POSITANO, L’ODISSEA DI LUCA DA DUE MESI IN ATTESA PER LA RIABILITAZIONE

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Una traversia per un’emoraggia cerebrale fra mancanze di ambulanze a Positano, trasporti da un ospedale all’altro e ora la lunga attesa della riabilitazione con il terapista che non arriva da due mesi. E ogni giorno di ritardo è una possibilità in meno di recuperare completamente. Infatti, in genere dopo un ictus o un’emorragia non bisogna muoversi, in attesa di riorganizzazione del proprio sistema corpo-mente, che solo un terapista preparato può riuscire a fare bene. Il paziente non deve essere mosso nè toccato da mani che non siano esperte, ma queste mani non arrivano mai. “Stiamo aspettando da due mesi il terapista dell’ Asl – ci dice la moglie di Luca, Norma Apuzzo, che ci accoglie in casa, provata da questa esperienza, ma determinata – non voglio raccontare quello che mi è capitato per me stessa, per i miei diritti, ma per gli altri. Quello che è successo, e succede, a me e la mia famiglia succede e può succedere a tanti.” Una odissea che comincia il 15 luglio 2008 quella di Luca Mazzacano, 62 anni,  falegname benvoluto da tutti a Positano in Costiera amalfitana, quando improvvisamente si sente male sulla strada che va da Montepertuso a Nocelle, il figlio viene avvisato da un amico verso le nove e da allora è stata una continua sequela di disagi e disperazione. “Si capiva subito che mio marito aveva avuto qualcosa di grave, siamo scesi subito a Fornillo dove si trova la sede della Croce Rossa e la postazione di soccorso del 118. Temevamo che anche pochi minuti di ritardo potessero peggiorare la situazione, ma non c’era nessuna ambulanza e nessun medico. Fortunatamente nei pressi si trovava una dottoressa che ha un poliambulatorio e ha chiamato immediatamente il 118 avvertendoci che la situazione di Luca era grave.” La postazione della Croce Rossa, ma molti non lo sanno, non fa da pronto soccorso, rivolgersi direttamente a loro, senza chiamare il 118, è inutile e, a volte, anche dilatorio, la sfortuna ha voluto poi che non ci fosse neanche un’ambulanza sul posto. “Non sapevamo tutto questo, nessuno pensava al 118 in quel momento, era questione di vita o di morte e pensavamo al primo punto dove potevamo avere soccorso e ci è venuto spontaneo pensare alla postazione della Croce Rossa. Ma questo è stato solo l’inizio dell’odissea, dopo che la dottoressa ha chiamato il 118 visto che ogni minuto poteva essere fatale e si aspettava per l’ambulanza, ci siamo diretti verso l’Ospedale di Sorrento. Abbiamo chiesto aiuto, ma o per la confusione o per l’incertezza, non ne abbiamo avuto. La strada era bloccata da macchine e autobus, ma con il clacson e i fazzoletti bianchi fuori l’auto ci siamo lanciati verso l’ospedale di Sorrento, una corsa disperata contro il tempo. Arrivati a Sorrento la Tac non funzionava e ci hanno trasferito a Castellammare e lì gli hanno visto l’emorragia cerebrale, poi da Castellammare, dopo insistenze con i medici, è stato trasferito a Nocera. In entrambi gli ospedali ho dovuto lottare affinchè si facesse presto per intervenire su mio marito.” Dopo la ospedalizzazione a Nocera poi Luca è stato trasferito a Roccapiemonte per la riabilitazione. “Lì siamo stati otto mesi e io sono rimasta accanto a mio marito notte e giorno, dormendo anche a terra. Siamo usciti dall’ospedale il 21 marzo e ci hanno detto che era necessario continuare la riabilitazione al più presto a casa. Ma ad oggi ancora nessuno è venuto. Abbiamo chiesto e ottenuto la carrozzella, ma senza i comandi giusti, mi avevano messo i comandi nella parte dove c’era la paresi e dunque non può muovere la mano”. Ma la avete chiesta la riabilitazione? “La riabilitazione la abbiamo chiesta e ottenuta dall’ Asl di Salerno, abbiamo fatto continui peregrinaggi fra Amalfi, Castiglione di Ravello, Maiori, dove è il centro, ma non si capisce perché ancora non viene nessuno. Qualcuno mi ha detto che c’è una lista e i terapisti cercano di evitare Positano perché non hanno posto per parcheggiare. Io questo non lo so, so solo che sono quasi due mesi che mio marito non ha la riabilitazione e sta peggiorando.” Cosa la ha spinta a parlare? “Il fatto che in un paese turistico come Positano non è possibile che succeda questo.  Come possono i familiari di fronte a tragedie del genere avere la lucidità di sapere tutte le procedure, di capire che alla Croce Rossa non c’è un pronto soccorso,  poi tutte le traversie che ho subito possono capitare a tutti. In questo paese viviamo disagi che colpiscono le persone comuni, mentre c’è a chi arriva un elicottero, altri si trovano disperati in cerca di soccorso e ora mi ritrovo con un marito sulla sedia a rotelle e io agli arresti domiciliari.”


Michele Cinque