RAVELLO AL LAVORO PER LA PROCESSIONE DEI BATTENTI

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Ravello in Costiera Amalfitana si prepara per la processione dei Battenti. La processione dei Battenti, senza eccessivi giri di parole e alcuna retorica celebrativa, rappresenta oggi l’unica testimonianza di antiche pratiche prima popolari e poi confraternali che si compivano annualmente durante la settimana santa. Lo stesso nome di Battenti è uno di quelli che designa l’antico movimento popolare dei Flagellanti sorto a Perugia intorno al 1260 grazie alla predicazione di un asceta penitente: Raniero Fasani. Della sua vita abbiamo poche notizie e quelle a noi pervenute sono di carattere agiografico e miracolistico come la “Lezenda di fra Raniero Faxano…. Commençadore de la regola di Batudi in Bologna”, compilata nella prima meta del Trecento a cura della Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Vita in Bologna. Influenze generiche per il sorgere del movimento dei Flagellanti avevano esercitato il ricordo delle processioni di battuti, organizzate da S. Antonio e dai suoi compagni nel 1230, o l’eco del grande movimento dell’Alleluja del 1233, nato in seguito alla predicazione di fra Giovanni da Vicenza. Raniero Fasani dette al nuovo movimento un suo preciso carattere distintivo associando alla recita di preghiere invocanti la misericordia divina, la flagellazione che era stata gia promossa nell’XI secolo da Pier Damiani come mezzo di purificazione e di espiazione. A questo aspetto si aggiunse il culto della persona di Cristo e la rievocazione commossa della sua passione, che costituirono i motivi fondamentali della religiosità popolare a partire dal XV secolo. Specialmente per l’influenza che in esse esercitarono i nuovi ordini mendicanti, le confraternite improntarono i modi più diffusi della devozione laica nei secoli posteriori e, pur sotto il controllo sempre più rigido delle autorità ecclesiastiche, espressero nell’Europa della controriforma quell’esigenza di partecipazione dei laici all’opera di edificazione e di espiazione di tutta la società religiosa. Dal Movimento dei Flagellanti del 1260 ebbero origine le nuove confraternite dei disciplinati che si diffusero in tutta l’Europa Cristiana. La storiografia che ha indagato l’origine dell’ordine penitenziale e che vanta i nomi più importanti della medievistica italiana del Novecento – Gioacchino Volpe, Raffaello Morghen, Arsenio Frugoni, Raoul Manselli e Cinzio Violante – ha collegato la processione perugina, alla quale parteciparono senes et iuvenes, infantes etiam quinque annorum, al clima politico del tempo, nel quale il confronto tra il Papato, l’impero degli Svevi e Manfredi, rex Siciliae dal 1258, si acuiva sempre di più. Quest’ultimo, in particolare, aveva impedito ai flagellanti di penetrare nel regno con pena di morte per i trasgressori. Solo con l’avvento angioino, infatti, nel 1266, i moti processionali e penitenziali penetrarono nel Regno e nei suoi distretti amministrativi. Nei territori dell’antico Ducato altomedievale di Amalfi le confraternite si diffusero a partire dal XIV secolo. Per quanto riguarda Ravello, dalle notizie raccolte prima dal Mansi e poi dall’Imperato risulta che nel territorio cittadino operavano almeno dal XV secolo due sodalizi di Disciplinati. Quello di San Michele, disciplinae seu societas sub nomine S. Angeli, che ebbe come sede la chiesa di Sant’Angelo Vecchio nei pressi dell’Ospedale, fondato dalla famiglia Frezza e conosciuta dal 1435 e quello della SS. Annunziata la cui prima notizia è del 1437. Estintesi nel corso del Seicento anche in connessione alle nuove devozioni che avevano seguito il concilio tridentino, le pratiche delle fraternitates disciplinantium vennero adottate dalle altre congreghe che sorsero nella città tra Cinque e Seicento. Tra queste quella del SS. Nome di Gesù e a quella del Carmine. La prima aveva sede nella chiesa del Corpo di Cristo – l’odierna Pinacoteca – adiacente alla navata sinistra della cattedrale ed era ricchissima di privilegi in quanto era la Congregazione dei Cavalieri della Città. I Confratelli vestivano col sacco (tunica) bianco, la mozzetta (mantellina) scarlatta, colore che simboleggia la regalità ma soprattutto il sangue versato da Cristo o da un Martire, il cappuccio bianco e il cingolo di corda. I membri della confraternita si dovevano riunire ogni prima e terza domenica del mese ed in tutte le festività del Signore, della Madonna e degli Apostoli e come afferma il Mansi “celebravano una commovente funzione nel mattino di ogni Venerdì Santo col trasportare processionalmente per la città il Cristo morto e la statua della Madre Addolorata“. La statua dell’Addolorata che oggi si porta in processione era conservata in una nicchia della chiesa del SS. Corpo di Cristo prima che, con il trasferimento della confraternita, venisse portata a San Giovanni del Toro. La confraternita del Carmine che anticamente aveva la propria sede nella cripta della cattedrale – oggi museo – fu istituita l’8 settembre 1679. I Confratelli vestivano col camice bianco, la mantellina di colore violaceo la baviera ( cappuccio) di lino e il cingolo di corda. Infine, negli anni di episcopato di Mons. Chiarelli (1742-1765), si registra l’istituzione della Confraternita del SS. Rosario con sede nella cappella omonima. Le ultime tracce dei sodalizi del SS. Nome di Gesù e della Madonna del Carmine si rinvenivano ancora alla fine degli anni cinquanta del Novecento, nonostante le difficoltà connesse al restauro delle sedi – San Giovanni del Toro e Santa Maria a Gradillo. Ma la stessa privazione di un luogo di raduno, perno fondamentale della vita di qualsiasi congreca, le condusse all’inesorabile fine. Oggi, però, e per buona ventura ha preso vita una nuova confraternita, attenta e mai dimentica della lezione e delle tradizioni dei “padri”. Tuttavia nello iato che ha preceduto il lieto evento la processione dei Battenti ha continuato a percorrere le strade della nostra città nel ricordo di una pratica secolare che mira non solo a rivivere liturgicamente la commossa partecipazione popolare ai misteri della passione e morte di Cristo, ma soprattutto a plasmare le radici cristiane del nostro territorio nel rispetto delle tradizioni. Quelle memorie che i nuovi venti di dottrina cercano di affondare ogni giorno, ma che costituiscono al tempo stesso un prezioso patrimonio religioso e culturale ed offrono alla fede un radicamento sociale che ne facilita la permanenza e la trasmissione. Salvatore Amato www.vescovadoravello.com


 

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