PRANZO DI NOZZE IN PENISOLA SORRENTINA? LO PAGA LA REGIONE CAMPANIA..

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Giosafatte e Afrodite si sono sposati il 15 maggio 2004 e hanno festeggiato al Grand Hotel «Due Golfi», a Sant’Agata a Massalubrense, fra Sorrento e Positano, in Penisola Sorrentina Il loro banchetto di nozze l’ha pagato il consiglio regionale della Campa­nia, cioè noi contribuenti. Il consi­gliere Roberto Conte, che ieri è sta­to arrestato di nuovo dalla Guardia di Finanza, ha fatto risultare che il banchetto di nozze era un «evento di rilevanza pubblica» organizzato dalla sua società e se l’è fatto rim­borsare: 19.500 euro.  Spulciando fra gli atti, come ha fatto Titti Beneduce sul Corriere del Mezzogiorno, le spese di rappresentanza riguardano la terra delle sirene e la Costiera Amalfitana e Capri. Ma gli illeciti accertati dagli investigatori sono numerosi: oltre a convegni politici e riunioni conviviali pagati dal con­siglio regionale come se fossero progetti per l’imprenditoria giova­nile, ci sono i fondi europei (più di 20.000 euro) ottenuti grazie al pro­getto In.La., che si proponeva di sovvenzionare le imprese che assu­messero disoccupati di vecchia da­ta. Il suo incarico di segretario del­l’ufficio di presidenza ha giocato un ruolo fondamentale. L’inchiesta, che mette in luce una preoccupante leggerezza nel­l’erogazione dei fondi, è del pm Fi­lippo Beatrice ed è stata avviata do­po una denuncia di un altro consi­gliere regionale, Salvatore Ronghi. Sei, complessivamente, le persone destinatarie delle ordinanze caute­lari emesse dal gip Claudia Picciot­ti per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa: Roberto Conte e Emanuele Cameli ai domiciliari. Obbligo di presenta­zione alla polizia giudiziaria, inve­ce, per Luisa De Luca, Pasquale Sal­vio, Corrado Sannino e Carlo Sar­no, soci della Deco Consulting srl. Secondo l’accusa, Conte aveva pro­mosso, nel dicembre 2003, la costi­tuzione di una società specializza­ta in attività di consulenza e di or­ganizzazione di eventi. La compagi­ne societaria era formalmente co­stituita da persone della segreteria del consigliere regionale, che però non avevano poteri decisionali; chi gestiva la società, invece, era il politico. Fino all’ottobre 2007, quando fu messa in liquidazione, la Deco Consulting non ha mai svolto attività per le quali era stata costituita «in quanto le reali finalità della compagine erano quelle di conseguire indebiti contributi re­gionali ». Quanto al progetto In.La., i due dipendenti assunti fittizia­mente da Conte sono un giornali­sta, Gianluca Gifuni, ed un consi­gliere della X municipalità, Carmi­ne Sangiovanni. Gifuni, osserva il pm, ha sì lavorato come addetto stampa per il consigliere regiona­le, ma non era dipendente in pian­ta stabile della società. La vicenda del banchetto di noz­ze di Giosafatte e Afrodite è emble­matica del «sistema Conte». Il di­rettore dell’hotel «Due golfi» ha spiegato al pm che il banchetto fu pagato solo in un momento succes­sivo, in quanto gli sposi gli aveva­no fatto presente che il conto sa­rebbe stato saldato da un’altra per­sona. Il conto, in effetti, venne sal­dato solo due mesi dopo conte­stualmente all’emissione di una fat­tura intestata alla Deco Consul­ting. Lo sposo ha confermato, rac­contando al pm i retroscena di quel bizzarro regalo. Giosafatte, che intratteneva rapporti politici con Roberto Conte fin dal 1999, ha spiegato che era stato proprio l’esponente poli­tico ad insistere per far­gli da testimone di nozze, pur senza aver ricevuto alcuna ri­chiesta in tal senso. Al pranzo nuziale, però, aveva parte­cipato solo la mo­glie del consi­gliere regionale, Lia, in quanto l’esponente po­litico aveva al­tri impegni. Al momento di pa­gare il pranzo, la signora aveva di­chiarato che il conto sarebbe stato saldato dal marito qualche giorno dopo, cosa in realtà avvenuta solo dopo molto tempo e a segui­to dei numerosi solleciti pervenuti dall’albergo. La decisione di Conte di fargli da testimone, ha confida­to ancora Giosafatte al pm, è stata accolta con un certo sconcerto nono­stante i rapporti di vici­nanza politica intratte­nuti col consigliere regionale: an­che perché gli sposi avevano già deciso chi fossero i loro testimoni. La tesi della Procura è che l’offerta del banchetto nuziale sia stata uti­lizzata da Conte come mero espe­diente per far figurare la prestazio­ne di servizi in realtà mai offerti. Ma il banchetto di nozze non è l’unico che il consiglio regionale abbia rimborsato. C’è, per esempio quello per 46 persone che si è svol­to il 26 febbraio 2005 nel ristoran­te «Fenesta verde» di Giugliano: 2.150 euro. C’è poi il fitto e l’allesti­mento del teatro Mediterraneo, nella Mostra d’Oltremare, per un convegno della Margherita cui il 24 marzo 2005 Roberto Conte par­tecipò assieme a Ciriaco De Mita: 5.500 euro. C’è ancora la fornitura fittizia di materiale informatico per poco meno di 20.000 euro. E ci sono svariati rimborsi di 2.000 eu­ro ai suoi collaboratori per lezioni mai avvenute sugli argomenti più disparati (Strumenti di finanza age­volata e legislazione europea, Crea­zione di impresa).