PIANO CASE DEL GOVERNO, DOMANI DECIDE IL CDM. 6000 NUOVE CASE

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Domani si saprà del nuovo piano casa del Governo, si parla di arrivare sino a 6.000 nuovi alloggi popolari. Freni dalle Regioni. Ecco cosa potrebbe succedere. Facciamo una premessa metodologica, una cosa sono le notizie di stampa, un’altra quello che succederà veramente. Per la riforma costituzionale il Governo può dare le linee guide, ma saranno le Regioni poi a regolamentare nello specifico, quindi in Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina, come a Capri e nel Cilento, le aree più a “rischio” speculazione e protette, bisognerà aspettare le determinazioni regionali che dovrebbero seguire i vincoli già previsti dalla legge come il Put che vincola Amalfi, Positano, Sorrento, Vico Equense, e la legge urbanistica regionale. Anche se, all’interno delle stesse leggi urbanistiche, ci sono le maglie dove ci si potrà infiltrare per questo che viene presentato come un “quarto condono”, ma non potrebbe esserlo in quando già preventivamente bocciato dalla Corte Costituzionale .  Cosa succederà in Costiera Amalfitana e Sorrentina? Intanto il rischio grosso è proprio quello della “aspettativa” di condono. Bisogna cercare di indurre alla ragione, altrimenti cominceranno a diffondersi a macchia d’olio ville a mare, altro che case popolari. E poi per colpa di queste ville a mare magari sarà necessario fare lavori di bonifica e vedersi chiusa la strada. Oltre il danno la beffa, insomma, secondo gli ambientalisti e non solo. Ma la beffa anche per chi, magari in buona fede, si aspetta qualche cosa. Non sarà così. Come già è successo nell’ultimo condono, ci sono stati Tar che lo hanno bocciato e magistrati che hanno condannato. Chiariamo un punto. Ci saranno probabilmente delle sanatorie limitate al preesistente, razionalizzazioni (sempre che il legislatore riesca a razionalizzare), ma non certamente al nuovo. Non sarà totalmente inibita la legge, anche se gli annunci dicono il contrario, proprio per lo stesso motivo per cui non si può non applicare una normativa di carattere nazionale, ma sarà limitata, nel rispetto dei vincoli, e sarà demandato tuttoa alla Regione Campania, regione cha va al voto il prossimo anno, dunque c’è da scommettere che si troveranno delle scappatoie sulle quali Positanonews terrà aggiornati i propri lettori senza fare un ambientalismo di maniera, ne terrorismo, ma tenendo conto dei giusti equilibri del territorio, in primis quello ambientale rispetto al quale non si può prescindere. Al momento i fatti sono questi. Silvio Berlusconi l’ha annunciato per il prossimo Consiglio dei ministri di venerdì. “Avrà effetti straordinari sull’edilizia” ha detto domenica il premier. Ora il piano-casa da 550 milioni sembra essere pronto. Fonti parlamentari anticipano le linee guida: una stanza in più per ogni abitazione; via libera all’abbattimento di vecchi edifici; sconti sulle tasse per ottenere dai Comuni il permesso di costruzione. E poi la costruzione di cinquemila nuovi appartamenti e la possibilità per un milione di inquilini di riscattare la casa popolare in cui abitano. Dopo una serie di riunioni a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio, la “rivoluzione” dell’edilizia è pronta, trascritta in una legge quadro di trenta cartelle. Già qualche Regione di centrodestra annuncia la propria adesione al progetto. Oltre al Veneto, anche la Sardegna si dice favorevoli alle nuove norme e la Lombardia annuncia un intervento a breve. Ecco le misure chiave del testo. Un milione di nuovi proprietari, 5.000 alloggi. L’obiettivo del governo è quello di costruire cinquemila nuove alloggi popolari, ma potrebbero salire a 6.000 le abitazioni interessate dal piano considerando anche gli interventi di ricostruzione. A riscattare gli immobili popolari in cui vivono, potrebbero essere un milione di inquilini. Ampliamento di case. Le abitazioni private potranno essere ingrandite fino a un tetto massimo del 20% del volume esistente; per tutte le altre tipologie di edifici la soglia del 20% è in riferimento invece alla superficie coperta. Sconti fisco. I Comuni potranno scegliere di ridurre il cosiddetto contributo di costruzione previsto per l’ampliamento del 20%. Sconto che salirebbe al 60% nel caso di prima abitazione. Si potrebbe addirittura arrivare all’esonero del contributo nel caso di uso di bioedilizia. Richieste entro 2010. La richiesta di ampliamento deve arrivare entro il 31 dicembre 2010. Il provvedimento allo studio prevede anche la possibilità di realizzare un edificio separato nel caso in cui non sia materialmente o giuridicamente possibile realizzarlo in contiguità con il fabbricato esistente. Demolizioni e ricostruzioni. Gli edifici realizzati anteriormente al 1989 che non siano adeguati agli standard qualitativi e che non siano sottoposti al vincolo di conservazione possono essere abbattuti e ricostruiti con un aumento della cubatura fino al 30%. Qualora gli edifici non siano residenziali la soglia è relativa alla superficie coperta. In entrambi i casi, il tetto salirebbe al 35% con l’utilizzo di tecniche di bioedilizia. All’interno di questo capitolo, poi, si starebbe ragionando sulla possibilità di rendere l’area originaria non edificabile nel caso in cui si decidesse di ricostruire in una zona diversa. Rispetto del paesaggio. Paletti rigidi rispetto ai vincoli ambientali e paesaggistici e divieto assoluto di ampliamento per gli immobili abusivi. Stretta su sanzioni – Multe per i casi più lievi e per contro una stretta delle sanzioni per chi interviene sui beni vincolati. Allo studio poi il ravvedimento operoso, fino a immaginare per i casi meno gravi l’estinzione dell’illecito, e la possibilità che l’accertamento di conformità e quello di compatibilità ambientale estinguano i reati. Arriva certificato di conformità. Il ddl abolisce il permesso di costruire e lo sostituisce con una certificazione di conformità giurata da parte del progettista. Previsto poi l’ampliamento dei casi di denuncia di inizio attività, la rimodulazione degli interventi di edilizia libera. Camera di conciliazione. Via libera alla valutazione preventiva degli interventi con gli uffici preposti e creazione di una Camera di conciliazione presso i comuni. Semplificazione e tempi certi. Meno burocrazia per le procedure per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e indicazione di tempi certi per la conclusione del procedimento.