Anacapri, minorenni aggrediti: allarme bulli

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A Tragara notte di paura. I ragazzi in villeggiatura: siamo stati presi alle spalle. Caccia alla banda

GIGI DI FIORE Capri. In Piazzetta, lo scenario è sempre uguale. Immortale e ripetitivo. Gente ai tavolini dei bar, viavai di bagnanti di ritorno da Marina piccola. Capri la tranquilla, Capri isola serena. Eppure, a poca distanza da qui, sabato notte è andata in scena la violenza gratuita. Ora, c’è chi parla di «ragazzate», altri di «piccoli contrasti tra adolescenti». Eppure la realtà, a leggere anche le due denunce in possesso del commissariato locale diretto da sette mesi dal giovane funzionario Stefano Iuorio, raccontano una storia diversa. E puntano il dito su una piccola banda di adolescenti locali, che nel fine settimana si divertirebbe a prendere in giro e anche ad aggredire i loro coetanei più fortunati da anni frequentatori, con le loro famiglie, dell’isola azzurra. Sembra di tornare a tre anni fa, quando in Piazzetta un paio di negozi denunciarono piccoli furti. Stavolta, le denunce, raccolte dalla polizia, sono precise. E dettagliate. Vittime due diciassettenni, Federico e Alberto, figli di un noto imprenditore ed un affermato professionista napoletani. Era quasi l’una di notte, in via Tragara non lontano dal conosciuto hotel Villa Brunella. Il gruppetto di ragazzi, amici o solo conoscenti tra loro, passeggiava tranquillo. Ragazzi e ragazze. Sulle panchine, li guardava una quindicina di loro coetanei, tutti maschi. Qualche parola, commenti pesanti, cicche di sigarette gettate addosso al gruppetto di passaggio. Loro evitano discussioni, vanno avanti. Meglio non attaccar brighe con sconosciuti. Eppure, Federico e Alberto vengono all’improvviso presi alle spalle. Pugni, calci. Federico viene scaraventato contro un muretto. Il referto dell’ospedale Capilupi parla di lesioni lievi, guaribili entro dieci giorni. Ma sul volto di Alberto un bell’occhio nero, su quello di Federico graffi e gonfiori. E un bello spavento. Senza conoscerne il motivo. Gli aggressori fuggono. La gente che arriva su via Tragara urla. Anche i camerieri di Villa Brunella escono a vedere. Poi commentano: «Siamo pronti a testimoniare». Federico e Alberto vengono accompagnati al commissariato da alcuni genitori e un paio di loro amici. C’è anche una ragazza del gruppo. È di origini anacapresi, ma vive da tempo in un’altra regione. Confida di conoscere il nome di almeno tre dei ragazzi seduti sulle panchine. Tutti di Anacapri, ma non si sa se siano stati loro gli aggressori. Al commissariato, una quarantina di uomini con due auto per il controllo di Capri e Anacapri, verbalizzano tutto. Da mesi, tranne le fisiologiche piccole risse da uscita di locali subito nascoste dai protagonisti, tutto fila liscio. Ma assicurano: «Stiamo facendo accertamenti su quanto è successo sabato notte. Abbiamo denunce e referti, stiamo procedendo a delle identificazioni per verificare». Qualche ragazzo di Anacapri avrebbe rilanciato, fornendo un’altra verità che parla di una rissa, annunciando referti medici mai arrivati. Una scusa, esibita come alibi per un’aggressione ingiustificata? Capri la mondana, Capri la tranquilla viene scossa ogni tanto da gruppi di adolescenti che sfogano invidie e forse noia. Qualcuno sapeva, ma nell’isola la regola è difendere l’immagine positiva. Dice la mamma di Federico: «Veniamo da anni qui, abbiamo casa, amiamo l’isola. Ma non ci è sembrato giusto far passare un episodio che ha traumatizzato nostro figlio». (Il Mattino)

inserito da A. Cinque