15 SFUGGONO ALLA CATTURA A GRUMO NEVANO, GIP SOTTO ACCUSA

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Un braccio di ferro tra Procura e Gip di Napoli durato quasi tre anni, una mole impressionante di atti giudiziari. Il blitz contro i clan di Grumo Nevano e Sant’Antimo alla fine è scattato ieri mattina, ma nel frattempo gran parte delle persone da arrestare avevano fatto perdere le tracce. Ventitrè su trentasei i provvedimenti notificati, ma quindici dei destinatari — accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti — erano già in carcere per altri reati. Le indagini, svolte su episodi verificatisi tra il 2004 e il 2005, hanno consentito di accertare le attività di più gruppi criminali in collegamento tra loro, tra cui il clan Verde, capeggiato da Francesco Verde, ucciso in un agguato nel dicembre del 2007, attivo a Sant’Antimo, ed i clan Spenuso e Marrazzo, referenti per i Verde nei Comuni di Grumo Nevano e Casandrino. Oggetto dell’indagine, anche le attività del clan Aversano, attivo a Grumo Nevano, in contrapposizione agli Spenuso. Era il 26 giugno del 2006 quando i pm Luigi Alberto Cannavale, Paolo Itri e Francesco Soviero inoltrarono all’ufficio Gip una richiesta di custodia cautelare per 75 indagati. Una richiesta di 1.247 pagine, che comprendeva intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, lettere sequestrate a boss detenuti. Un anno dopo, il 13 giugno del 2007, il gip Sergio Marotta aveva respinto le richieste definendo, in particolare, anodine e criptiche le intercettazioni allegate. La Procura, ovviamente, aveva fatto ricorso al Riesame, che lo scorso ottobre lo aveva accolto. Con motivazioni assai critiche nei confronti del gip. Per il collegio presieduto da Nicola Quatrano, infatti, «l’ordinanza ha liquidato con scarne, generiche e non motivate considerazioni — relative all’insufficienza del quadro probatorio — le richieste del pubblico ministero… Una decisione fondata su una lettura almeno affrettata del fascicolo». Il Riesame, dunque ha accolto 38 richieste su 75, respingendo le altre perlopiù per vizi di carattere formale. Le misure, però, non erano esecutive: gli avvocati avevano la facoltà, che ovviamente hanno sfruttato, di ricorrere in Cassazione. A gennaio i ricorsi sono stati respinti: nel frattempo, però, molti degli indagati si erano già allontanati, come ha sottolineato in una nota anche il procuratore aggiunto Franco Roberti. Ieri mattina sono entrati in azione i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, coordinati dal maggiore Fabio Cagnazzo, ma il blitz, ormai atteso, non ha avuto i risultati sperati. I militari hanno disarticolato la piazza di spaccio del parco Ice Snei di Grumo Nevano ed hanno individuato il canale di approvvigionamento della droga, che giungeva in Italia seguendo la rotta attraverso la Spagna, il Belgio e l’ Olanda, con il coinvolgimento di trafficanti napoletani e calabresi residenti a Bruxelles e appartenenti alla famiglia calabrese degli Strangio. Che i personaggi al centro dell’inchiesta fossero violenti è spietati è testimoniato da alcuni documenti sequestrati nel corso delle indagini; emblematica, in particolare, è una lettera che uno dei destinatari delle ordinanze, Franco Di Nardo, scrisse dal carcere al cognato Vincenzo Aversano, dell’omonimo clan. Di Nardo parlava di un ex affiliato al loro gruppo, Massimiliano Santaniello (sfuggito alla cattura) che si era legato ai rivali e non versava più i proventi dello spaccio: «Come si deve fare con questa situazione di m. che si è venuta a creare con Massimino… Per il momento stiamo arrangiando ma quanto tempo può durare, sto andando avanti grazie a tua moglie con le duecento e le trecentomila lire ma io però vorrei fare qualcosa solo che poi andrà a finire che quel poco che prendi se succede qualcosa lo perdiamo pure e buona notte ai suonatori. Ho pensato di mandargli una lettera e senza minacciarlo vorrei dirgli che deve pregare che non esco più di galera e poi la prima cosa che farò quando esco è di andarmelo a mangiare. Perché non gliela scrivi tu una bella letterina a quel bastardo poi se non ti va fammelo sapere così gliela scrivo io, così quando sto per uscire e lui lo sa se ne andrà via da solo, perché se non va via lo mando via io… Comunque fammi sapere cosa debbo fare perché lo sfizio di fargli fare una rotta di ossa me lo voglio prendere, lui si merita di peggio purtroppo per il momento non si può». Titti Beneduce, Corriere del Mezzogiorno