RAVELLO UNA PASQUA ALL´INSEGNA DELLA CRISI

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La situazione della crisi finanziaria-economica ha già ripercussioni serie anche per il nostro settore, turistico alberghiero, che è in ginocchio come gran parte della filiera turistica. Il problema è evidente, vi è almeno il 95% di famiglie ravellesi che integra il proprio reddito con il turismo in forme dirette e/o indirette . La crisi è reale, pesante e si acuisce soprattutto per le piccole e medie imprese ricettive . A parlarne è Giovanni Giordano sul periodico online www.vescovadoravello.net dunque la crisi si sente non solo in tutta la Campania ma anche in Costiera Amalfitana e nella Città di Ravello che sembrava lanciata verso mete elevate stagliata sulla costa d’ Amalfi.  Stanze vuote e nessuna prenotazione per Pasqua scoraggiano tutti gli imprenditori che hanno investito e che non dispongono di riserve economiche per far fronte alla grave crisi. Mutui contratti per ammodernamenti, bollette salate puntuali nella ricezione, stanno mettendo in ginocchio la maggior parte dell’economia turistica ricettiva ravellese. Stesso è lo scoraggiamento anche di molti imprenditori della filiera enogastronomica costretti in questo momento a far fronte a problemi economici e di sostentamento con gravi ripercussioni per lo stesso andamento delle aziende. Il costo del personale contrattualizzato, la gestione e lo stoccaggio di derrate alimentari, materia prima per il settore, non consumate che hanno un ciclo temporaneo di deperibilità , oneri fiscali, contributivi e ( in molti casi) di locazione, impongono una seria e approfondita riflessione . Sembrerebbe, a questo punto, doveroso dar spazio ad una serie di meccanismi e strumenti che possano conservare un immagine spendibile sui mercati internazionali che possano permettere a tutti gli operatori della filiera turistica ravellese di potersi misurare alla pari coi maggiori competitors locali ed internazionali. Bisogna però partire da un concetto di base intoccabile : Ravello non è una locuzione geografica bensì é un brand (marca) un nome, un simbolo, una combinazione di molti elementi, con cui si identificano i nostri prodotti e i nostri servizi al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza. La marca può essere meglio definita come una specifica relazione istituita in un dato mercato tra una determinata domanda, una determinata offerta e una determinata concorrenza. La marca può essere allora vista come una variabile multidimensionale che contiene non solo gli aspetti distintivi ma anche la storia dell’offerta ed l’esperienza maturata dai consumatori verso il brand, il livello di notorietà, le aspettative di tutti i potenziali acquirenti. È per questo che nell’ambiente del marketing si usa dire che la marca è nella testa dei consumatori. L’idillio però termina quando la marca inizia a non rispecchiare più i suoi core values. A questo punto effettuando operazioni che appaiono come autentici saldi, si rischia, superata la prima fase, di compromettere l’equilibrio qualitativo che è parte integrante della marca Ravello e far percepire ai consumatori la nostra città come una destinazione , low cost con relativa classificazione di serie B, svalutando nella percezione dell’utenza, le qualità e peculiarità dell’offerta turistica ravellese. In sostanza , a mio modesto parere, effettuare un vistoso calo di prezzi, per favorire la domanda, sarebbe un danno per la qualità di tutta filiera turistica. Anche perché il prezzo non è esclusivamente costituito da un somma di denaro bensì dal risultato di una semplice equazione : costo – valore percepito = prezzo . Esso è generato non solo dall’evoluzione della domanda ma anche e soprattutto dal dinamico miglioramento di un’offerta capace di catturare e stimolare l’immaginazione del cliente. Dunque valore e non sconto ! Belle parole ; ma la Pasqua si presenta triste e si non sa cosa fare, come muoversi. C’è di che preoccuparsi. La crisi del turismo è figlia di quella mondiale: l’euro alle stelle verso quelle valute dei nostri principali mercati di riferimento (dollaro e sterlina), la recessione, il crollo delle borse, le famiglie che riducono i consumi all’indispensabile, e così via. Questo ci dovrebbe far riflettere , la marca non basta , non bisogna continuare a pensare che il turismo sia una rendita che ci spetta di diritto, poiché siamo il meglio di quanto il mondo possa offrire. Per mantenere la nostra posizione dominante in una situazione che coinvolge tutto il sistema turistico, occorrere, oltre ad un grande impegno, una notevole elasticità mentale ed operativa. Le iniziative che pur hanno attratto molti turisti in passato purtroppo non faranno miracoli adesso, non creeranno valore aggiunto. L’annunciata serie di eventi e la “agendona” per il coordinamento di tutte le iniziative nella prossima e future stagioni, seppure presumibilmente ottime azioni, arriveranno tardi sul mercato e saranno , almeno per i primi anni, poche incisive . A questo punto veramente bisogna “fare sistema” e coinvolgere tutti: dall’amministrazione all’agricoltura, dal commercio alle forze sociali, dagli imprenditori all’artigianato , in sintesi la popolazione tutta. Quello che di sicuro non bisogna fare è sperperare quello che di buono (tanto) è stato fatto. Non abbiamo necessità di soluzioni superficiali, frettolose e impulsive bensì di scelte lungimiranti e perspicaci che tengano in considerazione il valore della marca Ravello e che soprattutto ci aiutino a superare il breve ( speriamo) momento di difficoltà attuale ma proiettate strategicamente verso il futuro. I nuovi “contenitori” , auditorium in testa, sono pronti, i “contenuti” un po’ meno. Questi verranno perché come scrisse Luigi Einaudi: “Non le lotte o le discussioni devono impaurire, ma la concordia ignava e l’unanimità dei consensi”. Relazioni più efficaci e bidirezionali verso il mercato di riferimento in cui si combinano “il razionale e l’emozionale”, al fine di trasmettere il concetto che venire a Ravello è un momento privilegiato , l’esperienza di un evento , un’occasione di partecipazione ad un fatto unico, non fa niente se ora gli eventi stanno perdendo le loro caratteristiche di unicità ed eccezionalità, la loro capacità attrattiva riuscirà ancora ad essere forte ed a mantenere il suo appeal. Passare da un marketing tradizionale a quello che viene ora definito cuddle marketing (marketing delle coccole) potrebbe essere la ricetta con cui superare la crisi odierna. Focalizzarsi tutti intorno al cliente, a cominciare dalla sua percezione di valore, per cui i servizi saranno modulati e flessibili in base alle varie tipologie di clienti e non più inalterati nel tempo, troppo “freddi” e distaccati dalle necessità del cliente , immutabili. Insomma meno automatismo e più relazione , un processo concreto per riscoprire, nel vero senso, il CRM (Customer Relationship Management). La crisi potrebbe diventare un’importate “occasione”, perchè sprecarla? Ed infine un’altra citazione, questa di Carl von Clausewitz : La paura è diretta alla conservazione fisica, il coraggio alla conservazione morale.