20/05/2009- AL TEATRO BOLIVAR-NAPOLI- REPLICA DELLO SPETTACOLO: “QUANDO A NAPOLI CADEVANO LE BOMBE”

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20/05/2009- AL TEATRO BOLIVAR-NAPOLI- REPLICA DELLO SPETTACOLO: “QUANDO A NAPOLI CADEVANO LE BOMBE”

Articolo e foto di Alberto Del Grosso

AI Teatro Bolivar – Napoli –il 20 Maggio 2009-Nel teatro gremito di pubblico (oltre 100 persone non vi hanno potuto assistere per mancanza di posti), replica dello spettacolo “ Quando a Napoli Cadevano Le Bombe”

Conferenza, Recital e Canzoni in due tempi – (epoca 1943/1945

Direzione Artistica, Testi e regia del Prof. Aldo De Gioia, storico napoletano.

Tecnico del suono: Gaetano Siviero

Effetti sonori di Alberto Del Grosso

Organizzazione –Associazione Culturale no Profit “Le Voci”: Pres. Raffaele Sasso

                                Associazione Culturale no Profit “Le Voci”: Direttore dei

                                Programmi: dr. Luciano Fuggetta                                      

                                Istituto Banco di Napoli Fondazione: dr. Aldo Pace

                                Assessore alla Cultura: dr. Nicola Oddati

                                Consigliere Comunale: dr.Francesco Nicodema

                                Consigliere IV Municipalità: dr. Vincenzo Borriello

In scena 22  personaggi.

Prologo di Nino Leonardi

Presentatrice: Anna Aita

Nella funzione scenica di fotoreporter narrante: Riccardo Grassitelli.

Cantanti: Marcella Cavaliere

                  Enrico Mosiello – chitarra e voce

                  Laura Grey

Al piano Pasquale Tufano e Lina Sommella

La vecchietta dell’Ave Maria                                           Lella Viola

La signora di Via Tribunali                                                Margherita Palombella

Suo marito                                                                          Franco D’Aste

Un Signore che deve partire                                            Pino Letizia

L’inquilino del terzo piano                                               Franco Pignalosa

La sartina                                                                            Gina Luongo

Gennarino ‘O Cummerciante                                          Angelo Coraggio

Assuntina Cocchia                                                             Maria Rosaria Petrungaro

‘Ngiulino (suo marito)                                                      Giuseppe Albano

La signora senza scarpe                                                   Antonietta Pujia

Un uomo ferito                                                                  Aldo De Gioia

Due ragazzi delle Quattro Giornate                       Stefano Fuggetta e Raffaele Pollastro

 

Quanto segue, non ha la pretesa di essere una recensione dello spettacolo, ma solo una cronaca delle nostre opinioni e di fedeli flash della nostra memoria, in quei tempi adolescente. 

                                       

La trama del lavoro?  Avvenimenti della seconda guerra mondiale, in una realtà che poteva portare in scena soltanto chi l’ha vissuta. Aldo De Gioia,  attraverso la recitazione di fatti, accompagnati da suoni, musiche e canzoni, ha portato il pubblico in quelle atmosfere di paure, amarezze, privazioni, pianti, contrasti, sorrisi (rari), uccisioni per rappresaglie e tant’altro legato a quel triste periodo che vide Napoli martoriata in tutti i sensi.  La conclusione? Drammaticamente umana! Essa riporta le espressioni di perdita e bisogno dei più cari affetti e di quella volontà a  ricominciar daccapo, così, come il nostro popolo, passato attraverso tante traversie dolorose, ha sempre fatto nel corso della sua storia.

 

Il titolo di questa rappresentazione, nella realtà dei fatti,  è già passato nella storia della nostra Città. Il lavoro ha riportato ai ricordi, chi ha vissuto la seconda guerra mondiale ed i suoi esiti, ed è stata importante la visione per coloro che di quel periodo ne hanno sentito parlare o letto descrizioni, che non sono quelle realtà, che può descrivere solo chi le ha vissute.

 

Lo spettacolo, con un prologo di Nino Leonardi, attore già notato in diverse fiction televisive, ha registrato ampi consensi dal pubblico, con lunghi e meritati applausi ad ogni scena ed alla presentazione finale di tutto il cast.

Anna Aita, ha presentato lo spettacolo con quella arte e professionalità che abbiamo avuto modo di apprezzare in molte altre occasioni. (ndr. Migliore la sua apparenza con il cappellino blu, che indossava durante l’ultima prova, ci sembrava più intonato ai tempi del lavoro.)

Riccardo Grassitelli (il fotoreporter che ne descrive, anzi ne racconta, ben rispettando pause ed intonazioni).

Rilevanti le interpretazioni di Aldo De Gioia nelle vesti del ferito, nella conclusione dell’opera con Lella Viola, la virtuale ritrovata mamma e nella recitazione dei suoi versi: “E guagliune d’’o 43” e “O guaglione d’Antignano”che compose in onore di Salvo D’Acquisto, la cui tragica fine da eroe napoletano è ben nota; di  Marcella Cavaliere in una magistrale interpretazione di “Lili Marlene”, accompagnata al piano da  Lina Sommella, la cui professionale bravura, da tempo si è imposta anche nei migliori salotti e circoli culturali.  

Lili Marlene è una canzone tedesca che fu tradotta in molte lingue e divenne famosa in tutto il mondo; Inserita In questo spettacolo, attraverso le doti vocali e sceniche della Cavaliere, è di ottimo effetto; così come le esecuzioni di “Soldatini di ferro” “Mara mao” “Portami tante rose” “Parlami d’amore Mariù” e “vivere”.  Marcella è un’artista che proviene da  successi lirici ottenuti anche al teatro San Carlo con Mario Del Monaco. Professionalità, bravura e simpatia di Marcella si impongono  tra le “travi portanti” di questo spettacolo.

Laura Grey, con le interpretazioni di  “’O mese de rose” “N’ora ‘e felicità”, “torna”, “addio mia bella Napoli” e “Ca t’aggia dì”, accompagnata dal noto maestro Pasquale Tufano, è stata applaudita in ambedue gli spettacoli rappresentati al Totò ed al Bolivar.  La  Grey, con queste sue prestazioni, si conferma ancora una volta, quella  brava cantante che abbiamo ascoltata in vari altri spettacoli.

Marcella Cavaliere-Laura Grey, due tipi di voce, due indirizzi canori diversi, ma due personaggi validi per qualità canore e padronanza di palcoscenico che, attraverso le loro interpretazioni, hanno saputo portare il pubblico negli entusiasmi, speranze e drammi che caratterizzarono gli anni 1943/1945 anche nelle composizioni canore.

Enrico Mosiello, avvocato e bravo cantante nei suoi “pezzi” musica e voce, il cui talento si apprezza da tempo in varie platee, si è lasciato applaudire anche in questa ulteriore prova, nello spettacolo di Aldo De Gioia. Ottima la sua interpretazione di “Munasterio ‘e Santa Chiara”, anche se in chiave vocale più moderna, rispetto al periodo rappresentato nello spettacolo.

Bravi tutti i protagonisti:  Lella Viola (la vecchietta dell’Ave Maria che riesce a calarsi nel personaggio con grande realtà interpretativa), Margherita Palombella, (nei coloriti “panni scenici”) della signora di via Tribunali con Franco D’Aste (suo marito, una coppia che esprime ottime e simpatiche capacità espressive ed artistiche); Maria Rosaria Petrungaro, cabarettista, nella vita anche brava scultrice, che conosciamo da quando recitava con Maurizio Merolla in Straforum a canale 21,  poi con telecapri,  (in coppia con Giuseppe Albano, non avrebbero potuto recitare meglio la parte loro assegnata, uno ‘Ngiulino così naturale che sembrava realmente cieco e frastornato); Gina Luongo, (la sartina), attrice le cui capacità recitative avevamo già notate ed apprezzate in altri spettacoli con noti attori;  Pino Letizia (bravo nella  recitazione di: Il signore che deve partire); Antonietta Pujia (la signora senza scarpe, “che neanche la fame fa sciupare”), attrice e cantante  già nota sia a canale 21, telecapri, in vari salotti e circoli culturali. Sorprendenti le rivelazioni artistiche di  Franco Pignalosa (inquilino del terzo piano, geloso del suo cappotto “rivoltato, a nostro parere meriterebbe di continuare sulla via del teatro);  di Angelo Coraggio (‘o cummerciante) ben noto cantante, che seguiamo da tempo,  in questo spettacolo si è fatto applaudire  come attore, (ndr. quest’altra sua capacità non la conoscevamo).

Un plauso anche ai ragazzi Stefano Fuggetta e Raffaele Pollastro (due ragazzi delle Quattro Giornate) con in mano una bandiera con lo stemma Savoia,   un moschetto ed una pistola ad avancarica che, anche se di valore simbolico, nella realtà scenica, avremmo visto meglio sostituita con uno dei tanti modelli Beretta in plastica, aderente ai tempi rappresentati.

Ci lascia perplessi la validità di quel “tarantella a chi t’è muorte”, inserita nella cantilena “Tarantella tarantee” dei personaggi in uscita dal ricovero antiaereo  e ciò, perché nello spettacolo stesso, sia attraverso i versi che recita De Gioia, sia attraverso i dialoghi, si esprime pietà verso i tanti morti,  vittime innocenti di quella guerra; ma di quella frase, di cui ne abbiamo sentiti altri commenti, forse non ne abbiamo capito il senso.

Le note del “Boogie Woogie”, le avremmo fatte ascoltare un po’ più a lungo, poiché quel ritmo porta alla memoria il triste fenomeno delle “segnorine”, (appellativo riportato anche nella famosa “Tammuriata nera”) ragazze e madri di famiglia che si prostituivano spesso per fame nel periodo delle (Am-Lire- Allied Military Currency). 

Gli effetti sonori che abbiamo forniti ad Aldo, hanno contribuito a portare parzialmente le platee in quella brutta  realtà che molti, fortunatamente per loro, non hanno vissuta.

Ha concluso lo spettacolo l’esibizione del maestro Pasquale Tufano nel suo arrangiamento al pianoforte di “Dove stà Zazà” che ha registrato lunghe acclamazioni dal pubblico,  levatosi in piedi per applaudirlo.

Al termine dello spettacolo, Aldo De Gioia, molto commosso, ha presentato la “compagnia”,  ringraziando collaboratori, quanti gli hanno consentito di realizzare questo suo importante lavoro, coloro che hanno cortesemente concesso l’uso dei teatri Totò e Bolivar ed il pubblico, che ha manifestato ampi consensi con meritati “battimani” ed espressioni di “bravi”!

 

Da queste colonne esprimiamo  ammirazione, ampi consensi e complimenti ad Aldo De Gioia ed ai protagonisti, che si sono sottoposti con lui, a lunghe prove, sotto la sua regia. Essi, hanno reso possibile portare sulla scena dialoghi, drammi, privazioni, pianti, delusioni, fame, musiche, suoni, fatti e sete non solo di acqua, che mancava, ma anche sete di affetti, che costituiscono delle verità storiche, di cui il De Gioia  è stato testimone come noi, perché  vissute  sulla nostra “pelle”; egli aveva 8 anni, noi ne avevamo qualcuno in più, e ben  ricordiamo quel periodo di sacrifici e morti innocenti, che sfortunatamente abbiamo vissuto nella nostra infanzia adolescenziale, ma che fortunatamente abbiamo superato. Le guerre sono sempre un catastrofe ed alla fine, non è detto che i vincitori possano godersi sempre la vittoria, perché le guerre originano altri problemi, forse più per i vincitori che per i vinti.

 

Auspicabile qualche replica dello spettacolo per coloro che non hanno potuto assistervi, anche per mancanza di posti.

 

Alberto Del Grosso

Grafica di: Salvatore Scotti