Napoli amanti incastrati da google street

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Dopo la denuncia in Inghilterra e in Costiera Amalfitana, anticipata da Positano News, anche da Napoli segnalazioni per la privacy contro google street Come dar torto a mia moglie: si è spezzato un legame di fiducia, ora lei pensa che se ho mentito, chissà quante volte l’ho fatto, e magari cos’altro e con chi». A leggerla così sembra la classica dichiarazione penitenziale del marito beccato in flagranza d’adulterio: invece no, stavolta è diverso, perché nelle parole di Antonio Fico, ristoratore 43enne, c’è qualcosa che va oltre l’immaginazione, un elemento di novità che demolisce secolari tecniche di accertamento della fedeltà coniugale. Potenza della tecnologia, specie quando va ad innestarsi in una città come Napoli, eternamente sospesa tra passato e futuro tanto da non riuscire più ad avere un presente.

Al marito in passione, in effetti, non poteva capitare combinazione più sfortunata: la moglie iper curiosa e per giunta internauta, la madre a costei invisa (o viceversa, questo il web ancora non riesce a dircelo) ed un compromesso faticosamente raggiunto con il coniuge di non farle più visita. Finché la società di Brin e Page non sbarca in città, il 24 marzo scorso, con il nuovo servizio “Street view”, sistema videosatellitare che consente di “muoversi” per strade e stradine, individuare angoli, palazzi e qualunque cosa si cerchi. E qui casca l’asino: il povero Fico, raccontava ieri Il Mattino, è stato scaricato dalla consorte dopo che questa era riuscita ad ottenere la “videoprova” della menzogna. Aveva nientedimeno osato andare a casa della madre di nascosto dalla moglie, spingendosi fino al punto di giurare e spergiurare che alla data ora era nel dato posto e giammai a far visita all’odiata suocera. Ma la conferma che il ristoratore si trovasse in via Santa Sofia 3, l’indirizzo galeotto nei pressi dei Decumani, alla tecnologica moglie l’ha fornita proprio Google Street quando, fiutata l’aria, la donna ha digitato sulla tastiera la residenza della suocera: il palazzo è quello, l’auto parcheggiata è la stessa, uno zoom sul balcone ed un uomo di spalle affacciato.


È calvo, non può essere che lui. Dinanzi alla scena, giusto il tempo di riprendersi dallo shock, e le valigie con i panni dell’uomo erano già pronte dinanzi alla porta di casa. Smarrimento, ansia e alla fine la confessione: sì, ero andato da mammà. Inflessibile, l’internauta consorte non vuol sentirne di ragioni e chiede il divorzio. Antonio Fico, titolare di una pizzeria in Largo Dogana Regia, è ancora fuori da quella casa in cui abitava con moglie e due figli, e da pochi giorni ha preso una decisione: far causa al gigante statunitense di Internet attraverso un esposto al Garante per violazione della privacy, il primo in assoluto che parte dal capoluogo campano, allineando – almeno in questo – Napoli alle altre città europee dove già si sono registrati casi analoghi. Con 300mila famiglie registrate proprio a me doveva capitare, avrà di certo pensato il signor Fico: ignorava che le telecamere online non fanno sconti a nessuno perché, hai voglia a negare, i manifesti mortuari di un coinquilino affissi sui muri del palazzo della suocera parlavano chiaro, indicando data ed ora della presenza del fedifrago nell’abitazione natale. Si vede che Google ha inventato un nuovo algoritmo, basato sull’antico proverbio italico “Si parla a suocera perché nuora intenda”. E stavolta, la nuora, ha inteso alla grande.


Chissà ora se il signor Fico da Napoli si comporterà come mister Jacobs da Broughton, paesino inglese dal quale è partita la prima rivolta contro l’invasività di Google in fatto di riservatezza.


Ha capeggiato lui la catena umana organizzata tra gli abitanti per bloccare quell’auto blu che girava con uno strano apparecchio sul tetto, l’attrezzatura per i rilievi delle immagini da inserire nel data base. A Broughton si registravano troppi furti ultimamente e Google Street avrebbe dato una mano ai ladri per individuare case, persone e spostamenti: di qui la singolare protesta. Ma, se i furti da oggi diventeranno un parametro di valutazione, con Napoli come la mettiamo?Michele De Lucia