Le ruspe antiabusi sbarcano a Procida

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DOMENICO AMBROSINO Procida. Dopo Ischia, ruspe in arrivo anche a Procida. Le prime due demolizioni programmate per domani. La prima per un fabbricato di 70 metri quadri di superficie, abitato dalla famiglia di Archina Riccio in Lauro, in via Sottotenente di Vascello Scotto di Vettimo. La seconda – 130 metri quadri – un immobile abitato dalla famiglia di Nicola Scotto di Clemente, in via Marconi 11. L’abbattimento è stato disposto in esecuzione delle tredici sentenze passate in giudicato che l’ufficio del procuratore aggiunto Aldo De Chiara ha in calendario nell’isola. Agli interessati è stato notificato l’ordine di sgombero disposto dagli uffici del Comune. Oggi l’avvocato Bruno Molinaro, difensore dei proprietari dei due appartamenti, tenta l’ultima carta della sospensione del procedimento di demolizione, attraverso la discussione urgente dell’istanza in camera di consiglio della VII sezione penale della Corte di Appello di Napoli. Oggi il sindaco di Procida Gerardo Lubrano , convocato sul problema presso la Procura della Repubblica, farà presente le sue preoccupazioni di carattere sociale, ma anche economiche. «Il nostro comune – dice il sindaco – ha da tempo attivato i procedimenti per i finanziamenti relativi alle demolizioni. Ma con i successivi aumenti dei costi il Comune non potrà assolutamente far fronte alla situazione con i suoi bilanci già ridotti all’osso». Intanto le famiglie coinvolte nella demolizione delle case vivono ore di grande angoscia. Archina Riccio, 40 anni, sposata con Vincenzo Lauro, marittimo, due figli di 13 e 16 anni, piange. «Questa casa l’abbiamo costruita per necessità e disperazione 11 anni fa. Appena sposati siamo andati ad abitare in una casa in affitto, ma in cinque anni abbiamo subito ben sette sfratti. In estate, poi, dovevamo cedere la casa ed andare a convivere con i genitori perché i proprietari, gente modesta, per racimolare qualche soldo in più la fittavano ai vacanzieri. Ora i miei figli vivono nell’incubo. A scuola disegnano persone senza testa e senza braccia». Drammatica anche la situazione di Nicola Scotto di Clemente, 74 anni, marittimo in pensione, e della moglie Letizia, che abitano l’immobile di via Marconi. «Dovranno seppellirmi sotto le macerie, ma non mi muovo – dice Scotto -. Questa casa è la mia vita. Ho investito 40 anni di lavoro sull’acqua salata a bordo delle navi. Sono malato ed invalido. Dove vado? Su quest’area doveva sorgere la 167, ma non è stato possibile per l’incompatibilità tra il Prg e ilpiano territoriale paesaggistico. Ora ci dicono che il condono non è applicabile. Ma che colpa abbiamo noi se le istituzioni non riescono a fare il loro dovere?». Intanto nell’isola cresce la tensione. Oggi è stata indetta un’assemblea popolare al municipio. Martedì, in concomitanza delle previste demolizioni, è convocato il Consiglio comunale. (Il Mattino)


inserito da A. Cinque