POSITANO LA VIA CRUCIS DEL PREMIO DANZA. E LA CHIAMANO PROGRAMMAZIONE..

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Chi mastica di scienze turistiche o è semplicemente un operatore con un minimo di buon senso sa che una manifestazione per avere un ritorno (fall out) deve essere annunciata prima. Chi ha avuto per prima l’idea del Premio Danza come appuntamento fisso il primo sabato di ogni settembre ha avuto un’idea brillante. Positano e la Costiera amalfitana potevano puntare sempre e comunque su un evento programmato in anticipo, basato su straordinari presupposti (la storia, il mito, l’isola de I Galli, la presenza di due straordinari artisti come Massine e Nureyev, l’arte, con l’incrocio fra Depero e Picasso) insomma l’ Amalfi Coast aveva un evento su cui contare, da portare avanti, da rilanciare, ma un evento che aveva un senso, una storia, una tradizione, ma anche un grande futuro. La Danza è movimento, continua evoluzione, la danza è il ritmo dell’essere umano con l’universo. Ma è anche immagine, il Premio Danza è un evento che è in sintonia con il tipo di turismo di qualità e d’elite che vorrebbe Positano. Ebbene, negli ultimi anni, proprio quando di più avrebbe bisogno di rilancio, il paese si trova con il Premio Danza a rischio. L’anno scorso un appello accorato del Maestro Alberto Testa ha salvato in extremis l’evento. Quest’anno Testa, che è un grande della Danza, obiettivamente, che vive da più di mezzo secolo, ha chiesto alla Regione Campania, e al Comune, come all’ Ept di Salerno, dal 5 maggio, di sapere qualcosa. Deve programmare, invitare gli artisti, organizzare l’evento. Senza avere risposta. A essere mortificato non è solo lui, ma il paese intero, il turismo, che porta economia e da lavoro alla gente, e in tanti stanno soffrendo questo momento difficile. A essere mortificata è la storia e il futuro. Le nostre radici sono la forza del nostro futuro. L’ignavia della politica, ma anche della cosìdetta classe imprenditoriale del paese, totalmente assente rispetto a scelte fatte, o non fatte,  per il paese che va verso il degrado. Stiamo distruggendo tutto e forse non ce ne rendiamo conto.


Michele Cinque