Bologna. Roma. Beyond the Beyond. Al di là del possibile.

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Beyond the Beyond


Al di là del possibile


 


Karin Andersen


Matteo Basilé


Dieter Huber


Squp


 


a cura di


Alice Rubbini


 


Shenker Culture Club 


via Indipendenza 67/2 Bologna


Shenker Culture Club, in collaborazione con le gallerie Guidi e Schoen (Genova), 1000Eventi (Milano), Strychnin Gallery (Berlin – London – New York), presenta le opere di Karin Andersen, Matteo Basilé, Dieter Huber, Squp..


Allo Shenker Culture Club di Bologna “Beyond the Beyond”, un interessante evento espositivo con il Patrocinio del Comune di Bologna, che vuole rappresentare un’indagine sull’universo della fotografia digitale attraverso il lavoro di Karin Andersen, Matteo Basilè, Dieter Huber, Squp.


Quattro autori, rappresentanti e significative firme della contemporaneità artistica internazionale, creatori di un’originale verità soggettiva che si è fatta strada nel tempo attraverso la ricerca e la sperimentazione tecnologica. Le loro opere sono il gesto evidente e sintomatico di quanto l’immagine fotografica possa assolutamente essere anche profondamente e artificialmente pittorica, espressione nitida e razionale delle qualità culturali, dei nuovi orizzonti mediatici e del desiderio umano di dare voce ad un’intima figurazione, ad un sogno inafferrabile, ad una fantasia impossibile. La verità che ognuno di noi vede è così simile e così diversamente personale, lo sguardo privato si apre ad un’altra privata attenzione; le illusioni hanno il sopravvento sulle percezioni, talvolta accese da un evento palese, talvolta tracciate da un segno impercettibile, dove l’apparenza si tuffa nell’evidenza, candidamente contraffatta dall’abilità strumentale. Queste fotografie rincorrono la necessità di un piacere estetico e si abbandonano alla volontà di un riflesso seduttivo innato ed istintivo. Il linguaggio è narrativo, ironico, surreale, ideale, inquietante ed insieme affascinante, la realtà e l’immaginazione si supportano vicendevolmente e la poesia delle cose del quotidiano s’insinua sottilmente in un mondo parallelo che trasforma ogni cosa in suggestione, in un invito a guardare oltre, al di là del possibile…


La mostra, curata da Alice Rubbini, si trasferirà allo Shenker Culture Club di Roma il 7 maggio 2009, entrando a far parte dell’ VIII edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, che ha come soggetto “Declinazioni della Gioia, l’atto di fotografare, visioni e rappresentazioni” con la partecipazione dei principali Istituti di Cultura stranieri ed un circuito di mostre in gallerie d’arte della città.


Gli artisti:


Karin Andersen è nata nel 1966 a Burghausen, Germania. Vive e lavora a Bologna. L’attenzione di Karin Andersen per la fusione uomo-animale si colloca oltre l’orizzonte in cui siamo tentati di situarlo ad un primo sguardo. I suoi soggetti sono la figurazione di un qualcosa che è sempre stato in noi, che cammina parallelamente al nostro percorso quotidiano. Le mutazioni fisiche dei protagonisti delle sue fotografie non sono deformazioni genetiche, figlie di un fenomeno tecnologico, bensì il ritorno in superficie di una fisicità mentale insita alla nostra privata umanità. Infatti, Karin Andersen, sceglie se stessa o gli amici più cari come attori delle sue opere, rivelandone alcune tacite prospettive della loro personalità che con saggia ironia. Il suo lungo curriculum vede l’attiva presenza sulla scena contemporanea internazionale dall’inizio degli anni ’90, con importanti mostre personali, partecipazioni collettive, premi e riconoscimenti.


Matteo Basilé – vedo foto, a sinistra e sotto – (1974, vive e lavora a Roma). E’ considerato un importante protagonista della giovane scena artistica italiana. Usa la tecnologia in modo scenografico, sviluppando negli ultimi anni una particolare indagine sull’uomo contemporaneo. Il soggetto principale delle sue opere si sviluppa attorno a figure a lui significative, rendendole icone figurative, sottolineandole, esaltandole, estetizzandole ancor più con la digitalizzazione. Tra le principali mostre personali ricordiamo Apparitions, MART di Rovereto, Matteo Basilé-Utopia, 2006; No Man’s Land, Guidi & Schoen, Genova, 2006; Primordialità Alchemica, Galleria Pack, Milano, 2005; Lord of the Flies, Galerie Beukers, Rotterdam, 2004. Ha inoltre partecipato a numerose esposizioni collettive tra quali On the edge of vision – New idioms in Indian & Italian Contemporary Art, Victoria Memorial Hall, Calcutta- National Gallery of Modern Art, New Delhi – National Gallery of Modern Art, Mumbai, 2006; Natura e Metamorfosi, Urban Planning Exhibition Center, Shanghai – Creative Art Center, Beijing, 2006; Il Male. Esercizi di pittura crudele, Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino, 2005; Italian Six, Barbara Davis Gallery, Houston, 2003. Basilé è stato vincitore del New York Price, Columbia-University, 2002/2003. Sarà quest’anno ospite della Biennale di Venezia. 


 


Dieter Huber è nato a Schladming, in Austria,nel 1962. Vive e lavora tra Salisburgo e Vienna. Tra il 1980/85 ha studiato Stage-Design, Costume-Design and Theater Art Painting alla Mozarteum University di Salisburgo. È uno tra i primi artisti europei che hanno sviluppato la propria ricerca stilistica attraverso l’elaborazione fotografica e la fotografia digitale; è inoltre un particolare pittore che trae dall’immagine fotografica l’ispirazione ai suoi soggetti, da lui stesso definiti Computer Aided Paintings. Con le sue opere Dieter Huber focalizza nello “sguardo oltre” la rappresentazione estetica dell’immagine, cercando le condizioni e correlazioni necessarie che avvengono dietro la facciata e che ne rendono possibile il divenire, come documentato già nella sua serie KLONES degli anni ‘90. Tra le principali collezioni in cui sono presenti le sue opere la Saatchi Collection di Londra, ed il Rupertinum Museum di Salisburgo; tra i principali musei in cui ha esposto ricordiamo Wintertur (2007), Braga (2007), Salamanca (2005), Pasadena (2002), Baltimora (2002), Minneapolis (2002), Sydney (2000), Colonia (1999), Bonn (1998), Düsseldorf (1996), Bologna (2002), Vienna (1997).  


 


Squp è nata a Castelfranco Veneto (TV) nel 1967, vive e lavora a Bologna. Il tema costante della sua indagine visiva è il corpo umano come superficie sensibile che muta, si trasforma, invecchia e mantiene la memoria di tale cambiamento. Il corpo viene indagato come “luogo” in cui si realizza il rapporto tra natura e tecnologia attraverso l’utilizzo di media differenti quali la fotografia, il video e la performance. I soggetti ricorrenti delle sue opere sono esoscheletri: gusci, involucri, esseri a metà tra il mondo umano e il mondo marino, senza un’identità definita se non quella di essere corpi in evoluzione, sospesi in un spazio indefinito, capaci di adattarsi anche ad  un possibile ed ideale ambiente liquido. Da qui la necessità di creare lei stessa una serie di accessori estetici che possano essere indossati da queste creature marine: scarpe e armature interamente rivestite di conchiglie, abiti mimetici che simulano gli aculei dei pesci palla e costumi fluorescenti. I suoi esordi agli inizi degli anni ’90; la sua carriera la vede oggi rappresentata negli Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, dalla Strychnin Gallery (Berlin, London New York). 


 

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