POSITANO E MONTE CATELLO, LA FRANA PIU´ GRANDE DELL´APPENNINO

0

Mentre si indaga se e come e perche’ si sono incontrati Noemi e Berlusconi, ricorreva l’undicesimo anniversario della tragedia di Sarno. Ci furono centinaia di vittime. Non andando piu’ indietro di questa data,  ma scorrendo il tempo fino ai giorni nostri, potrei elencare migliaia di eventi piu’ o meno disastrosi aventi come causa la totale ignoranza dell’uomo dello spazio in cui vive e svolge le sue attivita’  e quindi della sua evoluzione  nel tempo. Voglio solo ricordare un altro evento franoso per l’enormita’ del volume roccioso coinvolto, ed e’ la frana che si stacco’ dal monte Catello nell’inverno  del 2000. Un fatto che molti a Positano in Costiera amalfitana hanno visto.  Questa dei Monti Lattari è forse la frana piu’ grande, ad oggi nota, che si sia verificata nell’Appennino Meridionale. Provvidenzialmente al di sotto, ad inghiottire questi enormi blocchi, c’e’ il profondissimo vallone che sovrintende alla spiaggia di Arienzo  e non un centro abitato. Provate  a pensare, solo per un momento, se questo distacco si fosse verificato altrove… 


Chi vive in costiera si e’ rassegnato all’idea dei disagi e soprattutto del rischio che, piu’ o meno coscientemente,  si assume quando percorre la 163 per le  attivita’ che quotidianamente svolge.  Ormai,  credo che lo considera il prezzo da pagare per vivere in un posto cosi’ bello.


In costiera c’e’ sempre qualche lavoro in corso per interventi di risanamento di pareti rocciose. Ogni comune fa quello che puo’ cercando di affrontare e in qualche situazione risolvere il problema.


Mettere in sicurezza il territorio in cui si vive deve essere una priorita’ per la nostra classe dirigente.


E’ necessario che il cittadino conosca il territorio in cui vive e sia consapevole dei rischi che da esso derivino. La conoscenza  sarebbe il primo passo verso la soluzione.  


Guardiamo per esempio in Giappone,   dopo il terremoto che colpi’ la citta’ di Kobe nel 1995 e che fece migliaia di morti, cosa hanno realizzato. Si sono rimboccati le maniche ed hanno messo a punto strutture antisismiche capaci di resistere a terremoti di elevata magnitudo.


Noi, per dire in Italia, che cosa facciamo dopo un evento disastroso?


Nella maggior parte dei casi affrontata l’emergenza, nella quale siamo bravissimi, ben presto dimentichiamo e diamo del catastrofista o altro, a chi magari rievoca tali situazioni.  La nostra scarsa memoria  fa si che non si trae alcun vantaggio dalle esperienze.  


Nel miglior caso si risolve quel singolo problema ma non si considera mai, che  puo’ essere legato ad un fenomeno piu’ ampio,  quindi puo’ esserne la tendenza evolutiva che  comportera’ delle trasformazioni per quel determinato luogo, con altrettante determinate conseguenze per le attivita’ antropiche esercitate li e cosi’ via.


Siamo cittadini di un paese, l’Italia, dove si vive alla giornata e non si affrontano i problemi, anzi si fa finta che non esistono per non turbare la quiete pubblica.


Geologo Concetta Buonocore