POSITANO ALLA TAVERNA IL RE DELLA CUCINA GIAPPONESE A MILANO

0

Positano, Costiera Amalfitana. Una grande serata con la cucina giapponese con la star della cucina giapponese a Milano, Katoshozo Tomoyoshi,  al ristorante La Taverna del Leone. Tomoyoshi ha condiviso la cucina con Fortunata Cilento, originaria di Vico Equense, con un fortunato connubio fra mare e monti con Positano e la costa d’ Amalfi, gestisce il ristorante con Cristofaro Guida,  e uno staff rigorosamente giapponese di sei persone deliziando il palato di circa una sessantina di astanti. La cena è partita dallo Zensai (gambero e fragola in gelatina di limone) poi Tsukuri (varietà di pesce crudo) Nimono Gawari (pesce al vapore con salsa isobean) Agemono (tempura di gamberi e verdura) Sushi misto, Wan (zuppa di miso alle vongole) Kanbustsu (mousse al tè verde e azuki). In sala straordinario il maitre Giovanni Cilento che si destreggiava con le varie portate giapponesi ed un pubblico entusiasta. Tomoyoshi è rimasto soddisfatto della serata. “E’ stata una bella serata e una esperienza straordinaria che abbiamo ripetuto con Fortunata con la quale abbiamo molto in comune”. Cosa rende speciale la sua cucina giapponese? “Niente di speciale noi pensiamo soprattutto ai prodotti ed è difficile trovarli in piccoli centri, la cucina al crudo è molto difficile e delicata perché il pesce bisogna che sia di prima qualità e freschissimo, poi bisogna pulirlo bene.” In che senso? “Nel senso che se si mangia a crudo bisogna far molta attenzione proprio all’igiene e in questo la cucina giapponese ha alle spalle secoli di tradizioni, io lo faccio da trenta anni a Milano” Molti stanno portando avanti la moda del sushi che ne pensa? “Che, appunto, si tratta di una moda. Ma gli italiani non conoscono davvero la cucina giapponese. Conoscono solo la parte superficiale della nostra cucina, come i turisti che vengono qui e sanno solo di pizza e spaghetti”. Quali bevande consiglia con i piatti giapponesi? Alcuni mettono il vino, sbagliano? “Con i piatti giapponesi usiamo birra, sakè e altre bevande, ma i vini italiani vanno anche bene. Non quelli forti, come il Barolo, ma leggeri, bianchi e anche rosè. Ognuno può scegliere i gusti che ritiene.”  Una esperienza meravigliosa in un ristorante che sta puntando sempre di più alla qualità in tutti i settori, Fortunata, già allieva di Gualtiero Marchesi, sta facendo crescere sempre di più la Taverna. “Sono convinta che anche la crisi si affronta con la qualità – spiega Fortunata -, se si offre la qualità a prezzi giusti, si riesce sempre a lavorare.” Ma quale è il segreto della cucina giapponese? Ci sono tecniche particolari? Il famoso Chi, l’energia interiore, metodi sui generis come le arti orientali insegnano? “Niente di tutto questo – ci spiega Tomoyoshi -, il segreto lo condivido con Fortunata. Nella cucina bisogna usare la testa, l’esperienza, la competenza, ma soprattutto il cuore, tanto, tantissimo cuore in quello che si fa per coloro che aspettando di gustare i nostri piatti, amore verso quello che fai per chi lo fai. Questo è il segreto della buona cucina.”


Michele Cinque