Il calcio sotto shock per lo tsunami Real

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Oltre 160 milioni per Kakà e Ronaldo. Poi ci sono altri colpi in arrivo. Il Barça: «Da dove arrivano tutti questi soldi?»

MADRID – Tutto il mondo del calcio è sotto shock per i 93 milioni pagati da Florentino Perez per Cristiano Ronaldo. E naturalmente è da Barcellona che vengono le parole più forti: «Un trasferimento da scandalo», tuona il catalano El Periodico, enumerando quanti ospedali, palazzi di case popolari, quante autostrade si potrebbero costruire con quei milioni in una Spagna messa in ginocchio dalla crisi, con 4 milioni di disoccupati. «Da dove vengono questi soldi», continua a chiedere il presidente dei blaugrana Joan Laporta: «È la domanda che ci facciamo tutti».
Per il Barça, per tutta la Catalogna, da sempre rivali del Real e della capitale, l’irruzione a gamba tesa di Perez sul mercato con la sua pioggia di milioni non può che suscitare preoccupazione. Anche se lo stesso Laporta si dichiara tranquillo, anzi «tri-tranquillo» dopo la storica tripletta Champions, Liga e Coppa di quest’anno. L’uno-due Kakà-Ronaldo, i 160 milioni già spesi e gli altri 140 pronti per prendere Villa dal Valencia, poi forse Ribery dal Bayern, Xabi Alonso dal Liverpool, e chissà chi altri ancora, sono chiaramente rivolti innanzittutto contro il Barça. Perez ha fretta.
Il suo Real esce da una cocente umiliazione: i rivali di sempre non solo hanno realizzato lo storico “triplete”, hanno pure stracciato 6-2 al Bernabeu i bianchi. Non era mai successo. Per questo, il vecchio-nuovo patron del Real si muove in fretta, con somme mai viste sul mercato. Ha deciso di ricostruire quasi completamente la squadra, che deve subito essere in grado di puntare a sua volta al “triplete”.
Non come quando, sotto la sua prima presidenza, Perez trasformò gradualmente il club nei “galacticos” prendendo prima Figo nel 2000, poi Zidane nel 2001; e negli anni successivi Ronaldo e Beckham, integrando mano a mano le star nella squadra, facendo prendere la maionese. Ora la mossa è più brutale, e forse più a rischio. Dopo Kakà e Ronaldo sono attesi altri 4-5 giocatori di lusso. L’alchimia fra tutte queste star, messe insieme da un giorno all’altro, può essere buona. Le rivalità fra tante primedonne possono però anche creare problemi.

Ma l’investimento di Florentino è talmente astronomico che non può permettersi di non vincere tutto e subito. Altrimenti il ritorno economico, non solo sportivo, sarà a rischio. Così la spettacolare sfida “in casa” nel 2009-10 fra i due nuovi giganti d’Europa sarà anche fra due scuole, due stili, due filosofie. Fra il Barcellona che Pep Guardiola ha voluto trasformare in una “grande famiglia”, puntando tutto sul lavoro collettivo, sulla coesione del gruppo, con molti giocatori usciti dal vivaio, lo stesso Lionel Messi arrivato dall’Argentina ancora ragazzino e fatto crescere, letteramente, nel club blaugrana; e, dall’altro, un Real legione straniera di lusso, una forse invincibile corazzata comprata a suon di milioni.
«Sono due modelli diversi» – dice delle due squadre Laporta – «il nostro è consolidato, basato su sforzo e lavoro. L’altro è fatto di urgenza, li obbliga a prendere rischi per tornare a competere con successo con noi. Ma ad essere nervosi sono loro, non noi». La sconfitta inflitta dal Barça nella finale di Champions di Roma all’altra corazzata europea, il Manchester United di Sir Alex Ferguson, e l’umiliazione subita da Cristiano Ronaldo nella sfida personale con Messi danno forse il primo punto ai blaugrana. Ma l’impressione in Catalogna, spiega As, è che «Florentino arriva a Barcellona con le armi strette in pugno», e ora «al Camp Nou sono sui nervi».

                   Michele De Lucia