Un milione di euro per il conservatorio di Salerno

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Giuseppe Pizza sottosegretario del MIUR allibito dal degrado della struttura: “Ho a disposizione sei milioni di euro per tutti i conservatori d’Italia: due vanno a quello dell’Aquila che è terremotato, uno va a voi poiché le condizioni sono indescrivibili ed è un grosso dolore poiché è una gloria della mia città

 

Nella sua tre giorni nel Salernitano, Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana  Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, braccio destro di Maria Stella Gelmini, si è presentato ieri mattina al Conservatorio “G.Martucci”, per toccare con mano la gravissima situazione in cui versa la massima istituzione musicale cittadina. La prima tappa è stata nelle aule aggiunte di Via Sichelgaita, dalle quali a breve si verrà anche sfrattati. Lì l’onorevole ha incontrato il commissario straordinario Fulvio Maffia, gli impiegati del settore amministrativo, una parte del corpo docente, nonché due rappresentanti degli allievi, Gioacchino Mansi, trombonista e Giuseppe Frallicciardi sassofonista, entrambi iscritti al biennio abilitante. I due allievi hanno esposto la loro preoccupazione per l’assorbimento nelle graduatorie permanenti che, dopo ben quattro anni di lavoro e studio verrà loro negato, a favore di abilitati più giovani. Gli animi degli allievi sono stati calmati dall’intervento di Fulvio Maffia che ha consigliato di redigere una petizione da far sottoscrivere a tutti gli allievi dei corsi abilitanti d’Italia che versano nelle stesse condizioni e di porla direttamente nelle mani del sottosegretario Pizza, in modo da dare una valida svolta a questa situazione. Dopo questo breve incontro Giuseppe Pizza, accompagnato da dei suoi candidati alle provinciali, i dioscuri salernitani Silvano Florio e il docente di clarinetto Alberto Moscariello, unitamente al Presidente del Consiglio d’Amministrazione Franco Massimo Lanocita, è asceso alla sede storica di Via Salvatore De’ Renzi, in completo degrado. Questo edificio, è ancora stravolto dai lavori bloccati, al tempo dalla Soprintendenza, a causa della venuta alla luce di reperti archeologici appartenenti agli antichi complessi dei Monasteri di S.Lorenzo e S.Nicola e dal mostro cementizio posizionato alla base dell’attuale Conservatorio, che prevedeva addirittura un auditorium a scalea, funereo cimitero di cemento armato, che connubia con i cunicoli del monastero, colonne, resti di scheletri, immondizia prodotta dai barboni che andavano a ricoverarsi nelle infinite stanze, resti delle vecchie camerate del “serraglio” (sono ancora visibili le docce, la scuola di calzoleria, il vecchio refettorio). Le stesse condizioni di quasi completa impossibilità di lavoro da parte di insegnanti, costretti a far scuola in aule dalla veduta innegabilmente “ispirante”, a getto sul Golfo di Salerno, ma dal pavimento che sussulta ad ogni passo, poiché sostenuto da “antiche” travi di legno, che ricordiamo ormai da oltre vent’anni. Ma i problemi di questa scuola sono infiniti: le aule non sono insonorizzate, cosicché è facile che bassotuba e flauti possano incrociare le proprie esecuzioni, i migliori allievi della scuola sono i topi, che occupano da sempre i pianoforti, servizi igienici non adatti, simbolo di un’agibilità concessa ad occhi e naso ben serrati, ad una popolazione scolastica che deve “vivere” la propria istituzione, frequentando corsi, partecipando ai progetti, che la vede impegnata in concerti, saggi, seminari, in completo degrado, a cominciare dall’ingresso stesso della Scuola, tra labirinti di scale e terrazzamenti, infestati da erbacce e rifiuti, per poi entrare in corridoi puntellati con solai pericolosamente scoperti. “Uno dei sei milioni che il mio ministero ha a disposizione per tutti i conservatori d’ Italia, sin da oggi è assegnato al “G.Martucci” – ha affermato Giuseppe Pizza – sono di Salerno e il conservatorio è da sempre una gloria della mia città. Questo milione è solo una goccia nel mare, altri due sono già  stati promessi al conservatorio dell’ Aquila, terremotato, ma qui non siamo molto lontani da quelle condizioni, in cui è impossibile immaginare un futuro di studio e di arte”.

Olga Chieffi