BOOM DI VISITATORI ALLA SOLFATARA DI POZZUOLI, IN CERCA DEL VIAGRA NATURALE

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Il Viagra napoletano è stato
inventato intorno al 1870 da un medico degli Incurabili,
Giuseppe De Luca, proprietario, insieme ai suoi sei fratelli,
della Solfatara. Il medico, che doveva essere un bel tipo, aveva
avuto l’idea di imbottigliare l’aria del vulcano,
ricchissima di idrogeno solforato — H2s — e di distribuirla ai
pazienti dell’ospedale che avevano problemi di erezione.
Poi iniziò a vendere la pozione miracolosa ricca solo di aria e
fu un boom. «A dire di Giuseppe — racconta Giorgio Angarano,
attuale proprietario del vulcano — quell’aria aveva
effetti prodigiosi sui pazienti che immediatamente mostravano
segni di risveglio sessuale». I colleghi
dell’intraprendente Giuseppe andarono in bestia per
l’iniziativa che allontanava i pazienti, ma la vendita
delle bottigliette andò a gonfie vele e creò la leggenda delle
proprietà miracolose dell’aria della Solfatara. E, in
aggiunta, dei fanghi anc’essi capaci di far risvegliare i
morti, come un anonimo buontempone scrisse sull’etichetta
di una bottiglia caricata ad acido solforico che, purtroppo, è
introvabile. Nell’archivio della Solfatara, però,
abbiamo potuto recuperare una locandina che documenta i
miracoli attribuibili all’acqua della Solfatara. Che, a
dire del dottor Sebastiano De Luca, senatore del Regno e
fratello del medico Giuseppe che confezionava le bottigliette,
ha una «meravigliosa efficacia per uso interno nelle emorragie,
principalmente uterine, leucorrea, catarri cronici, e così via.
Niente di nuovo sotto il sole e i puteolani sono scoppiati a
ridere quando sono stati diffusi i risultati dei ricercatori (
Roberta d’Emmanuele, Giuseppe Cirino e Vincenzo Mirone)
della Facoltà di Farmacia della Federico II che hanno ricevuto
l’imprimatur del Nobel americano Luis Ignarro che ha
certificato che il «viagra napoletano» stimola l’erezione
dei topolini e il vasorilassamento in tessuto di pene umano in
provetta. Giorgio Angarano e Anna De Luca, sua sorella,
calabresi di Cardinale, in provinia di Catanzaro, ma ormai
napoletani d’adozione, hanno provato all’inizio di
minimizzare la scoperta, ma poi si sono arresi
all’evidenza e assecondano le richieste. Gli affri sono
affari, insomma, soprattutto in tempi di vacche magrissime. La
percentuale delle visiste al vulcano, nei giorni del week end,
si è, infatti, decuplicata e si assiste a una incessante
sfilata di coppie, lei sicura del fatto suo e decisa a farsi
ascoltare, lui timoroso e riluttante ma evidentemente
rassegnato ad esporre il suo problemino. Lo chiama così,
diventando rosso come un peperone. «L’approccio —
raccontano ad una voce Giorgio e Anna, i due amministratori del
vulcano che da sempre e si è difeso dagli assalti della
speculazione che ha devastato le pendici del cratere di Agnano
— parte da lontano, dalla richiesta di informazioni sulle
piante del parco della Solfatara, sul ristorante e sul
campeggio. Poi, d’improvviso, piazzano l’affondo: è
vero che l’aria del vulcano ha effetti prodigiosi
sull’erezione del pene?». «All’inizio ci siamo
mantenuti sul vago — proseguono — ma quando ci siamo resi
conto che non era più possibile nascondersi dietro un dito ed
esibire prudenza, ci siamo dati anche noi e rispondiamo che è
vero, gli effetti sono notevoli e soprattutto scientificamente
verificati». La conclusione della storia è una sorta di muro
del pianto composto da mariti sistemati in equilibrio precario
sul ciglio dei soffioni e aspirano profonde boccate di idrogeno
solforato. La scena è da brividi: l’esercizio dura circa
venti minuti e viene attentamente seguito dalle mogli che
assistono alle spalle dei loro uomini. Tutto alla luce del
sole, la posta in palio è troppo importante, e qualsiasi forma
di pudore è da mettere al bando. «Le cose vannno proprio così —
conferma Giorno Angarano — e anche domenica scorsa la
processione è stata molto intensa». E allora perché non
riprovare con le bottigliette riempite d’aria? «Ci stiamo
pensando, potremmo farlo». Carlo Franco, Corriere del Mezzogiorno