RAVELLO, IMPRENDITORI E DIPENDENTI. UN INTERVENTO DI GERARDO RUSSO

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Ravello, Costiera amalfitana. Un intervento del candidato di Italia dei Valori Gerardo Russo su una tematica molto sentita  in Costa d’ Amalfi come in Italia

Nella mia vita ho rivestito sia il ruolo di dipendente che quello attuale di imprenditore che gestisce dipendenti. Per questo  ho deciso di provare ad esporre  le convinzioni e le posizioni sia degli imprenditori che dei dipendenti  con l’obiettivo di stimolare la coscienza critica di entrambe queste categorie.

Ritengo, infatti, che sia indispensabile aumentare la capacità di immedesimazione degli uni negli altri nel tentativo di migliorare sempre più i rapporti reciproci.

 

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                     IMPRENDITORI  E  DIPENDENTI

 

 

Nella nostra società civile l’imprenditore è, sicuramente, uno dei soggetti che ha rivestito e riveste uno dei ruoli più importanti.

Già nei secoli scorsi, la crescita della borghesia imprenditoriale è andata di pari passo con un forte impulso al PROGRESSO economico,sociale e culturale.

Non si può negare che l’intera classe imprenditoriale (piccola, media e grande) continua a svolgere l’indispensabile funzione sociale di “dare lavoro” ad un altissimo numero di persone.

Questo effetto, in realtà, è indiretto nel senso che, per conseguire il legittimo obiettivo del PROFITTO, l’imprenditore si serve della prestazione d’opera dei lavoratori i quali, chiaramente, in cambio del proprio lavoro ricevono una RETRIBUZIONE.

Come si può immaginare, il rapporto di lavoro fra imprenditore (datore di lavoro) e dipendenti è veramente molto complesso ed è regolato da tutta una serie di leggi che tentano di circoscrivere e definire in maniera chiara e precisa quali sono i diritti del lavoratore e quali quelli del datore di lavoro ( LO STATUTO DEI LAVORATORI ).

Il fatto di appartenere ad un partito che si chiama ITALIA DEI VALORI mi impone di riaffermare uno dei valori più importanti: LA  LEGALITA’.

Nonostante sia chiaro a tutti quali siano “LE REGOLE” del gioco non sempre tutti i giocatori le rispettano e, qualche volta, ci può essere qualcuno che

“ BARA “.

Proverò ad esporre la posizione sia degli imprenditori che dei dipendenti che operano soprattutto nel settore turistico-commerciale dove i contratti sono di “natura stagionale” (ma il discorso vale anche in altri ambiti lavorativi).

 

 

 

     

 

         LE  LAMENTELE  DEGLI  IMPRENDITORI

 

 

1)   Difficoltà di reperire sul mercato lavoratori dotati di professionalità elevata e realmente interessati ad una seria crescita professionale. Una parte di essi, infatti, può essere molto giovane e decide di entrare in questo settore lavorativo solo per sopravvivere economicamente  utilizzando questo impiego come un “parcheggio” in attesa di una possibilità lavorativa più gratificante soprattutto economicamente.

 

2)   Alti costo di gestione (soprattutto di strutture come alberghi e ristoranti) che si sono dovuti adeguare alle direttive europee (per esempio della sicurezza). Necessità per gli alberghi di investire ingenti somme per innovare (computer in camera-centri benessere-solarium etc.) con l’obiettivo di  mantenere elevati gli standard  d’offerta al cliente (sempre più esigente).

 

 

3)   Mentalità del dipendente talvolta priva di spirito d’iniziativa.  Questa caratteristica è ritenuta indispensabile da molti imprenditori per la risoluzione dei molteplici problemi che si presentano nello svolgimento dell’attività lavorativa non ultima la ricerca della soddisfazione del cliente.

 

4)   Scarsa capacità di adattamento di chi è in cerca di lavoro. Può accadere che alcuni soggetti non si accontentano di alcune tipologie lavorative (di solito quelle più umili) che il mercato offre soltanto perché non sono socialmente ed economicamente appetibili oppure perché il lavoro proposto non è “vicino casa”.

 

5)   Capacità molto relativa di alcuni dipendenti di “remare tutti nella stessa direzione” e di entrare in “sintonia” con l’azienda. Secondo molti imprenditori alcuni di loro ignorano l’importanza della creazione di un gruppo lavorativo dove regni l’armonia e non si rendono conto che alterare gli equilibri molto delicati  fra datore di lavoro e dipendenti e fra gli stessi dipendenti può avere un effetto devastante sulla produttività e sul profitto aziendale.

 

6)    Forte crisi del settore turistico-commerciale  con diminuzione del numero di presenze nei nostri paesi della Costiera. Mentre, in passato, il cliente medio prenotava con largo anticipo i suoi soggiorni, adesso il fenomeno del “LAST MINUTE” è in forte crescita e, soprattutto l’imprenditore alberghiero, può non essere in grado di formulare una ragionevole previsione dei suoi introiti.  Di conseguenza non può programmare efficientemente il numero di assunzioni da effettuare.

 

 

 

7)   Molti dipendenti aspirano esclusivamente a raggiungere i sei mesi di assunzione per poter usufruire del sussidio di “DISOCCUPAZIONE” ( lo Stato garantisce il 70-80% dello stipendio per i sei mesi che non si lavora). Molti imprenditori sostengono che se si chiede ai lavoratori qualche mese in più di lavoro (oltre i sei mesi canonici) la maggior parte di loro rifiutano perché non gli conviene lavorare per guadagnare solo un 20-30% in più di quello che gli “passa” lo Stato. Questo è il motivo per cui la “DISOCCUPAZIONE” non gode di ottima fama presso molti imprenditori.

 

8)   Alcuni dipendenti,durante il periodo dei sei mesi di DISOCCUPAZIONE,

si “arrangiano” e svolgono qualche attività lavorativa “ in nero”per arrotondare le entrate del proprio nucleo familiare ed integrare il sussidio  ( chiaramente questo atteggiamento è illegale).

 

 

 

             

 

Il ruolo da dipendente che ho svolto in un diverse aziende farmaceutiche nel settore vendite ( subito dopo essermi laureato ) mi è stato molto utile.

Mi sono reso conto di come sia complesso il rapporto fra dirigenti e imprenditori da un lato e dipendenti dall’altro e di come sia importante avere un minimo di capacità di immedesimazione gli uni negli altri.

La mia esperienza di dipendente mi ha ulteriormente confermato quello che già immaginavo: ad avere “il coltello dalla parte del manico” non è sicuramente il dipendente.

Ne ho dovuti ingoiare di “rospi”. Il fatto è che io ero nuovo e non ci ero abituato. Gli “anziani” già riuscivano a convivere meglio con le minacce di“trasferimento” in altre regioni che gravavano sul capo di chi avanzava delle legittime rivendicazioni di quello che era semplicemente un diritto.

Per non parlare delle dipendenti  a cui veniva chiaramente lasciato intendere che era molto meglio non restare incinte!!

Ho imparato a mie spese come sia sconsigliabile chiedere semplicemente il rispetto delle “REGOLE” e come è facile restare isolati in occasioni del genere.

Diciamo che il tipo di “visibilità” che si acquista quando si viene scritti sul “LIBRO NERO” della dirigenza non è di quelle più piacevoli!

Comunque, la mia esperienza lavorativa in questo settore è stata anche proficua perché ho pure incontrato dirigenti lungimiranti che sapevano fare molto bene “da cuscinetto” fra la rigidità della mentalità aziendale e le esigenze del semplice dipendente.

Ho avuto “capi” che mi hanno “scaricato” subito per non mettersi contro i megadirigenti ma anche altri che mi hanno difeso, con successo, in maniera incredibile. 

Quindi, mai fare di tutta l’erba un fascio!

 

        

         

 

           LE  LAMENTELE  DEI  DIPENDENTI  

 

1)   qualche imprenditore ( operante nei settori più disparati) non rispetta le regole del gioco e  “BARA”.  Può accadere ( spero molto raramente ) che  i dipendenti siano costretti a firmare buste paga coerenti con quelle stabilite dalla legge  ma, in realtà, finiscano col percepire una cifra significativamente inferiore!   Lascio a tutti immaginare con quale entusiasmo ed abnegazione questi dipendenti possano svolgere la loro attività lavorativa quando non vedono rispettati i loro diritti di lavoratori e quanto possano entrare “ in sintonia” con la loro azienda che li sottopone ad un trattamento del genere!

 

2)   Mancata o parziale corresponsione del TFR di fine anno o di fine rapporto ( la famosa “buonuscita”) la cui entità è stabilita per legge ma che ( ripeto spero molto raramente) può non essere “elargita” dal datore di lavoro oppure viene corrisposta solo in parte e non interamente.

 

3)   Impossibilità da parte del lavoratore di rivendicare i propri diritti ed opporsi a questo “sfruttamento”. Sottrarsi a questo “giogo” (affidandosi agli istituti competenti di controllo)  comporta il rischio di venire iscritto di diritto nel “LIBRO NERO” del datore di lavoro e di non vedersi riconfermato il posto di lavoro per l’anno successivo. La cosa incredibile, poi, è la velocità con cui si sparge la “voce” tra colleghi imprenditori e come è facile, per un lavoratore, “rovinarsi” la reputazione. In pratica, rivendicare semplicemente i propri diritti  può essere veramente molto poco conveniente! Chiaramente un padre di famiglia ed una madre di famiglia non possono correre questo rischio e finiscono col firmare qualunque carta gli sia sottoposta anche perché i dipendenti in queste occasioni vengono contattati sempre separatamente ( DIVIDE ET IMPERA).

 

4)   Ingresso nel mondo del lavoro di extracomunitari disponibili a rinunciare totalmente ai propri diritti pur di avere un lavoro. Questi lavoratori versano in una condizione di bisogno addirittura maggiore e finiscono col fare una “concorrenza sleale” con conseguente ulteriore abbassamento generale dell’ offerta retributiva da parte dell’imprenditore e ampliamento del fenomeno del “lavoro nero”.

 

5)   Peggioramento della situazione generale per il lavoratore nei periodi di crisi.  Molti imprenditori del settore turistico-commerciale già si trovano ad affrontare significative diminuzioni  di fatturato dovuti sia alla crisi che  al fenomeno del “LAST MINUTE” accennato prima e, perciò, entrano in “panico”. Questa incertezza li porta a limitare anche drasticamente le assunzioni in modo tale da tamponare gli eventuali cali di introiti e finiscono con l’offrire al lavoratore contratti a TRE MESI.

 

6)    Il maggiore timore dei dipendenti è proprio quello di non raggiungere i sei mesi di assunzione che li priva della possibilità di usufruire del sussidio di disoccupazione. Alcuni di loro veramente non saprebbero come andare avanti e, di conseguenza, l’insoddisfazione va aumentando sempre di più.

 

7)   Molti dipendenti, poi, evidenziano che il calo percentuale delle assunzioni ( soprattutto quelle a sei mesi) può risultare, in percentuale, molto maggiore del calo reale di presenze. In pratica, ad una diminuzione del 15% può corrispondere una diminuzione dell’organico anche del 40%. Di conseguenza, può accadere che, nei periodi di maggior lavoro, il numero dei dipendenti non sia sufficiente e il lavoratore sia costretto a svolgere contemporaneamente anche mansioni diverse da quelle pattuite per mere esigenze aziendali. Il risultato è che il livello dell’offerta turistica generale e della soddisfazione del cliente può calare notevolmente ( i prezzi al cliente, però, possono anche aumentare nel tentativo di vedersi garantito lo stesso guadagno anche in presenza di cali di fatturato).

 

8)   In pratica, il periodo di crisi può venire utilizzato da alcuni imprenditori per “tagliare” più di quanto sarebbe realmente necessario.

 

       

                          

 

                        

                            CONCLUSIONI

 

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In un’azienda, la piena soddisfazione dei  dipendenti produce un benefico effetto a cascata sia sulla produttività sia sullo “spirito di squadra“ che consente di procedere compatti verso la “mission” del conseguimento del profitto aziendale. Pertanto, investire nei dipendenti solo superficialmente può sembrare costoso e non produttivo.  In realtà, garantisce la “fidelizzazione” del dipendente ed una forte limitazione del “turn over” con conseguente miglioramento dei rapporti fra la proprietà e dipendenti e fra gli stessi dipendenti. Il cliente fidelizzato, soprattutto straniero, poi, quando ritorna, ama ritrovare gli stessi operatori della volta precedente.

 

 

 

In conclusione, l’obiettivo del  mio intervento su questo tema è, soprattutto, quello di far almeno “vergognare” le “MELE MARCE” appartenenti alla classe  imprenditoriale. Loro che sono disposti a sacrificare il rispetto delle REGOLE e delle PERSONE ( i loro dipendenti) sull’altare del guadagno a tutti i costi non rappresentano la categoria e mi auguro che diventino sempre di più una minoranza.

Devono sapere che la maggior parte dei colleghi imprenditori ha un atteggiamento improntato al rispetto della LEGALITA’ e  non intendono minimamente “confondersi” con loro.

Ai dipendenti posso solo dire di continuare ad impegnarsi con proficua abnegazione nel loro lavoro e che per loro è arrivato il momento  di organizzarsi per rivendicare uniti e compatti il rispetto dei loro diritti.

Certo, detto da un imprenditore può sembrare paradossale, ma per voi è l’unica soluzione.

 

 

 

                                                            GERARDO  RUSSO

                                                  CANDIDATO ALLA PROVINCIA

                                                     CON L’ITALIA DEI VALORI

                                                                DI   DI  PIETRO

 

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