato (5 nella scorsa stagione, 5 in questa), record per gli azzurri.
5 all’Olimpico Sono cinque i successi di fila del Napoli all’Olimpico contro la Lazio, con 14 gol segnati e 3 subiti. La Lazio non vince in casa dal 3-1 del 7 aprile 2012.
Ala, esterno, bomber: Josè Maria sempre decisivo col gol n.50 in A
super callejoN «questa pesa»

Kalidou Koulibaly, 26 anni, esulta dopo il gol dell’1-1 ANSA
Su e giù, in quella dimensione stordente di un’ora e mezza da calcio sferzante, su ritmi che sfuggono alle previsioni e un’andatura che lascia stupiti. Su e giù, prima la Lazio e poi il Napoli, però sempre José Maria Callejon, che sa come si fa a non sprecare neanche una goccia di sudore, a rigenerarsi da solo, a fare l’ala (come si diceva un tempo) o l’esterno alto e poi quello basso e poi il centravanti. Un centravanti che sa anche segnare, visto che con quello di ieri sera ha toccato quota 50 gol in serie A

«Direi che queste sono vittorie che pesano: abbiamo vinto contro una grande squadra, ricca di buoni giocatori, che ci ha messo in difficoltà per un tempo». 

AGGANCIO. Su e giù, scivolando lontani dalla Juventus, poi riafferrando se stesso, il proprio calcio verticale, e per quella Vecchia Signora sulla quale è piombato José Maria Callejon, quarto gol stagionale per uno che nella vita dovrebbe fare altro ma che in questa sua esistenza napoletana s’è inventato anche il mestiere di bomber. 
«Vale il successo, ovviamente, però è inutile dire che sia contento per aver segnato. E’ sempre una soddisfazione, ci ha aiutato a venir fuori, assieme al tap in di Koulibaly, da una fase complicata della partita. Loro stavano giocando bene. Ma noi siamo emersi alla distanza». 
Su e giù, sulla destra e poi, ma va là, anche da centravanti, spostandosi nel mezzo (come da copione), andando ad attaccare lo spazio, prendendosi ciò che è di altri, innanzitutto di Mertens, per il quale non ci sono più parole: 
«E cosa volete che dica ancora? Lui è forte, è fortissimo, e lo sa pure. Ci sta dando tanto e speriamo soltanto che continui così». 

L’AFFARONE. Su e giù, senza mai arrendersi, senza indietreggiare, quasi senza stancarsi: il titolarissimo tra i titolarissimi, l’intoccabile che Sarri ha elevato ad ennesima potenza («è indispensabile») e che in questa Lazio-Napoli entra di prepotenza nella parte insolita del vecchio bomber, arpiona il pallone e lo scaraventa nell’angolo lontano, affinché Madame resti al fianco, non scappi via. 
«E’ indiscutibile che si voglia restare in testa, ma siamo appena alla quinta giornata e non è possibile sbilanciarsi in ipotesi o in previsioni. Non so se sarà una sfida tra Juventus e Napoli, credo sia prematuro spingersi sino a tanto». 
Ci sarà da correre, e tanto: su e giù, modello Callejon.

REINA E’ negli episodi più controversi (per l’arbitro) e sul gol può solo osservare.

MAGGIO A lungo il più esuberante, soprattutto nell’applicazioni delle diagonali: due volte, deve pensarci lui.
ALBIOL Si lascia partire Immobile alle spalle, gli manca l’anticipo (stavolta) e la posizione.

KOULIBALY Sull’1-0 rimane intrappolato dalla paura del contatto in area poi butta via le catene e lancia la rimonta.
GHOULAM Non ha campo, anche perché davanti non ci sono i movimenti; è la cerniera della Lazio a stranirlo.
ALLAN E’ pallido, quasi sconcertato dalla presenza di Milinkovic, ma la ripresa è su altri ritmi, che sono i suoi.
JORGINHO Fa il vigile nel traffico dal quale è bloccato; prima di scorgere aperture e vivacità.
HAMSIK Più su Lucas Leiva che per se stesso (per 45′). E c’è il vento che soffia contrario: autopalo, poi palo. 
CALLEJON Ha un pallone (che il Var gli cancellerebbe) e lo sbaglia, ma il secondo no: da centravanti che sa far tutto.
MERTENS Mettetevi le mani nei capelli: questi sono gol che valgono per l’eternità. E’ un fuoriclasse, se non si è capito.
INSIGNE I suoi lanci, dietro la linea dei difensori, prima di andare pure lui a prendere un palo perfido.

ZIELINSKI (28′ st) Va a fare l’Hamsik, come da copione, anche perché serve gamba e palleggio in quel momento.
MILIK (36′ st) Per la standing ovation Mertens ed anche per respirare l’aria della partita.

ROG (40′ st) Dà a Callejon 5’ (e recupero) di riposo e lui prende annusa il campo.

fonte:corrieredellosport

Droga a Sorrento . Giuseppe Gargiulo poteva essere soccorso, condannato l’amico e la madre

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Droga a Sorrento . Giuseppe Gargiulo poteva essere soccorso, condannata la madre e l’amico  . Su richiesta del pm Andreana Ambrosino il Tribunale  di Torre Annunziata, giudice Maria Laura Ciollaro,  ha condannato Francesco Sorrentino ad un anno, considerata la giovane età e l’incensuratezza,  e sua madre, Letizia Autiero, a un anno e 4 mesi ,  per omissione di soccorso.

Il fatto risale alla notte fra il 7 e l’8 giugno 2012, un festino in spiaggia a Meta con gli amici, poi il 19enne Giuseppe Gargiulo andò a dormire  via Rota, a Sorrento, a casa dell’amico Francesco Sorrentino . Secondo l’accusa Giuseppe avrebbe avuto uno choc anafilattico dopo la mezzanotte, quando erano ancora svegli Francesco e la madre, e loro non hanno chiamato subito i soccorsi ma solo in tarda mattinata.

Il Magistrato ha stabilito che non è detto che Giuseppe potesse essere “salvato” ma poteva e doveva essere soccorso “tempestivamente”. I genitori e il nonno di Giuseppe, si sono costituiti parti civili al processo, assistiti dall’avvocato Rosa Settembre. L’avvocato di controparte annuncia già appello,  Francesco e la madre sostengono che solo la mattina si sono accorti del decesso,  per le motivazioni della sentenza bisognerà comunque attendere.

Una vicenda drammatica che ha rivelato la diffusione della droga in Penisola Sorrentina, spaccio di stupefacenti da Castellammare di Stabia , ma anche acquisto a Ponticelli e Scampia  a Napoli.  Una piaga che i servizi sociali e le istituzioni fanno finta di non vedere.

Inzaghi bella Lazio -ma Napoli forte

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Il tecnico rammaricato: «Dopo quel primo tempo perdere così è un gran dispiacere»
INZAGHI: «bella lazio che peccato!»

Sergej Milinkovic, 22 anni e Christian Maggio, 35, in un duello aereo LAPRESSE

INZAGHI (ALL.) Sogna sino all’intervallo, ma deve arrendersi agli infortuni. La partita della Lazio finisce quando esce De Vrij. Simone nell’intervallo perde il muro della difesa e anche quello del centrocampo, perché è costretto ad arretrare Leiva, che dimostra di non avere più il passo per stare dietro in marcatura. Inzaghi aveva chiesto un difensore in più per sostituire Hoedt, non è stato accontentato e la sfortuna si accanisce proprio con Bastos, De Vrij, Basta. Tre stiramenti in una partita non si vedevano dall’esordio di Zaccheroni (Milan-Lazio 2-0 nel 2001).
C’è amarezza nella Lazio, per il risultato dopo quell’ottimo primo tempo e soprattutto per tutti gli infortunati nel reparto difensivo che condizioneranno pesantemente anche le prossime partite.
«Probabilmente non avremmo perso se fossimo rimasti al completo, forse avremmo addirittura potuto vincere – dice sconsolatol ’allenatore biancoceleste Simone Inzaghi – Ho dovuto rinunciare anche a Milinkovic, quattro giocatori fuori. Abbiamo fatto un primo tempo molto buono. C’è stata una serie di infortuni forse mai capitata nella storia della Lazio. Ora dobbamo essere bravi a metterci alle spalle questa serata, anche se è difficile. Si va avanti»
Spiega l’uscita di Milinkovic: «Già martedì aveva denunciato un problemino al flessore. Dopo pochi minuti si è fatto male anche Basta ed abbiamo dovuto chiudere la partita in dieci uomini. In una sola partita c’è successo quello che capita a volte in un intero campionato». Inzaghi s’interroga sulla serie di infortuni muscolai: «Non so se sono troppi. Abbiamo giocato tanto in questo periodo, analizzeremo, ho cercato di cambiare, alternare. Quacosa ho cambiato ma infortuni ci sono stati stati lo stesso. In difesa eravamo già in emergenza avendo perso Wallace, ora anche De Vrij e Bastos…»
Una sconfitta pesante anche nelle dimensioni, che Simone fa fatica ad accettare: 
«Dopo un primo tempo del genere…Vedi l’1-4 e provi rammarico, dispiacere come è normale che sia. Sì, ora dovremo inventare la difesa. Potevamo evitare ilprimo gol, nato da una mancata comunicazione tra Marusic e Murgia, avremmo forse perso ugualmente ma dispiace». 
La Lazio l’aveva soddisfatto fino a quando è stata in vantaggio.
«I ragazzi sono stati bravi, abbiamo fatto la partita che avevamo preparata, e nel migliore dei modi. L’occasione di Callejon mi dicono fosse in fuorigioco, ricordo poco altro. Attaccavamo alti i loro terzini, si, la Lazio mi stava piacendo. Ora facciamo nel miglior modo possibile queste tre partite poi con la sosta cerchiamo di recuperare più gente possibile». 
Intanto Felipe Anderson aspetta il via libera . Sosterrà nuovi esami nelle prossime ore, e saranno decisivi per stabilire con precisione i tempi di rientro. Sogna di essere quantomeno convocato per Juve-Lazio del 14 ottobre. Wallace pronto dopo la sosta
fonte:corrieredellosport

Positano Work in Progress – Turismo sostenibile. Convention il 21 settembre a Fornillo

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Positano, Costiera amalfitana .  L’associazione di Promozione Sociale per il Territorio MACCHIA MEDITERRANEA In collaborazione con l’Associazione FESTA DEL PESCE Organizza in ANTEPRIMA alla celebre manifestazione LA FESTA DEL PESCE un evento WORK in PROGRESS Atto a valorizzare l’impegno delle associazioni di volontariato sul territorio: Il Comitato della FESTA DEL PESCE da anni si occupa della raccolta fondi per la C.R.I di Positano, nelle ultime tre edizioni ha visto crescere il proprio impegno nella valorizzazione dell’ambiente e del territorio. Questo grazie alla collaborazione con l’ASSOCIAZIONE MACCHIA MEDITERRANEA, che promuove e sensibilizza eventi pubblici a impatto ambientale zero e rispetto per il territorio, e a PROJECT M.A.R.E , progetto del PARCO MARINO PUNTA CAMPANELLA che invita ogni anno dei giovani volontari da tutta Europa (e non solo) i quali prestano la propria opera alla salvaguardia e tutela del Parco, inclusa l’area di Positano. Quest’anno l’Associazione M.M si è fatta promotrice di due petizioni popolari di cui la raccolta firme sono state depositate al Comune di POSITANO riguardanti : RICHIESTA DI PRESIDIO C.R.I semipermanente sulla Spiaggia Grande di Positano e RICHIESTA APERTURA STRADA REMMESE come da sentenza Il giorno, giovedì 21 settembre alle ore 17:30, si svolgerà presso la spiaggia di Fornillo di Positano, all’Hotel Pupetto, un’iniziativa dedicata all’ambiente e alla valorizzazione del territorio. L’iniziativa tratterà quattro conferenze sui seguenti argomenti: 1 ) C.R.I POSITANO, PRESIDIO FISSO E PROBLEMATICHE NELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE SANITARIE. 2) APERTURA DEL SENTIERO DI REMMESE : VALORIZZAZIONE E TUTELA DEI SENTIERI. 3) PARCO MARINO PUNTA CAMPANELLA : REGOLAMENTAZIONE TRANSITO IMBARCAZIONI. 4) DIFFERENZIATA E TUTELA DEL TERRITORIO. Invitiamo tutti a seguire l’evento e le proposte formulate dai vari esperti chiamati a prendere parte alla conferenza per gli specifici argomenti trattati. Interverranno: Il Sindaco di Positano Michele De Lucia Assessore Giuseppe Guida Direttore del Parco Marino Punta Campanella Dott. Antonino Miccio Daniela Volpe della C.R.I. Antonella De Angelis del FAI Baia di ieranto Nino Buonocore tecnico,webmaster, cartografo. Luigi Sommariva di Lega Ambiente Domenico Sgambati di Project Mare, Biologo. Dott. Riccardo Mainolfi Lucia Ferrara guida escursionistica ambientale. Luigi Esposito guida escursionistica ambientale, Capri, penisola Sorrentina e costiera Amalfitana – corpo nazionale soccorso alpino speleologico. Si attendono conferme da parte di altri eventuali ospiti. Presenterà l’evento, guidando i vari interventi, Gian Maria Talamo.

Woodcock e vicenda consip , i retroscena dentro la Procura. E intanto si riposa a Sant’Agata di Massa Lubrense

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Woodcock e vicenda consip , i retroscena dentro la Procura. E intanto si riposa a Sant’Agata di Massa Lubrense . Preso di mira il magistrato, fra i più attivi della Campania e del Sud Italia, una vicenda che oramai è quasi da addetti ai lavori, una bufera mediatica che non gli ha impedito di rilassarsi sulla Costa di Sorrento nella tranquillità di Sant’Agata da dove non si è mosso. Intanto continuano a uscire retroscena, o presunti tali, perchè su queste vicende capire quali siano le informazioni oggettive e quelle indotte non è semplice . Una quadro di quello che avveniva all’interno della Procura lo fa Leandro Del Gaudio su Il Mattino.
È durato mesi il braccio di ferro interno alla Procura di Napoli, tra il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e il pm Henry John Woodcock. Mesi cruciali, quelli legati alla gestazione dell’indagine Consip, nel corso dei quali vengono prodotte richieste da parte del pm anticamorra e pareri da parte del capo del pool mani pulite, ma anche riunioni e soluzioni proposte dall’allora procuratore Giovanni Colangelo. È uno scontro a colpi di note e istanze, che va avanti per almeno sei mesi (dicembre 2015 e luglio del 2016), ricostruito dinanzi al Csm dal procuratore generale Luigi Riello, forte delle annotazioni di servizio girate ai piani alti della Torre A dal vicario Nunzio Fragliasso. In sintesi, D’Avino sarebbe stato «tratto in errore» a cedere alla richiesta di assegnazione della collega Carrano, dopo un precedente e rigoroso diniego: se a dicembre del 2015 negò l’assegnazione del pm Carrano (all’epoca in forza ai reati contro la pubblica amministrazione), a luglio del 2016 cambiò radicalmente idea. Come mai? Chiedono a Riello i consiglieri del Csm? Tutto dipende dal modo in cui venne formulata la domanda da parte del gruppo di lavoro attivo sulla consip.
I tre pentiti
Sembra la storia del cavallo di Troia, il retroscena svelato dal pg Riello e dal vicario Fragliasso. A dicembre, la richiesta di coassegnazione della Carrano incassa il no netto di D’Avino. Che ricorda, nero su bianco, l’esigenza di procedere allo stralcio dei reati di pubblica amministrazione da quelli aggravati dal fine camorristico. Se dalle indagini sul racket al Cardarelli di Napoli – è il ragionamento di D’Avino – sono emersi reati di pubblica amministrazione, questi vanno stralciati alla seconda sezione, che si occupa dei colletti bianchi, appunto. Non è un capriccio – insiste D’Avino – ma le regole organizzative interne alla Procura di Napoli. Cosa accade allora? A gennaio del 2016, il procuratore Colangelo coordina una riunione nella quale – spiega il pg Riello – si decide di procedere con lo stralcio del fascicolo, secondo le regole interne indicate nel parere espresso da D’Avino. Uno stralcio di cui però non si ha notizia. Passano i mesi e a D’Avino arriva una nuova richiesta da parte del gruppo di lavoro sulla Consip che fa capo a Woodock: si chiede la coassegnazione del fascicolo al pm Carrano, con una motivazione diversa. Spiega il pg Riello ai consiglieri della prima commissione: «Solamente che questa volta, come evidenzia il dottor D’Avino, la motivazione non è quella della precedente richiesta, cioè non è quella di una intersecazione di competenze, ma è motivata dalla esigenza di sviluppare la collaborazione di tre componenti del clan Lo Russo. Come a dire: Noi abbiamo molto da lavorare, perché nel quadro delle indagini che riguardano fatti di criminalità organizzata, si è sviluppata, si sta sviluppando la collaborazione di tre elementi di camorra del clan Lo Russo ed in questa ottica chiedevano la coassegnazione della dottoressa Carrano. È così che l’aggiunto D’Avino, che non notò il riferimento al numero di protocollo del fascicolo Consip, diede il via libera all’assegnazione della Carrano, legittimando – a sua insaputa – una inchiesta nata dalla Dda e proseguita sui reati di pubblica amministrazione. Ed è il pg Riello a citare le parole di D’Avino: «C’era questo numero, però, poiché non veniva fatto riferimento alla precedente riunione, alla decisione dello stralcio e soprattutto non veniva fatto alcun riferimento ad una intersecazione tra le vicende di camorra e quelle di pubblica amministrazione, ho ritenuto che la ragione fosse quella esplicitata, cioè quella di avere un rinforzo per le indagini di camorra e ho espresso parere favorevole».
Papà Renzi, nessun accordo
Ma c’è anche un secondo momento critico raccontato dal procuratore vicario alla prima commissione. Riguarda la posizione di Tiziano Renzi, un caso a sé nella partita che si consuma tra Napoli e Roma e, apprendiamo oggi, all’interno della stessa Procura di Napoli. Renzi sr non viene iscritto nel registro degli indagati, come viene notato da Fragliasso, pur avendo la stessa posizione di Carlo Russo, che invece si ritrova indagato dai pm della Procura partenopea. Per lui non c’è l’accusa di traffico di influenze, che invece scatta a Roma, non appena gli atti da Napoli – a dicembre del 2016 – passano sulla scrivania di Pignatone. Una scelta che consente ai pm partenopei di intercettare Renzi senior, sulla scorta dell’ipotesi di associazione a delinquere che viene mossa ad altri indagati. Il padre dell’ex premier – ormai è storia nota – viene intercettato dal cinque dicembre in poi (i pm accendono le microspie dopo il referendum costituzionale); ma anche, in un secondo momento, «con urgenza» alla fine dello scorso febbraio, quando ormai le carte sul giglio magico erano approdate a Roma. C’era sintonia tra Napoli e Roma? Per Fragliasso non è la parola giusta, stando alla sua audizione: «I colleghi mi dicono che questa intercettazione è stata concordata, addirittura disposta da loro ma di intesa con la Procura di Roma. Ovviamente – aggiunge Fragliasso, chiesi chiarimenti a Pignatone, che riferisce di essere stato informato preventivamente dal collega Woodcock ma di essersi limitato a prendere atto della comunicazione». E ancora, in riferimento al procuratore Pignatone e all’aggiunto Ielo: «Entrambi hanno escluso di aver concordato, di aver raggiunto un’intesa sul punto». Un probabile retroscena della decisione della Procura di Roma di non utilizzare l’intercettazione tra Tiziano e Matteo Renzi del due marzo scorso (quella in cui il figlio sgrida il padre), per l’interrogatorio romano di Renzi senior.
Woodcock e l’archiviazione
Retroscena di una vicenda che si è sviluppata su un doppio binario: quello disciplinare, che dovrà valutare eventuali colpe attribuite al pm anglonapoletano, ma anche quello penale dove Woodcock è indagato per violazione di atti coperti e per falso. Difeso dal penalista Bruno Larosa, Woodcock si è difeso lo scorso luglio dinanzi ai pm romani, ed è facile immaginare che nei prossimi giorni la Procura romana firmerà una richiesta di archiviazione in suo favore.

Catalogna che succede? Fratelli spagnoli fermatevi. Arresti per evitare un referendum inconcepibili, Europa sgomenta

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epa06216159 People protest next to Catalan Police officers at the Catalan Foreign ministry regional seat in Barcelona, Catalonia, northeastern Spain, 20 September 2017. Spanish Civil Guard carried out different searches for documents related to the '1-O Referendum' resulting in the arrest of 14 people, including some Catalan Government's top officials, according to sources of the investigation. Thounsands of Catalans took the streets to protest against the police's action. EPA/Toni Albir

Catalogna che succede? Fratelli spagnoli fermatevi. Arresti per evitare un referendum inconcepibili, Europa sgomenta. Le notizie di cronaca dalla Spagna ci hanno fatto dimenticare anche la bella vittoria del Napoli e la cronaca locale. Il premier spagnolo Rajoy ribadisce il suo no al referendum per l’indipendenza catalana. “Il referendum non può essere celebrato, non è mai stato legale o legittimo, ora è solo una chimera impossibile. Lo Stato ha agito e continuerà a farlo, ogni illegalità avrà la sua risposta. La disobbedienza alla legge è l’opposto della democrazia. Siete ancora in tempo – avverte – per evitare danni maggiori”.

A BArcellona, situazione sempre più incandescente dopo che questa mattina la Guardia Civil spagnola ha attuato un blitz nelle sedi del governo catalano arrestando 14 persone, 10 delle quali alti funzionari fra cui il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, Josep Maria Jovè. Secondo la Efe, che cita fonti dell’operazione, i detenuti al termine dell’operazione potrebbero essere 17. Fra gli ultimi arrestati, il direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo Jordi Graell e il presidente del Centro delle telecomunicazioni Jordi Puignero. La mossa, che costituisce una svolta nella strategia di Madrid per impedire il referendum sull’indipendenza del 1 ottobre, ha provocato la protesta spontanea di migliaia di persone, che sono scese in piazza in difesa delle istituzioni catalane, bloccando alcune strade del centro di Barcellona.

Unità antisommossa della polizia hanno preso posizione davanti alla sede del partito indipendentista di sinistra Cup a Barcellona, riferisce El Periodico online, in attesa di un ordine giudiziario per entrare. Su twitter il partito antisistema ha reso noto di avere tolto dalla sede e “distribuito in tutto il paese” tutto il materiale elettorale per il referendum del primo ottobre, dichiarato “illegale” da Madrid.

Ci sono stati momenti di tensione e brevi tafferugli fra manifestanti indipendentisti e Guardia Civil spagnola davanti ad una sede del governo catalano mentre gli agenti scortavano uno dei dirigenti dell’amministrazione arrestati nel blitz di questa mattina. Non risulta ci siano stati feriti o persone arrestate. I manifestanti hanno cercato di bloccare il passaggio del convoglio.

Davanti alla sfida dell’indipendenza catalana, che “non rispetta la legge”, “logicamente lo stato deve reagire” ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy dopo il blitz. Nessuno stato al mondo può accettare quanto stanno facendo: erano avvertiti, ha aggiunto, sapevano che il referendum non si può fare perché contrario alla sovranità nazionale e al diritto di tutti gli spagnoli di decidere cosa vogliono per il loro Paese”.

Riapre “Casina Valadier”

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Un compleanno importante, quello dei 200 anni per la , edificio simbolo della Roma ottocentesca.  Verrà celebrato in grande stile il 19 settembre, con party glamour cui parteciperanno 600 selezionati ospiti.

La celebrazione, fortemente voluta dalla famiglia Montefusco – che ha recentemente acquisito la totalità della gestione della struttura- si svolgerà in perfetta sintonia con le caratteristiche di questo meraviglioso edificio, con la  sua storia ed il suo fascino e si avvarrà dell’uso delle più moderne tecnologie illuminotecniche, per sottolinearne lo splendore che merita.

il party, infatti,  sarà caratterizzato da elementi di eccellenza  finalizzati  alla valorizzazione della bellezza della Casina Valadier, e da aspetti sorprendenti.

 

Gli ospiti, tra cui ricordiamo Brunello Cucinelli,  Giovanna Fendi, Aurelio De Laurentiis, Renato Balestra, Paola Lucisano, Ugo Brachetti Peretti, Ettore Riello, Luigi e Giancarlo Abete  saranno accolti dalle giocose performance di acrobati vestiti di luce che con la luce giocheranno e improvviseranno luminose acrobazie, mentre il menù, studiato appositamente dallo chef Massimo D’Innocenti, vedrà la presentazione di alcuni piatti innovativi, realizzati in occasione del bicentenario.

Sarà sempre la magia della luce e delle proiezioni ad animare la serata in un video mapping che ripercorre con suoni luci e immagini la storia dell’Italia, di Roma e della Casina stessa, in un excursus affascinante e spettacolare, in cui l’edificio farà da narratore di momenti salienti cui ha veramente assistito, dalla nascita della cisterna romana, all’affidamento da parte di Napoleone all’architetto più in voga dell’epoca, Giuseppe Valadier, fino ai primi del 900’ , gli anni 20”, che hanno segnato il massimo splendore per la Casina, luogo di incontri di artisti, filosofi, filantropi, per poi arrivare al periodo più contemporaneo. Il tutto realizzato con la sincronizzazione di un corpo di ballo e raggi laser, per proiettare Casina Valadier  verso i suoi prossimi 200 anni.

 

Ma il momento clou della serata sarà quando verrà svelato un regalo speciale per la   Casina e per la  città: una nuova spettacolare illuminazione scenografica e architetturale, che saprà dare all’edificio la giusta enfasi e lo mostrerà nella sua veste più bella.

L’illuminazione, studiata  e realizzata da  IGuzzini, è in perfetta sintonia con i valori della Casina: valorizzazione della storia e della bellezza, rispetto per l’ambiente, innovazione tecnologica contemporanea.  Il progetto, infatti,  riesce a valorizzare l’estetica, mettendo in evidenza gli elementi architettonici verticali e orizzontali che compongono la Villa ed il suo contorno, mediante l’utilizzo della più moderna ed ecosostenibile tecnologia a led. Sono stati utilizzati oltre 150 proiettori e Streep led per l’illuminazione dell’intero complesso, di cui  120 proiettori destinati alle le aree verdi, con un consumo totale di  soli di  1.2 kW. Inoltre questi apparati di ultima generazione, caratterizzati da dimensioni ridotte e non  invasive,  sono capaci di dialogare con l’architettura del complesso e di valorizzandone la bellezza, senza imporsi, e di ottenere la riduzione dell’impatto ambientale grazie all’ utilizzo di materiali non inquinanti.

Tutti elementi che rendono unico e innovativo il  progetto, nato con l’intento di svilupparsi in chiave green fortemente voluto dalla gestione di Casina Valadier e realizzato dal progetto dell’architetto Pasquale Piroso e da IGuzzini illuminazione.

 

“Celebrare oggi, la storia di questo magnifico edificio mi riempie di gioia -ha dichiarato il Presidente Eduardo Montefusco- Auguro altri 200 anni di grande splendore e Glamour alla nostra Casina Valadier, patrimonio di Roma e d’Italia”

 

 

 

Massalubrense, al via la giornata del microchip gratuito

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Ancora una volta, grazie all’Amministrazione comunale, all’Asl Na3-Sud ed ai volontari dell’Enpa, una valida iniziativa a favore dei nostri fedeli amici a quattro zampe

Massalubrense – Consentire ai nostri cani di non smarrirsi e contrastare pertanto anche il fenomeno del randagismo rimangono gli obbiettivi  dell’ennesimo progetto proposto dall’amministrazione comunale , che a tale scopo anche quest’anno promuove per la terza volta l’incontro con la giornata del microchip gratuito. L’appuntamento è fissato per domani, giovedi 21 settembre 2017 dalle ore 09,30 alle 13.00  presso la Sala delle Sirene del Palazzo Municipale di Massa Lubrense. Dove grazie alla disponibilità dei veterinari dell’Asl Napoli 3 – Sud ed in particolar modo dei volontari della sezione sorrentina  dell’Enpa (Ente Nazionale per la difesa degli animali), capeggiati da Salvatore Astarita, si procederà all’installazione per ciascuno animale dei microchip di localizzazione. Per accedere al piccolo intervento, riservato a tutti i residenti della zona di competenza dell’Asl Napoli 3-Sud, bisogna che gli animali siano accompagnati da una persone maggiorenni provvisti di documento di identità e tessera sanitaria. Si informa inoltre che i cani di razza bisognosi di tale operazione è necessario fornire i dati dell’allevatore con codice fiscale e comune di residenza. Oltre ai medici veterinari dell’Asl Na 3sud , ai volontari Enpa  un forte ringraziamento da parte di tutta la comunità peninsulare per tale importante iniziativa va senz’altro al consigliere delegato al randagismo dott. Francesco Cacace organizzatore dell’evento. Dopo i positivi riscontri rilevati durante gli scorsi appuntamenti, ancora una volta l’Amministrazione Comunale lubrense, guidata dal Sindaco Balducelli, si ripropone in prima fila a fianco del mondo animale e di tanti cittadini ad esso legato.  20 settembre 2017 – salvatorecaccaviello

Tramonti, la “premiata pizza”: una sfornata di successi

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(foto via fb Giovanni Mandara)

Nella Guida Pizzerie 2018 di Gambero Rosso il nome Tramonti non poteva proprio mancare. I figli di questa terra sono gli ambasciatori di una grande tradizione, che è confermata anche dalla nota guida, che tra 54 eccellenze del Bel Paese, ha trovato nel Nord anche due pizzerie tramontine.

Giovanni Mandara, padron della Piccola Piedigrotta a Reggio Emilia e “pizzaiolo on the road”, ha ottenuto i Tre Spicchi per la pizza all’italiana per il secondo anno consecutivo. unico locale in tutta l’Emilia Romagna. L’altro baluardo della pizza di Tramonti che ha ottenuto i tre spicchi è la pizzeria Montegnina by Tric Tracy, che si trova in quel di Legnano (Milano): Bruno De Rosa e la moglie Anna sono un inamovibile certezza per qualità, nelle guide delle pizzerie d’Italia.

Dalla kermesse napoletana in via Caracciolo se muoviamo verso Modena, troviamo un’altra storia del successo di Tramonti in Italia e nel mondo: lo Smeraldo di Lello Apicella, continua la sua simbiosi con il mondo Ferrari e della F1, ricevendo come ospite il pilota Kimi Raikkonen. Il pizzaiolo ha un rapporto speciale con la casa di Maranello, infatti ha ospitato davvero tutti i personaggi legati al cavallino rampante, dai tecnici che lavorano alle monoposto, fino a Jean Todt e al grande Michael Schumacher, da Mario Andretti a Montezemolo. Insomma,  non può passare inosservato un connubio tra eccellenze.

IL NAPOLI TRAVOLGE UN BUON LAZIO E TIENE IL PASSO CON LA JUVE

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ROMA – Dopo il gol della Lazio pochi si aspettavano una reazione così- Il Napoli si rialza anche dopo uno sbandamento pesante, la Lazio fa i conti con la folle scelta di non intervenire sul mercato dei difensori in estate, punita da una serie di infortuni senza precedenti. Il risultato finale (1-4) racconta solo un volto della medaglia del big match dell’Olimpico, quello della formazione di Sarri che sa volare sulle ali dell’entusiasmo quando il match trova i binari prediletti, con la ciliegina sulla torta del solito, sconvolgente Dries Mertens, capace di uccidere definitivamente la partita con un gol insensato. Ma è una narrazione che non tiene conto dei primi 45 minuti della squadra di Inzaghi, ordinata, mortifera quando ha campo da attaccare, a tratti anche autoritaria. Gli infortuni simultanei di Bastos e de Vrij, abbinati a quello già in archivio di Wallace, costringono il tecnico a una frazione da disputare con una difesa inventata e ulteriormente minata dal terzo ko, quello di Basta. Contro l’attacco più forte del campionato, la sentenza finale non concede spazio alle repliche.

UNA BELLA LAZIO – I tre punti in palio pesano troppo per far pensare al turnover i due tecnici, alla fine l’unico volto a sorpresa è quello esperto di Christian Maggio, che prende il controllo della fascia destra della difesa napoletana al posto di Hysaj. La Lazio parte bene, controlla il possesso palla con pazienza e personalità a differenza del Napoli, che soffre nella prima impostazione specialmente con Koulibaly. Di occasioni non se ne vedono per un bel po’ di minuti ma nei padroni di casa brilla la qualità nel palleggio del duo Luis Alberto-Milinkovic, con il serbo che a seconda delle necessità si alterna tra mediana e trequarti. Immobile va giù in area al quarto d’ora sull’uscita bassa di Reina ma è il primo a riconoscere la bontà dell’intervento dello spagnolo, rinunciando alle proteste e cercando di tenere vivo il pallone, senza riuscirci. La risposta è affidata al suo vecchio compagno di avventure di Pescara: Lorenzo Insigne ci prova all’ingresso in area, sicura la presa di Strakosha. Inzaghi, già privo di Wallace e alle prese con le falle lasciate da un mercato che ha snobbato il reparto difensivo nonostante la remunerativa cessione di Hoedt, ha la faccia dello sconforto quando vede Bastos accasciarsi al suolo per un problema muscolare: dentro Marusic, Basta deve reinventarsi centrale destro del terzetto. Il Napoli sembra in leggera crescita, la Lazio colpisce. Prima un autopalo di Hamsik su un angolo di Luis Alberto, poi la sfuriata di Immobile, che salta Allan e Koulibaly e trova de Vrij a centro area: l’olandese vive un attimo da centravanti e calcia al volo, Reina non riesce a sventare la minaccia. Proprio il portiere rischia grosso qualche minuto più tardi, quando travolge Immobile in uscita disperata a 35 metri dalla porta: giallo giusto ma grande pericolo per il Napoli.

LA PARTITA CAMBIA PADRONE – In chiusura di frazione, gli azzurri tornano a bussare dalle parti di Strakosha. Mertens per il taglio di Hamsik, lo slovacco vuole saltare il portiere e si defila troppo, riuscendo a chiudere il diagonale mancino fino a centrare il palo. Il portiere albanese è monumentale al 45′, quando si sostituisce al Var negando a Callejon il pareggio in fuorigioco: sarebbe comunque intervenuta la tecnologia ma la parata resta. A differenza del momento dell’infortunio di Bastos, le telecamere non riescono a inquadrare il volto di Inzaghi quando il tecnico scopre che anche de Vrij deve alzare bandiera bianca. Dentro Murgia dopo l’intervallo, Lucas Leiva scala al centro della difesa. La Lazio solida del primo tempo evapora di colpo. Albiol si ritrova solissimo su un corner di Ghoulam, Strakosha risponde d’istinto ma non può nulla sul tap-in di Koulibaly. Il cronometro recita nove minuti della ripresa, ne bastano altri cinque per chiudere la pratica. Callejon è letale. Lo spagnolo riceve in area di rigore: stop e diagonale mancino, raddoppio immediato. Poi sale in cattedra Mertens. Il belga si fa ipnotizzare da Strakosha in uscita bassa, il pallone viene scaraventato fuori area. Il centravanti azzurro corre per recuperarlo e ha già in testa un pensiero stupendo. Per farlo diventare realtà serve una sensibilità nel piede che appartiene a pochi. Pallonetto immediato a giro, sfera sotto l’incrocio dei pali con Strakosha che rientra mestamente in porta senza poter opporre resistenza. La Lazio, a cambi già esauriti, perde anche Basta, e il Napoli ne approfitta trovando il poker dal dischetto con Jorginho (fallo netto di Parolo su Zielinski). La banda Sarri procede a braccetto con la Juventus, a punteggio pieno, in testa alla classifica. Chissà quanta strada faranno assieme.

LAZIO-NAPOLI 1-4 (1-0)
Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Bastos (25′ pt Marusic), de Vrij (1′ st Murgia), Radu; Basta, Parolo, Leiva, Milinkovic-Savic (18′ st Lukaku), Lulic; Luis Alberto; Immobile. (Guerrieri, Vargic, Patric, Luiz Felipe, Crecco, Di Gennaro, Caicedo, Nani, Palombi). All.: Inzaghi
Napoli (4-3-3): Reina; Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan,

Jorginho, Hamsik (28′ st Zielinski); Callejon (41′ st Callejon), Mertens (36′ st Milik), Insigne. (Rafael, Sepe, Hysaj, Maksimovic, Mario Rui, Tonelli, Diawara, Giaccherini, Ounas). All.: Sarri
Arbitro: Damato
Reti: 29′ pt de Vrij, 9′ st Koulibaly, 11′ st Callejon, 14′ st Mertens, 47′ st rig. Jorginho
Ammoniti: Radu, Leiva, Reina, Jorginho, Mertens
Recupero: 2′ e 2′

Repubblica

Agropoli. Antonio Valiante: «L’autovelox serve solo per fare cassa. La sicurezza non c’entra»

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«Il comune di Agropoli non ha competenze sulla Cilentana, usa l’autovelox solo per fare cassa». A sostenerlo Antonio Valiante, ex vicepresidente della giunta regionale, che aggiunge: «Siamo d’accordo che un comune voglia controllare la velocità che viene osservata nell’ambito del centro abitato, ma non capisco secondo quale criterio si vadano a fare le multe sulla Cilentana, che è di competenza provinciale». Secondo Valiante «i vigili urbani potrebbero viaggiare con l’autovelox mobile e fare le sanzioni, non solo sull’eventuale tratto dove prima era piazzato l’autovelox fisso, ma su tutto il percorso della SP 430 fino a Sapri. Chi è che controllerebbe dove effettuano i rilevamenti?». Quindi conclude: «Devo ricordare io al Comune che è incompetente e quindi non può e non deve fare multe su un’arteria di competenza provinciale?». L’ex consigliere regionale, padre del deputato Simone, interviene sulla vicenda autovelox, dopo che il sindaco del comune di Agropoli ha annunciato l’attivazione, a partire dalla giornata di ieri, dell’autovelox Scout Speed. Si tratta di un autovelox mobile, operante in modalità dinamica, in grado di sanzionare coloro che superano i limiti di velocità, che sono di 50 km orari nell’ambito urbano e di 80 km all’ora fuori dal centro abitato, quindi sulla Cilentana, arteria sulla quale secondo Valiante, l’Ente guidato dal sindaco Adamo Coppola non potrebbe elevare sanzioni. Da Palazzo di Città evidenziano: «Il dato che ci interessa è che sulla Cilentana da quando è stato installato l’autovelox non si sono verificati più incidenti mortali». Alle tesi di Valiante replicano: «Su tutte le arterie che ricadono nel territorio comunale, tranne le autostrade, possono essere installati rilevatori di velocità». A differenza del centro abitato, sui tratti di competenza provinciale «il comune deve provvedere a riconoscere la metà degli introiti alla Provincia». Viene chiarito inoltre che «il decreto ministeriale (Ministero dei Trasporti) n. 193 del 15 agosto 2007 stabilisce che mentre il dispositivo fisso deve essere segnalato in maniera puntuale; per quello mobile che opera in modalità dinamica non c’è l’obbligo della segnalazione». Inoltre, per entrambi il decreto prefettizio in materia stabilisce che sulle diverse arterie ritenute pericolose e quindi che possono ospitare rilevatori di velocità (sulla Cilentana individua 18 punti) non c’è l’obbligo della contestazione immediata dell’infrazione. È attivo da solo un giorno il nuovo autovelox, ad Agropoli, e già fa discutere. E le polemiche non potranno che arroventarsi quando il comune cilentano attiverà nuovamente l’autovelox fisso, sulla Cilentana. (Andrea Passaro – La Città)

Napoli. Studio di Scientific Reports: «Sotto i Campi Flegrei l’area calda si è spostata. Vulcano più irrequieto»

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Napoli. I Campi Flegrei? Sono più irrequieti perché probabilmente si è spostata la «zona calda», quella che negli anni ‘80 ha fatto sollevare di circa due metri il suolo. È quanto emerge dallo studio pubblicato su «Scientific Reports» dal gruppo di ricercatori italiani guidati dal sismologo Luca De Siena, dell’università britannica di Aberdeen. Allo studio hanno partecipato anche Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Osservatorio Vesuviano, università Federico II di Napoli e università del Texas. Studiando gli sciami sismici avvenuti negli anni ‘80 ai Campi Flegrei i ricercatori hanno ottenuto una «radiografia» di cosa è successo nel sottosuolo in quel periodo. «Abbiamo ottenuto così la prima immagine della sorgente della crisi dei Campi Flegrei avvenuta tra il 1983 e il 1984» ha detto De Siena. «È una zona calda posta a circa 4 chilometri di profondità nel mare, al largo di Pozzuoli nella quale – ha proseguito – fra i mesi di gennaio e aprile del 1984 si sono accumulati i fluidi, forse magma, acqua, gas, roccia calda, provenienti dalla camera magmatica posta a 7-8 chilometri di profondità». I ricercatori non sanno se quella zona calda ci sia ancora, ma lo studio dei terremoti dell’area, ha aggiunto, «ci fa capire che la crisi degli anni ‘80 finisce quando la sismicità si sposta verso Monte Nuovo dove c’è stata l’ultima eruzione del 1538. Quindi qualunque cosa abbia prodotto l’attività sotto Pozzuoli negli anni ‘80, è migrata altrove». Negli ultimi 30 anni il comportamento del vulcano è infatti cambiato: «Oggi ci sono pochissimi terremoti di magnitudo superiore a 2 e sono tutti concentranti nell’area della Solfatara: questo vuol dire che lo stato del supervulcano è diverso». Secondo l’esperto, Campi Flegrei è «troppo quieto dal punto di vista sismico» e questo potrebbe significare che «in realtà i fluidi potrebbero essere saliti nel sistema, averlo permeato, e questo potrebbe far diventare irrequieto il vulcano». (Corriere del Mezzogiorno)

Rc Auto, le tariffe aumentano ancora. Polizze in media sopra i mille euro. Campania prima in Italia

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L’analisi è ineluttabile: sulle assicurazioni auto record di aumenti in Campania e a Napoli, per la prima volta nell’anno il prezzo medio ha superato la soglia dei mille euro, in modo preciso 1.040,56 euro. Una delle cause dei rincari è l’incremento degli incidenti stradali, soprattutto con morti e feriti, in base pure a quanto certificato dall’Istat nel 2016 e nei primi nove mesi del 2017. I rincari della Rc Auto sono emersi dai dati elaborati dall’Osservatorio assicurazioni auto di Facile.it, in particolare si riferiscono al mese di agosto con il premio medio che ha raggiunto i 577,50 euro, facendo riscontrare un aumento del 12,99% rispetto a 12 mesi prima. E il costo cresce anche riducendo il periodo di osservazione agli ultimi sei mesi, durante i quali le tariffe sono salite del 9,14%. Il portale, leader in Italia per la comparazione di assicurazioni auto e moto, ha elaborato la propria analisi calcolando il premio medio di assicurazione Rc auto a livello nazionale, regionale e provinciale, e le sue variazioni negli ultimi dodici mesi. Come detto è la Campania che ha fatto registrare i rincari più significativi. Nello specifico non solo si conferma la regione con i premi Rc auto più alti d’Italia – ad agosto il valore medio ha raggiunto i 989,91 euro, oltre il 71% in più rispetto a quello nazionale – ma anche una delle aree con i rincari maggiori del Paese (+20,78%). A livello provinciale, in base al dossier dell’Osservatorio di Facile.it, le aree più care d’Italia sono Caserta (1.065,37 euro), Napoli, dove – come detto – per la prima volta nell’anno il prezzo medio ha superato la soglia dei mille euro (1.040,56 euro) e Prato (959,78 euro), mentre le meno care sono Oristano (374,12 euro) e Pordenone (386,29 euro). In modo particolare i dati per regione testimoniano come gli aumenti abbiano riguardato tutta la Penisola, ma con variazioni sensibili a seconda della zona. Le regioni con gli aumenti più contenuti sono state invece il Friuli Venezia Giulia (+7,29%) e la Basilicata (+8,09%). In termini di valori assoluti, dopo la Campania, le regioni con i premi medi più alti sono la Calabria (689,33 euro) e la Puglia (670,06 euro), mentre le aree con gli importi più bassi sono la Valle d’Aosta (405,31 euro) e il Friuli Venezia Giulia (408,59 euro). Solo una la provincia italiana che, rispetto a dodici mesi fa, ha visto un calo delle tariffe, sia pur minimo: si tratta di quella del Verbano Cusio Ossola, dove i premi sono diminuiti dello 0,17%. Dall’Osservatorio emergono anche dati sulle garanzie accessorie: l’assistenza stradale si conferma come la più richiesta a livello nazionale (42,25%), seguita dalla copertura infortunio conducente (24,27%) e dalla tutela legale (17,53%). «Le tariffe Rc auto continuano a crescere e lo fanno ancora una volta su tutto il territorio nazionale – afferma Diego Palano, responsabile Bu assicurazioni Facile.it – Senza dubbio una delle cause dei rincari è l’aumento complessivo del numero di sinistri; secondo i dati ufficiali nel 2016 gli incidenti stradali con lesioni a persone sono cresciuti dello 0,7% (fonte Istat) ed anche i primi dati 2017 parlano di una preoccupante impennata dei sinistri con decesso». (Salvatore Avitabile – Corriere del Mezzogiorno)

Forum sulle acque a Via Grottelle ad Arola di Vico Equense

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Vico Equense Sabato 23 alle ore 16 e 30 presso il Largo del Pozzo in via Grottelle ad Arola è convocata l’assemblea dei residenti per la discussione sullo stato dell’arte del sistema di drenaggio delle acque reflue atteso dalla comunità locale da oltre un ventennio. “Un incontro in un luogo pubblico per la difesa di un bene comune e dei diritti degni di ogni comunità civile”, dicono gli organizzatori. L’anno scorso via Grottelle e l’intera area del contiguo mulino altomedioevale è stata ripulita e ripristinata in occasione del seguitissimo meeting “Le vie dell’acqua”, che si concluse con un suggestivo concerto sul tema dell’acqua e lo stupore di molti residenti che non avevano avuto modo di apprezzare le bellezze nascoste dai rovi e dai detriti accumulati nel tempo dalle pioggie. “Tutto questo solo dodici mesi orsono ma tanto è bastato perché adesso taluni nostri amministratori adducano la tutela e la valorizzazione del territorio promossa dell’associazione culturale pArola all’Eremo, autrice della suddetta manifestazione Le Vie dell’Acqua, quale impedimento alla realizzazione della necessaria e tanto attesa rete di drenaggio idrico – spiegano i componenti dell’associazione – . Tutto ciò è palesemente falso e a tal proposito basta chiedersi come mai fino allo scorso anno comunque non si è realizzata l’opera nonostante l’antico selciato fosse ancora sotterrato e nessuno aveva manifestato l’intenzione di proteggerlo? Come mai nel 2007 con un progetto finanziato non se ne fece nulla e i fondi stanziati furono dirottati su altro tracciato idrico in quel di Massaquano? La comunità arolese vuole la verità ed invoca rispetto e serietà da parte degli amministratori ed il Forum sulle acque di sabato sarà l’occasione per proporre, suggerire, concordare un impegno comune e costante per il futuro allo scopo di realizzare l’opera in oggetto ed al contempo proteggere i carrubi secolari, il mulino, la macchia mediterranea e gli annunci manufatti dell’uomo in una delle zone più suggestive e pregne di storia e tradizioni di tutto il territorio comunale”.

Positano lutto Clara Miola in Connola

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Positano lutto Clara Miola in Connola. Facciamo le condoglianze alla famiglia tutta per la scomparsa di Clara Miola da parte della redazione di Positanonews

Positano vendesi lampadari e soprammobili per cambio casa

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Positano vendesi lampadari e soprammobili per cambio casa Annuncio pubblicitario per vendere lampadari, quadri e soprammobili. Vendo lampadario cristallo con fiori; lampadario in ferro battuto con lampade a forma di fiori coordinato con due comodini antichi con marmo giallo di Sorrento e applique uguali al lampadario; tavolino rettangolare intarsiato; mobile con ruote a due piani color argento porta televisore e stereo; lampada con fiori in cristallo rosa tenue; tavolino in cristallo rettangolare; candelabro alto mt.1,70 in ferro battuto;specchio con importante cornice dorata; vari quadri di diverse misure raffiguranti marine e paesaggi della costiera; scarpiera in ferro; due quadri di Di Viccaro ( uno molto grande e quadrato, l’altro piu’ piccolo). Allego le foto dei pezzi. Contattarmi al cellulare per i prezzi!Per info

avv.gabriellasomazzi@gmail.com 3358256531

Redazionale a cura di info@positanonews.it

 

CERCASI CASE DA AFFITTARE IN PENISOLA SORRENTINA E POSITANO

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Cercasi case da affittare in Penisola Sorrentina e Positano . Sorrento, Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Meta , Massa Lubrense e Vico Equense preferibilmente contratti regolari info@positanonews.it 3382796034 e 0818788600 preferibilmente dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20

SMARRITO GATTO A SANT’AGNELLO VIA CAPPUCCINI

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Da questa mattina intorno alle 10.30 è scomparso un gatto persiano occhi blu di pelo chiaro (bianco macchiato). Si chiama Soffio, ha 3 anni, è sterilizzato e non è mai scappato di casa, quindi assumiamo sia particolarmente spaventato. Chiunque l’abbia visto o trovato è pregato di contattare il numero 0810093162.

Il gatto si trovava in appartamento sito in Via Cappuccini zona alta (di fronte Hotel Club).

Vi preghiamo di aiutarci nelle ricerche.
Grazie infinite.

Positano concorso vigile motociclista. Riaperti i termini

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Positano concorso vigile motociclista. Riaperti i termini. In vista nuove assunzioni nella perla della Costiera amalfitana. Una scelta necessaria visto i tanti che cominciano ad andarsene per età pensionabile, il concorso per la polizia municipale era stato già indetto ma sospeso, ora sono riaperti i termini e probabilmente a breve avremo un nuovo vigile o vigilessa motorizzata. Positano il bando per il concorso agente motociclista

Contursi Terme. Ennesima bomba al “J’Adore Cafè”. Il titolare: «Ora ho paura»

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«Lavoro col terrore delle bombe, ho paura anche ad uscire con la macchina…»: inizia così il drammatico racconto dell’imprenditore di Colliano Gino Carbone, titolare del bar J’adore Cafè a Contursi Terme, distrutto ieri notte dall’esplosione di una bomba. L’episodio è accaduto intorno alle 3.30 in località Bagni. Secondo una prima ricostruzione, un uomo di media statura, vestito con una tuta e col viso coperto da un cappuccio, si è avvicinato alla saracinesca del bar che in quel momento era chiuso, ha posizionato la bomba e si è dato alla fuga. Dopo qualche minuto l’ordigno è esploso, distruggendo l’interno e l’esterno del bar. Ad allertare il 112 è stato lo stesso imprenditore. Immediato l’arrivo sul posto dei Carabinieri diretti dal maresciallo Bruno Sacchinelli e dal capitano Luca Geminale che hanno ascoltato l’imprenditore e sequestrato i filmati delle telecamere di videosorveglianza del bar che avrebbero ripreso la scena. Non è la prima volta che accadono episodi simili. Già a luglio, infatti, una bomba artigianale fu fatta esplodere davanti al J’adore Cafè. Intanto tra i commercianti è scatta la paura per il continuo ripetersi degli attentati che con quello di ieri salgono a sette: nel mirino attività commerciali di località Bagni di Contursi e Colliano, zona considerata il polmone economico della Valle del Sele. Ma dai racconti degli imprenditori non emergono ipotesi riconducibili al racket, però il continuo ripetersi degli attentati intimidatori non esclude l’interessamento da parte del crimine organizzato. «Non ho mai ricevuto richieste di pizzo – spiega Carbone- ma c’è qualche bombarolo che ha interesse ad acquistare tutti i locali della zona, monopolizzandola». Cabone invoca «una presenza maggiore di militari. Dopo le 20.30 di sera – dice – località Bagni diventa pericolosa. La gente ha paura. Nessuno vuole parlare e molti vengono minacciati e costretti a fare silenzio su questi episodi». Per il capogruppo di minoranza di Contursi Terme, l’avvocato Franco Rosa, l’episodio di ieri «è un chiaro segnale di intimidazione, indice di un malessere che affligge la nostra Valle. Le Istituzioni non devono essere cieche davanti a questi episodi. Nei prossimi gironi presenterò la richiesta di un consiglio intercomunale affinché si adottino maggiori misure di sicurezza». (Mariateresa Conte – La Città)

CIAO PASQUALE!

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Il mondo della tarsia sorrentina saluta Pasquale Galano. Decano degli imprenditori intarsiatori. Ha gestito con i fratelli, per oltre mezzo secolo l’azienda di produzione di mobili e oggetti ad intarsio, raccogliendo soddisfazioni e meriti, tali e tanti da essere insignito del Premio Sorrento Civica con le seguenti motivazioni:Ai tre fratelli Galano, “Per l’eccellente produzione di oggetti intarsiati nel segno e nel rinnovamento della migliore tradizione artigiana”.

Risultati immagini per PREMIO SORRENTO PASQUALE GALANO

Ha attraversato e vissuto intensamente tutto il novecento,la seconda guerra mondiale, la perdita prematura del figlio Franco, e della moglie Giuseppina, la sua caparbietà era nota e impegnata anche nel sociale, fino a militare nelle file politiche e  nel consiglio di amministrazione del Conservatorio delle Grazie. Non era un infermiere, ma la giornata iniziava all’alba in giro per amici e meno abbienti, per iniezioni, prelievi e misurazione della pressione. Non era un alletterato, ma un fine dicitore di strofe, antichi detti e barzellette. Non era un perditempo, ma divorava la settimana enigmistica, risolvendola in tutto in breve tempo. Non era ne burbero ne brontolone, si lasciava coccolare dalle amatissime nipoti Desireè, Valeria e Francesca, a cui va il nostro pensiero di cordoglio, oltre che a tutta la famiglia.

Il destino ha voluto che in questo lasso di anno 2017, come erano arrivati insieme a poca distanza ad allietare le nozze di Saverio e Luisa nei primi decenni del ‘900, così, alla chetichella, in punta di piedi, senza un male che lo preannunciasse, Vincenzo, Michele, dall’America, con la moglie Lucia, e Pasquale, oggi, sono andati via lasciando dei vuoti che sarà difficile colmare, per i principi di vita e le solide tradizioni che hanno insegnato.

“uagliù, iat a piglià e strumient”, così Mast’ Saverio,il padre, diceva, a conclusione di ogni pranzo cerimoniale a Casola, con tutti gli undici figli e i primi nipoti, per iniziare canti e musiche, nel mentre sulla parete appariva un gigantesco e coloratissimo carro di Apollo disegnato dal più piccolo dei figli di Saverio.

 

Napoli. Il soprintendente Garella: “Il fatto che il Corno sul lungomare si vedrebbe da Capri non è un titolo di merito”

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Napoli. «Una tempesta in un bicchier d’acqua». Il soprintendente all’Archeologia, belle arti e paesaggio di Napoli Luciano Garella interviene sulla vicenda dell’installazione del Corno sul lungomare. «Formalmente non abbiamo ricevuto progetti e formalmente nulla abbiamo detto, ma ormai è chiaro che quella collocazione non va bene». Per il luogo o per l’oggetto? «Per tutte e due, è un oggetto troppo evidente e un po’ particolare. Il disegno, diciamolo con molta franchezza, è sempre molto più garbato di quanto poi non venga fuori dalla realizzazione. Mi dicevano che fra l’altro il corno per essere efficace deve essere anche lucido, bisogna mettere teli luccicanti, il rischio è che tecnicamente non venga una cosa gradevole, questo indipendentemente dal fatto che il manufatto sia molto evidente, 10-15 metri più dell’albero dell’anno scorso. E non è un titolo di merito che si veda da Capri». Bocciato su tutta la linea? «È apprezzabile dal punto di vista della caratterizzazione, ci sono elementi specifici della napoletanità che sono stati fatti propri da persone molto importanti, a cominciare da Eduardo De Filippo, ma nella realtà il manufatto ha una resa diversa». Lei ha un corno? «Me ne hanno regalati in passato, ne ho uno di corallo, uno d’oro». Gli intellettuali si sono di nuovo schierati contro… «L’anno scorso abbiamo avuto il coraggio di sopportare tutte le critiche talvolta feroci, giunte alle soglie della minaccia. Poi ci siamo congratulati per il dignitoso successo, ma abbiamo compreso che sulla struttura dobbiamo essere più ponderati e attenti, c’è interesse di carattere tecnico e estetico che forse travalica altri interessi. Le cose vanno fatte, poi bisogna valutarle come esperienze, saper pesare e quindi saper ritornare indietro». Si aspettava una proposta diversa? «C’è l’idea di gigantismo che in alcuni casi può essere anche conquistare un’evidenza della città nel mondo, ma devo dire che tutto va relazionato al contesto. Sono stato silente, non credo sia il mio lavoro fare cultura attraverso esternazioni». Una tutela “non urlata” lei dice spesso. Che significa? «Ho scritto una lettera al condominio della Galleria Umberto I che ora deve eseguire i lavori: i risultati della tinteggiatura delle facciate devono essere perfettamente identici a quelli conseguiti già dal condominio vicino. Come vede, cerchiamo di riammagliare le cose e uniformare i colori, per evitare che ci siano differenze di tinte: sarà difficile, se ci fosse un unico proprietario eserciteremmo con più forza le nostre prerogative, invece dobbiamo far comprendere che ci sono regole e vanno rispettate». Si può imporre? «È una prescrizione, va fatta per obbligo di legge. Niente voli pindarici o fantasie. Al MacDonald dicemmo di sì ma non si nota in maniera esagerata, come vede, a differenza di piazza di Spagna a Roma, hanno lavorato con un risultato accettabile». Dove darà il permesso per il Corno? «Se lo faranno sarò felice per l’imprenditore, sennò vuol dire che i luoghi proposti non era idonei». Piazza Municipio? «Non può essere uscita dalla mia bocca». Piazza Plebiscito? «C’è stata una guerra, attriti tra amministrazione comunale e la soprintendenza quando c’era il mio predecessore. Se verranno altre proposte le valuteremo, io sono come San Tommaso, prima vedo e poi valuto». E la Stazione marittima? «Perché no, tolte le auto magari. La zona è al centro di un progetto: la società che ha in gestione la Stazione vuole eseguire opere di valorizzazione, una serie di investimenti per creare qualcosa che lanci i prodotti della Campania, che sia forse come l’aeroporto di Capodichino: una vetrina anche per la cultura. Ci stiamo lavorando, abbiamo il placet degli imprenditori per una sponsorizzazione di carattere tecnico». Un salone del gusto campano? «Ci proviamo. La successiva mossa sarà la stazione ferroviaria e i tre accessi alla città sono coniugati e coniugabili con le stazioni d’arte della metropolitana». Ci andrà un corno beneaugurante davanti? «Però non sarà messo in relazione con l’altra scultura, il ”Monumento-sacrario con l’urna del migrante ignoto”. Lo sposterei su un lato, è troppo centrale, copre l’arco». E allora il Corno dove andrà? «L’idea è metterlo nella parte antistante, dove è il parcheggio, distanziandolo un po’ si potrebbe avere una giusta percezione». Pensava mai dieci anni fa che avrebbe dovuto decidere anche questo? «Decidiamo di restauri che devono durare un secolo, il Corno almeno va via. Vent’anni fa alla mia amministrazione un’iniziativa del genere non l’avrebbero neppure proposta». (Stella Cervasio – la Repubblica)

Gioi Cilento. Cinquant’anni da parroco, un encomio per don Guglielmo Manna

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Encomio solenne al parroco di Gioi. La comunità festeggia don Guglielmo Manna in occasione del 50esimo anniversario della sua permanenza nel piccolo comune cilentano. Si tratta di un evento giubilare eccezionale perché don Guglielmo, già vicario diocesano, è parroco di Gioi ininterrottamente dal settembre del 1967, svolgendo il suo ministero sacerdotale con abnegazione e spirito di sacrificio sempre al servizio, con grande disponibilità, della comunità. Ha ripristinato le chiese di S. Eustachio e S. Nicola, di grande valenza storico-artistica e riproposto antiche tradizioni. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Andrea Salati, insieme con gli assessori, i consiglieri comunali, a nome della comunità tutta gli ha conferito l’encomio solenne, massima onorificenza che può essere rilasciata dall’Ente comunale, per l’attività pastorale svolta nella chiesa locale e nel sociale, in un quotidiano contraddistinto da molte difficoltà. L’onorificenza verrà consegnata al parroco dal sindaco Andrea Salati, in occasione dei festeggiamenti che avverranno stasera nella chiesa di S. Eustachio, nel corso della quindicina della Madonna del Rosario. Anche la comunità di Gioi donerà all’illustre concittadino un piviale, finemente decorato, quale segno di gratitudine per l’opera pastorale svolta in questi cinque decenni. (La Città)

Vietri sul Mare. Festa dei boccali, asta di beneficenza. 700 creazioni di ceramica per la raccolta fondi pro disabili

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Vietri sul Mare. Cento artisti per 700 creazioni uniche, sospese tra male e cielo: non può mancare, anche quest’anno, la Festa dei Boccali che si tiene sabato (ore 19) a Villa Guariglia, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Una giornata ideata e promossa dall’associazione di volontariato Humus Onlus, che da 18 anni promuove la tradizionale arte della ceramica come strumento di comunicazione e aggregazione, solidarietà e crescita culturale, promozione e integrazione sociale. Tutto questo è racchiuso da sempre in quella che è più di una semplice mostra collettiva di boccali ma che rinnova invece il connubio tra volontariato, arte e cultura. Nuovi e vecchi artisti, disabili, volontari, si uniscono in una sola voce per ribadire quanto l’arte sia strumento di sostegno. Elemento di novità è la partecipazione alla mostra di artisti di altre regioni d’Italia e anche di artisti stranieri dagli Stati Uniti, dalla Polonia, dalle Barbados. Ma i veri protagonisti sono i boccali che verranno messi all’asta per la raccolta fondi necessari ad attività dedicate a disabili ed anziani. “Boccali d’artista” è il nome dell’asta per cui sono state selezionate le opere scelte da una commissione di valutazione. I boccali saranno usati per degustare il vino che accompagnerà i piatti della tradizione culinaria salernitana. Ci sarà una conferenza illustrata dal titolo “Ceramiche vietresi in Lucania. La collezione del Museo Aiello” a cura di Matilde Romito. La serata sarà allietata dalla Scuola di Tarantella Montemaranese. (La Città)

Salernitana. Bollini assolve la squadra: «Procedo per la mia strada. Cercheremo la vittoria con lo Spezia»

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Gli spettri di un possibile ribaltone non fanno paura. C’è la serenità di chi è convinto che il lavoro degli ultimi mesi alla lunga pagherà, la rabbia per aver fallito ancora una volta l’appuntamento con la prima vittoria e la consapevolezza che, già a partire dal match di sabato all’Arechi contro lo Spezia, servirà qualcosa in più per imporsi. Il tecnico della Salernitana, Alberto Bollini, “salva” la prestazione offerta dai suoi uomini sul campo della Pro Vercelli. Un pari a due facce di una squadra che ha sofferto per un’ora, uscendo alla distanza e fallendo le occasioni buone per compiere il sorpasso. Una mezzora finale da cui il trainer di Poggio Rusco vuole ripartire: «Nel primo tempo non abbiamo fatto così male, l’analisi non deve essere fatta soltanto guardando il lato negativo. Nel primo quarto d’ora abbiamo sofferto per merito di un avversario che ha giocato con una tenacia incredibile. Dopo questa sfuriata ci siamo rialzati, sbagliando sempre di meno. Il gol subito era evitabile – tuona Bollini – sono arrabbiatissimo. La squadra, però, è viva: la condizione atletica e il carattere del secondo tempo mi fanno stare tranquilli. Ci sono degli aspetti positivi di questa prestazione da cui si può ripartire», l’analisi dell’allenatore granata che fa scudo e difende Rodriguez da tutte le critiche dopo le due clamorose occasioni da gol fallite: «Mi spiace davvero per il ragazzo e per tutta la squadra, avremmo potuto conquistare un altro risultato. Purtroppo in queste cinque gare abbiamo avuto tante occasioni e molte le abbiamo fallite. Schiavi? Si sta allenando bene, con grande partecipazione. Meritava effettivamente di segnare questo gol». Bollini, adesso, già ha messo nel mirino lo Spezia. «Servirà più cattiveria e più lucidità per conquistare questi tre punti. È vero, la vittoria ci manca. Ma dobbiamo vivere questo momento con serenità. Sono io il primo ad essere arrabbiato per non aver ancora centrato questo successo che avremmo meritato». Il pari di Vercelli porta il timbro di Raffaele Schiavi. La rete del difensore cavese ha chiuso un lungo periodo di impasse per un calciatore che si candida a diventare un punto fisso dello scacchiere granata: «Dopo due anni difficili causati da un lungo infortunio sto bene grazie al lavoro con lo staff tecnico e sanitario. Sono contento per il gol e per la reazione della squadra. Purtroppo ultimamente ci manca l’ultimo tocco per vincere le partite. Ci proveremo già sabato: Salerno è una piazza esigente e neanche noi ci aspettavamo una partenza così lenta. Ora con lo Spezia dobbiamo vincere a tutti i costi». Parole condivise anche da Nunzio Di Roberto, al debutto in granata: «Dobbiamo migliorare l’approccio alle gare: nelle ultime tre abbiamo rimontato, soltanto con il lavoro potremo entrare subito in partita e ottenere risultati migliori». (La Città) 

Gli scienziati hanno decifrato i geni pittori che disegnano e colorano le ali delle farfalle. Opere d’arte della natura

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Gli astronomi ci hanno insegnato che siamo tutti polvere di stelle. Ma le farfalle sono qualcosa in più. Scaglie di arcobaleno. La biologia evoluzionistica che si è fatta arte. Il loro campionario di disegni e sfumature si basa su un codice genetico semplice, che i ricercatori hanno iniziato a decrittare. Un solo gene basta alla natura per abbozzare gli schizzi artistici, spargendo sulle ali strisce e macchie. Un altro gene è sufficiente per tinteggiare queste simmetrie. Come in certi album per bambini: unisci i puntini e riempi le aree numerate. Altri geni serviranno per rifinire, pennellata dopo pennellata, questi dipinti su ala. Ma intanto abbiamo scoperto come si tracciano i contorni e come questa viva tela può essere resa vibrante di colore. L’impresa è riuscita a Robert Reed della Cornell University che firma due studi appena usciti sulla rivista scientifica “Pnas”. I due gruppi con cui ha lavorato si sono serviti della tecnica più in voga per la modificazione genetica di precisione, la stessa usata all’inizio di agosto per produrre gli embrioni umani modificati. Il bello di questo sistema, chiamato Crispr, è che è praticamente universale, nel senso che sembra funzionare in tutti i tipi di organismi viventi. In questa occasione è stato impiegato per disattivare i geni artisti in 7 specie di lepidotteri, tra cui la carismatica farfalla monarca, famosa per l’accesa tinta arancione oltre che per le migrazioni epiche che compie tra nord e centro America. Spegnendo il gene pittore molti esemplari sono sbiaditi, fino a somigliare a delle foto black and white. Ma almeno in una specie, la Junonia coenia, il nero si è illuminato di glamour con un tocco blu iridescente. Silenziando il gene geometra, invece, è come se fosse cambiata la fantasia delle stampe. Decifrare questo codice della bellezza è un’operazione seducente perché le farfalle hanno sempre esercitato un fascino particolare su uomini e donne. Sono ricorrenti nell’arte, dalle pitture rupestri preistoriche dei Pirenei al Liberty. Ci sono dame che nell’800 hanno mandato all’aria matrimoni e convenzioni per inseguire in giro per il mondo questi insetti, come Margaret Fountaine, detta Lady Butterfly. Ai giorni nostri il genio eclettico di Damien Hirst le ha messe insieme, componendo giganteschi mandala che assomigliano ai rosoni gotici. Spesso la leggiadria ha oscurato l’utilità di questi insetti che, come ci ricorda l’entomologo Alessio Vovlas, sono al terzo posto fra gli impollinatori, dopo api e bombi. Neppure l’eleganza, comunque, è senza scopo. I disegni possono servire a maschi e femmine della stessa specie per riconoscersi. Quando indossano una livrea gialla le farfalle fanno di tutto per allarmare i predatori. Se sono verdi e simili a foglie si mimetizzano. La loro natura policroma è diventata cultura. Quelle blu affascinavano Nabokov: lo scrittore di “Lolita” amava collezionarle e studiarle. Le bianche erano sacre presso alcune popolazioni, perché si pensava che fossero spiriti infantili. Le rosse si diceva portassero cattivi presagi. Il loro ciclo vitale, da bruco a crisalide a farfalla, è servito alla cristianità a simboleggiare la vita ultraterrena. I greci del resto le chiamavano psyché. Ridipingere le loro ali, dunque, non è solo l’ultima magia biotech. È un po’ come colorarsi l’anima. (Anna Meldolesi – Corriere della Sera)  

Vietri sul Mare. I volontari abbelliscono la Marina

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Ancora un’altra opera, anzi due, realizzate dai cittadini della frazione Marina di Vietri per renderla sempre più accogliente. Piccoli tesori, ritrovati e ricavati dalla riqualificazione di punti talvolta dimenticati di Marina. Una fontana rivestita in maiolica vietrese è stato il primo intervento effettuato da volontari che, con lavoro “sottratto” ai loro impegni familiari e dedizione, hanno regalato questa opera alla comunità. A realizzarla Raffaele Lambiase e Benedetto Zaccaria, con la collaborazione di tutta la popolazione della frazione che ha espresso una propria opinione e ha dato il proprio supporto. L’iniziativa è stata anche sponsorizzata da alcuni imprenditori locali tra cui la ceramica artistica Solimene che ha donato le piastrelle ed Il Vasaio Benvenuto Apicella che ha decorato la vaschetta. Dopo la realizzazione, da parte dell’architetto Gennaro Altimari, del muretto rivestito di maioliche vietresi con l’antica tecnica dello “spaccato”, un gruppo di volontari marinesi ha inoltre provveduto alla sistemazione della “Barca Infiorata” nei giardini. (La Città)

Tribunale di Salerno. Le “trascrizioni” delle udienze minacciano i processi. Servizio di stenotipia a rischio blocco

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Rischia di diventare un caso quello delle trascrizioni delle udienze penali del Tribunale di Salerno. A monitorare la situazione ci stanno pensando i sindacati di categoria, pronti a sollevare la questione in tempi brevi se saranno accertati problemi che, al momento, sono ancora al vaglio dei rappresentanti dei lavoratori. La vicenda, che parla di maestranze pagate in ritardo e non formate in modo adeguato, sarebbe partita lo scorso primo luglio, data in cui è il consorzio “Ciclat” di Bologna che assume l’incarico del servizio di stenotipia che si era aggiudicato vincendo l’appalto del ministero della Giustizia attraverso la Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana. Un contratto che l’Ente emiliano, a Salerno, gira direttamente alla “Nuovi Orizzonti”, cooperativa di Taranto impegnata nel servizio di stenotipia elettronica in tempo reale e già nota per la propria attività in diversi tribunali pugliesi come quello di Bari. Una svolta epocale per la città di Salerno, che sin dal 1990 aveva vista impegnata in questo servizio la cooperativa Dike, società salernitana fondata dai sindacalisti di Cisl, Uil e Unsa, poi acquisita da Mario Sorgente, ex sindaco di Castiglione dei Genovesi. Un’attività svolta per 27 anni, con l’ultimo periodo che ha visto la Dike rientrare nel gruppo “Astrea”, consorzio nato nel 2003 dall’aggregazione delle più importanti aziende di verbalizzazione operanti dal 1990 nel settore della resocontazione degli atti penali su tutto il territorio nazionale. Proprio l’Astrea, infatti, perde l’appalto nazionale e, dunque, anche il servizio di Salerno. Da qui sarebbero nati i disagi per gli avvocati e magistrati alle prese con trascrizioni non sempre puntuali. Ma la vicenda non finirebbe qui, visto che alcuni lavoratori della “Nuovi Orizzonti”, seppur attivi dal primo luglio come ausiliari di cancelleria, avrebbero giurato successivamente alla data del primo luglio scorso, giorno in cui sono entrati in servizio. Un fattore di non poco conto, che potrebbe portare anche all’annullamento di alcune sentenze emesse nei mesi scorsi. Inoltre, le maestranze della società tarantina sarebbero cambiati più di una volta nell’ultimo periodo, creando una girandola di sostituzioni che sta preoccupando non poco gli addetti ai lavori. Infine, da non sottovalutare è la faccenda dei pagamenti, che vedrebbe gli addetti al servizio di stenotipia con diverse mensilità arretrate, frutto della mancata liquidazione delle somme dovute dal ministero della Giustizia alla cooperativa vincitrice dell’appalto. Un quadro a tinte fosche, su cui vuole vederci chiaro Antonio Galatro, sindacalista della Cisl Funzione pubblica e da sempre in prima linea sulle vertenze che riguardano i lavoratori del ministero della Giustizia. «Speriamo che i vertici del Tribunale di Salerno facciano chiarezza sul servizio di stenotipia, che da sempre è stato un fiore all’occhiello di questo Palazzo di Giustizia», ha detto. «Sicuramente non entro nel merito nella prestazione offerta, ma il mancato pagamento dei lavoratori sarebbe un grave atto di sfruttamento. Ecco perché serve verità su questa vicenda». (Domenico Gramazio – La Città)

Benevento-Roma: formazioni ufficiali

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La disfatta di Napoli ha convinto Marco Baroni a cambiare il suo Benevento. Nella sfida in programma alle 18 contro la Roma i campani scenderanno in campo con un modulo inedito per provare a chiudere tutti i varchi ed evitare una nuova goleada. Con Antei e Costa indisponibili il tecnico sarà costretto ad arretrare Chibsah sulla linea difensiva, in attacco possibile ballottaggio tra Coda e Iemmello per il ruolo di prima punta. “Credo nei ragazzi – ha dichiarato Baroni – contro la Roma proveremo a rialzarci anche grazie al sostegno del nostro pubblico”.

Dopo i sei gol subiti dal Napoli, altra sfida proibitiva per la neopromossa. Di fronte una Roma che sta piano piano crescendo. Nelle tre gare ufficiali casalinghe fin qui disputate (due di campionato e una di Coppa Italia) il Benevento non è riuscito mai a segnare.

FORMAZIONI UFFICIALI

Benevento (4-3-3): Belec; Letizia, Venuti, Lucioni, Di Chiara; Memushaj, Chisbah, Cataldi, Lazaar; Coda, Iemmello. Allenatore: Baroni
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Fazio, Juan Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Under, Dzeko, Perotti. Allenatore: Di Francesco

SCONTRI DIRETTI
La Roma ha perso l’ultima trasferta di Serie A in Campania contro club diversi dal Napoli: 2-1 dalla Salernitana nel gennaio 1999 – da allora solo incontri con gli azzurri (4V, 3N, 4P).

STATO DI FORMA
Il Benevento ha perso tutte e tre le gare casalinghe di questa stagione, senza mai segnare: 0-4 in Coppa Italia col Perugia, 0-1 le prime due gare interne di Serie A.
Il Benevento ha perso nelle prime quattro partite: in nove delle 10 occasioni in cui una squadra ha iniziato il campionato con cinque ko di fila, poi alla fine è retrocessa (si è salvato solo il Cagliari 2008/09).
Il Benevento ha perso due partite casalinghe in questa Serie A, tante quante in tutto lo scorso campionato.
La Roma arriva a Benevento dalla propria striscia record di otto successi consecutivi in trasferta in Serie A.
La Roma ha vinto due delle tre partite disputate: i giallorossi nelle ultime cinque stagioni hanno sempre conquistato almeno sette punti nelle prime quattro.
I giallorossi vanno in gol da 24 partite di fila in Serie A – il loro record è di 27 ottenuto nella stagione 2005/06.

STATISTICHE GENERALI
Nessuna squadra ha subito più gol del Benevento nel secondo tempo (cinque), ma la Roma ha segnato una sola rete nello stesso intervallo.
La Roma è la squadra che ha colpito più legni in questo campionato (quattro): primato della scorsa stagione al momento confermato (22).
I giallorossi campani hanno la seconda peggior difesa del campionato (10 gol subiti), mentre quelli romani hanno la terza migliore (tre reti incassate).
La Roma ha inoltre tenuto la porta inviolata in tre delle quattro partite ufficiali in questa stagione, tra campionato e Champions.
Solo il Crotone (31%) ha tenuto una percentuale di possesso palla più bassa del Benevento (36%) in questo campionato.
Per i campani anche la peggior percentuale realizzativa (2.2%) tra le squadre che hanno segnato almeno un gol in questa Serie A.
Il Benevento ha subito 30 tiri nello specchio finora, meno solo del Verona (35).
Solo il Napoli (13) ha effettuato in media a partita meno respinte difensive della Roma (15) in questo campionato.
Solo tre tiri di testa tentati dalla Roma finora in campionato, segue il solo Bologna con due.
Solo cinque giocatori della Roma hanno centrato lo specchio della porta almeno una volta in questo campionato – nessun squadra ha fatto peggio.

FOCUS GIOCATORI
Marco D’Alessandro ha disputato le prime tre presenze in Serie A con la Roma nel 2009. Contro i giallorossi ha segnato una rete in quattro sfide in campionato, con l’Atalanta nel 3-3 dell’aprile 2016.
D’Alessandro è il giocatore del Benevento con più dribbling riusciti (otto) e occasioni create (otto) in questo campionato.
Edin Dzeko ha segnato 19 gol e fornito sette assist nelle ultime 20 presenze di Serie A, cinque reti e quattro assist nelle ultime sei trasferte di campionato.
Aleksandar Kolarov è, insieme a Faouzi Ghoulam, uno dei due difensori di questo campionato ad aver già sia segnato che servito un assist.
L’ex Man City è anche, insieme a Pezzella della Fiorentina, il difensore che ha tentato più tiri finora: sette.
Massimo Coda è il giocatore che finora ha tentato più tiri in questo campionato (15) senza aver ancora trovato il gol.
L’unico calciatore in gol per il Benvento finora è Amato Ciciretti, cresciuto nelle giovanili della Roma, con cui ha conquistato un titolo Primavera.
La prossima sarà la presenza numero 100 in Serie A per Gregoire Defrel, che ha segnato sei gol nelle ultime sei trasferte di Serie A (tutti in maglia Sassuolo).
Nel suo ritorno in campo da titolare contro il Verona, Alessandro Florenzi è stato il giocatore che ha giocato più palloni (98), recuperato più possessi (9), completato più cross (5).
Nello stesso match, Lorenzo Pellegrini è stato il giocatore con più occasioni create (5).
Nonostante la lunga assenza, Florenzi ha servito un assist vincente in tre delle ultime quattro presenze in A, incluso il match col Verona.
In riferimento alla Serie A in corso, e nonostante abbia giocato una sola partita, Florenzi ha la seconda miglior percentuale di cross riusciti (55.6%) tra i giocatori con almeno cinque traversoni tentati.
La prossima sarà la presenza numero 50 in Serie A per Raman Chibsah.
Solo Diego Falcinelli (16) ha subito più falli di Lorenzo Venuti (13) in questo campionato.

ALLENATORI
Primo confronto in Serie A tra Eusebio Di Francesco e Marco Baroni – per il tecnico del Benevento ancora nessuna vittoria nella massima serie (un pareggio e sei sconfitte).
Di Francesco è a caccia della vittoria numero 55 nella massima divisione – per ora il suo score recita 54 successi, 42 pareggi e 67 sconfitte.

ARBITRO E DISCIPLINA
Prima volta per Roma e Benevento in Serie A con Michael Fabbri, arbitro che in questo campionato estrae in media un cartellino ogni 4.75 falli fischiati (solo Banti ha una frequenza maggiore, 3.7).
Con Fabbri in campo, le squadre di casa hanno una percentuale di vittorie del 62%, e sette rigori a favore sui 10 fischiati in A dal direttore di gara della sezione di Ravenna.

fonte:Sky

RIMBORSO PENSIONI, IL 24 OTTOBRE DECIDE LA CORTE COSTITUZIONALE

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RIMBORSO PENSIONI: il 24 ottobre la Corte Costituzionale ha fissato l’udienza in cui  si esprimerà sulla presunta incostituzionalità del D.L. 65/2015

Finalmente l’annosa questione sulla mancata rivalutazione delle pensioni, adesso, sembrerebbe vedere la “luce”: molti Tribunali infatti hanno interessato la Corte Costituzionale, che finalmente, si esprimerà sulla presunta incostituzionalità del Decreto Legge 65/2015 conosciuto semplicemente come “Decreto Poletti” nell’ udienza del 24 Ottobre 2017.

La problematica segnalata affonda le radici nel lontano 2011 quando il Governo presieduto da Monti e dal Ministro del Lavoro Fornero approvarono nel nome di esigenze finanziarie sovranazionali  –  il Decreto Legge n. 201/2011  convertito nella Legge N. 214/2011   che prevedeva all’art. 24 il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni ponendosi apertamente in contrasto con i dettami della Costituzione che agli artt. 36 e 38 parla di giusta retribuzione differita del trattamento pensionistico che deve essere adeguato nel tempo. Con il Decreto del 2011 veniva così calpestato un Diritto alla base della nostra Costituzione e perciò già dal 2012, sono stati promossi ricorsi contro l’Inps al fine di far accertare il giusto diritto alla rivalutazione automatica della pensione e a far dichiarare dalla Corte Costituzionale l’illegittimità  del Decreto del 2011. E così, nell’Aprile del  2015 la Corte Costituzionale è intervenuta su quest’argomento con la Sentenza   n. 70 del 2015 dichiarando l’illegittimità del Decreto “Monti” del 2011 perché contrario agli artt. 3 (principio di uguaglianza), 36 ( diritto alla giusta retribuzione), 38 (diritto ad una pensione adeguata) della Costituzione . In risposta alla emanata Sentenza, il Governo Renzi ed il Ministro del lavoro Poletti,  hanno emanato un nuovo Decreto Legge n. 65 del 2015 (Decreto Poletti) con  il quale – dopo aver valutato attentamente quale fosse la soluzione “più sostenibile” per le casse dello Stato – riconoscevano a coloro i quali percepivano pensioni il cui importo mensile lordo oscillava tra i 1450 euro (1088 euro netti mensili)  ed i 2850 euro, una somma di danaro variabile tra i 100 e gli 800 euro da accreditare solo sul rateo della pensione di agosto 2015 e null’altro. Anche in questa occasione  è stato naturale per tanti pensionati ricorrere nuovamente al Giudice per  chiedere ancora l’intervento della Corte Costituzionale al fine di far dichiarare l’incostituzionalità stavolta del Decreto Poletti .

Alla luce di ciò, cosa ci si attende il 24 ottobre?

Ci si attende quindi il riconoscimento di quello che è un DIRITTO  LEGITTIMO di ogni pensionato e cioè  avere una pensione adeguata al costo della vita attuale oltre al rimborso di tutti gli arretrati non percepiti.

Da sottolineare una buona notizia : a curare la sentenza,  ad ottobre,  sarà lo stesso magistrato che già nel marzo del 2015 aveva steso la pronuncia che dichiarò illegittimo e incostituzionale il D.L. 201/2011 convertito dalla Legge n. 214/2011 .

L’Associazione Adiconsum attiva in Piano di Sorrento al Corso Italia 371 , e il suo referente dottor Pierluigi D’Apuzzo ( cellulare 3271323324 ),  sono a disposizione di  tutti coloro che desiderano avere delucidazioni, informazioni, assistenza e tutela  in relazione alla problematica descritta  .

 

 

La sorella di Emanuela Orlandi convocata per un incontro con monsignor Becciu. Timori per la diffusione di altre carte

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La telefonata è arrivata ieri mattina. Due ore dopo Natalina Orlandi, la sorella di Emanuela, era nello studio di monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. Il Vaticano risponde dunque all’appello della famiglia. Tre mesi dopo l’istanza depositata dalle avvocatesse Annamaria Bernardini De Pace e Laura Sgrò, l’alto prelato promette che incontrerà i legali e consegnerà loro «i documenti in nostro possesso». Anche se, precisa, non c’è nulla che possa fornire novità rispetto a quanto già si conosce. E infatti subito dopo ribadisce quanto era stato affermato due giorni fa in una nota ufficiale: «Il dossier sulle spese sostenute dall’Apsa per gestire la vicenda è falso». Per questo monsignor Becciu assicura di volersi «fare carico del dolore della famiglia». Nel giugno scorso, quando la famiglia Orlandi si era rivolta direttamente al segretario di Stato Pietro Parolin chiedendo di conoscere «in che modo e da chi è stato seguito il caso», la risposta era stata categorica: «Il caso è chiuso». In realtà i cinque fogli che circolano in Vaticano pubblicati due giorni fa dimostrano che ancora molto c’è da scoprire. E soprattutto che altri documenti potrebbero essere veicolati all’esterno delle mura. Perché appare credibile che quel carteggio — attribuito all’ex presidente di Apsa monsignor Lorenzo Antonetti per dare conto dell’esborso di circa 500 milioni di lire tra gennaio 1983 e luglio 1997 — sia stato «confezionato» e dunque non sia autentico. Ma è altrettanto plausibile che contenga alcuni messaggi per chi ha avuto a che fare con il sequestro della giovane avvenuto il 22 giugno 34 anni fa. Ecco perché l’iniziativa di monsignor Becciu è un primo passo importantissimo per la ricerca della verità. Un segnale forte per una famiglia che in tutto questo periodo ha atteso invano di conoscere la verità. Durante l’incontro l’avvocato rotale Sgrò ribadirà la volontà di «procedere in un clima di massima collaborazione per scoprire che cosa sia davvero accaduto ad Emanuela e anche negli anni successivi alla sua scomparsa». Le due indagini sui «corvi» in Vaticano hanno fatto emergere come i casi più scottanti che hanno coinvolto la Santa Sede siano diventati materia di ricatto. E il rapimento della giovane evidentemente non fa eccezione. Proprio la consapevolezza che il dossier è contraffatto, dimostra infatti come qualcuno possa avere interesse a veicolare informazioni, o comunque a far sapere che in giro ci sono altre carte. In particolare si fa cenno a «197 pagine di allegati che riguardano i pagamenti». E nei fogli è annotato un pagamento di 9 milioni di lire per «attività investigativa relativa al depistaggio con utilizzo di agenzia di supporto per le analisi in territorio italiano». Una «voce» che apparentemente non ha alcun significato specifico ma che potrebbe invece celare un messaggio per chi, nel corso degli anni, potrebbe aver lavorato proprio per indirizzare le indagini su false piste. (Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera)  

 

La candeggina anti – Juve Ed è gia’ un successo

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Torna lo sfottò tra napoletani e juventini, ma stavolta non c’entrano i risultati in campo. La “colpa” è di un cartellone pubblicitario che a Napoli e dintorni è diventato subito famoso. È quello della candeggina Candidalba e ritrae una maglietta a strisce bianconere immersa in acqua, che con il trattamento diventa bianca. “Toglie ogni macchia” è lo slogan usato e il riferimento alla Juventus pare evidente, soprattutto ai tifosi azzuri che lo hanno reso virale sui social.

A stoppare le possibili polemiche ed evitare un nuovo casoBuondì ci hanno pensato i responsabili dell’azienda produttrice della candeggina con sede in provincia di Caserta. “Ci hanno segnalato che la nostra pubblicità sta facendo il giro dei social network – hanno fatto sapere dall’azienda -. Tuttavia, per il momento, la nostra strategia è solo quella di sfruttare la cartellonistica. Siamo consapevoli che i tifosi della Juventus apprezzeranno un po’ meno questa nostra trovata, ma speriamo che non si arrabbino troppo”.

In effetti qualche piccola lamentela dai seguaci della Vecchia Signora, che comunque in Campania non sono pochi, è arrivata, evidenziando come i supporter partenopei pensino spesso a fare sfottò verso i bianconeri. La stagione è iniziata da poco e probabilmente questo scambio di battute tra tifosi continuerà, dato l’agguerrita concorrenza della squadra di Sarri a quella di Allegri per lo scudetto.

Restauri a Pompei, riaperte altre due domus. Recuperati il complesso di Championnet e la Casa del Marinaio

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Gli esclusivi quartieri panoramici dell’antica Pompei, edificati a terrazze, aprono al pubblico. Al termine di due grandi interventi di messa in sicurezza e restauro — portati a compimento nell’ambito del Grande Progetto Pompei — nuove domus spalancano le porte ai visitatori del sito archeologico. Si tratta del complesso di Championnet e della Casa del Marinaio. Il primo è un insieme di eleganti edifici residenziali — composto da oltre sessanta ambienti — riccamente decorati e articolati in atri e peristili e disposti a terrazza a sud ovest del pianoro di Pompei, con affacci panoramici sulla piana del Sarno. La Casa di Championnet era stata portata alla luce da scavi commissionati dai Borbone nel 1799, nel 1812 e nel 1828. Conserva l’atrio con l’impluvio in marmo, i mosaici pavimentali a schemi geometrici e a tessere colorate La casa del Marinaio — il nome deriva dal mosaico dell’ingresso con sei prue di navi — è un edificio a doppio atrio, con impianto termale privato e un ampio sotterraneo adibito a panificio. Si tratta di un unicum nel panorama domestico pompeiano portato, anche questo, alla luce dai Borbone con scavi incominciati nel 1871. La sua unicità fa riferimento alla sua doppia anima: ha le caratteristiche di una elegante e tradizionale casa di città e ha magazzini a carattere commerciale e produttivo. L’edificio fu costruito alla fine del II secolo avanti Cristo in un’area vicina al Foro, che si alza verso nord-est, ed è articolata su due livelli. A sud poggia su un terrazzamento riempito e livellato, mentre a nord si estende su alcuni ambienti con accesso dal vicolo soprastante. I due piani sono collegati da un giardino incassato. I principali locali si aprono su un atrio tuscanico decorato da apparati decorativi di Terzo stile con numerosi mosaici in bianco e nero. Nel corso del I secolo avanti Cristo l’edificio venne ampliato verso oriente con l’acquisizione di un’ala destinata ad ospitare un piccolo complesso termale, mentre nel I secolo dopo Cristo tutti gli spazi del livello inferiore vennero riconvertiti a laboratorio di un panificio e messi in collegamento con i magazzini esistenti, mentre venne ricavato ad ovest un secondo atrio per il settore servile. Le due grandi strutture aprono per la prima volta al pubblico con un’esposizione di reperti originali in più ambienti e nella cucina del percorso sotterraneo del complesso di Championnet, secondo il progetto di musealizzazione diffusa, che vede ricollocati in loco oggetti e strumenti che sono stati ritrovati nei diversi siti. L’apertura delle due domus sarà presentata domani dal direttore generale della città archeologica Massimo Osanna e dal direttore generale del Grande Progetto Pompei Luigi Curatoli. Dei settantasei interventi finanziati dal Grande Progetto Pompei, sessantasei sono conclusi, sette sono in corso e tre in attesa di avvio. (Anna Paola Merone – Corriere del Mezzogiorno)

Catania. Dottoressa violentata per ore durante il turno di notte. Arrestato un 26enne

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Capita negli spazi pubblici di un ambulatorio di provincia, e non nell’ospedale di un’area di guerra, di essere aggredita e stuprata per una notte. Capita, insomma, di finire violentate dal tuo stesso paziente e di restare in balia della sua violenza per quattro ore prima di essere salvate dai carabinieri in perlustrazione. Così è successo a Vittoria (nome di fantasia), cinquantunenne medico a Trecastagni, nel Catanese, di essere sequestrata da un ventiseienne alcolista in cura presso l’azienda sanitaria locale in cui lavorava. Arrestato in flagranza, il ragazzo, con precedenti per piccoli reati, è in attesa della convalida dell’arresto. Un passo indietro. Sono le 22,30 di lunedì e le telecamere dell’edificio pubblico alle spalle della piazza principale registrano l’ingresso di un visitatore. È diretto al servizio di guardia medica. Che problema c’è? Entri pure. La dottoressa è lì per assistere chi ha necessità. La routine è la stessa di ogni sera: uffici vuoti e voci che rimbombano. Un presidio sanitario ai minimi insomma. Ma a Trecastagni si conoscono tutti e nessuno pensa che l’altro, quello che incontri la mattina in piazza, possa uscire fuori di testa e trasformarsi in stupratore. Perciò Vittoria, con il camice indossato sui pantaloni e una camicia, apre la porta e fa entrare Alfio Cardillo, questo è il suo nome. Poi lo rimprovera dolcemente — è in cura, deve seguire la terapia con puntualità — prima di capire cosa lo abbia portato lì. È questione di pochi minuti, Cardillo reagisce, cerca il telefono, lo stacca dalla parete per isolare l’edificio. Spegne la luce e riesce ad afferrare Vittoria che ancora, nonostante tutto, cerca di calmarlo, convincerlo a parole che non è successo niente, che basta fermarsi prima che sia troppo tardi. Inutile. I carabinieri la troveranno spogliata e stravolta alle due e mezza del mattino. Ore e ore dopo la donna era riuscita a gridare e qualcuno nel vicinato aveva sentito le grida e dato l’allarme. C’è una telefonata che raggiunge la centrale operativa dopo le due. Per fortuna una pattuglia non era lontano ed è intervenuta subito. Quando i carabinieri del nucleo operativo, guidato dal colonnello Michele Piras, riescono a entrare la stanza è completamente buia e lui, particolare grottesco, ha addosso i pantaloni di lei, presi per errore, per rivestirsi in gran fretta dopo aver sentito il suono delle sirene. È accusato di stupro e sequestro di persona: Vittoria ha ecchimosi e contusioni, lui l’ha colpita più volte, ed è in stato di choc. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Catania Marilisa Scavo, Cardillo s’è difeso: «Ho fatto una cavolata». «Il fenomeno degli stupri, della violenza sulle donne è diventato veramente inaccettabile» ha detto la ministra della Salute Beatrice Lorenzin parlando a margine di una conferenza sull’alimentazione. (Ilaria Sacchettoni – Corriere della Sera)  

Giuspatronato e lampioni a led… Una considerazione di Domenico Cinque

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A distanza di qualche giorno mi tocca tornare sul tema a me caro del giuspatronato. Ci debbo tornare poiché sui social e su qualche giornale il dibattito s’infiamma e spesso si scrive senza cognizione di causa. In primo luogo occorre sfrondare i vari interventi da tutta l’inutile retorica di cui sono infarciti. Ripuliti gli interventi di questi

inutili orpelli che servono solo a mascherare l’esiguità degli argomenti di chi cerca di affossare una bella tradizione di concreto rimane ben poco, poco che cercherò di andare a d esaminare.

“Chi siamo noi per giudicare un sacerdote?”

E’ vero che noi cittadini nel votare operiamo una scelta e quindi “giudichiamo”, ma giudichiamo solamente chi, a nostro parere, è il sacerdote più adatto a guidare la parrocchia in base a parametri squisitamente soggettivi. Voler forzare la mano ed intendere tale giudizio esteso alla stessa figura dei sacerdoti candidati vuol dire non conoscere il regolamento diocesano che porta all’elezione del Parroco.

La procedura inizia con una cinquina di sacerdoti che viene scelta dal presbiterio diocesano con voto segreto tra tutti i sacerdoti dell’Archidiocesi che abbiano le doti e le attitudini spirituali, morali, pastorali e culturali per reggere il popolo di quella determinata parrocchia (art. 4). Il Vescovo, sentito il Consiglio Presbiterale Diocesano, da quella cinquina ne sceglierà tre da sottoporre al voto popolare (art. 6). E’ chiaro che da una simile e qualificata selezione emergeranno tre sacerdoti le cui qualità non possono essere messe in discussione. Quindi nel voto non giudichiamo il sacerdote in quanto tale ma si esprime solo una preferenza su chi dei tre, le cui qualità sono state già acclarate con una procedura ben codificata, sia a nostro avviso il parroco ideale.

“Il diritto di giuspatronato è anacronistico anche perché ormai nessuna famiglia contribuisce al sostentamento del clero e della parrocchia”

Questa è un’altra delle obiezioni più frequenti con cui chi, come me, difende questa tradizione deve scontrarsi. Anche questa sembra un’argomentazione difficile da demolire, sembra a chi non conosce la storia e non si prende la briga di documentarsi. Sull’anacronismo dobbiamo convenire che la Chiesa è infarcita di Riti anacronistici che visti da chi è culturalmente lontano da essa sembrano senza senso. Io adoro i Riti della Settimana Santa quindi vi prego di non fraintendermi e non montare un caso, anzi vi chiedo con me di fare uno sforzo e per un momento guardare a questi Riti con gli occhi di un alieno. Vedreste in una notte di inizio primavera centinaia di adulti in giro per le vie del paese incappucciati e recanti vassoi pieni di cianfrusaglie (dadi, guanti, monete, etc.) alla luce di lanterne a cera, più anacronistico di questo! Eppure per noi carottesi tutto ha un senso, tutto ha una ragione e mai ci sogneremmo di definire questi riti secolari anacronistici, di certo sarebbe più consono utilizzare ad esempio luci led al posto delle lanterne di cera ma ovviamente si rispetta la tradizione.

Sul sostegno economico alla parrocchia, che è fondamento del giuspatronato, bisogna ammettere che attualmente le famiglie non finanziano più con regolarità il nostro clero anche se in caso di necessità sono sempre intervenute, si pensi alla raccolta fondi per il restauro della nostra Basilica dopo il terremoto del 1980 o alla realizzazione delle porte di bronzo, ma la risposta sul permanere del diritto di giuspatronato la ritroviamo come spesso accade nella Storia.

C’è un prezioso libretto di don Vincenzo Simeoli intitolato appunto “Jus Patronatus” che venne dato alle stampe nel luglio del 2000 in soli 200 esemplari. Dal testo apprendiamo che il 10 ottobre 1822 Re Ferdinando con un editto invitò i patroni a pagare il dovuto per il mantenimento del clero. L’invito non venne rispettato dalle 7 parrocchie e quindi il diritto di giuspatronato doveva considerarsi estinto. Accadde però che gli arcivescovi del tempo con esplicita dichiarazione fecero conoscere che volevano che i figli di quelle parrocchie rimanessero nel loro diritto a condizione che entro 6 mesi avessero provveduto all’integrazione delle doti così come previsto dall’editto di Re Ferdinando I. Nell’archivio della Curia sono conservati gli atti notarili che vincolavano le rendite per il fine stabilito e questi atti sono inseriti nella pratica di elezione di ogni parroco eletto dopo il 1822. Quindi quelle rendite dai nostri avi vincolate alle necessità delle parrocchie ancora esistono ed ancora producono reddito e l’hanno prodotto in tutti questi decenni ed è su questa base che si fonda il permanere del diritto di giuspatronato. Ed è per questo che il Vescovo o il Papa non potranno mai revocarlo se non con un accordo con la controparte (noi fedeli), il nostro giuspatronato non è un privilegio ma un diritto derivante da un onere che tuttora grava sulla collettività (mancato godimento di quelle rendite da parte nostra a favore delle parrocchie). Quindi il tutto può configurarsi come un vero e proprio contratto cui la singola parte (fosse pure il Papa) non puoò derogare.

Vi sono poi altre obiezioni di minore o nulla importanza, c’è chi paventa un pericolo di divisione tra i fedeli a causa di una eventuale campagna elettorale citando esempi recenti. Beh, in una tradizione secolare di eventi del genere se ne ricorda solamente uno, quello recentissimo relativo all’ultima elezione, un po’ deboluccia come motivazione, se su 100 elezione una è andata male è quest’ultima l’eccezione e non la regola! Leggere poi che le elezioni sono “scempio ecclesiale opera del demonio” e che tale dichiarazioni arrivano dall’ultimo dei parroci eletti mi fa cadere letteralmente le braccia, dichiarazioni come queste sono anacronistiche e prive di senso!!!

Altra ridicola obiezione è che potrebbero recarsi alle urne anche i non battezzati. In teoria il problema si porrebbe ma in primo luogo la percentuale dei non battezzati è irrisoria rispetto al totale degli aventi diritto e, se pure nell’improbabile ipotesi, si recassero tutti a votare influenzerebbero poco l’esito della consultazione. Poi mi chiedo per quale motivo dovrebbero recarsi a votare? E se pure lo facessero che danno potrebbero fare? La scelta è comunque limitata a tre sacerdoti scelti con i metodi di cui sopra e quindi tutti meritori e di provata fede e capacità.

Insomma la lotta continua, non con le carte bollate (quelle le lasciamo volentieri ad altri), ma con lo spirito di chi vuole documentarsi e documentare perché questi, pur nel contrasto, sono eventi che fanno crescere la conoscenza della nostra storia e la consapevolezza che le nostre tradizioni sono preziosi tesori da custodire, preservare e tramandare, TUTTE senza eccezioni.

Questione SITA – Proposte di soluzione

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Questione Sita – Proposte di soluzione

di Giuseppe Civale (ancora lui!)

Salerno – AmalfiSorrento . La storia infinita con la società Sita-Sud, il disservizio costantemente lamentato dagli utenti, l’incapacità di proporre una soluzione definitiva mi inducono ad alcune riflessioni di ordine generale, che ho già avuto occasione di ribadire in diversi commenti qualche anno fa sul vostro giornale, pur essendo certo che esse non avrebbero avuto alcun esito, vista l’attenzione tipicamente mediterranea con cui si è soliti affrontare e risolvere problemi, soprattutto se di una certa gravità. Il concetto fondamentale proponeva l’ipotesi di liberalizzazione del trasporto pubblico.

Il servizio di trasporto di persone veniva definito da alcuni concetti chiave, in larga parte, di derivazione comunitaria: 1) Libertà di prestazioni di servizi 2) Liberalizzazioni 3) Competitività 4) Concorrenza. Mi sembra che aprendo l’accesso a tutti gli enti ed alle società di trasporto che intendano misurarsi sul libero mercato si contribuirebbe a garantire una complessiva efficienza del sistema sia sul piano dei prezzi che dei servizi (non esiste solo la Sita!). Eppure la norma sulla liberalizzazione dei servizi pubblici esiste, essa è stata rafforzata con il decreto di sviluppo. Il modello è quello descritto: più gestori in concorrenza tra di loro per conquistarsi il mercato. In pratica l’ente locale non concede più il diritto d’esclusiva a gestire un determinato servizio. La tesi mi sembra talmente ovvia da escludere dimostrazioni di sorta. Ma sorge il dubbio che tale proposta sia forse la meno auspicata dai contraenti.

Un attaccamento tanto morboso e persistente verso questa società di trasporto alimenta il dubbio che forse alla base ci siano interessi di tutt’altra natura rispetto a quelli imposti dall’efficienza e dalla qualità. In tempi ormai più che sospetti tale dubbio non sarebbe nemmeno tanto infondato. È possibile che non esista tra i responsabili del nostro “bene comune” un luminare capace di adottare una soluzione di questo tipo, nemmeno tanto complicata? Purtroppo la questione sembra avere carattere di pura intermittenza, essa viene sollevata a sprazzi con toni più o meno accesi a seconda delle intemperie! E non c’è nemmeno da stupirsi in un contesto, in cui l’attesa per lo scioglimento o meno del sangue di S. Gennaro fa registrare un quoziente di attenzione molto maggiore, mentre il dibattito sulle carenze del trasporto pubblico provoca un interesse meno che marginale.

Giuseppe Civale

Amalfi, controlli ASL presso due ristoranti del centro: tutto in regola

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Ancora indagini da parte del SIAN, il Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’ASL, e della Capitaneria di Porto di Amalfi presso alcuni ristoranti del posto. Questa volta, in mattinata, sono stati presi di mira due ristoranti che fortunatamente sono risultati in regola con tutte le normative, da quelle riguardanti l’etichettatura degli alimenti all’igiene.

Soltanto pochi giorni fa, le stesse indagini avevano avuto esito negativo presso un altro ristorante di Amalfi. Vennero fuori diverse irregolarità: 18 kg di alimenti surgelati, infatti, erano privi di qualsivoglia etichettatura, prevista dalla legge, e di conseguenza non era possibile saperne la rintracciabilità. Il tutto è stato sequestrato. Inoltre, altre irregolarità sono state accertate: non è stata riscontrata l’idoneità igienico-sanitaria del magazzino alimentare e vi era un numero non a norma di legge per quanto riguarda gli armadietti per i dipendenti. Il titolare è stato sanzionato per circa 1000 euro.

Intervista al sindaco Sagristani: “Il 2018 sarà l’ultima volta che mi candiderò a Sant’Agnello”

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Sant’Agnello. Positanonews ha sentito il sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani a pochi mesi dalle elezioni che si terranno nella primavera del 2018 . Sagristani è considerato tra i migliori sindaci nella provincia di Napoli, già Assessore al Turismo, era uno dei papabili del comune unico della Penisola Sorrentina: attualmente sta concludendo il suo secondo mandato come sindaco, ma dietro l’angolo c’è la possibilità di candidarsi alla Camera.

Il direttore Michele Cinque, ha chiesto a Sagristani le sue intenzioni sulla candidatura: “le elezioni politiche sono previste prima delle elezioni amministrative, per cui in questi casi non sussiste l’incompatibilità di carica” – rivela il primo cittadino di Sant’Agnello – “ovviamente io mi candiderò alla Camera solo se ci sono dei presupposti seri, non andrò a fare numero, dovremo vedere come funziona il sistema elettorale. Se si farà un sistema elettorale che rappresenta veramente i cittadini credo che tenterò questa avventura, altrimenti non mi candiderò. In ogni caso, il prossimo sarà il mio ultimo mandato a Sant’Agnello, non intendo più presentarmi come sindaco, perché con il divieto del terzo mandato oltrepasso i sessant’anni e bisogna dare spazio ai giovani. Nel prossimo mandato voglio far crescere una squadra di giovani che possa governare Sant’Agnello per il futuro. Io amo Sant’Agnello, amo la mia città, voglio trasmettere quest’amore e questa passione per la politica, che si può far bene solo con passione, alle future generazioni. Per questo cerco di circondarmi di persone valide che possano in futuro sostituirmi. Ed è questa la mia speranza”.

Sulla base di voci che accostano il sindaco Sagristani alla candidatura al comune di Sorrento, abbiamo chiesto cosa farà in caso di proposte concrete. “Guarda, è vero, molti me lo dicono ma a Sorrento c’è Peppino Cuomo e bisogna vedere chi sarà il suo successore. In questo momento c’è una grande incertezza”.

 

Nerano non va in letargo! Parla il consigliere Dorina Iaccarino

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Dopo il boom dell’estate, Nerano e Marina del Cantone subiscono puntualmente il taglio dei trasporti su strada. Il consigliere di opposizione Dorina Iaccarino non ci sta e dichiara apertamente il suo disappunto sulla situazione contraddittoria che interessa la frazione al calare della stagione turistica.
“Nerano è stanca, non può più tollerare il presunto interesse di questa amministrazione che si sta cullando
sulle capacità di autogestione e sulle risorse dei suoi cittadini. La mia è la denuncia di un disservizio che arriva puntuale e che riguarda l’intera Comunità che rappresento, come cittadina, mamma, operatrice del settore turistico, nonché consigliere di minoranza.
Ogni anno, tra fine agosto ed inizio settembre, a Nerano e Marina del Cantone la storia si ripete. Sempre la stessa. Come un déjà vu visto e rivisto, fino a diventare un vero e proprio tormentone: la Sita sospende la corsa delle 7:15 – fondamentale per i pendolari – fino a data da destinarsi; altresì, riduce le corse serali, tanto che l’ultima utile parte da Sorrento alle 18:00!
Ora, passando dalla carta alla vita reale, che cosa comporta tutto ciò? La risposta si sintetizza in un’unica parola “disagi” estenuanti sia per le persone del posto che per i turisti. Intere famiglie si ritrovano dalla sera alla mattina a dover riorganizzare la propria quotidianità per poter vivere anche dopo l’estate in modo “quasi
normale”.
La logistica non è un’opinione, dunque, chi lavora deve – nel migliore dei casi – svegliarsi prima per raggiungere la meta, nonché fare le corse per rientrare a casa; chi ha una sola auto, che serve per lavoro, deve rinunciare ad accompagnare i figli in palestra e all’oratorio, sacrificandone le attività. Dulcis in fundo, chi non ha un veicolo proprio, si ritrova a dover subire il coprifuoco! Tutto ciò, senza contare che chi ha già
pagato l’abbonamento, si ritrova a fruire di servizi ridotti! Sì, nel 2017 a Nerano e Marina del Cantone succede ancora questo e nessuno se ne prende conto. Anzi, mai come in questo caso, conta il detto “occhio non vede,
cuore non duole…
Così, la frazione di Massa Lubrense, nota nel mondo come la Perla del Golfo – dopo aver generato un lauto indotto per l’intero territorio, sia in termini economici che di visibilità – spenti i riflettori al 31 agosto, deve
ancora una volta rimboccarsi le maniche, per tramutarsi in una Comunità che combatte per la sopravvivenza nel post-estate.
E i turisti? Anch’essi subiscono la mancanza di un sistema di trasporti che possa dirsi all’altezza della civiltà:
ad una certa ora, o si va via, o si va via. Alternative non ce ne sono. Allora, mi chiedo e vi chiedo: come si può destagionalizzare il turismo, creando un indotto che consenta alle persone di lavorare e vivere meglio anche dopo il boom estivo? Interrogato, l’assessore al turismo non risponde. Eppure, ha in più occasioni proclamato
pubblicamente quanto le stesse a cuore la frazione di Nerano, tanto da aver scelto Marina del Cantone come palcoscenico di un evento letterario di spessore…
Allora, perché questo deficit nei trasporti? Interrogata, la Sita risponde che la questione è di competenza del Comune, che tramite la Giunta dovrebbe rivolgersi alla Regione per la copertura della tratta in questione. I km stanziati per la Campania, Nerano non li ha visti per il momento e dubito fortemente che li vedrà anche in un futuro prossimo.
L’amministrazione sta a Nerano, come il sipario al teatro: si chiude quando fa comodo! Peccato che quest’equazione dimentichi che Nerano e Marina del Cantone con i loro abitanti hanno il diritto di vivere 365
giorni l’anno!”

Il consigliere
Dorina Iaccarino
Insieme per Massa Lubrense

Vico Equense. Via Raffaele Bosco, regolamentazione orari di passaggio dei camion di mattina

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Vico Equense. La via Raffaele Bosco è lunga circa 23 Km ed attraversa le tredici frazioni del Comune di Vico Equense; è percorsa da centinaia di veicoli al giorno. Così il comandante della Polizia Municipale Ferdinando De Martino spiega il problema principale: “passano su questa strada soprattutto decine di veicoli pesanti adibiti al trasporto merci, i quali, a causa della ristrettezza della carreggiata, incontrano serie difficoltà in fase di incrocio con altri veicoli di grosse dimensioni, con conseguenti blocchi della circolazione anche per diversi minuti, che incidono negativamente sulla circolazione di veicoli e persone”.

“Sono pervenute – continua il comandantee pervengono tutt’ora, numerose lamentele da parte di residenti nelle frazioni della zona alta, i quali lamentano che, soprattutto nelle ore di punta della mattina, il transito di autocarri lungo la Raffaele Bosco, determina forti rallentamenti, o addirittura blocchi della circolazione, che si ripercuotono negativamente sui tempi di percorrenza e sulle coincidenze con altri servizi di trasporto pubblico. Le frazioni sono servite dal trasporto pubblico di linea gestito da EAV, i cui autobus, in particolar modo nelle ore di punta, subiscono notevoli ritardi a causa delle difficoltà di incrocio con i mezzi pesanti adibiti al trasporto merci, con la conseguenza che saltano le coincidenze con il trasporto ferroviario, e ciò penalizza in modo consistente soprattutto la platea degli studenti”.

“Effettivamente – sottolinea De Martino – tutto ciò si verifica in particolare nelle prime ore del mattino, con pesanti conseguenze sulla mobilità locale e sull’efficienza del trasporto pubblico, atteso che i ritardi accumulati a causa dei rallentamenti della circolazione per le cause ben spiegate, fanno saltare le coincidenze con il servizio ferroviario, per cui studenti e lavoratori di frequente giungono con ritardo sul posto di lavoro o a scuola”.

Già con ordinanza n° 414 del 12/09/2011, si era provveduto a disciplinare la circolazione degli autocarri di p.p.c. superiore a 3,5 t., per ragioni di pubblico interesse a tutela della sicurezza della circolazione veicolare. Con questa ordinanza, il divieto di circolazione era disposto dalle ore 06.45 alle ore 08.30. Tante però sono state le richieste di una modifica parziale, pervenute da parte dei titolari di attività di trasporto merci, nonché dai titolari delle attività commerciali che si servono del trasporto merci per i rifornimenti delle proprie attività.

Il comandante della Polizia Municipale ha quindi ordinato, a decorrere dal 10 Settembre di ciascun anno solare e fino al 10 Giugno dell’anno successivo, il divieto di circolazione lungo tutta la Raffaele Bosco agli autocarri con p.p.c. superiore a 3,5 t. dalle ore 07.15 alle ore 08.30, con esclusione della domenica e dei festivi infrasettimanali, abrogando ogni altra precedente ordinanza in merito.

20 SETTEMBRE 2017 LE SPOGLIE DEL MINORESE SALVATORE ALFONSO AMATRUDA, AL COMANDO DELLA MARINA SUL FRONTE GRECO –

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Oggi 20 settembre 2017 il Sindaco Andrea Reale a rappresentanza della città di Minori , insieme al figlio di Salvatore Alfonso Amatruda ed i nipoti Costantino e Tonino Amatruda si sono recati a Roma presso il Mausoleo delle Fosse Adreantine per il ritiro dei resti del defunto Salvatore .

Quest’ultimo fu un minorese attivo sul fronte greco nel periodo di Guerra dove venne catturato dai tedeschi, fu così in prima istanza dichiarato “disperso” ma in un secondo momento furono recapitate alla moglie la fede nuziale e la piastrina con numero di immatricolazione dalla quale si capì che il loro caro era ormai morto.

Da allora la moglie e successivamente i figli si misero alla ricerca delle sue spoglie. La ricerca si interruppe con la morte del figlio Costantino che voleva rimpatriare la salma.

Successivamente la figlia di Costantino con l’aiuto del prof.Roberto Zamboni, studioso sui luoghi di ritrovo delle salme dei Caduti di guerra, sono riusciti a individuare il luogo di sepolutuura di Salvatore Alfonso Amatruda .

Dopo aver effettuato regolare richiesta nel 2016 al Ministero della Difesa per il rimpatrio dei resti dal cimitero di Amburgo, luogo di sepoltura di Salvatore Alfonso Amatruda che morì nel 1 febbraio 1945 all’ età di 41 anni, oggi finalmente i resti sono giunti in Italia, a Roma, dove saranno dati ai presenti che poi il 22 ottobre solleneranno una cerimonia civile e religiosa a Minori per la sepoltura nella tomba di Famiglia.

Alla consegna dei resti, quest’oggi a Roma oltre al Sindaco ci sarà il Figlio Salvatore, il cui prende nome proprio dal padre defunto, che mai conobbe.

Si allega documentazione delle richieste per il rimpatrio della salma, pergamena nella quale venne dichiarato disperso e foto del ritiro delle spoglie

Meta, lavori immobile via Casa Starita: divieto di sosta e transito fino alle ore 16,00

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Lavori al tetto e alla manutenzione della facciata di un immobile sito in via Casa Starita a Meta di Sorrento. Ecco perché il direttore dei lavori, l’architetto Michele Guarracino, ha chiesto la chiusura temporanea del tratto di Via Casa Starita antistante l’immobile ubicato sito al civico 46, per consentire il montaggio di un andito necessario per eseguire i lavori di rifacimento tetto e manutenzione facciata dello stesso immobile. Il Comune di Meta ha deciso di accettare la richiesta ha stabilito di istituire:

Il divieto di transito e di sosta con rimozione forzata nel tratto di strada di Via Casa Starita antistante l’immobile ubicato al civ. 46 per il giorno 20 settembre, dalle ore 8,00 alle ore 16,00.

Le presenti limitazioni saranno comunque valide fino al termine dei lavori di montaggio dell’andito. In caso di avverse condizioni climatiche o altro motivo per cui vi sia uno spostamento del periodo indicato la presente avrà validità anche per le nuove date che verranno comunicate dal Direttore dei lavori e che verranno rese note al pubblico nei modi e termine di legge.

Praiano, buone notizie dall’ARPAC: nuove analisi danno esito favorevole. Revocato divieto di balneazione

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Buone notizie per quanto riguarda le acque di Praiano, in Costiera Amalfitana. Come comunicato dal Comune, sono state effettuate in data 16 settembre delle nuove analisi ARPAC nei tratti di costa già analizzati lo scorso 4 settembre (per la precisione, Id. Area IT015065102003, con coordinate inizio tratto acqua di balneazione Lat. 40,6138 – Long. 14,5202, coordinate fine tratto acqua di balneazione Lat. 40,6070 – Long.14,5281), le quali hanno dato esito positivo.

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania aveva effettuato lo scorso 4 settembre delle analisi relative alle acque di balneazione nel punto di costa del litorale che avevano dato esito negativo. Ora le buone notizie, con una nota della stessa ARPAC che ha comunicato che sussistono le condizioni per la riammissione alla balneazione dei detti tratti. Ecco perché il Comune di Praiano ha provveduto a revocare l’ordinanza di divieto temporaneo di balneazione, speificando che La Polizia Municipale, il Comando Carabinieri di Positano, la Capitaneria di Porto – l’Ufficio locale marittimo di Positano e chiunque altro ne abbia l’autorità, sono incaricati di far rispettare la presente ordinanza.

La critica positiva di Vittorio Sgarbi ad un pittore vicano Sergio Buonocore.

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Duecentoquaranta sono gli artisti che hanno esposto le loro opere all’interno della galleria di Perugia e che provengono da tutto il territorio nazionale, tra cui anche un vicano Sergio Buonocore.
Dopo la visione delle opere esposte, presso la sala Lucarosi, il Prof. Sgarbi ha relazionato ed espresso  il suo parere, da critico ed esperto,  sulle opere realizzate ponendo anche un simpatico riferimento alla creatività figurativa dell’immagine di donna del vicano Buonocore, che ha rappresentsto la giovane Sofia Loren in acrilico su tela acquerellata. Il pittore Sergio con una sostanziale formazione autodidatta si ispira alla natura dai paesaggi solari, armonici e ricchi di colori, la sua passione la pittura ad olio ma successivamente si è dedicato alle tematiche delle ombre con gli acquerelli ritenuto come uno dei temi più significativi del pittore.
Le tecniche che Buonocore usa sono molto varie, dalle più tradizionali a quelle più originali: l’acquarello, i colori acrilici, ad olio e tecniche miste. Le opere di Sergio sono esposte in molte mostre da Positano a Venezia, ma anche in collezioni private sia in Italia sia all’estero tra Inghilterra, Germania e Spagna.
É una delle esperienze più forti che ha vissuto Sergio Buonocore, é stata per lui una grande opportunità dunque per mettere in mostra la propria arte e sottoporla al giudizio severo ed autorevole di uno dei più importanti critici d’arte italiani contemporanei.
La mostra di arte contemporanea  dal titolo “IntimArte” è stata inaugurata  domenica 10 settembre 2017 e rimarrà aperta al pubblico fino al 24 settembre.

Capri, coppia di turisti truffa gioielleria: acquisti con carta di credito clonata per 125 mila euro!

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Una truffa stile Bonny & Clyde è stata perpetrata da una coppia inglese ai danni di una gioielleria di Capri. I due, come scoperto dalla Polizia, hanno effettuato vari acquisti presso l’esercizio situato sull’isola attraverso una carta di credito che è risultata clonata. La carta in questione era intestata ad una persona che sembra del tutto estranea alla vicenda. La bellezza di ben 125 mila euro sono stati spesi in questo modo. La figura femminile della coppia, 23 anni, è stata fermata dalla Polizia e portata in commissariato e la sua dolce metà, un uomo di 35 anni, è stata invece bloccata al porto, mentre cercava di lasciare l’isola. La refurtiva consisteva in oggetti molto preziosi, da orologi Rolex, ad anelli. E’ stato il gestore della carta di credito in questione a telefonare al titolare della gioielleria e far bloccare la transazione, dopo essere stato informato dal titolare della carta clonata. I due sono stati denunciati per truffa.

Vico Equense, sul Sireneo battuto il Comune al Tar dall’ex Dc De Rosa: annullata la demolizione

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Il primo round sul resort “Il Sireneo d’Aequa” nella piana di Seiano se l’aggiudica il proprietario Armando De Rosa, ex leader campano della Democrazia Cristiana e marito del consigliere regionale di Forza Italia, Flora Beneduce. Il Tar della Campania ha accolto infatti il ricorso del De Rosa, contro l’ordinanza di demolizione emessa dal comune di Vico Equense nel gennaio 2015.

L’allora responsabile antiabusivismo firmò il provvedimento con la motivazione che c’erano delle difformità nello stato dei luoghi, rispetto a quanto dichiarato per ottenere il condono edilizio, quindi due corpi di fabbrica della struttura destinata ad attività turistica, dovevano essere abbattuti. Ieri mattina i giudici del Tar hanno ribaltato la situazione annullando l’ordinanza di abbattimento. Lo stesso Comune precedentemente aveva evidenziato la legittimità di queste opere, confermata da controlli della polizia provinciale.

Il Tar conferma che i due immobili risultano chiusi secondo una precedente sanatoria, pertanto non ci sono le difformità rispetto allo stato dei luoghi. Il Sireneo era stato sottoposto a sequestro precisamente un anno fa dai carabinieri della compagnia di Sorrento e dal nucleo di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, questa estate la Cassazione aveva respinto il ricorso dei coniugi De Rosa Beneduce.

 

Piano di Sorrento, sparisce il grattino smart: il sindaco Iaccarino diffida la società di servizio

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Una strana storia travolge l’amministrazione di Piano di Sorrento, che si trova con il servizio di pagamento del parcheggio via cellulare non funzionante a sua insaputa. La questione dell’ app Easy Park ha provocato il sindaco Vincenzo Iaccarino e il comandante dei vigili Marco Porreca, che hanno diffidato la società.

“La sua arbitraria interruzione comporta una grave carenza e negligenza nello svolgimento del servizio di gestione dei parcheggi” tuona il comandante Porreca. La società Sis (Segnaletica Industriale Statale Srl) è invitata a giustificare la situazione e al ripristino immediato, inoltre il sindaco Iaccarino e il vicesindaco D’Aniello hanno espresso tutto il loro disappunto sull’atteggiamento della società, che ha danneggiato non poco l’immagine dell’amministrazione sorrentina. Il disservizio è stato di recente oggetto di discussione sui social network, considerando che l’Easy Park era stato annunciato in campagna elettorale.

L’istituzione delle strisce blu con pagamenti digitali nella società Easy Park Srl, era avvenuto il 12 agosto 2016, tramite la sottoscrizione tra i rappresentanti della Sis e lo stesso sindaco Iaccarino. La vicenda si è poi intricata quando in una circolare dello stesso primo cittadino, il vicesindaco Pasquale D’Aniello viene a conoscenza dell’arbitraria e improvvisa cessazione del servizio, senza alcuna informazione all’utenza: sulla base di questa comunicazione, il vicesindaco ha dato mandato al comandate Porreca di verificare il caso presso la Sis.

 

ANTEPRIMA – Sorrento, grande sorpresa: martedì Erri De Luca sarà alla libreria Tasso – VIDEO

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Una notizia in anteprima che PositanoNews è riuscita a scoprire e che farà felici tanti abitanti della Penisola Sorrentina, e non solo. Sorrento si sta preparando ad accogliere il grande scrittore e giornalista napoletano. De Luca, infatti, verrà martedì prossimo e farà visita alla libreria Tasso per celebrare i 30 anni dello storico esercizio e per presentare il suo nuovo libro. Erri De Luca, come sappiamo, non fa visita spesso ai piccoli centri, ma ha voluto valorizzare questa libreria indipendente. Grande attesa, quindi, per un intellettuale di livello internazionale.

Tradotto in francese, spagnolo, inglese e 30 altre lingue, tra il 1994 e il 2014, De Luca, ha ricevuto il premio France Culture per Aceto, arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre cavalli, il Prix Femina étranger per Montedidio, Il Premio Petrarca in Germania, Le Prix Europeen de la Litterature a Strasburgo, il premio Leteo in Spagna il Premio Jean Monnet in Francia. Ha collaborato con articoli di opinione a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere della Sera, il manifesto, Avvenire).

Lazio -Napoli il campionato inizia oggi.Gara verita’

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Sono 30 anni – dalla stagione 87/88 – che il Napoli non vince le prime cinque partite del campionato di serie A.
Sono nove le vittorie consecutive della squadra di Sarri in serie A: già superato il precedente record di successi.
Sono passati cinque anni e mezzo dall’ultimo ko all’Olimpico con la Lazio: era il 7 aprile del 2012 ed i padroni di casa vincevano per 3-1.
Sono 17 gare che il Napoli non perde in campionato. L’ultima volta con l’Atalanta: da allora 15 vittorie e due pareggi.
Il Napoli è imbattuta da febbraio e delle ultime 16 partite ne ha vinte 14 pareggiandone due: è la candidata a vincere lo scudetto assieme alla Juventus, sono stati bravi a tenere tutti i migliori giocatori e respingere le offerte». Non ha dubbi Simone Inzaghi alla vigilia di una sfida che vede i biancocelesti imbattuti, reduci da 5 vittorie nelle prime 6 partite ufficiali, con il tecnico laziale che chiede la stessa prestazione messa in campo contro la Juve all’esordio stagionale di Supercoppa: «Ce la giochiamo alla pari – chiarisce Inzaghi – poi vedremo cosa dirà il campo. Affrontare il Napoli è come affrontare la Juventus, dovremo superarci, fare una gara perfetta, di grande corsa, aggressività e determinazione. Quando lo abbiamo fatto, anche contro squadre con budget importanti e più attrezzate di noi, poi ci abbiamo sempre messo del nostro. Speriamo sia così anche stasera: loro avranno tanti tifosi al seguito, ma io confido nei nostri e in un Olimpico pieno».
Un centinaio di tifosi ha atteso l’arrivo del Napoli alla stazione Termini: la squadra azzurra
ha viaggiato in treno in direzione della Capitale a metà pomeriggio ed è arrivata a Roma
verso le 19. Anche alla stazione centrale di Piazza Garibaldi molti i tifosi che hanno
applaudito i giocatori che salivano sul treno al binario numero 18. Tra i più cercati per un
selfie Hamsik e Mertens.
le stelle stanno a guardare: da Parigi e Manchester, dal Principato di Monaco e da Barcellona, da Dortmund e da Madrid, da quest’Europa che immergendosi con la testa nel pallone scopre che l’epicentro della «rivoluzione» nasce ed esplode nel modernismo napoletano, quindici gol (in campionato) tutti d’un fiato – e in quattro gare – per prendersi un trono e sentirsi re (almeno) per una notte ancora. E’ il calcio 3.0, è una diavoleria che comprende tagli, sovrapposizioni, irruzioni, veroniche e freschi merletti, utili per abbellire il San Paolo o qualsiasi stadio in cui vada in onda lo show: 3,75 reti a partite e la percentuale che fa la differenza con quei giganti che ondeggiano tra il Paris Saint Germain e il Barcellona, il Borussia Dortmund e le due Manchester, in una classifica che l’Uefa ha esposto con dovizia di particolari e nella quale (ma guarda un po’) mancano il Real Madrid e anche il Bayern Monaco.
I convocati
Portieri: Reina, Rafael, Sepe
Difensori: Albiol, Chiriches, Ghoulam, Tonelli, Hysaj, Koulibaly, Maksimovic, Maggio e Mario Rui
Centrocampisti: Jorginho, Allan, Diawara, Hamsik, Rog e Zielinski
Attaccanti: Callejon, Giaccherini, Ounas, Insigne, Mertens e Milik.
Vedi Napoli e resti a bocca aperta, perché è un concentrato di fantasia, una fusione di idee, uno scintillio tra il Verona, l’Atalanta, il Bologna e il Benevento, un mese di esagerazioni – in casa o fuori – in cui quella squadra che da quattro anni ormai va oltre quota cento è riuscita persino a superarsi, perché di questo passo verranno sgretolati i record precedenti e magari pure quelli futuri, chissà.

Il resto, e ci mancherebbe, è il calcio che conta, in assoluto, tra cui spiccano – chiaramente – la Juventus e l’Inter: ma dove non sono arrivati principi e sceicchi con i loro soldi, né dove è riuscita ad atterrare l’autorevolezza tedesca o il Guardiolismo in tutto il suo splendore o special one in cerca di nuove vie per afferrare il successo, s’è accomodato il Napoli che ne ha fatti quindici con otto calciatori diversi (ed ha beneficiato pure di un’autorete) e che ha deciso d’inseguire innanzitutto se stesso e tutti i propri primati che gli appartengono, fingendo d’ignorare il sogno (si chiama scudetto) che in genere va a chi subisce di meno e che magari potrebbe essere avvicinato ribaltando questo fastidioso luogo comune. 

Il Napoli è il top tra le prime dieci squadre dei campionati più «rispettabili» e se ne sta distante, come un pianeta a parte, dagli umani che pure tali non sono, per censo, organico, habitat naturale: però tra Insigne e Callejon, Mertens e Milik, Zielinski e Allan, Ghoulam e Rog, e aspettando Hamsik c’è vita su Marte. Ops, ce n’è nel Napoli.

Straripante di azioni e di emozioni. E’ la Lazio di Inzaghi, capace di segnare dieci gol nelle ultime tre partite: 4 al Milan per lo smacco, 3 al Vitesse in Europa, 3 al Genoa per volare. Tutti gol prodotti e puntellati dal gioco, dal talento e dallo spirito di gruppo. La Lazio segna ad ogni smorfia di Immobile, è il cannoniere della squadra (9 reti in 3 competizioni), è in vena, il trascinatore, è il tiratore che htentato più volte la conclusione in serie A (25 volte). In campionato i biancocelesti hanno segnato 9 gol, in tutto si sono distinti 4 marcatori: Immobile (6 reti) poi Milinkovic, Luis Alberto e Bastos a quota 1. La Lazio è famelica, è l’unica ad aver vinto tre partite su tre in settimana (l’en plein) tra le italiane impegnate nelle Coppe. Simone va fiero dei suoi uomini. La Lazio, per di più, è l’unica squadra a non essersi ancora trovata sotto nel punteggio in campionato, proverà a mantenere vivo il primato stasera. Inzaghi punta su Ciro e sulla diversità dei suoi centrocampisti, così si opporrà ai meccanismi di Sarri. E’ partito Biglia, è arrivato Leiva (regista-marcatore), è rinato Luis Alberto (uno e trino in campo), si è consacrato Milinkovic. Agilità, tackle, velocità, fantasia, forza, è un mix speciale. Nella stagione dei tabù infranti (vittoria sulla Juve, Milan ricoperto di gol dopo 18 anni e Genoa battuto in casa dopo 7 stagioni), la banda di Inzaghi proverà a battere il Napoli. La Lazio ha perso le ultime quattro partite giocate all’Olimpico contro gli azzurri e nelle ultime tre non ha mai segnato. In tutto i biancocelesti hanno vinto solo una delle ultime 10 gare di campionato affrontate contro il Napoli (sette i successi azzurri). La legittimità dei numeri moderni conferma in pieno lo spasmodico intreccio della sfida delle 20,45. Il Napoli ha segnato in tutti gli ultimi 11 confronti di campionato vissuti contro la Lazio (media di 2,5 reti a partita). Ma questa Lazio è diversa, ha centrato tre successi nelle prime quattro giornate del campionato in corso, viaggia al ritmo della Lazio scudettata di Eriksson. Solo due volte, nella sua storia, i biancocelesti sono riusciti a vincere quattro delle prime cinque partite stagionali (nel 1934 e nel 2008). Inzaghi è bravo nel toccare le corde più sensibili e nel predisporre le mosse più giuste. Ha avuto poco tempo per preparare il big match e le ultime due partite sono state tiratissime fino al 90’. Inzaghi voleva uomini veri nella sua squadra e li ha trovati. Di più, si sono dimostrati leoni. Prima del match col Genoa è stata cruciale la benedizione di Ciro Immobile ai compagni. Ha parlato al gruppo nello spogliatoio. La sua carica e i suoi colpi sono la fotografia di questa Lazio scoppiettante, da gran ballo del gol. 
 fonte:corrieredellosport

Positano, grande successo per lo spettacolo “Don’t Tell Mama” di Patty Schisa con Veronica Maya. Video

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Grandissimo successo per lo spettacolo di danza “Don’t Tell Mama” di Patty Schisa, andato in scena sulla spiaggia di Marina Grande di Positano. Uno spettacolo di danza classica, modern, hip hop e contemporaneo a cura, appunto, della scuola di danza Patty Schisa e condotto dalla showgirl Veronica Maya . Un evento che ha avuto grandissimo riscontro di pubblico e di critica e che ha visto protagonisti diversi ballerini di grande talento. Tra questi, la splendida Nadia Noemi Celentano di Positano, la quale è stata premiata con il diploma in questa splendida serata.

Ricordiamo che Patty Schisa, per i suoi insegnamenti Patty Schisa, utilizza un metodo affermato, quello della pedagoga di origini russe Agrippina Vaganova. Quest’ultima sviluppò un metodo di insegnamento che avrebbe poi preso il suo nome, chiamato appunto il metodo Vaganova, derivato dall’analisi del metodo e della tecnica della vecchia Scuola Imperiale di Balletto nel periodo di massimo splendore sotto la guida del grande maître de ballet Marius Petipa. Uno studio che ha formato diversi talenti mondiali del calibro di Nureyev, Barysknikov, Pavlova e Nijinski. Sotto piccoli video , ringraziamo Ivan Mastro

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Sorrento, Verdi contro Federalberghi: “Pubblicità sessista. Venga ritirata”

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Una foto di Federalberghi, associazione che da oltre cento anni è l’organizzazione nazionale maggiormente rappresentativa degli albergatori italiani, ha scatenato le ire dei Verdi. Per rappresentare Sorrento, infatti, è stata utilizzata una foto rappresentante una donna di spalle in minigonna.

La coportavoce dell’esecutivo nazionale del partito, Fiorella Zabatta, ha commentato con parole molto dure la cosa: “È una pubblicità vergognosa che sembra propagandare un turismo sessuale; grave ancora di più in un periodo in cui c’è una preoccupante escalation di violenze sulle donne. Non era preferibile trovare un’immagine diversa per promuovere gli alberghi della costiera sorrentina invece di proporre l’immagine di una donna con una minigonna ascellare ripresa da dietro?. Soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo sarebbe opportuno porre un freno a queste pubblicità già di per se squallide in cui le donne sono viste sempre e solo come un oggetto e usate come tale senza alcun riferimento al prodotto o al servizio che si vuole promuovere. Sorrento è mortificata da pubblicità come quella della FederAlberghi e sarebbe opportuno che fosse immediatamente ritirata” ha aggiunto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, per il quale “le strutture ricettive sorrentine, conosciute in tutto il Mondo, non hanno certo bisogno di pubblicità di dubbio gusto e sessiste per essere conosciute dai turisti italiani e stranieri. Ma poi quale è il nesso tra la foto del sedere di una donna e la penisola sorrentina?”.

Dura la critica anche di Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi in Campania: “Pubblicità sessista della Federalberghi di Sorrento. Verdi. Va ritirata subito. Indegna soprattutto in un periodo in cui c’è un’escalation di violenze sessuali”.

Maiori, sabato 23 settembre al Porto Turistico c’è la giornata della donazione del sangue

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Nel piazzale del Porto di Maiori sabato 23 settembre, dalle 8 alle 11.30, è possibile donare volontariamente del sangue per uso trasfusionale, ad attendere coloro che vorranno compiere questo nobile l’attenderanno i volontari e l’autometeca dell’azienda ospedaliera di Salerno. La donazione sarà un opportunità per i donatori per effettuate specifiche analisi, che riceveranno direttamente al proprio domicilio.

La donazione del sangue è un gesto importante che aiuta a salvare vite e chi è in difficoltà, infatti molteplici possono essere gli utilizzi, dal primo soccorso agli interventi chirurgici, dalla cura di malattie oncologiche a forme di anemia cronica.

Si raccomanda quindi di presentarsi al presidio muniti di documento di riconoscimento, con una colazione non troppo ricca, evitando latte e derivati e prendendo bevande moderatamente zuccherate. Tutti possono donare il sangue intero, purché abbiano un’età compresa tra 18 anni e i 60 anni, mentre dai 65 anni per l’attività di donazione si consiglia il giudizio del medico curante.

L’intervallo minimo tra una donazione di sangue intero e l’altra è di 90 giorni, mentre la frequenza annua delle donazioni non deve essere superiore a 4 volte l’anno per gli uomini e due volte l’anno per le donne.

 

 

 

Una brutta Inter pareggia a Bologna. Eder bisogna migliorare anche il Napoli è stato in difficolta’ su questo campo

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Dopo quattro vittorie consecutive, l’Inter si ferma all’improvviso. Anzi, si salva, perché il punto conquistato con il rigore di Icardi è in realtà un regalo del Bologna al termine di una partita perfetta. Un’entrata scomposta di Mbaye, la mano allungata su Eder, un fallo fischiato da Di Bello e convalidato dal suo assistente davanti al video: tutti un po’ generosi nella circostanza, dal difensore ai direttori di gara, fatto sta che Spalletti porta a casa un punto che gli consente almeno per una notte di restare al comando da solo in attesa delle difficili sfide che dovranno affrontare la Juventus (con la Fiorentina in casa) e il Napoli, all’Olimpico contro la Lazio ammazza grandi.
Donadoni ha preparato un’altra partita perfetta, proprio come aveva fatto contro Sarri: solo che quella notte i talenti azzurri erano riusciti a colpire nel finale, stavolta invece il Bologna stava davvero per guadagnarsi una splendida vittoria, ispirata dal talento di Verdi e costruita su un pressing asfissiante. Il centrocampo nerazzurro non ha avuto respiro, è stato aggredito e circondato dai mediani del Bologna pronti ad appoggiarsi – appunto – su Verdi. Un quasi gol in avvio, una rete straordinaria, almeno altri due o tre guizzi da campione: se trovasse continuità, questo talento potrebbe entrare anche nel tourbillon azzurro. Spalletti ha provato a correggere l’Inter sostituendo Joao Mario con Eder e poi inserendo anche Brozovic e Gagliardini ma il punto, ormai, era già il massimo. Forse anche troppo.
L’Inter si è fermata a Bologna giocando come a Crotone. Male. E’ stata cancellata dal Bologna nel primo tempo, sommersa e disorientata dal gioco straordinario dei rossoblù. Ha agguantato il pari nella ripresa per un episodio fortunato, un mezzo scivolone di Mbaye che in area è franato su Eder a palla lontana. Era rigore e Icardi, che fino a quel momento non aveva mai tirato in porta, ha pareggiato. Ma la squadra vera, convinta, brillante, aggressiva era il Bologna. L’Inter è rimasta prima sorpresa, poi spaventata e infine schiacciata, incapace di reagire in quei primi 45′ minuti giocati dai rossoblù con un centrocampo arrembante (Donsah incontenibile) e un trio d’attacco che scappava da tutte le parti. In quel trio, il gigante era Verdi: davanti a Ventura ha dominato la scena. 
SOLO SCHIAFFI. Quarantacinque minuti a prendere sberle e per fortuna dell’Inter solo una ha lasciato davvero il segno, quella di Simone Verdi che dopo mezz’ora di dominio bolognese ha tagliato in due il centrocampo interista, colpevolmente assente (Vecino, che lo inseguiva, ha rallentato), come colpevole è stato Skriniar che ha rinculato invece di attaccarlo, da 20 metri Verdi ha fatto schioccare il suo sinistro, traiettoria a uscire che invece è entrata. Uno a zero per il Bologna, risultato stretto per le occasioni ma soprattutto per il gioco della squadra di Donadoni: uno spettacolo.

LEZIONE DI CALCIO. Spalletti si grattava la testa, come se non sapesse da che parte cominciare con i problemi. Dietro Handanovic sbagliava un rinvio dietro l’altro, sugli esterni Verdi e Di Francesco avevano un passo che Nagatomo e D’Ambrosio non reggevano; in mezzo, Borja camminava, Joao Mario sbagliava i passaggi più elementari (e ha sbagliato anche l’unica vera occasione del primo tempo dell’Inter); davanti giocava, o tentava di giocare, solo Candreva, mentre Perisic, pur assistendo alla sofferenza della squadra, non andava mai in aiuto, come del resto fa sempre Icardi. L’Inter stava giocando allo stesso ritmo di Crotone, senza un’idea che la tenesse in piedi, con un passo da dopolavoro. Ma anziché trovare un avversario di modesto livello, stavolta ha scoperto una squadra che aveva una voglia matta di giocare. 

GRANDE CALCIO. Contro il Napoli e la Fiorentina, il Bologna aveva fatto bene o benino per 70 minuti, non era stato fortunato ma nel finale aveva comunque mollato. Ieri sera per un tempo ha giocato in modo straordinario, con velocità, attenzione, coraggio. Da dietro arrivavano Masina e ancora più spesso Mbaye, molto spesso senza il controllo degli esterni nerazzurri, in mezzo dettava legge Donsah che Vecino vedeva solo passare e davanti il trio Verdi-Petkovic-Di Francesco era straripante. Non c’era modo, per l’Inter, di arginare la furia della squadra di Donadoni che aveva in panchina Palacio e Destro, acciaccati.

SOLO UN RIGORE. L’Inter non poteva restare inerme anche nel secondo tempo, ha alzato un po’ il ritmo e ha rimediato una serie di calci d’angolo. Ma, paradossalmente, è stato proprio in quel periodo di maggiore pressione che si sono visti i difetti di questa squadra: a una partita di niente ha fatto seguito una partita di caos, di improvvisazione. Quando il Bologna è ripartito, Donsah ha fatto paura ad Handanovic. Spalletti aveva messo Eder al posto di Joao Mario, così avrebbe giocato almeno in undici. E proprio Eder ha pescato il jolly: mentre la palla stava uscendo dall’area, Mbaye ha perso l’equilibrio e gli è franato addosso. Sfortuna, ma rigore. Che Icardi ha scaraventato in rete con l’unica conclusione della sua partita. Tre punti a Crotone giocando male, un punto a Bologna giocando peggio, ma siamo sicuri che all’Inter vada bene così?

MA SUL RIGORE DI BELLO SI PERDE  UN PASSAGGIO

Di Bello Dimentica almeno 3 ammonizioni e nel secondo tempo il match gli sfugge di mano. Troppi errori.
C’è un errore per Di Bello, è sul rigore che pure, per quanto abbia una genesi particolare e sfortunata (per Mbaye), non è del tutto inventato. Un paio di sbavature anche dal punto di vista disciplinare: se si sceglie una rotta, è (sarebbe) bene tenerla.
ERRORE
E allora, l’errore: se fischi (fra l’altro con un pizzico di ritardo) il rigore e poi aspetti il VAR (Mariani), sarebbe d’uopo andare a rivedere (e infatti Mirante glielo ricorda senza mezzi termini), anche per capire se la percezione che hai avuto è corretta. Va bene non esagerare con le chiamate, va bene essere protagonisti, ma bisogna farlo con lucidità. Bizzarra la dinamica che ha portato al penalty, Mbaye scivola e con il braccio sinistro colpisce il tallone di Eder che va giù: la volontarietà appartiene solo ai falli di mano. 
DISCIPLINARE
Non particolarmente illuminato, Di Bello, sui provvedimenti. Mancano due gialli (Icardi e Masina) scolastici.
fonte:corrieredellesport

La Salernitana non guarisce dalla pareggite: con la Pro è 1-1, ma Rodriguez sbaglia l’impossibile

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PRO VERCELLI (4-3-2-1): Marcone; Ghiglione, Legati, Bergamelli, Mammarella (9’ st Barlocco); Germano, Vives, Firenze; Vajushi (17’ st Castiglia), Bifulco (32’ st Konate); Raicevic. A disp: Nobile, Berra, Morra, Rovini, Gilardi, Pugliese, Grossi, Polidori, Bruno. All: Gianluca Grassadonia.

 

SALERNITANA (4-3-3): Radunovic; Perico, Schiavi (43’ st Tuia), Bernardini, Vitale; Minala, Signorelli (12’ st Di Roberto), Ricci; Alex (42’ pt Rossi), Rodriguez, Sprocati. A disp: Adamonis, Mantovani, Zito, Iliadis, Kiyine, Della Rocca, Bocalon, Asmah, Cicerelli. All: Alberto Bollini.

 

Arbitro: Sig. Valerio Marini di Roma 1 (Imperiale/Scatragli); IV uomo: Provesi.

 

NOTE. Marcatori: 38’ pt Firenze (P), 20’ st Schiavi (S); Ammoniti: Firenze, Mammarella (P), Ricci, Bernardini, Rossi (S); Angoli: 6-6; Recupero: 3’ pt – 5′ st; Spettatori: 2560 per un incasso di 16400 euro.

 

VERCELLI. Un colpo di testa di Schiavi direttamente da calcio d’angolo salva la Salernitana che riesce a strappare un punto sul sintetico di Vercelli. I granata giocano un pessimo primo tempo chiudendo meritatamente sotto grazie al gol di Firenze, ex Paganese. Nella ripresa cala l’intensità della Pro e cresce quella della Salernitana che riesce a pareggiare al 20’ grazie al gol di uno Schiavi non comunque impeccabile in fase difensiva. Il centrale metelliano, però, ha il merito di trovare la rete che regala il quarto pareggio in cinque partite a Bollini. Il tecnico di Poggio Rusco può tirare un sospiro di sollievo, anche se oggi c’è tanto rammarico. I punti potevano essere benissimo tre, ma gli sciagurati errori di Rodriguez sotto porta perdonano la volenterosa Pro Vercelli. Peggiore in campo il catalano, alla prima occasione dal primo minuto. Tutti sicuri che Bocalon avesse bisogno di rifiatare?

 

LA CRONACA. Rivoluzione per Bollini che approfitta del turno infrasettimanale per cambiare tanti uomini. In difesa c’è Schiavi (disastroso fino al gol), a centrocampo Signorelli, in attacco Alex e Rodriguez (disastroso e senza gol). Parte forte la Pro che gioca con determinazione, voglia, cattiveria: tutto quello che la Salernitana dimentica nei spogliatoi. Radunovic fa quello che può salvando dopo 39 secondi su Bifulco, poi è tranquillo sul destro da fuori di Raicevic. La squadra di Grassadonia chiude i granata in 30 metri, collezionando corner e cross dalle fasce a ripetizione. Vives non trova Germano per centimetri dopo il buco di Schiavi, poi Firenze al 27’ fa le prove generali del gol che arriverà una decina di minuti più tardi. Prima, però, l’occasionissima creata da Alex e sciupata da Rodriguez che nel secondo tempo riuscirà nell’. Il lusitano galleggia sulla trequarti con intelligenza, senza lasciare punti di riferimento alla difesa piemontese. Proprio una delle sue invenzioni pesca il catalano solo in area di rigore, senza fortuna: troppo tempo per controllare il pallone, quindi tiro impreciso sui guantoni di Marcone. Minala in area piccola non riesce a girare l’assist di Sprocati, un minuto dopo la Pro va in vantaggio: è il 38’ quando Raicevic fa la sponda per Firenze che solo in area di rigore può colpire. Prima dell’intervallo, il volo di Radunovic sul destro a giro di Raicevic e l’infortunio per Alex, costretto a lasciare il campo per Rossi. Il secondo tempo si apre con l’ennesimo svarione di Schiavi, che per sua fortuna trova un Raicevic troppo distratto.  Bollini passa al 4-4-2 inserendo Di Roberto, Vives si sente Totti ma il suo cucchiaio dal limite è impreciso. Al 20’, all’improvviso, il pareggio granata: calcio d’angolo di Vitale, zuccata di Schiavi e 1-1. La Salernitana prende coraggio, ma ci pensa Rodriguez a smorzare l’entusiasmo. Al 30’ contropiede granata, Rossi serve l’attaccante spagnolo solissimo e liberissimo di controllare, prendere la mira e calciare. Rodriguez sbaglia tutto, Bollini è incredulo e Bocalon seduto in panchina senza un valido motivo. La punizione forte ma centrale di Vitale dai 35 metri è l’ultima occasione del match. Finisce 1-1, i granata non guariscono dalla pareggite ma riescono comunque a non perdere fuori casa contro una diretta concorrente. Sabato all’Arechi arriva lo Spezia, Bollini ha bisogno dei tre punti.

Pagellone P.Vercelli-Salernitana: Alex pimpante, Rodriguez disastroso. Ricci anonimo

RADUNOVIC 6,5 costretto a sporcarsi i guantoni dopo neanche un giro di lancette, chiude subito bene sul primo palo su Bifulco. Attento nelle uscite alte e coraggioso in quelle basse. Nulla può su Firenze, salva i suoi prima del riposo volando su Raicevic. Attento nella seconda frazione anche sul velenoso tiro cross di Germano.

PERICO 5,5 Vajushi a tratti si marca da solo eppure riesce ad arrivare alla conclusione in un paio di circostanze. Non è reattivo nel leggere il buco di Schiavi, Firenze ringrazia e insacca.

SCHIAVI 6 preferito a Tuia per contrastare Raicevic sulle palle alte. disegno che si materializza solo nelle intenzioni di Bollini. Va fuori tempo sul gigante montenegrino che fa facile sponda per l’inserimento di Firenze. Si lascia saltare anche nell’uno contro uno abboccando ad un elementare gioco di gambe. Nella ripresa svirgola ancora nell’area piccola, per sua fortuna Raicevic lo centra in pieno e non chiude il match con mezz’ora di anticipo. Si fa in parte perdonare con la zuccata che vale il gol del pareggio che gli vale una sufficienza largamente generosa. Dal 43’ st TUIA s.v.

BERNARDINI 6,5 entra in tackle su Germano ma stende Vitale, Radunovic ci mette una pezza. E’ comunque il più lucido di un pacchetto arretrato che continua ad imbarcare acqua pur cambiando settimanalmente interpreti.

VITALE 5,5 in difficoltà su Bifulco, si ritrova puntualmente in mezzo a due avversari. Soffre tremendamente le scorribande dell’ex Carpi e le sovrapposizioni di Germano. Si riscatta salvando sulla linea su colpo di testa di Germano. Impegna Marcone col suo velenoso mancino, ma non guadagna mai il fondo per il cross.

MINALA 6 è sempre il più vivace di una mediana che, pur con protagonisti diversi, si conferma sostanzialmente anonima. Sfiora il gol col piattone, ma alza troppo la mira. Ha la sua dose di responsabilità sul gol di Firenze, rinuncia completamente a seguirlo non intuendo il movimento dell’ex Paganese.

SIGNORELLI 5 sovrastato sul piano fisico da Raicevic che talvolta arretra a ridosso del centrocampo per ricevere il pallone. In netto ritardo sul piano atletico, prova ad alzare il pressing ma i compagni non lo seguono. Sparisce dal campo dopo mezz’ora. Dal 12’ st DI ROBERTO 5,5 un paio di falli ed un traversone verso il nulla il (magro) bottino della sua prima in maglia granata.

RICCI 5 abbandona Vitale solo in mezzo a Bifulco e Germano, rischia grosso con un intervento inutile e scomposto su Bifulco non ravvisato da Marini. Rimedia un giallo dopo aver lisciato una conclusione di controbalzo. Prima mezz’ala, poi esterno a destra e a sinistra, infine centrocampista centrale. Quattro ruoli senza azzeccarne mezza.

ALEX 6,5 apprezzabile diligenza in fase di non possesso. Arretra puntualmente sulla linea dei centrocampisti, ruba diversi palloni e serve una palla al bacio per Rodriguez. Mammarella lo mette fuori gioco con un’entrata pericolosa e fuori tempo. Dal 42’ pt ROSSI 6 non lascia tracce della sua presenza in campo per mezz’ora abbondante quanto innesta il turbo e semina avversari con un’accelerazione di pura forza. Ha anche la lucidità e l’altruismo di alzare la testa e vedere il compagno meglio posizionato, ma Rodriguez incredibilmente spreca.

RODRIGUEZ 4,5 gioca molto spalle alla porta ed esce sovente sconfitto dal duello individuale con Legati. Pregevole il movimento a dettare il passaggio ad Alex che gli confeziona un cioccolatino da scartare ed insaccare. Impiega un’eternità per prepararsi al tiro e spreca una chance irripetibile. Anzi no, in quanto gliene capita un’altra possibilmente ancora più invitante. Incredibilmente spara a lato, senza marcatura e con la porta spalancata. Riesce nella non semplice impresa di far rimpiangere Joao Silva.

SPROCATI 5,5 non è al meglio e si vede. Entra di rado nel vivo del gioco, trova un assist casuale per Minala che spreca. Si stanca solo a furia di cambiare disposizione in campo, Bollini gli sposta fascia di competenza per due volte nel giro di una dozzina di minuti. Non la sua migliore giornata.

ALL. BOLLINI 6 adotta un mini turn-over che finisce per privare la squadra anche delle poche certezze ottenute. L’unica scelta azzeccata, quella di premiare il pimpante Alex, è neutralizzata da un intervento scomposto di Mammarella. Accantona il 4-3-3 e passa al 4-4-2 mutando continuamente le posizioni di Ricci e Sprocati. Il pari è meritato, ma i limiti di sempre restano e se possibile ancora più amplificati.

ARBITRO sig. MARINI 5 a momenti riesce a farsi sfuggire di mano anche una gara da ritmi da dopolavoro ferroviario. Sorvola su un netto contatto tra Ricci e Bifulco a ridosso dell’area di rigore granata, grazia Firenze prima e Mammarella poi che entra scomposto e fuori tempo su Alex.

fonte solosalerno.it

“ Totò e Ravello” l’omaggio al “Principe De Curtis” della Città della Musica VIDEO di Positanonews

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SOTTO VIDEO di Positanonews TV a cura di Lucio Esposito e Sara Ciocio. Successo questa sera a Ravello in Costiera amalfitana per  l’omaggio a Totò, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, iniziato una settimana fa, il 12 settembre scorso. Il grande attore partenopeo soggiornò nella cittadina sulla Costa d’ Amalfi  e ne rimase affascinato. Ora il Comune vuole ricambiare il sentimento di affezione che il principe della risata dimostrò in più occasioni.

 

Per l’occasione l’assessore al turismo della Regione Campania ha rilasciato un’intervista esclusiva al direttore di Positanonews sottolineando l’importanza di Totò e la valenza anche della sua presenza per la candidatura di Ravello Costa d’ Amalfi Città della Cultura 2020 , candidatura per la quale “si deve essere tutti uniti “. Diverse le manifestazioni in programma che si sono svolte questa sera : alle 17.30 in Piazza Fontana Moresca si esibirà la Banda Musicale “Città di Giffoni Sei Casali” con un concerto, mentre alle 18,30 -nel Parco Belvedere dell’Hotel Caruso- dopo i saluti istituzionali, c’è stato  lo scoprimento del busto in bronzo di Totò, un’opera di Pierfrancesco Mastroberti.

La serata continuava all’Auditorium Oscar Niemeyer, dove è la volta della presentazione del libro “Totò e Ravello” di Ulisse Di Palma, Alberto De Marco (che presenta un ricco apporto documentario) e Giuseppe Gargano, per i tipi delle edizioni Gutenberg.

“Questi documenti dell’Archivio di Stato di Salerno, che ho raccolta nel volume -spiega all’Adnkronos De Marco, avvocato e giornalista- sono stati determinanti per il riconoscimento dei titoli nobiliari di Antonio de Curtis”. La controversia legale sull’acquisizione dei titoli nobiliari di Totò, infatti, supportata da esperti avvocati e araldisti, iniziò già nel 1933. “Nello stesso anno -prosegue De Marco-in cui l’attore fu adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, cavaliere del Sacro Romano Impero. A seguito anche di un primo parere del Tribunale, il 6 maggio 1941 con Decreto Ministeriale, fu riconosciuto discendente dagli Imperatori di Bisanzio”.

“Dalle sentenze del 18 luglio 1945 e del 7 agosto 1946, della IV Sezione del Tribunale di Napoli -sostiene l’avvocato- Totò acquisì i titoli gentilizi e i nomi di: Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo”.

“Successivamente furono registrati a pagina 42, volume 28 del libro d’oro della Nobiltà Italiana, tenuto presso l’Archivio Centrale di Stato della Consulta Araldica di Roma -conclude De Marco- La lunga e costosa controversia legale sui titoli nobiliari di Antonio de Curtis, si concluse con la sentenza del Tribunale Civile di Napoli il 1 marzo del 1950, che determinò la rettifica e l’acquisizione all’Anagrafe di tutti i titoli nobiliari”.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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19 settembre 2017

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19 settembre 2017

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Totò e Ravello.

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Ravello evento per Totò

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PRAIANO FESTA DI SAN GENNARO. I FUOCHI D’ARTIFICIO MUSICALI. VIDEO

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Praiano, Costiera amalfitana. Festa grande nella Città cuore della Costa d’ Amalfi , Positanonews TV ha caricato video degli spettacolari fuochi d’artificio musicali foto Giovanni Scala

Sotto Programma dei festeggiamenti in onore di SAN GENNARO Vescovo e Martire che si terranno a Praiano, dal 17 al 19 settembre 2017

Si informa che, con l’Ordinanza n. 25 del 15 Settembre 2017, il Sindaco ha disposto la chiusura degli Uffici Comunali e dei Plessi scolastici per il giorno 19.09.2017.

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Sorrento scontro in consiglio comunale sul Conservatorio, Cuomo da l’ok. Intanto città soffocata dal traffico

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Sorrento scontro in consiglio comunale sul Conservatorio questa sera, mentre il paese era assediato dal traffico e raggiungere il consiglio da Sant’Agnello è stata un’impresa. L’affitto del secondo piano del Conservatorio del Santa Maria delle Grazie non è incompatibile con lo scopo del Conservatorio stesso, ma è finalizzato ad esso. Così il sindaco Giuseppe Cuomo sposa le tesi del C.d.A. del Santa Maria delle Grazie , mentre l’aspetto urbanistico è stato affrontato dal dirigente  Daniele De Stefano rivela che non è arrivato nessun progetto al Comune, anche se precisa che i lavori sono stati definiti per errore di ristrutturazione, ma sarebbero  di manutenzione straordinaria e non sarebbero incompatibili in quella zona. Lavori che Schisano, e non il Cda, dovrà effettuare. Infatti Francesco Schisano che ha locato per 108 mila euro il secondo piano dell’immobile ha già avuto l’approvazione dalla Soprintendenza di Napoli, anticipando così un aspetto urbanistico, per cui al Comune dovrebbe essere solo una formalità ottenere l’autorizzazione. “Noi diamo il consenso agli interventi che rispettino lo Statuto – ha detto il sindaco Giuseppe Cuomo -, e questo intervento , da quanto risulta, lo rispetta. Sono tutte accuse infondate quella dell’opposizione , il Cda sta nella legalità” Attacca invece Marco Fiorentino “Questi interventi non si possono fare e De Stefano cambia le carte in tavola, non finisce qua, l’intervento per noi non è possibile in base allo statuto per la destinazione e in base alle norme urbanistiche che non consentono interventi del genere” . Ma conservatorio a parte nel paese cresce il malcontento per il quotidiano, mentre la Città del Tasso è soffocata da disservizi e dal traffico come questa mattina su Positanonews abbiamo documentato con foto e video.

Fortissimo terremoto in Messico

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Un fortissimo terremoto ha scosso di nuovo il Messico. Almeno edificio è crollato a Condesa, quartiere centrale di Città del Messico. Ho visto cadere l’edificio, è parecchio alto, c’è molta gente dentro, non capisco perché non arrivino più aiuti”, ha detto alla tv messicana una donna che vive davanti all’edificio crollato che si affaccia sulla strada Amsterdam angolo Laredo del quartiere Condesa. Sul posto c’è una catena di uomini che stanno rimuovendo le macerie

La scossa è stimata di magnitudo 7.1 ed è stata registrata nel Messico centrale. Lo riferisce l’Usgs americano. L’epicentro è nella regione di Puebla, a 10 km di profondità. L’ente geofisico nazionale ha fissato la stima preliminare a 6.8.

Panico a Città del Messico dove il sisma ha scosso violentemente palazzi e abitazioni. Secondo i testimoni ci sarebbero dei crolli. Molte persone sono fuggite in strada. Lo riferiscono i media locali. Nella capitale vivono oltre 20 milioni di persone.

Il traffico aereo verso l’aeroporto internazionale di Città del Messico, distante 123 chilometri dall’epicentro, è stato bloccato dopo il sisma. Lo riferiscono i siti che monitorano il traffico aereo

La forte scossa ha avuto luogo nel giorno in cui nella capitale era in programma un’esercitazione antisismica in occasione del 32/o anniversario del devastante terremoto del 1985.

La scossa giunge dopo lo sciame sismico innescato dal devastante terremoto dello scorso 7 settembre con una magnitudo pari a 8,2 gradi Richter, anche se esperti locali non confermano che tra i due sismi ci sia un collegamento.

La scossa di oggi è stata avvertita chiaramente anche, tra l’altro, a Oaxaca, uno dei tre stati – insieme a Chiapas e a Tabasco – più colpiti dalla scossa di qualche giorno fa.

Nella scossa del 7 settembre scorso hanno perso la vita 100 persone.

Castellabate. Un punto socio assistenziale all’interno dell’auditorium

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L’auditorium della frazione Santa Maria di Castellabate diventerà punto socio assistenziale. È quanto intende fare l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Costabile Spinelli che ha siglato un protocollo d’intesa con il Piano Sociale di Zona S/8 ed il Parco, ai fini della partecipazione al bando, per la candidatura di un investimento di 500.000 euro per servizi socio-assistenziali da offrire presso la struttura “Auditorium/ Sala Polifunzionale”. A tal proposito l’Ente ha aderito all’apposito bando del Psr 2014-2020 che rappresenta la nuova sfida per conseguire una «crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva», nella quale la capacità di analisi della pubblica amministrazione diviene centrale per interpretare al meglio le esigenze del territorio e tradurle successivamente in iniziative adeguate. In virtù di tali propositi, l’amministrazione si è dotata di un parco-progetti procedendo all’adeguamento, aggiornamento ed integrazioni di progettazioni in atti dell’Ente, per sfruttare le opportunità di finanziamento offerte dalla programmazione comunitaria. «Il comune – spiega il primo cittadino – in passato ha acquisito il comodato d’uso della struttura, di proprietà della parrocchia, che si trova allo stato grezzo e quindi necessita di completamento. Da qui la richiesta di finanziamento per adibire la struttura a centro sociale». Il Comune di Castellabate ha approvato, lo scorso anno, dopo condivisione con la Parrocchia di Santa Maria a Mare, una convenzione per farsi carico dei lavori di completamento dell’immobile incompiuto, sito alle spalle della casa comunale. Il progetto ambisce ad arricchire il territorio comunale di un’importante struttura che diventerà un centro socio-assistenziale. Il completamento del grezzo e la sistemazione dell’area adiacente a Piazza Emilio Giordano, come da Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, prevede un costo di 500.000 euro. La parrocchia ha concesso al comune l’uso e la gestione dell’immobile in comodato gratuito. (La Città)

Eboli. Allarme furti, rubano dalle auto ferme ai semafori. La paura sui social: «Non siamo al sicuro in nessun posto»

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Eboli. Cercano di aprire le portiere delle auto ferme nel traffico o durante una manovra di parcheggio per provare ad afferrare tutto ciò che trovano sui sedili o negli abitacoli delle vetture presi di mira. È questo il nuovo modus operandi di alcuni truffatori ebolitani (non ancora identificati dalle forze dell’ordine) che approfittano della distrazione del conducente e del fattore sorpresa per provare a recuperare soldi, borse o altra merce di fortuna che possano trovare all’interno dell’auto. Alcuni cittadini, increduli davanti alle scene alle quali hanno assistito, hanno raccontato questa nuova “usanza” della piccola delinquenza cittadina. La prima segnalazione è di due ragazzi che nella giornata di giovedì scorso sono stati vittime di questa truffa mentre erano fermi in auto al semaforo in via Sandro Pertini. Un uomo ha aperto lo sportello posteriore dell’auto nella speranza di arraffare qualcosa ma non ha trovato nulla a portata di mano e si è dato subito alla fuga. Altro caso segnalato è quello accaduto a una signora a inizio settimana mentre rientrava a casa dopo essere stata a cena con la famiglia. La donna, residente in via Italia, si è fermata all’altezza di un garage e proprio durante la breve fermata un uomo si è avvicinato alla portiera cercando di aprirla. Sfortunatamente per il criminale il caso ha voluto che la porta dell’auto fosse rotta e quindi non semplice da aprire e ciò ha permesso alla donna di mettere in moto e scappare. Il ripetersi dello stesso tipo di episodi ha fatto scattare l’allarme in città e gli ebolitani si sono espressi tramite i social tra paura e incredulità: «Dove siamo, nel Bronx? Possibile che si debba girare chiusi in auto?», scrive ad esempio il signor Gerardo. «Ora non possiamo neanche girare tranquilli in strada o iniziare ad avere paura di restare fermi nel traffico? Abbiamo delle telecamere in città, usiamole per risalire ai colpevoli», scrive invece la signora Carla. Le forze dell’ordine stanno indagando sul doppio episodio e intanto intensificano i controlli sul territorio. L’auspicio generale è che i casi riportati in precedenza, accaduti nelle ore notturne, restino solo degli episodi isolati e ingiustificabili, nella speranza che non si crei un nuovo “trend” di microcriminalità che, nel caso, andrebbe contrastato prima che possa diventare un serio problema. (Filippo Folliero – La Città)

Angri. Scontro sulla messa in sicurezza della Cappella Pisacane. Il parroco si schiera contro il sindaco

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Angri. Chiesa insicura, è scontro tra monsignor Vincenzo Leopoldo e il sindaco Cosimo Ferraioli. Oggetto del contendere i lavori di messa in sicurezza della cappella Pisacane in via Di Mezzo, meglio nota come chiesa di San Cosma e Damiano. In essa sono conservati i Sette Santi Dormienti di Efeso, recentemente restaurati. Lo scorso 8 settembre fu emessa un’ordinanza, alla luce di ripetuti sopralluoghi tecnici, con cui l’amministrazione individuava nella Curia Vescovile e in monsignor Vincenzo Leopoldo parroco della Collegiata di San Giovanni Battista i soggetti deputati ad effettuare opere di messa in sicurezza e ripristino della chiesa. Sullo sfondo il fatto che i legittimi proprietari ed i loro eredi, essendo essa privata, risultano essere da decenni irreperibili. Un atto amministrativo che ha indotto il parroco a prendere carta e penna e protocollare una richiesta di annullamento dell’ordinanza n.183/2017. La missiva è stata inviata anche alla Prefettura di Salerno e per conoscenza alla locale stazione dei carabinieri. Una presa di posizione insolita e molto dura da parte di don Leopoldo che da anni guida la più importante chiesa cittadina. Un muro contro muro che probabilmente il sindaco non pensava di causare quando ha siglato l’atto contestato. «Il sottoscritto Mons. Vincenzo Leopoldo parroco della Collegiata San Giovanni Battista preso atto e conoscenza della Vostra ordinanza a me personalmente notificata in data 12 settembre 2017, con la presente impugna l’ordinanza stessa contestandone e rigettandone qualunque attribuzione da parte Vostra che vi siano state, siano o saranno in essere atti di cessione legali, donazioni, testamenti, o di parte ereditaria di fatto nei miei confronti o della Collegiata di san Giovanni Battista da parte di privati o di chiunque altro della suddetta Chiesa di S.S. Cosma e Damiano sita in Angri alla via di Mezzo». Il sacerdote ha evidenziato, cioè, l’estranietà rispetto alla titolarità della cappella. Poi ancora: «Ciò premesso ad horas chiedo il ritiro e l’annullamento dell’ordinanza n.183/2017 dell’8 settembre a firma del sindaco Cosimo Ferraioli”. Infine, il passaggio chiave. «Ricordo altresì che eventuali incidenti, danni fisici e materiali a persone o cose che dovessero verificarsi il sottoscritto sarà tenuto indenne e manlevato dal Comune di Angri e dal sindaco ricadendo su di loro tutte le responsabilità civili e penali connesse ad eventi imprevedibili». Una situazione che senza dubbio richiederà un atto di mediazione tra il parroco e il Municipio al fine di evitare che i rapporti possano incrinarsi. (Pippo Della Corte – La Città)

L’appello del Dalai Lama in visita a Palermo: «I migranti sono dei fratelli da accogliere»

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Anche i migranti «sono l’oggetto della nostra compassione. Non bisogna discriminarli, ma accoglierli, in quanto fratelli che stanno affrontando un periodo di grande difficoltà cui va dato un rifugio temporaneo». È l’appello del Dalai Lama, ieri a Palermo dove è tornato dopo 21 anni. Per Tenzin Gyatso, leader spirituale del Tibet e Premio Nobel per la Pace, a Teatro Massimo per conferenza sull’Educazione alla Gioia, le nazioni che ospitano «devono offrire subito istruzione ai bambini, addestramento al lavoro per gli adulti. Proprio per dare loro gli strumenti per ricominciare nei loro luoghi, favorendo la pace e il benessere». La Sicilia è una regione dove gli uomini «sono capaci di accogliere i migranti, compassionevoli». E la politica «ha un suo ruolo in questo, la politica compassionevole è giusta, il resto è sporco e porta all’inganno», ha aggiunto il Dalai Lama, al quale il sindaco Leoluca Orlando ha consegnato, oltre alla medaglia della città di Palermo, la Carta di Palermo, «una cosa buona», ha aggiunto. Bisogna «sviluppare la compassione che è già dentro l’individuo. Una compassione spinta dall’intelligenza, che comprende, che supera i confini di chi è vicino a noi». E ancora: «Non ci può essere integrazione senza fiducia. Se non siamo in grado di accogliere queste persone che arrivano con fiducia, non potrà esserci alcuna integrazione vera. Occorre fare questo passaggio importante». E sull’omaggio della cittadinanza. «Accolgo con piacere la cittadinanza onoraria di Palermo – ha detto il leader spirituale – perché è un gesto compiuto con bella disposizione di cuore. Quando ricevo questi riconoscimenti chiedo sempre quali doveri e diritti comportano, perché – ha scherzato – voglio pochi doveri e molti diritti». Il Dalai Lama è tornato a Palermo, nella “sua” città, nella città che nel 1996 gli ha conferito la cittadinanza onoraria. «Ricordo la mia emozione e l’orgoglio di sindaco – ha detto Orlando – di una città che con quella scelta lanciava un messaggio di futuro, affermava una visione e un cammino che facesse di Palermo non più capitale della mafia, non più capitale soltanto del diritto ma capitale dei diritti, spesso mortificati dal diritto, dalle leggi degli Stati. La cittadinanza onoraria ai condannati a morte e la sepoltura a Palermo di Joseph O’Dell nel 1997 furono alcune fra le tante conferme di quella visione che ha trovato nel 2015 espressione compiuta con la Carta di Palermo sulla mobilità internazionale come diritto umano inalienabile e per l’abolizione del permesso di soggiorno quale strumento legalizzato di discriminazione e violazione dei diritti umani. Grazie, Santità, per avere accettato di essere, da anni lontani, punto di riferimento in una città dove la gioia era e deve essere liberazione dall’interno di ciascuno da egoismi e liberazione dalla soffocante cultura dell’appartenenza e dove sia quotidiano, vita domestica il rispetto della persona umana». (La Città)

Napoli. Il Corno fa rotta su piazza Municipio. È l’ipotesi più accreditata e gradita agli organizzatori

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Napoli. Per il momento nessun incontro è stato formalmente fissato per affrontare la questione del Corno. L’installazione «cacciata» dalla rotonda Diaz cerca casa in un altro angolo della città, che abbia appeal, che goda dell’approvazione della soprintendenza ai beni architettonici e che sia sufficientemente interessante per l’impresa che nel progetto investe un milione di euro. Non sarà facile trovare la quadratura del cerchio. Ma dopo la bocciatura del Lungomare e le scarsissime probabilità che la proposta Plebiscito possa incrociare le indispensabili approvazioni, resta in piedi l’idea di piazza del Municipio. Questa settimana doveva esserci una conferenza dei servizi per affrontare la questione, ma è stata rinviata al giorno 26. È la prima data utile per la quale i moltissimi convocati al tavolo hanno dato la propria approvazione. Il patron di Italstage, Pasquale Aumenta, è partito così per Lucca dove la sua azienda è impegnata nell’allestimento del palco per il concerto dei Rolling Stones. E attende la convocazione di un incontro informale. Perché alla conferenza dei servizi è indispensabile poter arrivare con proposte condivise e concrete. Insomma ipotesi che contengano già soluzioni. «Al momento non c’è nulla — conferma Aumenta — Fra qualche ora rientro a Napoli e confido in una riunione preliminare in Comune alla quale arriverò con una serie di idee». Quali? Aumenta fin dal primo momento non ha nascosto il proprio dissenso nei confronti dell’ipotesi della Stazione Marittima. «L’allestimento spezzerebbe la città in due — sottolinea — e mi pare poco interessante. Mi sarebbe piaciuto il Plebiscito, ma in subordine valutare l’idea di piazza Municipio mi pare l’unica». L’ipotesi della piazza prevede la sistemazione del corno di fronte all’ex hotel de Londres, a ridosso del cantiere della metropolitana. Il colpo d’occhio dall’alto della struttura consentirebbe anche di ammirare parte dei reperti archeologici venuti fuori nel corso degli scavi per la stazione. Il mare in lontananza, con il via vai delle navi, ci sarebbe e la centralità pure. Certo la situazione parcheggi e conseguenti ingorghi sarebbe tutta da definire, ma questo è un problema da affrontare nell’ambito della conferenza dei servizi. «L’idea delle periferie è stimolante — dice Amenta — anche se da un punto di vista strettamente commerciale non ha interesse per gli sponsor. Personalmente trovavo piazzale Tecchio divertente e, ancora di più, Pianura. Ci ho abitato per due anni e tornando a casa ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto trovare un allestimento luminoso». (Anna Paola Merone – Corriere del Mezzogiorno)    

Ercolano. Per il giudice e giusto il licenziamento del vigile assenteista. Respinto il ricorso del dipendente comunale

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Il Comune di Ercolano aveva tutto il diritto di licenziare il vigile urbano assenteista: lo ha stabilito il giudice del Lavoro che, con una sentenza depositata pochi giorni fa, ha respinto il ricorso del lavoratore licenziato. Salvatore N. è uno dei 35 dipendenti comunali — quasi tutti vigili urbani — che un anno fa ricevette un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli, che ipotizzava a vario titolo i reati di truffa e falso. I carabinieri, in seguito alla denuncia di un dirigente comunale, avevano documentato le ripetute assenze di vigili e amministrativi. Parallelamente all’inchiesta penale, il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, ha avviato un procedimento disciplinare: cinque vigili, quelli le cui posizioni erano più gravi, sono stati licenziati; altri dipendenti sono stati sospesi per periodi che variano dai due ai sei mesi. Tutti hanno presentato ricorso al Tribunale del Lavoro. L’altro giorno la prima sentenza, emessa dal giudice Roberto De Matteis: il vigile ha torto. Salvatore N., in particolare, sosteneva che il licenziamento fosse intempestivo, dal momento che l’inchiesta era stata avviata già nel 2011 proprio grazie alla segnalazione del dirigente comunale. Ma, obietta il giudice, «come emerge dalle note e dai verbali dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco, si erano rese necessarie lunghe ed approfondite indagini al fine di ricostruire con precisione il modus operandi utilizzato per la realizzazione degli illeciti, di stabilirne i tempi e di procedere poi all’identificazione dei numerosi autori di queste condotte. Ne discende che all’epoca il dirigente poteva avere solo un’astratta percettività o conoscibilità dei fatti, che non consentiva una precisa contestazione degli addebiti». Per questo motivo, prosegue il giudice, risulta «condivisibile» la tesi del Comune, secondo cui solo «la presa visione della cristallizzazione dei tempi e delle modalità delle condotte nel capo di imputazione, contenuto nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ha permesso all’amministrazione di apprendere la notizia qualificata delle infrazioni commesse» dal vigile «e di avviare così la procedura disciplinare a suo carico». Per di più, scrive ancora il giudice, il codice disciplinare del Comune, che avverte del rischio di licenziamento per chi commette gravi illeciti, è pubblicato permanentemente sul sito e dunque Salvatore N. non poteva non sapere a che cosa andava incontro. (Titti Beneduce – Corriere del Mezzogiorno)  

Milano. Fa discutere una sentenza del Tribunale Civile: “La madre può trasferirsi coi figli senza il sì dell’ex”

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Una madre ha diritto di portare i figli minorenni a vivere dove pensa di avere più possibilità di realizzarsi sul lavoro. Anche senza il consenso dell’ex marito. Lo afferma un decreto del tribunale civile di Milano. I giudici hanno rigettato il ricorso di un padre, presentato dopo che l’ex moglie — sfruttando le vacanze estive — si era trasferita a vivere in un paese in provincia di Roma, portando con sé i due bambini iscritti in seconda e quarta elementare. Per il collegio, che dà ragione alla donna, «l’ipotesi che [lei] rimanga a vivere a Milano pare incompatibile con le legittime aspettative di ottenere una realizzazione sotto il profilo lavorativo». Ed essendo restauratrice, in provincia di Roma avrebbe «più opportunità di inserimento lavorativo … anche solo confrontando il patrimonio artistico delle due città». Una ragione sufficiente per fare cambiare casa, compagni di classe e amici ai bambini. La scuola di Milano a cui erano iscritti non ha peraltro concesso l’ok al trasferimento, mancando il necessario consenso del padre. Ma ora dovrà conformarsi alla decisione del giudice. La decisione ha sollevato un dibattito fra gli iscritti all’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori. Per Cinzia Calabrese, presiede di Aiaf Lombardia, «la giurisprudenza finora aveva accordato priorità alla stabilità emotiva ai bambini, garantendo la possibilità di vedere entrambi i genitori. Una decisione drastica come il trasferimento a centinaia di chilometri andrebbe autorizzata dal tribunale in via preventiva, dopo approfondite perizie. È grave accettare il principio per cui l’ok dei giudici arriva a cose fatte, contro il volere di uno dei genitori». Giulia Sapi, avvocato del padre, ha presentato reclamo contro il decreto, e commenta: «Tutti i provvedimenti noti del tribunale di Milano in casi simili andavano in senso contrario. È singolare che alla soddisfazione professionale della madre si sacrifichi la stabilità emotiva e di vita dei bambini». L’udienza per la sospensiva si terrà il 4 ottobre. Intanto i bambini sono iscritti in una nuova scuola. La coppia, sposata nel 2005, si è separata nel 2015. In passato la famiglia ha vissuto per tre anni in città a Roma — dove la donna aveva trovato impiego — per poi fare ritorno a Milano. Quando i due hanno deciso di lasciarsi lo hanno fatto senza un accordo formale. I giudici ricostruiscono come a Milano i bambini vivessero fino allo scorso luglio con la madre nella casa di famiglia (sua al 99 per cento), mentre il padre «li frequentava abitualmente, tenendoli a fine settimana alternati, dal venerdì al lunedì mattina, due giorni infrasettimanali di cui uno con pernottamento, 15 giorni in estate e per metà delle vacanze natalizie». Contribuiva (e continuerà a farlo) al loro mantenimento con 1.100 euro al mese, oltre a metà delle spese straordinarie. Dopo la decisione del giudice, essere un padre presente non gli sarà facile. Anche se formalmente i figli rimangono affidati a entrambi, oltre alle vacanze potrà vederli «tre fine settimana al mese», uno a Milano e due in provincia di Roma. Nell’accettare l’avvenuto trasferimento, i giudici hanno valutato positivamente la vicinanza con i nonni materni e la possibilità per i bambini di frequentare i cugini. Così, pur «stigmatizzando» il fatto che la donna «non si sia rivolta preventivamente al tribunale» per chiedere se fosse legittimo fare le valigie contro la volontà dell’ex marito, il collegio ha finito per darle ragione. Poco importa, invece, che il padre riferisca di avere saputo dell’intenzione dell’ex moglie di trasferirsi «solo a giugno, da un compagno di scuola del figlio». Per lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet «un trasferimento è un lutto, una rottura, un eradicamento. Tanto più dopo una separazione. Ma per i bambini è importante che la madre non sia depressa e sconfitta, altrimenti finirebbe per scaricare su di loro il prezzo della propria condizione. Questa prospettiva fornisce alle donne un’arma nelle separazioni. Se i figli pensano di dovere curare la mamma, l’esito naturale sarà la psicanalisi». Quanto al padre, «cerchi conforto nel pensiero che, con una madre soddisfatta, i suoi figli avranno più possibilità di essere felici». (Franco Vanni – la Repubblica)

Diario di strada di Giovanni Farzati

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Un film girato verso la fine degli anni ottanta. A Castellabate e Santa Maria. Ed in altre località cilentane. Cavalli si nasce, il titolo, regista Sergio Staino. Fu una una battuta infelice di una donna cilentana, ha dare il titolo al film, la donna si lamentava non poco perchè aveva sempre tra i piedi il suo amante, impacciato (imbranato) con poca voglia di fare sesso, lei lo ridicolizzava, “cavalli si nasce”, le gridava in faccia di continuo, voleva significare, uomini buoni a letto, si nasce, non si diventa, tu non sei buono a nulla. Agli autori arrivò all’orecchio la frase, la giudicarono buna, ne fecero il titolo del film, lo racconta una comparsa, oggi quasi novantenne, con buona memoria.
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Rocca Cilento, Pasquale Mafrica si è chiesto,  chi sono? da dove vengo? Così è partita una ricerca sulla storia della sua famiglia, “un viaggio nel tempo”, dice, ” avevo intenzione di scriverlo come una fiaba, poi decisi per la formula del romanzo, ci sono voluti otto anni per finirlo di scrivere, un duro lavoro”. Cuore Antico, ha visto la pubblicazione nel 2016, Arduino Sacco Editore. Per Pasquale Mafrica  scrivere Cuore Antico è stato un bisogno impellente dello spirito. Protagonista un Marchese, scomunicato, condannato all’eterna dannazione. Peggio di così!

POSITANO. DRAMMA SITA

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Ogni anno ci sono sempre più studenti che da Positano vanno verso Sorrento, ogni anno ci sono sempre più turisti che arrivano in costiera e ogni anno ci sono sempre gli stessi autobus della Sita. Puntuale ogni anno in autunno e primavera si ripetono gli stessi disagi e inconvenienti sia per i turisti che per gli studenti. Oramai sono decenni che ciò si ripete. La colpa non è dei turisti né tanto meno degli studenti, anche se a farne le spese sono solo loro. La Sita come sempre non vuole guardare ai problemi, i dirigenti scolastici con gli orari di uscita delle scuole non agevolano la situazione, le istituzioni sono assenti o – se presenti – non incisive al punto da far migliorare una storia che si ripete. Nessuno di loro è capace di risolvere questa situazione. Ma che dire, viviamo in Italia e pare che tali disagi, che viviamo sulla nostra pelle e che dovrebbero essere eccezionalità, purtroppo diventano la normalità e la quotidianità.

E’ normale uscire alle 12.15 da scuola per tornare alle 16.00 a casa, dopo aver fatto tre ore di fila, è normale essere stipati come sardine in una latta. Giusto, forse noi ragazzi del Sud meritiamo questo. Quante belle parole dette ai ragazzi sui sani e buoni principi educativi, ma poi queste parole non diventano realtà di vita. Che bell’esempio che ci viene dato da chi pensa di volerci educare. Stanchi ormai di subire ogni giorno tutto questo cosa chiediamo? Niente in particolare, solo a chi ci rappresenta di impegnarsi per trovare una soluzione che garantisca anche agli studenti di Positano il diritto allo studio. Diritto fondamentale, in quanto previsto dalla Costituzione Italiana.

Studenti pendolari.

Diario di strada di Giovanni Farzati

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Un film girato verso la fine degli anni ottanta. A Castellabate e Santa Maria. Ed in altre località cilentane. Cavalli si nasce, il titolo, regista Sergio Staino. Fu una una battuta infelice di una donna cilentana, ha dare il titolo al film, la donna si lamentava non poco perchè aveva sempre tra i piedi il suo amante, impacciato (imbranato) con poca voglia di fare sesso, lei lo ridicolizzava, “cavalli si nasce”, le gridava in faccia di continuo, voleva significare, uomini buoni a letto, si nasce, non si diventa, tu non sei buono a nulla. Agli autori arrivò all’orecchio la frase, la giudicarono buna, ne fecero il titolo del film, lo racconta una comparsa, oggi quasi novantenne, con buona memoria.
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Rocca Cilento, Pasquale Mafrica si è chiesto,  chi sono? da dove vengo? Così è partita una ricerca sulla storia della sua famiglia, “un viaggio nel tempo”, dice, ” avevo intenzione di scriverlo come una fiaba, poi decisi per la formula del romanzo, ci sono voluti otto anni per finirlo di scrivere, un duro lavoro”. Cuore Antico, ha visto la pubblicazione nel 2016, Arduino Sacco Editore. Per Pasquale Mafrica  scrivere Cuore Antico è stato un bisogno impellente dello spirito. Protagonista un Marchese, scomunicato, condannato all’eterna dannazione. Peggio di così!

ESCLUSIVA – Ravello, torna Totò. Intervista all’assessore Matera: “Un simbolo dell’eccellenza culturale nel mondo”

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Questa sera, alle ore 18,30, si terrà a Ravello una interessante iniziativa che vede protagonista la figura del Principe della Risata Antonio de Curtis, in arte “Totò”. Presso l’Hotel Belmond Caruso verrà scoperto un busto bronzeo del grandissimo comico napoletano: un’opera realizzata dallo scultore di origini salernitane, Pierfrancesco Mastorberti, con la partecipazione del Comune di Ravello e dell’associazione “Amici di Totò”.

Alle ore 20,00 verrà, inoltre, presentato presso l’Auditorium Oscar Niemeyer il libro “Totò e Ravello”, scritto a quattro mani da Giuseppe Gargano e Salvatore Ulisse di Palma. Subito dopo andrà in scena lo spettacolo “Totò Poeta ‘Ncantatore”, con la presenza del grande tenore Valerio Aufiero e il pianista Roberto Ruocco.

Per l’occasione, noi di Positanonews abbiamo voluto intervistare l’assessore regionale “Sviluppo e Promozione del Turismo” Corrado Matera: “Totò è l’attore simbolo dello spettacolo comico in Italia. Il Principe della risata è sicuramente tra i maggiori interpreti della storia del teatro e cinema italiano. Un’iniziativa quella del comune di Ravello, significativa e lodevole: a cinquant’anni dalla sua morte Totò torna a Ravello esaudendo un desiderio da lui espresso. Siamo tutti uniti con l’iniziativa “Ravello Capitale della Cultura 2020″ con Totò e la Campania per promuovere un simbolo dell’eccellenza culturale nel mondo. Dobbiamo essere uniti tutti per questo riconoscimento”.

GUARDA IL VIDEO DELLA TELEFONATA INTERVISTA SU POSITANONEWS TV 

 

Costiera Amalfitana, ancora traffico in tilt: da Minori a Castiglione tutto bloccato – FOTO

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Una giornata davvero di fuoco per quanto riguarda il traffico in Costiera Amalfitana. Dopo avervi parlato della situazione di Positano, completamente invasa dalle auto, per un’emergenza viabilità forse senza precedenti sul territorio, ora dobbiamo parlare anche del tratto che va da Minori a Castiglione di Ravello. In questi minuti, infatti, la strada risulta completamente bloccata con file di auto per chilometri. Si va a passo d’uomo da tempo, ormai, e non si riesce a vederne la fine.

Oggi avevamo sentito Vito Casola dell’Associazione Posidonia, il quale si era così espresso riguardo il problema viabilità in Costiera: “Ora basta, bisogna fare qualcosa, chiediamo al sindaco di spiegarci che intende fare. Sarebbe il caso di seguire l’esempio delle Cinque Terre, che sono una località turistica come la Costiera Amalfitana e hanno introdotto il numero chiuso, qui non si può camminare neanche a piedi, siamo invasi via terra e via mare”.

Capaccio Paestum. Tedesco con il parapendio si schianta nell’area collinare

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Turista tedesco precipita e si schianta nell’area collinare. L’incidente con il parapendio è accaduto nella tarda mattina di ieri. L’uomo era partito dal monte Calpazio, dove è localizzata una apposita postazione di lancio per tutti gli appassionati di questo sport. Ma pochi minuti dopo il lancio ha perso il controllo del parapendio e si è schiantato nell’area collinare sottostante il santuario della “Madonna del Granato” a Capaccio capoluogo. Sul posto è intervenuta tempestivamente un’unità rianimativa della Croce Azzurra di Capaccio. L’uomo è stato immobilizzato e trasportato con l’ausilio di una barella nell’area sovrastante. Da qui è stato trasportato con l’ambulanza a valle nella zona di Capodifiume dove è atterrata l’eliambulanza. Il ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Vallo della Lucania. Sul posto anche i vigili del fuoco e i carabinieri. L’uomo ha riportato diversi traumi. Le sue condizioni sono abbastanza serie ma non dovrebbe essere in pericolo di vita. (La Città)

Capaccio Paestum. Banchetto di nozze finisce in rissa. Lo sposo preso a pugni da un parente, intervengono i carabinieri

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Rissa nuziale al banchetto, arrivano i carabinieri. È accaduto a Capaccio, in località Laura, in una nota struttura alberghiera. Ad avere la peggio è stato lo sposo colpito a pugni da un parente. Alla lite si sono aggiunti altri familiari: chi per dividere, chi per dare la sua dose di “mazzate”. Alla fine i conviviali hanno affollato i servizi igienici per togliere le macchie di sangue dai vistiti, ma il patatrac era ormai già fatto. Ed è subito corsa al lotto: la cabala tenta sempre in queste occasioni grottesche. Il vino ha acuito, forse, vecchi livori che sono esplosi proprio nel giorno delle nozze. Il battibecco – secondo il tamtam degli invitati – sarebbe iniziato per una banale discordanza sul menù. Lo sposo, com’è regola non scritta, ha deciso di usare un tipo di bevanda. Il parente non ha gradito il cambio di ordinazione, fatto a sua insaputa. C’è stato un acceso scambio di opinioni con lo sposo che rivendicava la titolarità della scelta. Quello di domenica, in fondo, doveva essere il suo giorno da ricordare per tutta la vita. E cosi è stato! Le parole non sono bastate a chiarire le divergenze sul menù. Il parente più anziano ha usato parole pesanti, accusando il festeggiato di essere stato la sua rovina. Una parola tira l’altra, come fossero tartine al buffet, ed è scoppiato il finimondo. Stupiti gli invitati che hanno sgranato gli occhi davanti alle scene di violenza. Sbalorditi i conviviali di un altro matrimonio che si stava celebrando in una sala attigua. Alla fine sono dovuti intervenire i carabinieri della compagnia di Agropoli, diretti dal capitano Francesco Manna, per riportare ordine nel ristorante. La festa è finita secondo il programma, tranne che per le ammaccature patite dallo sposo. Quelle guariranno, ma gli resterà il ricordo tragicomico del banchetto. (La Città)

Agropoli. È insufficiente il trasporto pubblico per gli studenti

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Trasporto pubblico urbano insufficiente ad Agropoli. A denunciarlo è Mario Capo di FdI che accusa: «Dopo aver speso oltre 100 milioni di euro, oggi, nell’anno 2017, in una città di 22.000 residenti come Agropoli non esiste un mezzo pubblico o privato in servizio pubblico che colleghi il liceo scientifico “Gatto”, dove affluiscono circa mille alunni, con le località Moio, Mattine, Frascinelle e altre aree più o meno periferiche di Agropoli». Capo tiene a precisare: «Faccio un’esternazione come genitore non come appartenente ad un partito politico, avendo una figlia che frequenta il liceo Gatto». Inoltre «non è previsto un coordinamento degli orari dei mezzi in modo da consentire agli studenti di poter raggiungere aree di interscambio, come il centro cittadino. Insomma, chi deve raggiungere il liceo e quindi fare ritorno a casa dopo la scuola, o si fa accompagnare da mamma e papà o sono cavoli suoi». A fargli eco alcuni genitori: «Ad Agropoli non esiste altra mobilità per spostarsi se non la propria auto. E questo non è più tollerabile. Si dovrebbe pensare invece ad una mobilità alternativa…». E c’è chi pone in risalto un altro problema, che è anche di immagine: le pensiline che sarebbero da sostituire. «Le pensiline di Mattine come di Frascinelle, del lungomare – evidenzia una mamma – sono così fatiscenti e arrugginite da rischiare di prenderci il tetano. Molte di queste poi sono state oggetto, nel tempo, di atti vandalici quindi mancano di tetto». (Andrea Passaro – La Città)

Capaccio Paestum. Nas, sigilli a ristorante e supermarket. Beni sequestrati per un valore di 500.000 euro

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Blitz dei carabinieri del Nas: nel mirino dei militari finiscono un ristorante e un supermarket di Capaccio Paestum. I militari del Nucleo antisofisticazioni di Salerno, a conclusione di specifiche indagini, hanno eseguito il sequestro penale di un’intera struttura ricettiva di circa 150 metri quadrati. Il ristorante era stato parzialmente realizzato in assenza di permessi a costruire. Sotto sequestro, inoltre, sono finiti 350 chilogrammi di alimenti vari: carne, prodotti ittici, prodotti caseari e bibite detenuti in pessimo stato di conservazione, in parte congelati e non presentati come tali ai consumatori. I carabinieri del Nas, nell’ambito di un’ulteriore attività di controllo, hanno disposto anche la chiusura temporanea di un supermarket di Capaccio Paestum, al cui interno sono state riscontrate gravi criticità igienico-sanitarie e strutturale. I militari hanno disposto il contestuale sequestro amministrativo di circa 60 chilogrammi di prodotti caseari e salumi, per i quali il titolare non ha fornito nessun tipo di documentazione atta a stabilirne la tracciabilità. Il valore complessivo dei provvedimenti ammonta a circa 500.000 euro, 4.000 dei quali riferiti agli alimenti. Già la scorsa settimana i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni, con l’ausilio del personale dell’Asl Salerno, avevano proceduto ad una verifica igienico-sanitaria all’interno di due alberghi del territorio, al termine della quale avevano sequestrato circa 400 chilogrammi di prodotti alimentari congelati di vario tipo, per i quali non era stata fornita documentazione attestante la tracciabilità. Nello stesso contesto era stata disposta la chiusura ad horas di diverse celle frigorifere risultate essere in precarie condizioni igienico sanitarie e strutturali. In uno dei due alberghi, inoltre, era stato anche chiuso un locale adibito a deposito di alimenti. Nell’ambito delle operazioni effettuate nella giornata di ieri, infine, è stato sottoposto a controllo anche un noto supermercato di Battipaglia, con il sequestro di 150 chilogrammi di salumi, formaggi e preincartati per i quali non è stata riscontrata la prescritta documentazione atta ad attestarne la tracciabilità. (Angela Sabetta – La Città)

Mertens, nessuno come lui tra i bomber d’Europa: 31 gol nelle ultime 32 partite. Media più alta di Higuain e Ronaldo

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La trasformazione si è completata domenica. Gli mancava solo l’ultimo step: da centravanti coi fiocchi a belva affamata di gol. Dries Mertens è ormai il padrone assoluto dell’area di rigore. Non può fare a meno di segnare e l’ha dimostrato nel 6-0 al Benevento: i due rigori li ha battuti e trasformati lui respingendo al mittente Jorginho e Hamsik. Al primo ha inviato un messaggio chiaro: «Gliel’ho ho fatto tirare quando c’erano sua madre e sorella allo stadio, adesso tocca a me». Al capitano, invece, ha riservato una battuta: «Non ho sentito il pubblico che lo acclamava. Tantomeno Sarri». I bomber sono così. Il gol è quasi una necessità da inseguire con una dose di sano egoismo calcistico. La metamorfosi di Mertens è cominciata undici mesi fa e da allora il belga non ha smesso di esultare. Un riepilogo è necessario: ha giocato 32 volte in campionato al centro del tridente, il bottino è da stropicciarsi gli occhi: 31 perle, le ultime tre confezionate contro il Benevento, quando ha firmato anche la quarta tripletta in maglia azzurra. Una media impressionante: 0,968, in pratica un gol a partita. Il belga non sfigura al cospetto dei maggiori interpreti del ruolo. Lewandowski, ad esempio, lo insegue ad un’incollatura: il campione del Bayern ne ha realizzati 35 in 37 partite (0,94) considerando la scorsa Bundesliga e quella appena cominciata. Stesso discorso per Cristiano Ronaldo che ha all’attivo 27 gol in 30 gare (0,90) in Liga. Mertens stravince pure il confronto con Gonzalo Higuain che ha sostituito al centro dell’attacco. Il Pipita ha collezionato 24 reti in 38 partite nel 2016/2017, alle quali vanno aggiunte le 2 marcature in queste prime 4 gare. Il totale è 26 centri in 42 match, uno ogni 0,61 minuti. Solo Messi e Cavani hanno fatto meglio di Mertens che è entrato nel gotha e intende restarci provando a vincere la classifica cannonieri. Gli è sfuggita per un solo gol nell’ultima serie A (l’ha spuntata Dzeko) e quindi proverà a riprendersi lo scettro. La concorrenza è agguerrita (Dybala è partito a razzo) ma la risposta di Dries è stata all’altezza. Rappresenta il punto di riferimento di un Napoli celebrato pure dall’Uefa. Nessuno in Europa ha il ritmo realizzativo degli azzurri (15 gol in 4 partite, 3,75 a gara). Persino Psg e Barcellona inseguono il meccanismo offensivo orchestrato da Sarri. L’allenatore non lo cambierà neanche domani contro la Lazio (inizio alle 20.45, arbitra Damato). La sua intenzione è quella di confermare tutti i titolarissimi. Molto dipenderà pure dalle sensazioni durante la rifinitura di stamattina (la partenza per Roma è prevista in treno nel primo pomeriggio): probabile la conferma della formazione che ha liquidato il Benevento con un perentorio 6-0. Il simbolo è ovviamente Dries Mertens, il fantasista diventato cannibale. (Pasquale Tina – la Repubblica)

Ischia. Al Castello Aragonese primo ciak per il film di Muccino: 20 attori, 70 operatori, 150 comparse

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Ischia. «Primo giorno di riprese, Muccino è già posseduto». Stefano Accorsi ci scherza su, condividendo su Instagram una breve clip: lui, il regista, non si ferma un attimo. Il primo ciak del film “L’isola che non c’è” arriva poco dopo l’alba, con il sole alle spalle del castello aragonese. Ore 6 in punto, sembra già mezzogiorno quando inizia il via-vai sul pontile che collega Ischia Ponte al suo maniero, la prima delle location che il regista ha scelto per il film che lo riporta in Italia dopo la parentesi americana. Ci sono Pierfrancesco Favino, che negli intervalli si concede smorfie e linguacce, Stefania Sandrelli, Giulia Michelini e Massimo Ghini, Valeria Solarino e Gianmarco Tognazzi, Sabrina Impacciatore, Claudia Gerini e Carolina Crescentini, che arriva imbracciando lo smartphone come un’arma e riprende quel che la circonda, il mare di Ischia e l’isolotto di Vivara: «Un posticino niente male, accipicchia», commenta. Poi il clima disteso diventa a un tratto professionale e serioso e parte l’avventura blindatissima di questo film che arriverà nelle sale a febbraio e racconterà la storia di una famiglia felice che si riunisce su una piccola isola per celebrare le nozze d’oro dei due genitori. Una bufera costringerà tutti a rinviare la partenza: convivenza forzata sotto lo stesso tetto, conflitti antichi che tornano a galla. La sceneggiatura è a quattro mani di Muccino con Paolo Costella. Le riprese sono iniziate proprio dal matrimonio: location esclusiva la chiesetta cinquecentesca di Santa Maria delle Grazie, a picco sul mare. Il direttore della fotografia, Don Burgess, aveva già strabuzzato gli occhi: «Luoghi incantevoli». Si girerà fino a inizio novembre, tra le location una villa di Forio e il borgo di Sant’Angelo d’Ischia, con le sue case color pastello. A tavola, nel ristorante “Il Monastero”, legato all’omonimo albergo nel cuore del castello, lo chef Michelangelo Iacono serve agli attori mozzarella di bufala e pomodorini del piccolo orto su cui affaccia il maschio, riso e verdure (che conquistano la Sandrelli), pasta al pomodoro e lampuga al vapore. Poi ci si rimette al lavoro. I turisti curiosano da lontano, i fan attendono a lungo sul pontile per un selfie. Più soddisfazioni, per loro, nel weekend: gli attori hanno raggiunto Sant’Angelo in barca per mangiare al ristorante “Da Peppino”, dove il mattatore è stato Gianmarco Tognazzi, che ha intonato “Dieci ragazze” e “Storia d’amore”. I social impazziscono, gli attori condividono albe e tramonti: aiuterà a rilanciare l’immagine dell’isola dopo il terremoto del 21 agosto. «Un orgoglio ospitare una produzione così grande – commenta il sindaco Enzo Ferrandino – Siamo convinti che il film contribuirà a dare un nuovo impulso al turismo». Ed è già all’opera una complessa macchina organizzativa: 70 operatori, un cast di 20 attori (molti hanno fittato ville a appartamenti) e 150 comparse selezionate tra mille ischitani provinati. L’isola che non c’è e quella che vuole esserci, smettendo qualche paura e sognando, con il grande schermo. (Pasquale Raicaldo – la Repubblica)

Napoli. Anm, dal primo ottobre vigili e 100 controllori a bordo di bus e metro per stanare chi viaggia senza biglietto

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Napoli. Parte il primo ottobre la nuova controlleria Anm. Più di 100 controllori affiancati da squadre di agenti di polizia municipale (una per ogni coppia di dipendenti Anm in servizio) per stanare i furbetti senza biglietto a bordo di bus, metropolitane, funicolari. Il personale di controllo dei mezzi su gomma e ferro viene così unificato in una sola struttura: i lavoratori saranno dotati di tablet entro la fine dell’anno per comunicare in tempo reale le multe elevate ai trasgressori e fornire informazioni anche sul lavoro svolto alla centrale operativa. I tecnici lavorano in questi giorni all’installazione del sistema informatico che connetterà tablet e informazioni. La raccolta continua di dati, resa possibile dall’elaboratore elettronico che è in corso di montaggio in queste ore, consentirà anche il monitoraggio dei livelli di evasione riscontrabili su ogni singola linea. La municipalizzata dei trasporti prova a cambiare volto e affronta il nodo più problematico del suo bilancio: l’evasione tariffaria. Un progetto voluto fortemente dal nuovo amministratore unico, Ciro Maglione, per razionalizzare, incrementare i controlli, puntare a ottenere maggiori introiti. I turni saranno organizzati per avere una maggiore copertura, seguendo un planning dettagliato con numero di vetture, passeggeri, linee da controllare. Allo studio le tratte più colpite dall’evasione. Si organizzeranno task force e attività mirate concentrando più squadre e chiedendo, se necessario, l’intervento di altre forze di polizia. Lo scorso anno un simile programma antievasione fu messo in campo in via sperimentale per qualche mese e i risultati furono eccellenti. Per questo anche la polizia locale si dice favorevole all’iniziativa. Gli agenti saranno pagati direttamente dall’Anm e nascerà un servizio di controllo aggiuntivo sui mezzi pubblici, finora mai esistito in maniera strutturale. Si attende una delibera nelle prossime settimane che stabilirà quanti agenti saranno impegnati nel servizio. Il bilancio del piano sarà fatto a sei mesi dall’inizio ma i risultati si potranno toccare con mano fin dai primi 30 giorni di attività. Ma se la polizia municipale si prepara a organizzare un nuovo servizio, i sindacati non sembrano favorevoli all’iniziativa: due convocazioni dell’azienda con la presentazione del programma sono andate deserte. Intanto dal primo ottobre cambiano i turni del personale in servizio su metropolitane e funicolari e cambiano gli orari di chiusura nel weekend, previste corse aggiuntive nel fine settimana. Dal lunedì al venerdì la linea 1 della metropolitana chiuderà come sempre alle 23. Garantita invece l’apertura il sabato fino alle 2,15 di notte. La funicolare di Mergellina chiuderà alle 22 dal lunedì al venerdì ma il sabato chiuderà alle 14,10, in sostituzione sarà attivato un servizio di navetta. Tutte le altre funicolari chiuderanno alle 22, anche nel fine settimana. La chiusura di Mergellina garantisce, secondo il piano aziendale, il prolungamento serale del sabato in una delle funicolari del Vomero. Altro personale è previsto per la sicurezza nelle stazioni, il controllo antievasione e supporterà il servizio nella stazione della metro Garibaldi, più affollata soprattutto nel fine settimana. Il cambio turni è stato organizzato sul servizio ordinario, in modo da non prevedere il pagamento dello straordinario, vista la difficoltà finanziaria in cui versa l’azienda. Il programma non è piaciuto ai sindacati che ora promettono battaglia. (Tiziana Cozzi – la Repubblica)

L’Inter stasera a Bologna cerca la quinta vittoria. Spalletti: «Non si vive di rendita»

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Dopo quattro vittorie consecutive viene quasi spontaneo pensare che l’Inter centri stasera a Bologna la quinta. Ma è proprio questa semplice teoria che Spalletti contesta. «Ora si dà tutto per scontato, si dice che bisogna fare 5-6 vittorie di seguito. Ma in questo gioco non si vive di rendita. Non siamo ancora così collaudati da inserire il pilota automatico in certe partite». Spalletti è un martello, non molla un centimetro e soprattutto non si fida di un campionato già spaccato in due, con le forti a far le gradasse e le piccole a subire. Le prime cinque in classifica (Napoli, Juve, Inter, Lazio e Milan) hanno ceduto un solo punto contro i club di bassa classifica (la Lazio che ha pareggiato all’esordio con la Spal), mentre le ultime cinque (Genoa, Sassuolo, Crotone, Verona e Benevento) hanno conquistato in totale appena 4 punti. I numeri confermano, la serie A è divisa in modo netto, l’Inter sta davanti a punteggio pieno e stasera potrebbe restare in vetta da sola, in attesa poi delle risposte di Juventus e Napoli. Il tecnico fa attenzione a trasmettere equilibro, senza sminuire i risultati e il primo posto nerazzurro, provvisorio sì ma pure meritato. «La depressione azzera la personalità, ma l’eccessiva euforia fa perdere ogni misura, bisogna starci attenti», è l’ammonimento a un ambiente che si carica con facilità e si abbatte con altrettanta velocità. L’Inter un’identità ce l’ha, ben precisa. Punti fermi tanti, cambi di formazione pochi e soprattutto la capacità di vivere fino in fondo le partite. Non è un caso se delle 10 reti segnate finora ben 6 sono arrivate negli ultimi 15 minuti. Segno che la squadra di Spalletti cerca fino all’ultimo la vittoria, senza accontentarsi. Bologna è snodo fondamentale, non solo per eguagliare la striscia di 5 vittorie di fila colte da Mancini nella stagione 2015-16, ma soprattutto per testare la tenuta di una squadra, «non ancora grande, ma con la testa solida», come sottolineato proprio da Spalletti dopo Crotone. E ha anche una difesa ermetica, la migliore del campionato, con una sola rete incassata. Tutti primati, forse ingannevoli, comunque messi insieme nell’estate che va finendo e sarà ricordata per aver riabilitato l’Inter. Aspettando gli scontri diretti futuri «che se vinti possono darti qualcosa in più a livello di entusiasmo», oggi va colta la chance di Bologna, dove l’Inter ritroverà da avversario Palacio, a segno domenica a Firenze e già fondamentale nei meccanismi di Donadoni. Da sfruttare anche la tradizione: negli ultimi 11 confronti in casa i rossoblù hanno ottenuto appena due pari con i nerazzurri. L’anno scorso fu il primo centro di Gabigol a regalare la vittoria, stasera però l’Inter punta su Icardi, non pervenuto a Crotone. «Dentro l’area Mauro è un giocatore impossibile, serpentesco, ma se viene a palleggiare qualche volta in più con i centrocampisti può migliorare ». E aiutare un reparto in cui ci si aspetta qualche novità di formazione e qualche gol in più, perché l’unico resta quello di Vecino a Roma. (Guido De Carolis – Corriere della Sera)

 

Pellegri, il 16enne che fa piangere il papà in panchina. Segna due gol alla Lazio. Ora lo vogliono Juve, Inter e Milan

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Ci sono campioni, ovviamente brasiliani, scoperti da illuminati talent scout mentre facevano magie sulla sabbia di Copacabana: un classico. Ce n’è uno, naturalmente italiano, anzi ligure, che ha colpito gli osservatori palleggiando su un’altra spiaggia molto più nostra e molto meno nota, quella di Pegli. Lo hanno visto, si stava divertendo con gli amici, era un bambino di 8 anni, li ha impressionati: vieni al Genoa, gli hanno detto. Ci è andato di corsa, a quel tempo la sua squadra era la Pegliese ma era un grande tifoso rossoblù. Così è cominciata l’avventura genoana di Pietro Pellegri, il nuovo fenomeno del gol. Le società cercano potenziali campioni in ogni angolo del mondo, lui ha trovato il club dei sogni a 500 metri da casa. Anche meno. Pietro ha stabilito ogni record di precocità: il più giovane a esordire in serie A assieme al romanista Amedeo Amadei, il cui primato (15 anni e 280 giorni) resisteva dal 1937, e il più giovane a segnare una doppietta, la prima di un «millennial». È successo contro la Lazio, domenica. Quando ha realizzato la seconda rete il papà è scoppiato a piangere e tutto il mondo ha visto. Già, impossibile non accorgersene visto che Marco, 53 anni (il 64 sulla maglia è dedicato a lui), era seduto in panchina, a pochi metri dal figlio che esultava sotto la curva. Lui è il team manager, la sua carriera dirigenziale è cominciata prima di quella calcistica del figlio, per anni ha lavorato con i giovani poi l’allenatore Juric lo ha voluto accanto a sé. «Questo non è un sogno, ma molto di più. Già l’esordio era stato incredibile, stavolta si è andati oltre. Fin da bambino gli dicevo che sarebbe successo, non per scherzare o per incoraggiarlo ma perché ci credevo». Se vedi papà e figlio, se ascolti ciò che dicono, ti sembra che il mondo si sia capovolto: il ragazzino è freddo, serio, quasi professionale; l’adulto si commuove, si scioglie. Luca Barabino, che per nove anni e fino a pochi mesi fa ha seguito e sostenuto i giovani del Genoa, sostiene che Pietro sia sempre stato così: «Ha giocato fin da bambino sotto età e non ha mai avuto paura». Un po’ per quel fisico da marcantonio che si ritrova (supera il metro e novanta), un po’ per una certa beata sfrontatezza da sedicenne. «Visto come ha guardato duro De Vrij, un difensore di livello internazionale? Ecco, lui è questo». C’è chi sostiene che somigli a Vieri, il padre racconta: «Il suo idolo è Ibrahimovic, per il ruolo, ma è un genoano vero e il suo modello indiscusso era e rimane Marco Rossi, l’ultima nostra bandiera». Chissà come la prenderà il ragazzo, ora che l’Italia che conta — e paga — guarda a lui: la Juve, l’Inter, soprattutto il Milan. Lo convincerà Riso, il suo procuratore (perché un procuratore ovviamente ce l’ha già), a mollare i colori amati? Pellegri è l’emblema di un settore giovanile che ha scoperto tanti talenti attorno a sé, in Liguria. «Perché qui il bacino di utenza è quello che è e le società che ci lavorano, le concorrenti, sono tante: la Samp, l’Entella. Perciò li prendiamo da bambini», racconta Michele Sbravati, il direttore tecnico. El Shaarawy è stato individuato a Legino, in provincia di Savona, e l’altro millennial d’oro Salcedo a Sestri Ponente. Sotto la gestione Preziosi, in dodici anni, il club rossoblù ha prodotto 96 professionisti, e oggi proprio Pellegri e Salcedo rappresentano un valore aggiunto nella trattativa per la cessione del club. Già: non è Copacabana, ma anche a Pegli si può scoprire un tesoro. (Stefano Agresti – Corriere della Sera)

Caso Orlandi. La replica dell’arcivescovo Angelo Becciu: «Documento falso, ridicolo e mai visto. Nulla da occultare»

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Il sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede, Angelo Becciu, durante la presentazione del libro "Francesco il Papa americano'', Roma, 19 giugno 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

«Il documento è un falso, questo è chiaro, per stile e contenuto». L’arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana, parla in tono pacato, scandendo le parole una ad una. Vi preoccupa la possibilità di una nuova stagione di dossier e veleni? «No, non c’è preoccupazione e non abbiamo nulla da nascondere. Non so cosa si proponesse chi lo ha prefabbricato, ma la falsità è palese. Andiamo avanti sereni. Dispiace, certo, per questo accanimento contro la Santa Sede e soprattutto perché così si finisce con l’infierire, con notizie infondate e novità illusorie, sulla famiglia e il suo dolore». Oltretevere, attraverso il portavoce Greg Burke, lo avevano del resto detto fin da ieri mattina: la documentazione sul caso Orlandi «è falsa e ridicola». Verso sera il Vaticano ha diffuso una nota secca: «Per il lancio di un libro d’imminente uscita, questa mattina due quotidiani italiani hanno pubblicato un presunto documento della Santa Sede che attesterebbe l’avvenuto pagamento di ingenti somme, da parte del Vaticano, per gestire la permanenza fuori Italia di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. La Segreteria di Stato smentisce con fermezza l’autenticità del documento e dichiara del tutto false e prive di fondamento le notizie in esso contenute». E ancora: «Soprattutto rattrista che con queste false pubblicazioni, che tra l’altro ledono l’onore della Santa Sede, si riacutizzi il dolore immenso della famiglia Orlandi, alla quale la Segreteria di Stato ribadisce la sua partecipe solidarietà». L’arcivescovo Becciu sospira: «C’è poco da dire, è falso e basta. Un falso strano, tra l’altro, basta vedere lo stile». In effetti la forma colpisce. L’intestazione, anzitutto. «Sua Riverita Eccellenza» suona goffo, oltre che errato, come un’imitazione maldestra delle formule di cortesia ecclesiastiche. Nel linguaggio formale, semmai, si scriverebbe «Sua Eccellenza Reverendissima» e in Vaticano neppure l’ultimo dei minutanti commetterebbe un errore così buffo, figurarsi un cardinale. E passi che il nome di uno dei due pretesi destinatari, l’arcivescovo e ora cardinale Tauran, sia scritto sbagliato, Jean «Luis», alla spagnola, anziché Jean-Louis. C’è anche la faccenda dell’italiano, perché è difficile pensare che nella prosa di un cardinale (e fine diplomatico, per sette anni nunzio a Parigi) compaiano espressioni come «gli agenti di supporto» o «stante il divieto postomi», per non parlare del misterioso «Commando 1» che ancora nel marzo ‘98 sarebbe stato guidato dal Segretario di Stato Emerito Agostino Casaroli, morto di lì a tre mesi. Nel frattempo (2013) è morto pure il presunto autore, il cardinale Lorenzo Antonetti, la cui firma non compare peraltro da nessuna parte. Del resto, fanno notare in Vaticano, come si può pensare che se una cosa simile fosse vera sarebbe stata messa nero su bianco, con tanto di nota spese? Il cardinale Re, allora Sostituto in Segreteria di Stato e indicato come l’altro destinatario della documentazione, taglia corto: «Non ho mai visto quel documento né ho mai ricevuto alcuna rendicontazione su eventuali spese effettuate per il caso di Emanuela Orlandi». Monsignor Becciu lo aveva già detto pochi mesi fa, quando la famiglia di Emanuela aveva chiesto alla Santa Sede di rendere pubblico un «dossier segreto» sul caso: «Non c’è nulla di segreto, non esiste niente di simile». Il Vaticano è a conoscenza di nuove piste? «Magari lo fossimo. Non avremmo esitato un attimo a suggerirle, e non solo adesso ma fin da subito. Non c’era e non c’è nulla da nascondere, il Vaticano ha collaborato fin dall’inizio, sospettare il contrario significherebbe negare la realtà dei fatti. Tutto ciò che avevamo lo abbiamo condiviso fin da allora con gli inquirenti italiani che stavano conducendo l’indagine». (Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera)

Castel San Giorgio. Caterina forse è stata ammazzata. Svolta clamorosa nelle indagini sulla donna scomparsa un anno fa

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Svolta nelle indagini per ritrovare Caterina Perozziello, la 74enne di Castel San Giorgio scomparsa nel nulla il 17 settembre dello scorso anno. A 12 mesi di distanza da quel giorno continuano senza sosta le ricerche in tutta la zona adiacente la città al confine tra l’Agro e la Valle dell’Irno per risalire alla donna sparita in circostanze misteriose. Da allora i familiari non hanno più sue notizie. Si è sempre parlato di un allontanamento volontario, ma i carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino, agli ordini del capitano Alessandro Cisternino, negli ultimi mesi stanno battendo anche un’altra pista: quella dell’omicidio. Non è escluso, infatti, che la Perozziello si sia potuta allontanare con persone di sua conoscenza e che, successivamente, sia morta per mano di qualcuno. Una tesi che ha preso corpo con l’attività di intelligence portata avanti negli ultimi mesi dai militari che continuano a setacciare il territorio per dare una risposta ai familiari. A breve sono attese novità dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, titolare del fascicolo sul caso avvenuto nella frazione Lanzara. I vertici della magistratura, dopo aver ricevuto i primi dossier dai carabinieri, potrebbero dare un’accelerata all’indagine. Non si sono fermate nemmeno le ricerche dei gruppi di volontari della Protezione Civile del comprensorio della Valle dell’Orco che, infatti, dal 17 settembre del 2016 hanno sempre cercato la donna lungo le strade ferrate e i fiumi della zona. Della vicenda si è anche occupata il programma tv della Rai “Chi l’ha visto?”, che ha dato maggiore impulso alla comunità di Castel San Giorgio per ritrovare la 74enne, che pare davvero essere sparita nel nulla. La famiglia resta preoccupata che le possa accaduto qualcosa di grave, visto che la donna della frazione di Lanzara è affetta di perdita della memoria. «Siamo a un punto morto nelle ricerche, non sappiamo più a cosa e a chi appellarci», aveva ripetuto ai giornalisti della tv di Stato Angelo Perozziello, il nipote della donna che guida le ricerche sin dal primo giorno. I carabinieri e i Vigili del fuoco hanno controllato il territorio impiegando anche i cani molecolari. Ma nessuna buona notizia è arrivata fino a ora. Da quella maledetta sera del 17 settembre, quando si accorse che le mancava l’ombrello lasciato dal fornaio di fiducia, la signora Perozziello non è più tornata a casa dai suoi parenti. Le ipotesi per gli inquirenti sono tre: quella del malore, un probabile investimento in strada o l’omicidio avvenuto per mano di qualcuno che la conosceva. (La Città)

Cava de’ Tirreni. Cambiano il lucchetto all’Eremo di San Martino per impedire l’accesso. Il parroco interviene

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Cava de’ Tirreni. Provano illecitamente a interdire l’accesso all’Eremo di San Martino, ma ci pensa il parroco a risolvere la situazione. Nei giorni scorsi ignoti, inspiegabilmente, hanno cambiato il lucchetto della catena d’accesso al sentiero che conduce allo storico sito religioso: un gesto sospetto che, casualmente, si è verificato a ridosso dell’importante appuntamento di domani in consiglio comunale quando finalmente l’annosa questione della strada verrà portata all’attenzione dell’assise cittadina per risolvere, ci si augura, il problema dell’accesso pubblico all’Eremo. A dare notizia del cambio di lucchetto è stato proprio il parroco responsabile della gestione dell’Eremo, don Francesco Della Monica, da tempo impegnato in un complesso confronto con l’amministrazione per cercare di venire a capo del problema della strada. Don Francesco, tramite una foto condivisa via social network e un messaggio ironico, ha fatto sapere di aver risolto autonomamente la situazione lucchetto ma resta decisiva la discussione in consiglio comunale prevista per domani. «Dopo la strana visita dei ladri di qualche mese fa – ha scritto don Francesco – ora così all’improvviso, di punto in bianco, qualcuno ha cambiato abusivamente il lucchetto tentando di impedire l’accesso all’Eremo. Chi sarà stato il “simpatico” di turno che voleva interdire abusivamente la salita? Comunque, a prescindere da tutto e tutti, la “simpatia” è stata già risolta». Non è la prima volta che l’Eremo diventa oggetto di episodi sospetti come quest’ultimo. Tra maggio e giugno – a due anni dalla riapertura del sito oggetto di un parziale ma importante lavoro di restauro che attende ulteriori finanziamenti per essere ultimato – ignoti avevano avuto accesso alla struttura portando via le caditoie in rame, le discese pluviali e seicento metri di filo elettrico installato dai volontari del posto per permettere a quanti fedeli si recassero all’Eremo di poter percorrere il sentiero anche durante la sera. Lo scorso luglio, invece, erano state portate via due piante di cycas dall’ingresso dell’Eremo e un tavolo di legno realizzato dai fedeli sul quale poter poggiare la statua di san Martino. «Due furti un po’ particolari», li aveva definiti, in quell’occasione, don Francesco Della Monica che aveva chiesto all’amministrazione maggior attenzione per garantire più sicurezza ai residenti di località San Martino. Insomma, il sospetto che furti, atti vandalici e accessibilità pubblica all’Eremo siano collegati è forte. Maggiore chiarezza verrà fatta sicuramente domani in consiglio comunale quando sarà sottoposta a votazione la classificazione definitiva della strada quale strada vicinale ad uso pubblico (una strada cioè di proprietà privata ma soggetta a pubblico transito perché conduce a un luogo pubblico di interesse generale). (Giuseppe Ferrara – La Città)

Vietri sul Mare. Il sindaco Francesco Benincasa sfida la minoranza: «Ignora l’abc della politica»

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Il sindaco Francesco Benincasa replica senza mezze misure alla mozione di sfiducia presentata dalla minoranza: «Con la mozione – si legge nella nota del primo cittadino – la minoranza consiliare di Vietri sul Mare ha dimostrato, ancora una volta, di non conoscere l’abc dell’agire politico. Le democrazie e le maggioranze si basano sui numeri, per cui cinque unità non possono sfiduciare una componente di otto unità che attualmente forma la maggioranza consiliare vietrese. La minoranza dimostra con la propria richiesta di non essere nemmeno in grado di effettuare le più elementari operazioni di matematica. Gli “apprendisti politici” si propongono di amministrare un paese complesso, come Vietri sul Mare, senza conoscere le regole fondanti delle norme amministrative». Benincasa aggiunge: «Basta leggere la mozione di sfiducia e ci si rende conto che è basata sul nulla in quanto, contrariamente a quanto sostenuto dagli “apprendisti politici”, il bilancio del Comune di Vietri sul Mare è solido, come più volte dichiarato anche in Consiglio comunale, dalla responsabile dei servizi finanziari e come si evince dai pareri resi dal Revisore dei Conti». Poi una stoccata “ai fuoriusciti dalla maggioranza: «Tutto questo è ben noto anche agli ex assessori Antonietta Raimondi e Mario Pagano che, sottoscrivendo quell’atto, hanno sconfessato loro stessi e l’attività da essi svolta fino a dicembre 2016, autodefinendosi “incapaci di accertare e recuperare i tributi”. Basti pensare che, ad oggi, ci sono un saldo attivo e una disponibilità di cassa alla tesoreria comunale di 1.289.020,05 euro e che gli uffici stanno predisponendo l’accensione di un mutuo di 220.000 euro per opere pubbliche sul territorio vietrese». La chiusura del sindaco è con un’altra accusa: «È del tutto singolare e addirittura paradossale che la richiesta di rispetto del mandato elettorale ricevuto dai cittadini sia avanzata da consiglieri comunali come Raimondi, Scannapieco e Pagano che hanno palesemente tradito la maggioranza e il mandato ricevuto, violando anche l’accordo post elettorale sottoscritto con gli stessi colleghi consiglieri comunali di maggioranza: eletti dai cittadini vietresi per amministrare con il sindaco Benincasa, infatti, si sono trasformati in fieri oppositori dello stesso al momento della revoca della carica assessoriale. Questa minoranza, pertanto, farebbe bene a dichiarare il proprio fallimento politico e a rappresentare le proprie dimissioni da consiglieri comunali». (Antonio Di Giovanni – La Città)

Salerno. Festa per il ritorno della statua di San Matteo in Comune. De Luca: «Bisogna ripristinare la tradizione»

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Salerno. Sono quasi le 18 quando con cura amorevole i portatori imballano la statua di San Matteo in uno scatolone che sarà di lì a poco caricato su un camioncino. È la scena finale di una lunga giornata che passerà alle cronache cittadine come quella della riconquistata pax tra l’Amministrazione cittadina e la Curia, simboleggiata dall’ingresso dell’effige dell’Evangelista all’interno del Comune. Una sosta lunga, iniziata con breve corteo, e culminata con la benedizione di monsignor Luigi Moretti. Ad accompagnare il Patrono c’era, oltre l’arcivescovo, anche don Michele Pecoraro, parroco del Duomo e gran tessitore della tela diplomatica che ha portato alla ritrovata armonia. A fare gli onori di casa il sindaco Vincenzo Napoli, gran parte degli assessori e un nutrito gruppo di consiglieri comunali, tra gli ospiti anche il cardinale Martino, il questore e il viceprefetto vicario. «San Matteo simbolo identitario entra a casa sua, nella casa di tutti i cittadini con l’opportuno omaggio», è il messaggio del primo cittadino. «In questo palazzo Salerno ha tenuto a battesimo la democrazia italiana – continua Napoli – questo è un luogo di alta partecipazione e inclusione che fa barriera contro il malaffare e contro ogni tipo di criminalità». Particolarmente soddisfatto Monsignor Moretti, il primo ad aver avuto – in tempi di veleni – l’idea di sopperire alla sosta durante la processione con una visita del Santo in un giorno dedicato. «Si trattava di trovare una modalità propria. Ora – ribadisce più volte – sono contento. Da parte mia non ci sono state né guerre né polemiche, il discorso era che la parte religiosa dovesse svolgersi nelle modalità proprie. Se poi c’è anche una dimensione comunitaria, allora ben venga». Probabilmente, tra i più emozionati della giornata c’era il signor Lucio Figliolia, orgogliosamente responsabile del Gonfalone del Comune (che ha disegnata l’immagine dell’apostolo) e portatore di San Fortunato da quasi 40 anni. Il signor Lucio, che sta allenando il figlio per succedergli nella paranza, non riesce a nascondere la commozione nonostante la fatica nel portare il simbolo della città. «San Matteo è tornato a casa sua dopo tante polemiche, siamo colmi di orgoglio», è il suo commento. Una giornata di unità e riconciliazione alla quale hanno partecipato anche tanti cittadini, molti dei quali non hanno resistito a un selfie con la statua. Tra loro la signora Mayumi Buma, di nazionalità cinese, ma da un anno e 4 mesi vive a Salerno perché si è invaghita della città. Per lei la cerimonia è stata un evento quasi stupefacente. Era incredibilmente entusiasta, tanto che si è voluta avvicinare al sindaco per fargli i complimenti. «Sono tifosa della Salernitana, ora ho conosciuto anche San Matteo, la vostra città è bellissima», gli ha detto. «Finalmente la guerra fredda tra russi e americani è finita», è la battuta del signor Matteo Vitale, alla quale fa eco Vincenzo Peluso: «Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio: San Matteo deve ritornare al Comune durante la processione». Entusiasta anche la signora Giuseppina Di Nardo, quasi sollevata per il ritorno di una tradizione che, da ex segretaria comunale, le stava particolarmente a cuore. «Quando passava la statua correvo fuori ad accoglierla. Era un segno propiziatorio al quale è stato doloroso dover rinunciare». Anche per la più giovane Marina Brunetti «era ora che questa dicotomia tra potere temporale e spirituale di sapore medievale finisse». E, a proposito di polemiche, nel pomeriggio anche il governatore Vincenzo De Luca è arrivato a omaggiare il Patrono accolto dal sindaco e da alcuni assessori (qualcuno assente di mattina). «Considero questa una scelta bella che ci fa recuperare il senso di unità per tutta la comunità salernitana e che io leggo – rilancia – come il primo passo per il ripristino della tradizione che vedeva entrare la statua nell’atrio del Comune durante la processione. Salerno è l’unico Comune d’Italia dove sia stata collocata l’immagine del santo protettore». Il riferimento è alla vetrata dove, ricorda De Luca, «c’erano dei vetri anonimi e noi decidemmo di far collocare l’immagine di San Matteo. Ripristineremo quella bella tradizione». E sulla processione chiosa: «Se non avrò impegni ci sarò, ma ho espresso già sia il mio omaggio al Santo protettore, sia il mio apprezzamento per la scelta del vescovo sia il mio legame indistruttibile con questo simbolo che non è solo religioso, ma di umanità valori e cultura». (Eleonora Tedesco – La Città)

Salerno. Estate orribile per gli inquilini del civico 1 di via Pertini. Ben cinque furti nel palazzo del centro storico

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Salerno. Questa estate sarà indimenticabile per molti cittadini del centro storico che si sono ritrovati la propria casa svaligiata dai ladri. I topi d’appartamento hanno messo a segno una serie di colpi, prima negli appartamenti dei palazzi di Canalone e di via Monti; quindi in quelli del palazzone di via Pertini. Quasi come se fosse un percorso che parte dall’alto del Centro antico e finisce al porto, i primi furti sono stati realizzati nel mese di giugno, tutti concentrati nella stessa zona. Poi, non è chiaro se per un disegno di un’unica banda criminale o se per una tragica casualità, i ladri si non concentrati sulle case dei condomini del civico 1 di via Pertini. In poco più di un mese, per cinque volte, gli ospiti più indesiderati hanno violato le case e le vite dei condomini dello stabile. In tutti i casi di mattina e senza alcun bisogno di scassinare la porta che i condomini hanno puntualmente trovato richiusa come se nulla – in apparenza – fosse accaduto. Ed è ancora scossa quando ricorda l’accaduto la signora Annamaria Scannapiecoro, da anni residente al primo piano. «La casa era stata vuota per qualche ora perché avevo accompagnato mio marito in ospedale», racconta seduta al tavolo del salotto. «Mia figlia stava rientrando dal lavoro, è uscita dall’ascensore e ha visto di spalle tre uomini dalla stazza imponente che uscivano da casa nostra chiudendosi la porta alle spalle. Lei ha urlato. Loro sono scesi giù per le scale e si sono volatilizzati. Nemmeno la signora che è uscita sul pianerottolo è riuscita a vederli». A quel punto la figlia della signora ha chiamato la polizia ed è rientrata scortata dagli agenti. «La scena era orribile. Era tutto sottosopra», continua la signora. «Sono ancora distrutta – spiega – perché mi hanno portato via degli oggetti ai quali ero particolarmente legata, ma ciò che più mi tormenta è sapere che mia figlia ha rischiato che le potesse succedere qualcosa di terribile. Per fortuna quel giorno è arrivata a casa in ritardo, altrimenti li avrebbe trovati ancora dentro. È la seconda volta che ci capita un’esperienza del genere – conclude la signora – ma l’atra volta, probabilmente, si trattava di persone che conoscevano le nostre abitudini e andarono mirati, senza sconvolgere la casa. Questa volta è stato molto peggio». Stessa esperienza traumatica quella vissuta da un’altra inquilina del palazzo, una signora anziana che ha avuto l’unica colpa di essersi allontanata qualche ora con la sua badante per una passeggiata nella vicina Villa comunale. Anche in questo caso i ladri sono entrati aprendo facilmente la porta e hanno portato via tutti i soldi che la signora conservava in casa. Non si è trattato di qualche spicciolo dal momento che la signora custodiva in casa quasi tutti i contanti che aveva a disposizione. Brutta esperienza anche quella capitata alla famiglia dell’avvocato Filiberto Pasca che abita al civico uno di via Pertini. «In quei giorni d’estate – racconta l’avvocato Pasca – non eravamo del tutto assenti da casa perché spesso mi capitava di passare per vari motivi. È capitato, però, che per un giorno non mi fossi fermato e quando sono rientrato ho scoperto che avevamo ricevuto visite poco gradite. La porta era stata aperta senza bisogno di scassinarla e richiusa anche con le mandate visto che hanno rubato anche le chiavi di mia moglie. Hanno tentato di scassinare la cassaforte, probabilmente con una fiamma perché c’era puzza di bruciato, ma non ci sono riusciti. Per il resto – continua – hanno agito con “metodo”: non c’era caos e tutta la biancheria era sistemata sul letto matrimoniale o nella culla del bambino e i corridoi erano liberi». Il bottino dei ladri, in questo caso, non è stato ingente. «Hanno preso solo poche cose e non di valore, la vera scocciatura è stata dover rifare la porta, lavare e mettere a posto di nuovo tutto». (Eleonora Tedesco – La Città)

Legata e violentata nel centro di Roma, a Villa Borghese. La vittima è una tedesca 57enne che viveva per strada

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Fra i resti del suo giaciglio c’è anche un saggio del sociologo del Bronx Jerry Mander. Fa una certa impressione vedere quelle pagine sul fallimento della tecnologia e della televisione di fianco a ricevute di acquisti online di vestiti, buste di plastica piene di biancheria, una padella legata a un albero. Qui viveva l’ultima vittima di una violenza sessuale a Roma. Dopo i casi di una baby sitter finlandese a Castro Pretorio, vicino alla stazione Termini, e di una turista belga sulla scalinata dell’Ara Coeli, accanto al Campidoglio, anche questa è avvenuta in un luogo non appartato, né abbandonato: nel cuore di Villa Borghese, accanto alle auto che sfrecciano sul Muro Torto e a due passi da uno dei più frequentati parcheggi per pullman turistici, nonché dall’esclusivo liceo francese Chateaubriand, dalla sede del Cnel e da piazzale Flaminio. All’una di domenica notte una clochard tedesca di 57 anni, a Roma da sei mesi, è stata aggredita su quel giaciglio, picchiata, violentata, legata con un paio di fascette e ancora abusata, con un foulard premuto sulla bocca affinché nessuno udisse le sue urla. E nessuno è infatti intervenuto, se non un tassista di 30 anni che se l’è ritrovata davanti, fra piazzale Paolina Borghese e viale Washington. «È sbucata dalle siepi, l’ho illuminata con i fari: era nuda, aveva le mani legate. Era sotto choc, si lamentava. Ma soprattutto aveva freddo», racconta l’autista, che ha poi chiamato un’ambulanza. Lo stupro è stato confermato dai medici del Santo Spirito dove la cinquantasettenne è ricoverata in osservazione. La Squadra mobile ha interrogato alcuni clochard che dormono e si ubriacano sempre a Villa Borghese, nella zona del Galoppatoio, dove sei anni fa è stata violentata una turista americana. Forse fra loro c’è anche «l’uomo bianco» — come lo ha descritto la vittima — autore dell’aggressione. Dovrebbe essere un ventenne, forse polacco (anche se parlava in italiano) sempre a sentire la vittima, rapinata di 40 euro. È possibile che l’avesse incontrato prima dell’aggressione. «Mi è saltato addosso e mi ha violentata una prima volta, ma sono riuscita a sfuggirgli — è il suo racconto — Allora mi ha afferrato per i capelli, picchiato, trascinato a terra e legato le mani per bloccarmi. Mi ha violentato ancora. Poi è andato via. Ho preso un coltello che tenevo fra le mie cose e ho tentato di liberarmi, di tagliare le fascette. Mi sono messa a correre nel bosco». Un incubo. La Scientifica avrebbe trovato su quel prato fazzoletti e altri elementi dai quali ricavare il Dna del violentatore. Acquisiti i filmati della videosorveglianza, da piazzale Flaminio a piazzale Brasile (via Veneto), compresi quelli dell’accesso ztl di piazzale Borghese. Il giovane potrebbe avere le ore contate, sebbene agli investigatori servano altre informazioni. Ascoltare la donna, che ha problemi psicologici, non sarà facile. Nel parco viveva sola, in disparte dagli altri clochard: di giorno leggeva e chiedeva l’elemosina, poi si rintanava in una zona che credeva — sperava — sicura. Nel centro di una capitale «allo sbando, insicura per chiunque», attacca Barbara Saltamartini, vice capogruppo alla Camera della Lega Ncs, mentre per il leader del Carroccio Matteo Salvini «è una vera e propria epidemia. Galera e castrazione chimica». E se la sindaca Virginia Raggi condanna «l’ennesimo atto mostruoso, ignobile e inaccettabile che non deve restare impunito», la presidente dem della commissione del Senato contro il femminicidio, Francesca Puglisi, sottolinea come «sempre più donne sono vittime della scarsa vigilanza nelle zone urbane». E proprio di un aumento delle telecamere si parlerà in settimana in Prefettura. (Rinaldo Frignani – Corriere della Sera)

San Gennaro negli Usa con la consueta “Feast”. Dal 1926 a New York si commemora il patrono di Napoli

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San Gennaro non ha davvero confini. Non tutti sono al corrente che negli Stati Uniti, precisamente nel quartiere Little Italy di New York, si celebra abitualmente “The Feast of San Gennaro”. La celebrazione, che ha preso il via lo scorso 14 settembre per terminare domenica 24, si tiene ininterrottamente dal 1926. Il cuore della manifestazione è Mulberry Street, via nella quale alcuni immigrati napoletani fecero costruire una piccola cappella sulla strada, la quale raffigurava proprio San Gennaro. Gli obiettivi erano molteplici: innanzitutto raccogliere offerte da distribuire agli abitanti più poveri del quartiere, oltre a sostenere la devozione popolare e, infine, combattere la nostalgia per la terra natia affidandosi al Santo Patrono della Città, simbolo per eccellenza di Napoli. La “Feast” americana dura, come da tradizione, 11 giorni. Durante questo periodo Mulberry Street viene chiusa al traffico per consentire l’importante afflusso di visitatori. All’interno dello spazio espositivo sono presenti numerose bancarelle che vendono prodotti alimentari tipici italiani, come le salsicce o le zeppole. Gli organizzatori propongono, inoltre, un ricco carnet di eventi, con competizioni culinarie e parate. L’ultimo sabato della festa, alle 14, si tiene tradizionalmente una Santa Messa, ospitata all’interno della Church of the Most Precious Blood, seguita da una processione religiosa, che attira sempre un gran numero di fedeli e turisti. Sono varie le pellicole nelle quali è stata rappresentata “The Feast of San Gennaro”. In particolare meritano una citazione “Il Padrino – parte III” di Francis Ford Coppola e “Mean Streets”, realizzato da Martin Scorsese. Sia Coppola che Scorsese hanno infatti origini italiane: i nonni di Coppola erano emigranti originari di Matera, mentre quelli di Scorsese erano siciliani. Proprio nel suo “Mean Streets”, film con un giovane Robert De Niro, la celebrazione fa da cornice a vari eventi, mostrando uno splendido spaccato della cultura italo-americana. San Gennaro, dunque, è in grado di unire continenti differenti. (la Repubblica)

Penisola sorrentina, allarme ambiente. Regione prepara legge che elimina ultimi intoppi per intervenire sul paesaggio

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Sull’argomento riportiamo un interessante articolo di Giuseppe Guida pubblicato sul quotidiano “la Repubblica”

 

«Per decenni la politica ha completamente dimenticato l’ambiente». Così si è espresso (come se il fatto non fosse suo) il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, in un articolo su “La Repubblica” di qualche giorno fa. Visto il pulpito, l’espressione potrebbe destare meraviglia e sarcasmo ma, guardando quello che sta accadendo agli equilibri del territorio italiano, genera solamente sconforto. C’è un altro dettaglio che però non può sfuggire: la frase del ministro esprime un falso. Non è vero, cioè, che la politica si è completamente dimenticata dell’ambiente. Se ne è ricordata eccome, e con pazienza certosina, in particolare negli ultimi trent’anni, ha consentito la più ampia manomissione di risorse (quali ambiente, territorio, paesaggio, termini non sempre sinonimi…) non riproducibili. Lo ha fatto, al di là dei principi costituzionali e al di là di leggi di principio, con gli organi periferici dello Stato: Regioni e Comuni in testa, cui è stata delegata una materia per governare per la quale non hanno la solidità, la capacità e il buonsenso. In particolare, dopo aver saccheggiato e consentito una crescita disordinata dei paesaggi più “ordinari”, si è proceduto con il mettere mano alla demolizione delle tutele delle molto più appetibili aree di pregio, dove, proprio grazie ai vincoli paesaggistici, i valori immobiliari danno ancora senso all’investimento e rendono possibile prendersi pure qualche rischio di tipo amministrativo e politico. Visto il contesto, si potrebbero fare decine di esempi di modifica delle regole paesaggistiche ed urbanistiche finalizzate ad un approccio speculativo e predatorio al governo del territorio. Tuttavia basta farne uno, per capire in che dimensione si muovono gli enti regionali e i comuni in cerca di consenso e danaro per le loro casse: il caso del Piano urbanistico territoriale della Penisola Sorrentino-Amalfitana (Put). È bene ricordare che si tratta di un piano paesaggistico già ampiamente manomesso. Contrariamente a quando si vuole far credere, infatti, a causa delle norme e delle continue modifiche introdotte dalla Regione Campania negli ultimi 15 anni (da sinistra e da destra) non c’è un solo pezzo di terra della penisola sorrentina, a parte qualche ambito montuoso e le falesie, in cui non si possa edificare qualcosa: box interrati, residenze più o meno “social”, capannoni, strade interpoderali, strade di scorrimento, superstrade, volumi per l’attività agricola, comodi rurali, manufatti stabili e definitivi in ogni punto della fascia costiera, piscine, volumi tecnici di tutte le tipologie, tetti, sottotetti, cambi di destinazione d’uso liberi. Oltre ad assurde opere di uso pubblico come “studentati” (!), “stabilimenti elioterapici” e attrezzature per lo sport per migliaia di metri quadri e centinaia di migliaia di metri cubi. Non a caso, le statistiche mostrano negli ultimi anni un calo drastico dell’abusivismo edilizio in penisola: per manomettere il territorio ci sono le normative regionali, in gran parte approvate dal centrosinistra. In questo scenario, concretizzatosi lentamente nel disinteresse dei più, la Regione Campania ha apparecchiato una legge, prossimamente all’esame del consiglio regionale, che elimina gli ultimi intoppi per accelerare e rendere irreversibile questo processo degradante il paesaggio già in atto. Si tratta di ritocchi qua e là alla legge regionale istitutiva del Put (numero 35/87) per renderlo completamente privo di cogenza e di cui ha già ben scritto Alessandro Dal Piaz su questo giornale. In particolare, l’ipotesi di calcolare il fabbisogno abitativo (attualmente stabilito in 1 vano per 1 abitante) computando anche la «somma dei fabbisogni di ciascuna abitazione sovraffollata» appare esiziale se sommata anche alla cancellazione dell’articolo del Put che oggi prevede di riservare i nuovi alloggi eventualmente necessari alle sole famiglie residenti in abitazioni malsane o sovraffollate. L’esito è facilmente prevedibile: nuove palazzine non certo “popolari” lungo la fascia costiera e la corsa di capitali esterni, di cui non sempre è nota la provenienza, per accaparrarsi quello che rimane di una penisola senza più tutele. Oppure il ridicolo comma che priva il Put di efficacia diretta, demandando tutto ai piani urbanistici comunali che non sempre sono “adeguati” correttamente alla pianificazione sovraordinata. Per i mega-parcheggi interrati, infine, si annullano i pochi ultimi impedimenti e possono essere realizzate «in tutte le zone territoriali», quindi anche sulla cima del Faito e nelle aree a parco. Norme di questa risma, in sostanza, che il consiglio regionale si accinge a votare, non le avrebbe scritte nemmeno il più spregiudicato dei speculatori edili. Bisognerebbe chiedere qual è la ratio di tutto ciò al presidente De Luca e al manipolo di consiglieri regionali che ha scritto e promosso roba di questo tipo e perché, al contrario, non si lavora per ri-costruire un sistema di regole semplicemente aggiornate e vincoli all’altezza di un paesaggio nonostante tutto è ancora di pregio e noto nel mondo. O magari bisognerebbe chiedere al ministro Galletti. Bisognerebbe chiederlo, se la risposta, purtroppo, non fosse già nota.

Napoli. Scampia, ucciso Nicola Notturno, 21 anni, figlio del boss Raffaele. Lo zio si è pentito un mese fa

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Nuovi lampi di guerra fendono la periferia nord di Napoli. Dopo una pausa durata molti mesi si torna a sparare e ad uccidere a Scampia. Stavolta il bersaglio dei killer è un pezzo da novanta nel panorama criminale dell’area, scenario di tre sanguinosissime faide che si sono succedute negli ultimi dieci anni. A cadere sotto i proiettili di oscuri sicari è Nicola Notturno, di appena 21 anni. Un cognome che dice molto nella moderna storiografia dei clan di camorra. Suo padre è il boss Raffaele Notturno, a capo di un gruppo facente parte del cosiddetto clan degli Scissionisti, protagonisti nel 2004 del primo feroce scontro con il clan Di Lauro per il controllo del fiorente mercato della droga. Stando ad una prima e sommaria ricostruzione fatta dagli uomini del commissariato Scampia (diretti dal vice questore Giovanni Mandato) e dai colleghi della sezione omicidi della Mobile (diretti dal vice questore Mario Grassia), il 21enne è stato colto di sorpresa la scorsa notte mentre si trovava nei pressi di uno dei palazzoni di edilizia residenziale di via Ghisleri. I ragazzo ha tentato di sfuggire ai colpi dei killer rifugiandosi all’interno di un edificio ma è stato raggiunto e colpito molte volte in diverse parti del corpo. Inutile è stata la corsa in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco: è arrivato già cadavere. Immediato l’intervento di numerose volanti della polizia che non hanno potuto fare altro che interdire l’area dove è avvenuto l’agguato per non compromettere la scena del delitto. Numerosi i colpi di pistola esplosi: gli agenti della scientifica all’interno del palazzo hanno ritrovato dieci bossoli e un’ogiva. Immediate sono scattate le indagini sul passato criminale del 21enne che, nonostante l’età, era già una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Sotto la lente d’ingrandimento della polizia anche i collegamenti familiari di Notturno. Primo fra tutti salta all’attenzione il ruolo e lo spessore criminale del padre Raffaele: fu arrestato il 17 dicembre del 2012 dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli. Era considerato il reggente dell’omonimo clan camorristico, alleato con il gruppo Abete-Abbinante, uno dei cartelli criminali in lotta nella faida per il controllo delle piazze di spaccio. Raffaele Notturno – fratello di Vincenzo, capo dell’omonimo clan, allora detenuto – era ricercato da gennaio dopo una condanna a 2 anni e 11 mesi di reclusione inflitta per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Al momento gli uomini della omicidi non escludono nessuna pista investigativa: dalla frizione con altri gruppi criminali attivi nell’area per qualche partita di droga non pagata fino ad una vendetta nei confronti dello zio Gennaro Notturno, che da qualche settimana sta collaborando con i magistrati ricostruendo gli omicidi di camorra avvenuti nella zona nord di Napoli tra il 2004 e il 2005. (Antonio Scolamiero – Corriere del Mezzogiorno)

 

Napoli. Università Federico II, tra rettore e professori nuovo scontro sullo sciopero

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Napoli. C’è una nuova occasione motivo di conflitto alla Federico II tra il professore Gaetano Manfredi, che insegna ad Ingegneria ed è il rettore del più antico ateneo del Mezzogiorno, ed i docenti – circa trecento – i quali hanno firmato il documento redatto da 5.400 professori italiani ed hanno deciso di cancellare la prima data di esami della sessione autunnale, in segno di protesta contro il mancato riconoscimento degli scatti stipendiali e di carriera maturati tra il 2011 ed il 2015. Un paio di settimane fa la scintilla era divampata dalla richiesta che il rettore ed il prorettore Arturo De Vivo avevano indirizzato ai professori di comunicare la loro adesione allo sciopero almeno cinque giorni in anticipo, rispetto alla data di esame che sarebbe saltata. Stavolta la polemica nasce da una missiva che Manfredi, in qualità di presidente della Crui, la Conferenza italiana dei rettori, ha spedito ai docenti ed ai ricercatori che stanno scioperando in tutti gli atenei. Una convocazione per il 5 ottobre a Roma, presso la sede della Conferenza dei rettori, «per dare seguito all’invito del Presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei sevizi pubblici essenziali riguardante le prescrizioni al rispetto delle quali è condizionata la legittimità dell’astensione collettiva dei docenti universitari in corso». I destinatari della missiva, in primis i professori dell’ateneo federiciano che partecipano alla protesta, non l’hanno presa bene. Ritengono che l’iniziativa sia quantomeno inappropriata, parrebbero intenzionati a declinare l’invito e sottolineano che la lettera della Crui offre «qualche motivo in più per scioperare». Con loro scendono in campo gli altri professori degli atenei italiani che stanno portando avanti la protesta. La Crui motiva la sua iniziativa in quanto «sentito per le vie brevi il ministero dell’Università, costituendo l’organo rappresentativo dei datori di lavoro dei docenti universitari… intende avviare immediatamente una fase di consultazione…». Tanto è bastato per infiammare gli animi. «Tale convocazione – ribattono docenti e ricercatori – appare non appropriata per due ordini di motivi. Innanzitutto è fatta da un’associazione che, per definizione del suo stesso statuto, non è riconosciuta ai sensi dell’articolo 36 del codice civile. Si è data sue regole e stupisce che, in questa veste, si erga a datore di lavoro dei docenti universitari». La seconda obiezione è che «appare non appropriato il volere discutere a tambur battente di regolamentazione delle astensioni nel pieno dello svolgimento di uno sciopero in atto e le modalità del quale sono state già giudicate legittime dalla Commissione di garanzia». Gli scioperanti lamentano, inoltre, che la lettera della Crui non abbia tra i destinatari il consiglio universitario nazionale, che è un organo elettivo. Critiche molteplici, dunque, alle quali il rettore ieri ha preferito non replicare, riservandosi eventualmente di intervenire in un secondo momento sulla questione. Ieri, intanto, si è sbloccata la questione della sospensione del servizio di mensa per gli studenti che l’azienda per il diritto allo studio garantisce in convenzione con ristoranti nei paraggi delle sedi universitarie. L’attività è ferma da alcuni giorni, ma dovrebbe riprendere a breve. (Fabrizio Geremicca – Corriere del Mezzogiorno)  

Ogni settimana arrivano illegalmente in Italia migliaia di cuccioli dall’Est. Pagati 50 euro, rivenduti a 1.000 euro

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Viaggiano per giorni all’interno di camion e furgoni oppure nelle stive degli aerei, stipati nei trasportini, persino nelle valigie. Di continuo cuccioli di razza separati anzitempo dalle madri, accompagnati da documenti falsi, sofferenti e spesso malati entrano illegalmente e a migliaia in Italia. Il ritmo dei sequestri, l’ultimo effettuato dalla polizia poche settimane fa a Roma, suggerisce un traffico sommerso e costante. Sono gatti, ma soprattutto cani, allevati a ritmo industriale in alcuni paesi dell’Est. In Ungheria e Slovacchia i cuccioli costano 50-80 euro. In Ucraina e Russia arrivano a 300. «Ma tutti fruttano fino a venti volte di più. L’altissima mortalità di esemplari malnutriti e sfiancati, troppo giovani per lasciare le madri, è già in conto» spiega Antonio Colonna, esperto di zoocriminalità che ha partecipato a oltre cento sequestri. Di recente, per non mettere a rischio carichi sostanziosi, si tende a organizzare spedizioni ridotte, frequenti e spregiudicate. Vedi i 12 cagnolini costretti sotto il sedile di un carro attrezzi scoperti a luglio vicino Riccione. «In questi casi i reati più frequenti sono quelli di contrabbando, maltrattamento di animali, falsità in certificazioni, truffa e frode in commercio». Il giro d’affari si direbbe enorme. Nel marzo scorso il Tribunale di Napoli ha ordinato un sequestro di beni riconducibili agli amministratori di tre società tutte apparentemente collegate all’importatore napoletano Biagio Orefice, che avrebbero realizzato, fra il 2011 e il 2016, un’evasione fiscale pari a nove milioni di euro con l’importazione di 37.000 cuccioli. Indagini e provvedimento scaturivano da un’operazione del 2012. «Fra febbraio e maggio, vicino Udine, sequestrammo un totale di 800 cagnolini con microchip stranieri che portarono a una condanna dello stesso Orefice. Si stimò che, fra ricavo sul singolo animale e fatture false, in due anni e mezzo avesse guadagnato fra i tre e i cinque milioni» racconta il capitano della Guardia di Finanza Andrea Gobbi, al tempo comandante del Gico presso il Nucleo di polizia tributaria di Trieste. «Prevaleva la piccola taglia, più richiesta: chihuahua, maltesi, bulldog francesi, ma c’erano pure golden retriever, San Bernardo in condizioni pessime, tanto che ne morì il 35 per cento». Ad agevolare il mercato nero sembra contribuire un decreto ministeriale del 1994: «Non sono imprenditori agricoli gli allevatori che tengono in allevamento un numero inferiore a cinque fattrici e che annualmente producono un numero di cuccioli inferiore alle trenta unità». Le imprese amatoriali sono libere dai controlli fiscali e sanitari cui di regola soggiacciono i professionisti e ne approfittano in tanti, a giudicare dalla valanga di annunci su Internet. Senza garantire protezione agli animali l’allevamento fai-da-te può fruttare 30-40.000 euro l’anno esentasse. I numeri lievitano se poi si finge che cuccioli o femmine gravide acquisiti di frodo siano nati in casa. «Presso un allevamento ufficiale trovammo 120 cuccioli di provenienza ignota dentro ceste e gabbie per polli» ricorda il capitano Cristiano Marella, comandante della Compagnia carabinieri di Faenza. «Mangiavano carne piena di vermi, c’erano farmaci scaduti e, in un freezer, il corpo di un maltese». Il titolare patteggiò una condanna di 9 mesi più multa e furono rinviati a giudizio i veterinari che avevano certificato l’attività. Dei 12 cuccioli di chihuahua sequestrati a gennaio in un famoso negozio di Napoli due morirono subito. «Minuscoli, senza microchip, otto erano in vetrina. Il figlio del titolare vantava una denuncia per reati analoghi» dice il maggiore Francesco Cinnirella, comandante della Compagnia carabinieri Napoli Stella. Secondo Dino Muto, presidente dell’Enci (Ente nazionale della cinofilia italiana), che rilascia i pedigree per la vendita di animali definiti di razza, «il problema non è tanto essere allevamenti amatoriali o professionali, quanto rispettare le regole. Quando gli organi preposti ci segnalano infrazioni o violazioni del benessere animale da parte di aziende o di singoli arriviamo a revocare il nostro riconoscimento». C’è però chi obietta che è facile intestare le cinque fattrici previste dall’allevamento casalingo a prestanome e i cuccioli direttamente all’acquirente, mentre non di rado le Asl, in presenza di reati, preferiscono emettere prescrizioni su come mettersi in regola anziché denunciare all’autorità giudiziaria». (Margherita D’Amico – la Repubblica)

Avellino -Napoli domani l’anniversario della morte di Sergio Ercolano

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Il 20 settembre 2003 il tifoso azzurro perse la vita precipitando nel vuoto per sfuggire alle cariche della polizia all’esterno dello stadio. Per lo stato nessun responsabile, la famiglia aspetta ancora oggi risposte sui fatti di quella notte

L’anniversario cadrà domani: quattordici lunghi anni aspettando verità e giustizia che sono ormai fuggite, come scappavaSergio Ercolano dalle cariche violente verso i tifosi azzurri. Una fuga terminata su una tettoia di plexiglass spezzatasi sotto il peso di un ragazzo di vent’anni, precipitato in un vuoto senza scampo. Era un derby di Serie B, era Avellino-Napoli, da allora partita legata a filo doppio con il dolore di una famiglia che si è dovuta rifugiare nella fede per difendersi dal muro di gomma che lo Stato le ha posto davanti, secondo il quale né società né Comune né Ministero degli Interni avevano alcuna responsabilità per il «comportamento abnorme dell’Ercolano» – una frase, quella della sentenza della Corte d’Appello del 20 dicembre 2013, che non smette di ferire – «che – o per entrare nello stadio eludendo i controlli o per trovare una via di fuga per sottrarsi alla guerriglia tra tifosi – scelse autonomamente e consapevolmente di percorrere una strada che, per tutte le caratteristiche innanzi illustrate, era prevedibilmente molto insicura e visibilmente insidiosa», 

LA FAMIGLIA E UN DOLORE MAI SOPITO – Scaricata ogni responsabilità, nessun risarcimento: la colpa era solo di Sergio, un ragazzo “colpevole” di cercare di salvarsi la vita, perdendola, in una sera in cui i feriti si contarono a decine e sulla quale ancora aleggiano dubbi sui tempi dei soccorsi prestati al giovane, che giaceva gravissimo in un fossato a cui si accedeva solo attraverso un cancello chiuso e aperto dopo lunghi minuti, di sicuro troppi per tentare di salvargli la vita. «Il caso è stato archiviato come fosse una pratica. Ma lui era un ragazzo con in tasca i soldi e il biglietto, che non sono stati trovati, e stava fuggendo perché voleva tirarsi fuori dai disordini. Non ho mai chiesto vendetta, solo giustizia. Ho trovato conforto nella fede, forza negli altri miei due figli, ma è brutto riconoscere che per gente come noi non c’è giustizia. Ed è brutto riconoscere che i morti non sono tutti uguali», le parole della madre di Sergio alla stampa qualche anno fa.

GLI SCONTRI SEGUENTI – Gestione dell’ordine pubblico, servizi di sicurezza, impianto…Alla fine a pagare per i fatti di quella notte sono stati solo otto ultras del Napoli, ritenuti responsabili degli incidenti seguenti alla tragedia e condannati nel 2014 dal tribunale di Avellino a pene da tre a nove anni di reclusione per devastazione e saccheggio.

fonte:corrieredellosport

Ravello, il 22 settembre interruzione fornitura elettrica per lavori

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Enel comunica che venerdì 22 settembre 2017, il servizio di fornitura dell’energia elettrica sarà interrotto dalle ore 9.30 alle ore 16.30 per lavori sugli impianti nelle seguenti località e numeri civici (raggruppati per pari e/o dispari):

  • Via Trinità 14, 18, da 22 a 30, da 36 a 42; da 27 a 33, 37, da 41 a 43, sn;
  • Via S. Chiara da 8 a 12, 16, 20, da 24 a 26; da 1 a 3, 11, sn;
  • Via Selve Monache da 8 a 10, da 16 a 20; 5, da 13 a 15, sn;
  • Via S. Francesco 2, da 18 a 20, da 13 a 17, 25;
  • Via S. Barbara 33, sn;
  • Via S. Cosma 30, sn.

Durante i lavori l’erogazione dell’energia elettrica potrebbe essere momentaneamente riattivata, pertanto Enel raccomanda gli utenti di non commettere imprudenze e non utilizzare gli ascensori e/o prendere altri rischi. Per informazioni sui disservizi si può inviare un SMS al numero 3202041500, riportando il codice POD presente in bolletta, oppure scaricare e consultare l’App gratuita per smartphone “Guasti Enel”. Per segnalare eventuali guasti il numero da chiamare è l’803500. L’interruzione interessa soltanto i clienti alimentati a bassa tensione.

 

 

Tramonti, il 21 settembre interruzione fornitura elettrica

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Enel comunica che giovedì 21 settembre 2017, il servizio di fornitura dell’energia elettrica sarà interrotto dalle ore 9 alle ore 16 per lavori sugli impianti nelle seguenti località e numeri civici (raggruppati per pari e/o dispari):

  • Via Gete da 2 a 8, 16, da 20 a 22, da 34 a 36, 60, 66, 74, da 78 a 84, 88, 92, da 112 a 114, da 122 a 124, 132; da 1 a 7, 31, 35, 79, 93, sn;
  • Via Cardamone Gete da 2 a 12, 18, da 22 a 24, da 30 a 32, 42, 48; da 3 a 7, 11, da 27 a 29, 75, sn;
  • Piazza Gete da 2 a 4, da 8 a 10, 18, 26, 30, 36, 40; da 1 a 7, da 13 a 15, 21, da 31 a 33, 43, 61, sn;
  • Via Casa Serre Gete 14, 22, da 38 a 42; 9, 17, 23;
  • Via Bolvito Gete 14d, 78; 90, 104, 95, sn;
  • Via Casa Santa 4, da 8 a 10;
  • Via Punta Croce 26, sn;
  • Via Romano Ponte 8, 13a;
  • Via Serra Gete 16a, 19;
  • Via Casa De Rosa sn;
  • Via Lanario Gete 11.

Durante i lavori l’erogazione dell’energia elettrica potrebbe essere momentaneamente riattivata, pertanto Enel raccomanda gli utenti di non commettere imprudenze e non utilizzare gli ascensori e/o prendere altri rischi. Per informazioni sui disservizi si può inviare un SMS al numero 3202041500, riportando il codice POD presente in bolletta, oppure scaricare e consultare l’App gratuita per smartphone “Guasti Enel”. Per segnalare eventuali guasti il numero da chiamare è l’803500. L’interruzione interessa soltanto i clienti alimentati a bassa tensione.

Il 101esimo Giro d’Italia partirà da Gerusalemme. Un omaggio a Gino Bartali

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Le mura della città vecchia ne hanno viste tante, più di ogni altro posto al mondo. Ma Gerusalemme in rosa, sinceramente no. Non se la sarebbero mai aspettata. Eppure qui, appena fuori dal perimetro più denso di significati che ci possa essere, venerdì 4 maggio 2018 verrà assegnata la prima maglia rosa del Giro d’Italia numero 101. E a indossarla dopo la cronometro di apertura sarà un corridore che lotterà per la vittoria finale: i 10.100 metri fatti di saliscendi e curve di Gerusalemme sono esigenti, complicati e spettacolari. Come questa sfida, che per la prima volta porterà una grande corsa a tappe fuori dai confini dell’Europa, in una terra affamata di ciclismo, ma soprattutto determinata a dare un’immagine di sé diversa attraverso lo sport. Non a caso, con le altre due tappe in programma, Israele verrà attraversata da Nord a Sud: la Haifa-Tel Aviv passerà per Cesarea, avrà le prime salite, ma si chiuderà sul lungomare; la lunghissima Be’er Sheva-Eilat invece si addentrerà nel deserto del Negev, per arrivare in riva al Mar Rosso. Da Eilat, i charter con i ciclisti voleranno verso la Sicilia, da dove la corsa ripartirà dopo il giorno di riposo supplementare. Uno sforzo, tecnico e logistico, al quale il Giro è già preparato dalle tante partenze all’estero recenti. Ma Israele rappresenta una sfida ulteriore e non solo perché è più lontana di Belfast o di Amsterdam. La presenza di tre ministri sul palco della presentazione nel cuore della Gerusalemme moderna lo testimonia: «Grazie al ciclismo e allo sport uniamo idealmente i nostri due Paesi — dice Luca Lotti, ministro dello Sport — Questo Giro sarà una sfida sportiva, ma anche culturale: un ponte ideale tra Italia e Israele». Su quel ponte sale anche il governo e per la corsa rosa è un altro passo importante, considerato che la distanza col Tour è testimoniata anche dal rapporto stretto tra le istituzioni e la Grande Boucle. Ma tra Italia e Israele, in maniera assolutamente non artificiale, campeggia anche la figura di Gino Bartali, il cui nome dal 2013 è iscritto nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme, per aver contribuito a salvare centinaia di ebrei italiani. E l’applauso per i due nipoti di Ginettaccio presenti, Gioia e Giacomo è stato uno dei più coinvolgenti. Mentre la ministra della Cultura e dello Sport, Miri Regev, ammette che «mai è stato stanziato un budget così alto da Israele per un evento sportivo», il direttore generale di Rcs Sport, Paolo Bellino, sottolinea come dopo la storica edizione 100, servisse un cambio di pagina ancora più evocativo: «Non potevamo immaginare un posto migliore per iniziare una nuova era. È il miracolo del ciclismo e di un’icona come il Giro». È evidente che la partenza da Israele rappresenta per tutti una sfida extra anche dal punto di vista della sicurezza. «Ma negli incontri fatti con squadre e corridori non ci sono state nemmeno domande sul tema — spiega Vegni — Ci sono difficoltà logistiche, ma non politiche. In questo momento storico mi sentirei meno tranquillo a partire dall’Europa. Le strumentalizzazioni saranno all’ordine del giorno. Ma non siamo mai andati oltre la linea politica del nostro governo. E ovviamente non oltrepassiamo i limiti riconosciuti dello Stato di Israele». Stavolta i confini da superare saranno altri. Le vecchie mura sono pronte a godersi lo spettacolo. E a colorarsi di rosa. (Paolo Tomaselli – Corriere della Sera)

Serie A da record. In Europa nessuno segna come noi, quasi 3 reti a partita. Altobelli: «È l’aria del Mondiale»

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Gol, gol, gol. Tre volte, perché la media dopo quattro giornate di campionato è (quasi) quella, 2,87 reti a partita, superiore perfino alla stagione scorsa quando dopo decenni di golletti pesati col bilancino del farmacista — nel 1979-80 il record negativo, media di 1,70, scudetto all’Inter del povero Bersellini — la nostra svillaneggiata serie A si ritrovò quasi senza accorgersene a fare i conti con numeri da anni Quaranta, quelli precatenacciari delle difese alla si fa per dire e del muro dei mille gol a campionato regolarmente abbattuto. Oggi in serie A si segna come in nessuna altra parte d’Europa, ci siamo messi dietro tutti e con un certo scarto: francesi (2,52), inglesi (2,44), spagnoli (2,44) e financo i tedeschi (2,42) i quali per anni sono stati padroni assoluti della speciale graduatoria. Al netto della considerazione basilare, e cioè che come sostiene Carletto Mazzone «non sta scritto da nessuna parte che più gol uguale più spettacolo», la domanda è: cosa è successo? Cosa c’è dietro alla rivoluzione non più silenziosa del nostro pallone? Dice Alessandro Altobelli, che in quel 1979-80 c’era e da centravanti nerazzurro la buttò dentro 15 volte: «Due ragioni, una psicologica e una tattica. È l’anno del Mondiale e gli attaccanti lo sentono più di chiunque altro, soprattutto nel calcio moderno, per una questione mediatica. Gol significa visibilità, spazi, sponsor, quindi denaro. E il Mondiale è uno stimolo pazzesco, una vetrina imperdibile. Poi c’è la ragione tattica. Oggi tutte le grandi squadre hanno ali buone o buonissime, la Juve ha Cuadrado, l’Inter Perisic, insomma il trequartista di vent’anni fa ora sta sulle fasce e mette cross formidabili per la punta». Ne è convinto Franco Baresi, uno che da libero classico di gol al suo Milan ne faceva prendere pochissimi: «C’è stato un cambio culturale, ai ragazzini non s’insegna più l’arte della marcatura pura, si insiste su altro. Già nei settori giovanili molti allenatori dietro preferiscono esterni offensivi che salgono e crossano. Si fa finta che siano terzini, per forza che poi non sanno difendere, non è il loro mestiere». Difensori scarsi, difensori di facciata, attaccanti più serviti, attaccanti piùmotivati. Come Dybala, già a 8 gol, Immobile a 6, Icardi a 5. Un anno fa i primi tre della classifica marcatori —Callejon, Borriello, Milik — dopo 4 giornate avevano segnato 13 reti, oggi siamo a 19, un terzo in più. C’entra anche la Var ma non per le ragioni che andavano per la maggiore nelle primissime settimane di campionato quando — per intenderci — Buffon dopo Genoa-Juve vaticinava un default di rigori concessi: «Ne avremo 55 solo noi» disse. I numeri non gli danno ragione: fin qui 14 rigori, in media con gli anni scorsi. Con la videoassistenza l’area è più sorvegliata in tutti i sensi: in Chievo-Atalanta 1-1 ad esempio la Var ha dato sì un rigore, ma uno l’ha annullato. «È diverso però l’atteggiamento dei difensori — sottolinea Beppe Bergomi, oggi opinionista Sky — sanno che ogni piccola loro scorrettezza verrebbe smascherata dalle telecamere, quindi stanno più attenti, cauti, hanno più paura, marcano larghi, anche quelli che sanno marcare. E questo avvantaggia gli attaccanti». Che segnano, festeggiano, incassano. Però occhio, non è una frottola che alla fine lo scudetto va a chi ne prende meno: dal 2007 a oggi, dieci volte su dieci. (Carlos Passerini – Corriere della Sera)