Barletta (BA). Intramoenia ExtrArt – Castelli di Puglia. Grand tour in Terra di Bari. Mostra "On the ground, underground".

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Intramoenia ExtrArt – Castelli di Puglia

Grand tour in Terra di Bari

 

Mostra “On the ground, underground”

L’arte contemporanea tocca la Puglia.

Ecco i nomi fondamentali di quest’operazione: Direzione scientifica: Achille Bonito Oliva; Curatore generale: Giusy Caroppo; Curatore esecutivo: Rossella Meucci Reale. Achille Bonito Oliva ha segnalato: “Ogni anno un gruppo di castelli diverrà ostello e riserva indiana per artisti del contemporaneo scelti in un’ottica multimediale multiculturale e trasnazionale. In tal modo si crea un nomadismo culturale che porta i protagonisti dell’arte a viaggiare, a risiedere nel territorio pugliese. La Puglia diventa il teatro di un evento culturale in cui l’arte contemporanea progetta paradossalmente il proprio passato incontrandosi con la storia dei luoghi. Di questi luoghi. Un grand tour per tutti”›. L’arte contemporanea torna nei castelli di Puglia con la quarta edizione di INTRAMOENIA/EXTRA ART – Castelli di Puglia, il progetto di valorizzazione dei monumenti pugliesi promosso dalla Regione Puglia con la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva e a cura di Giusy Caroppo, che si è spesa moltissimo nell’allestimento; ha, poi, ha raccolto complimenti per la cura espositiva. Dopo Castel del Monte, la Daunia con Lucera, Monte Sant’Angelo e Manfredonia ed il Salento con Acaya, Lecce e Muro Leccese, INTRAMOENIA/EXTRA ART  è approdata in Terra di Bari nel Castello Svevo di Bari ed ora in quello di Barletta, i cui straordinari, veramente straordinari, sotterranei appena restaurati si sono aperti per la prima volta all’arte contemporanea, cosa non da poco. Il Grand Tour in Terra di Bari si è trasferito a Barletta per una grande esposizione collettiva, che ha presentato opere di: GEORGES ADEAGBO, AES+F GROUP, EL ANATSUI, BETTY BEE, LORIS CECCHINI, PAOLO CHIASERA, TULLIO DE GENNARO, DUE NUOVI/TWO&NEW (born), DOMINGO MILELLA,  PIERO MOTTOLA, ERNESTO NETO, ALESSANDRO PALMIGIANI, ZHANG PEILI, LUCA PIGNATELLI, ANNALISA PINTUCCI, MARIA PIZZI, ZAKARIA RAMHANI, MASSIMO RUIU, ROBERTO SCHIAVI, SHOZO SHIMAMOTO, ADRIAN TRANQUILLI, VICTORIA VESNA. Lavori site specific ed originali workshops, inseriti nei suggestivi ed immensi sotterranei del castello e non solo, in una sorprendente immersione tra storia e contemporaneità. INTRAMOENIA/EXTRA ART – Castelli di Puglia è un evento promosso da: Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo in collaborazione con Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia. Con il Patrocinio di: PARC – Ministero ai Beni e Attività Culturali; Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Bari e Foggia; Comune di Bari Assessorato alle Culture; Comune di Barletta; FAI/Delegazione di Bari. Con il contributo di: Banca Monte dei Paschi di Siena. All’ingresso, da segnalare due artisti manduriani che si sono presentati con lo pseudonimo “Due Nuovi”, sono Aldo Pezzarossa e Cosimo Pesare con un allestimento variegato. L’arte contemporanea è tornata con vivacità nei castelli di Puglia con la quarta edizione di INTRAMOENIA/EXTRA ART – Castelli di Puglia, il progetto di valorizzazione dei monumenti pugliesi con la direzione scientifica del’onnipresente Achille Bonito Oliva, a cura di Giusy Caroppo, che dalla più grande critica di Barletta ora è arrivata a conquistare posizioni critiche internazionali. Una rassegna che quest’anno è inserita in “Puglia Circuito del contemporaneo”, il progetto regionale approvato attraverso uno specifico atto integrativo all’Accordo di Programma Quadro ‘Sensi Contemporanei’ sottoscritto dalla Regione Puglia con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dal Comune di Barletta con il coordinamento della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia. Dopo Castel del Monte, la Daunia con Lucera, Monte Sant’Angelo e Manfredonia ed il Salento con Acaya, Lecce e Muro Leccese, INTRAMOENIA/EXTRA ART è approdato in Terra di Bari: un tour in due tappe, iniziato al Castello Svevo di Bari dove INTRAMOENIA/ EXTRA ART ha ospitato sino a marzo il progetto collettivo IL TERZO PARADISO di MICHELANGELO PISTOLETTO e MAMA scultura sonora di GIANNA NANNINI, in un’edizione creata ad hoc; ora sino al 30 Agosto 2009 il Grand Tour in Terra di Bari tocca il Castello Svevo Aragonese di Barletta per una grande esposizione dal titolo “On the ground, underground” con originali workshops all’aperto ed opere di artisti conosciuti: GEORGES ADEAGBO – AES+F GROUP – EL ANATSUI – BETTY BEE – LORIS CECCHINI – PAOLO CHIASERA – GINO DE DOMINICIS – TULLIO DE GENNARO – DUENUOVI – DOMINGO MILELLA – PIERO MOTTOLA – ERNESTO NETO – ALESSANDRO PALMIGIANI – ZHANG PEILI – LUCA PIGNATELLI – ANNALISA PINTUCCI – MARIA PIZZI – ZAKARIA RAMHANI – MASSIMO RUIU – ROBERTO SCHIAVI – SHOZO SHIMAMOTO – ADRIAN TRANQUILLI – VICTORIA VESNA.

Nicola Maffei, Sindaco della Città di Barletta, ha segnalato quanto riportato: Il Comune di Barletta attraverso la realizzazione del progetto Polo Museale Città di Barletta sta ridisegnando lo scenario dei beni culturali del territorio urbano attraverso la riorganizzazione del proprio patrimonio e la promozione di eventi culturali ed espositivi di alto spessore. Il Palazzo della Marra con la Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”, il Castello con i suoi Musei e il busto di Federico II, la Chiesa di “Santa Maria degli Angeli” detta dei Greci con la sua Iconostasi, la Cantina della Sfida riacquistano senso perché la città li riconosce come patrimonio d’identità della propria storia sedimentata nelle maestose architetture, nelle opere d’arte, nelle azioni di animazione e fruibilità collettiva. L’architettura maggiore della città, il Castello, costituisce una simbologia riconosciuta nell’identità della storia cittadina; esso è il luogo di eccellenza sia per la monumentalità che per la perfezione architettonica. Altro fattore di identità simbolica in campo artistico è l’opera di Giuseppe De Nittis che ha travalicato i confini regionali soprattutto grazie all’attenzione di studiosi e di mostre a lui dedicate. Il percorso intrapreso, interseca i luoghi, le cose, l’opera di singoli personaggi e di popoli che hanno pensato, costruito, dominato, operato, nei tempi lunghi delle vicende umane di piccole collettività e di grandi dinastie. La ricerca di una lettura fra i contenitori monumentali ed i contenuti non riguarda soltanto le opere ma anche il leggendario storico nel quale si colloca la Disfida di Barletta. La riqualificazione dei luoghi con l’applicazione di tecnologie multimediali in grado di suscitare un forte impatto immaginifico proietta il Castello assieme al Polo Museale verso una fruizione di carattere internazionale: è il caso di INTRAMOENIA/EXTRA ART – Castelli di Puglia, il progetto di valorizzazione dei monumenti pugliesi promosso dalla Regione Puglia con la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva ed a cura di Giusy Caroppo.”

Silvia Godelli dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, ha evidenziato, quanto segue: “Il circuito dell’Arte Contemporanea in Puglia e, incastonata al suo interno, la IV edizione del Grand tour, la straordinaria emozione creativa che ormai da anni, con Intramoenia Extra Art,  attraversa i castelli di Puglia e li chiama alla sfida della contemporaneità. Questo è un anno speciale, l’anno di una sfida vinta: dalle suggestioni promanate dal Castello Svevo di Bari attraverso Il terzo paradiso di Michelangelo Pistoletto e la scultura sonora della Nannini fino all’inedita circostanza di esplorare le metafore espressive del sottosuolo castellario barlettano con il progetto “On the ground, underground”, la materialità immateriale dell’Arte contemporanea si incrocia con i miracoli di una terra antica come la Puglia e la fa vibrare di risonanze simboliche e di nuovi orizzonti vitali. E’ Cultura con la maiuscola quella che la nostra regione ha deciso di fabbricare, coniugando contemporaneità orizzonti lontani e memorie ancestrali nella trascolorante significatività delle nostre pietre storiche, dei borghi, dei monumenti. Sullo sfondo il mare, la ruggine della terra, il verde degli ulivi. Una terra di avventure, la Puglia, che chiede all’Arte presenza e nuovi significati e guarda al di là, oltre i confini geografici e disciplinari, per parlare di sé, dell’altro e con gli altri, attraverso la lingua universale della creatività.”

Da una nota storica si leggono sul grande monumento, davvero stupefacente per ampiezza e solidità icastiche, queste precisazioni: “Il castello di Barletta fu costruito molto probabilmente nel periodo normanno, e appare per la prima volta in un documento del 1202. L’intervento di Federico II di Svevia è testimoniato dal corpo di fabbrica posto sul lato sud – est con due finestre che recano scolpite nelle lunette l’aquila imperiale che stringe tra gli artigli una lepre, motivo ricorrente nel repertorio iconografico svevo. Questo castello venne danneggiato nel 1203 dagli stessi cittadini che l’assediarono per scacciarne un castellano filo-papale. Nel 1228 l’imperatore vi tenne la famosa Dieta in vista della partenza per la crociata. Ampie testimonianze si hanno, invece, dell’intervento angioino: i lavori, decisi da Carlo I nel 1269, si protrassero per diversi anni, fino al 1291, e videro l’intervento dell’architetto regio Pierre d’Angicourt. In questa occasione si ristrutturarono il corpo di rappresentanza regia ed il palazzo, si costruì la cappella e si rafforzò militarmente il complesso costruendo una cinta muraria con una torre rotonda posta ad angolo. Gli Aragonesi intervennero tra il 1458 ed il 1481, rafforzando la cinta muraria e successivamente, per ordine di Carlo V, il castello assunse la configurazione ad impianto simmetrico con quattro bastioni angolari a lancia ed aperture di fuoco disposte radialmente e lungo le cortine, adeguandosi ai canoni di fortificazione dell’epoca. Il progetto è attribuito all’ingegnere militare Evangelista Menga. Venne rinforzata la zona verso la città, più esposta a possibili attacchi, si intervenne sul lato di levante, sullo spigolo sud-est e sulle cortine murarie. A questa fase dei lavori fa riferimento la lapide posta sull’ingresso del castello, sormontata dallo scudo di Carlo V e recante la data 1537, interpretata erroneamente come la data di completamento dell’edificio, che tale non può considerarsi valutando i tempi di costruzione che la mole del castello richiedeva. Tra il 1552 ed il 1559 i lavori riguardarono essenzialmente le opere di difesa. Altri interventi si sono susseguiti nel corso dei secoli fino ai recenti lavori di restauro dei sotterranei nell’ambito del PIS “Normanno – Svevo – Angioino” finanziato dalla Regione Puglia. Entro la fine dell’anno è prevista la restituzione alla fruizione pubblica dei suggestivi ambienti, ben conservati, dei sotterranei, collegati funzionalmente con lo spazio aperto del fossato ed attrezzati per accogliere eventi temporanei (mostre) di alto spessore e a carattere internazionale. Il risultato di questi lavori offre la possibilità di rilanciare il castello sia come luogo di visita che come centro di produzione culturale.”

Giusy Caroppo ha preferito sostanziare in una testimonianza critica, dettata per sintesi, una lettura rapida sulle opere dei singoli artisti: “Dopo Castel Del Monte, la Daunia con Lucera, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, il Salento con Lecce, Acaya e Muro Leccese, il Grand tour giunge con la sua quarta edizione in Terra di Bari: una prima tappa nel Castello Svevo di Bari con Il Terzo Paradiso, opera collettiva di Michelangelo Pistoletto e Gianna Nannini, quindi a Barletta. Nel Castello Normanno/Svevo – Angioino/Aragonese, l’esposizione collettiva “On the ground, underground” è un viaggio in superficie e nelle viscere del maniero, ma anche una metafora della fascinosa peregrinazione nei più disparati luoghi geografici e fisici del mondo, tra differenti culture e forme d’espressione. Progetti site specific, coordinati all’identità e all’architettura del luogo, che sviluppano l’idea delle dimensioni “altre” – dal macro al micro, dall’estremamente terreste, all’ultraterreno o extraterrestre – avvalendosi della suggestione degli enormi spazi della fortezza, tra il verde esterno e i maestosi sotterranei che, appena restaurati, si aprono per la prima volta all’arte in una sorprendente immersione tra storia e contemporaneità. On the ground – in superficie – ci accoglie la provocazione dolorosa di Betty Bee, che innalza un grande girasole dorato di filo spinato, mentre, tra il verde, strane visioni marziane, racchiuse nei light box di Alessandro Palmigiani, stupiscono adulti e bambini. La cultura occidentale, incarnata nel busto di Federico II, dialoga con un policromo Buddha, risultato delle azioni pubbliche di Shozo Shimamoto. Immateriale, soltanto sonora, è la presenza/assenza dissacrante di Gino De Dominicis, nella piazza d’armi; quindi, nella sala del vecchio forno, la complessa architettura progettuale dei DUENUOVI/Two&New (born), avvicina il mondo dei volatili al caotico sistema degli umani, trovando sviluppi nel campo editoriale, scientifico, didattico, economico, storico, digitale, artistico, aprendosi al pubblico per originali laboratori all’aperto. Dalla lunga scalinata interna, i sotterranei si offrono grandiosi allo sguardo del visitatore: una prima parte è frutto del recente ed inedito restauro, un secondo versante è eredità dell’antico ripristino dell’intero castello. Basta “citofonare” per entrarvi: è un trompe l’oeil, figlio del divertissement di Roberto Schiavi. Si va alla scoperta delle tessiture monumentali di El Anatsui, vive la leggerezza dello spazio equivoco – una finestra sul via vai di una strada contemporanea dell’estremo oriente – del padre della video arte cinese Zhang Peili, l’iperrealismo virtuale nel cyberspazio di AES+F Group, le testimonianze concettuali ispirate alla musica di Tullio De Gennaro e le ricerche sul suono di Piero Mottola. Lo sguardo sul mondo reale è nella fotografia dei paesaggi urbani di Domingo Milella, quello metaforico è nel segno, declinato in disparati formati e medium da Annalisa Pintucci. La circolarità avvolgente della sala S. Vincenzo invita ad interagire con i nano-mandala tecnologici di Victoria Vesna; accanto, le palpitazioni del super eroe fragile di Adrian Tranquilli, angeliche presenze nella pittura di memoria di Luca Pignatelli, le visioni strutturali e sintetiche – quasi ectoplasmi geometrici – di Loris Cecchini, i video-ambienti noir di Maria Pizzi, il dialogo interculturale nelle installazioni di Massimo Ruiu come in quelle di Georges Adèagbo, il carnale rapporto con la natura e i suoi elementi, vitali e fisici, nella video-installazione ambientale di Ernesto Neto. È Paolo Chiasera a racchiudere semplicemente in un mattone, prodotto dalla combustione del “gesto” dei writers – tracciato su una parete fittizia, alzata a completamento del rudere di un muro di cinta, azione narrata in una videotestimonianza – il flessibile concetto di “underground”, in stretta assonanza con i grafismi che compongono il grande ritratto di Zakaria Ramhani.”

In conclusione, c’ha convinto El Anatsui, nato in Ghana nel 1944, per la magica resa del suo singolare “maglio” artistico. In una nota a corredo si segnala che “Le raffinate tessiture “metalliche” e le sculture in legno di El Anatsui testimoniano lo straordinario rapporto tra creatività e radici storiche di uno degli artisti più “autenticamente africani”. Attraverso l’utilizzo di materiali di recupero, come multicolori tappi corona, schiacciati, appiattiti, ricuciti, crea suggestivi arazzi di grandi dimensioni, ispirati alla ricchezza dei tessuti Kente e dei preziosi abiti da cerimonia Nyekor. A questi si accompagnano opere in legno, vecchi mortai, etichette di carta, cocci di terra cotta, che lo rendono interprete di “una nuova tradizione”, come sottolinea l’antropologo Simon Ottenberg, insigne studioso di cultura e arte africana. El Anatsui ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1990 e nel 2007. Le sue opere sono presenti nelle maggiori gallerie pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti. Drifting continents, 2009 (Continenti alla deriva); alluminio (tappi di bottiglia) e filo di rame, installazione variabile.”

Si può discutere su ogni singolo artista e su ogni singola opera, ma l’evento, che consiste nel far conoscere segmenti dell’arte contemporanea in un contesto monumentale di stupefacente bellezza architettonica, regge magnificamente l’impatto e cadono polemiche e critiche oziose.

La manifestazione rende possibile ritrovare un rapporto con un monumento, recentemente restaurato, e consegna un utile contatto plurisemantico con le arti visive contemporanee di più latitudini.

Dialogare con l’arte contemporanea è possibile visitando il castello.

Barletta ha ritrovato il suo castello e l’arte contemporanea un luogo ideale per ritrovarsi icasticamente inserita ed il turismo un doppio motivo di convincente approdo.

Il Castello di Barletta è un contesto alto ed adeguato, che accetta il contemporaneo e merita una visita.

Da non trascurare, poi, il centro storico con palazzi notevolissimi, chiese, musei ed altre mostre di livello.

 

Maurizio Vitiello