Un patto di amicizia tra il Comune di Positano e S. Stefano di Sessanio in Abruzzo

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Un patto di amicizia tra il Comune di Positano e S. Stefano di Sessanio in Abruzzo è la proposta che il Sindaco di Positano invierà domani mattina al Sindaco del borgo abruzzese dopo un colloquio telefonico.


S. Stefano di Sessanio, borgo di 124 abitanti tra i più belli d’Italia, è stato colpito dal sisma del 6 Aprile e 50 persone vivono nelle tende.


Il Sindaco a nome dell’Amministrazione comunale ha proposto al suo collega abruzzese Elisabetta Leone di ospitare a Positano durante la prossima estate famiglie di quel Comune. È questa una delle esigenze più impellente, ha dichiarato il Sindaco abruzzese.


Molte famiglie sono provate dalla dura vita nella tendopoli.


Questa mattina è stata inviata a tutti gli alberghi di Positano una richiesta di disponibilità ad ospitare queste famiglie e già nel pomeriggio di oggi sono arrivate le prime adesioni.


Si coglie l’occasione per far appello a chiunque possiede appartamenti o case a dichiarare la propria disponibilità ad ospitare delle famiglie per una settimana.


 


                                                                                           Il Sindaco Domenico Marrone


 


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. Stefano di Sessanio sorge in epoca romana. Il nome “Sessanio” viene fatto risalire al latino “Sextantia” ad indicare che il borgo era distante sei miglia romane dall’antica Peltinum, importante crocevia per i traffici che da Roma portavano verso la costa adriatica.


La Chiesa di S. Stefano Protomartire ed il cimiteroDurante il periodo romano, il borgo di Sessanio si trovava alla base della collina dove venne poi costruita la torre di osservazione nel periodo medievale. La posizione esatta è probabilmente vicina a dove attualmente si trova il cimitero e la chiesa di S. Stefano Protomartire.


Il declino dell’Impero romano e della vicina Peltinum, ha profondamente trasformato l’economia della zona.


Nell’alto medioevo, il notevole aumento della popolazione si deve all’insediamento dei monaci benedettini sulla piana di Campo Imperatore nel Convento di S. Maria del Monte (denominato “Convento di Casanova” dagli anziani del paese) ed alla loro attività volta alla bonifica del territorio ed all’incentivazione della pastorizia. Come conseguenza si ebbe anche la nascita di piccoli borghi fortificati, posti spesso in posizioni strategiche per controllare facilmente il vasto territorio.


Nel XVI secolo il paese di Santo Stefano di Sessanio apparteneva alla Baronia di Carapelle e, nell’anno 1415, fu dato in feudo ad Antonio Tedeschini Piccolomini conte di Celano. La famiglia Piccolomini mantenne il borgo per oltre 150 anni fino al 1579, quando venne ceduto alla famiglia Medici.


Stemma della Casa dei Medici su Porta  MediceaSotto i Medici il paese ebbe il periodo più fiorente della sua storia. Si deve a questo periodo la costruzione del perimetro difensivo fatto di case-mura e delle principali porte di accesso al paese.  A tutt’oggi la porta di accesso alla piazza medicea reca lo stemma della Signoria di Firenze.


Oltre agli ampliamenti architettonici, si ha anche un notevole aumento di interesse per i prodotti della zona e della famosa lana nera (detta carfagna) che spinge molti mercanti fiorentini ad incrementare i lori affari in queste zone. E’ così che si assiste alla nascita del fenomeno della “transumanza” che, nel periodo estivo, sposta milioni di capi di bestiame dalle vicine puglie verso i pascoli abruzzesi.


Dopo due secoli di proprietà dei Medici, il paese entra a far parte del Regno delle Due Sicilie diventando patrimonio privato del Re di Napoli. Nel 1810, dopo l’Unità d’Italia, diventa comune.


La fine della transumanza, nella metà del secolo scorso, segna la fine della prosperità di Santo Stefano di Sessanio e di tutti i paesi della zona basati sulla pastorizia.


Case abbandonate nei primi anni del secoloHa così inizio una fase di profonda crisi socio-economica che porta velocemente la popolazione ad emigrare verso paesi esteri. Degli oltre 1500 abitanti di Santo Stefano all’inizio del secolo, moltissimi sono emigrati verso Francia, Germania, Belgio, Stati Uniti e Canada, paesi che promettevano le maggiori possibilità di lavoro.


Durante la seconda guerra mondiale, il paese è stato usato dalle truppe tedesche come punto di osservazione privilegiato, installando nella “Casa del Capitano” il proprio quartier generale.


L’uso della Torre permetteva di avvistare i movimenti di truppe per molti chilometri, ravvivando così  la funzione che ha avuto fin dalla costruzione.


La fase di emigrazione continua massiccia anche dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, riducendo drasticamente la popolazione residente. Oggi il paese conta non più di 100 abitanti, in maggioranza anziani.


Nel corso degli anni 70 si ha un notevole declino delle attività economiche della zona, fortemente contrastate dalla posizione geografica sfavorevole.


Nel 1974 si svolge la prima edizione della Sagra della Lenticchia che ottiene un successo insperato, anche e soprattutto a causa della particolarità e della bontà delle lenticchie che crescono nel terreno circostante il paese, a ragione considerate le uniche rivali delle più conosciute lenticchie di Castelluccio.