LO STORICO INCONTRO NEL PICCOLO "QUIRINALE" DI RAVELLO

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Ravello, Costiera Amalfitana. Ancora uno straordinario contributo alla storia di Ravello da parte di Luigi Buonocore L’idea della Luogotenenza, progetto intermedio tra la permanenza di Vittorio Emanuele III sul trono e la sua abdicazione, nacque nella ristrettissima cerchia di tre personalità, Enrico De Nicola, Carlo Sforza e Benedetto Croce, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’inaugurazione della restaurata Villa De Nicola. Il principe Umberto avrebbe esercitato le prerogative di capo dello Stato senza tuttavia possedere la dignità di re, che restava in capo a Vittorio Emanuele III. Si trattava dell’unico compromesso possibile: i capi dei partiti antifascisti, infatti, avrebbero preferito l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, la rinuncia al trono da parte di Umberto e la nomina immediata di un reggente civile. Benedetto Croce, grande estimatore dell’ingegno giuridico di Enrico De Nicola, aderì a quella proposta non scevro da perplessità in quanto temeva che proprio l’istituto della Luogotenenza potesse facilitare la fine della Monarchia e l’avvento della Repubblica. “L’incontro di Ravello” tra il sovrano e il giurista napoletano si svolse nella straordinaria cornice di Palazzo Episcopio, il piccolo “Quirinale di Ravello”, dimora del sovrano, dove ancora riecheggiavano i lontani fasti del vescovado ravellese e le suggestioni dei luoghi wagneriani. Il re, perplesso, ascoltò in silenzio il giurista napoletano fino a quando non fu associato al colloquio il Ministro della Real Casa, il conte Pietro d’Acquarone, gentiluomo di Palazzo di Sua Maestà la Regina. Alla fine Vittorio Emanuele III accettò la soluzione e si piegò alla ferma volontà di De Nicola che, tra l’altro, rivolgendosi al ministro, era stato molto esplicito nel sottolineare l’esiguità delle alternative percorribili. Ma il rigido inverno ravellese non risparmiò quello storico incontro, obbligando De Nicola a trascorrere la notte a Palazzo Episcopio per le pessime condizioni del tempo, che sconsigliavano di intraprendere il tortuoso cammino di ritorno alla volta di Torre del Greco. Si cenò, quindi, “a lume di candela mentre fuori soffiava un triste vento” in una sala illuminata a sprazzi dai tizzoni ardenti del camino. La mattina dopo, De Nicola si congedava dal sovrano, in attesa della risposta ufficiale, che sarebbe giunta la sera del giorno seguente a Torre del Greco: una pagina importante nella storia d’Italia era stata scritta. Pubblicato da Luigi Buonocore Ravello Culturale