BALVANO 3 MARZO 1944 SCIAGURA DEL TRENO 8017 Per Ricordare 600 MORTI

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La più grave sciagura ferroviaria italiana

Imbocco sud della galleria delle Armi Una rara immagine delle vittime
Imbocco sud della galleria delle Armi
(Foto Vincenzo Campitiello – iTreni n. 167, gennaio 1996, pagina 21)
Una rara immagine delle vittime: i corpi vennero trasportati
dalla galleria al marciapiede della stazione di Balvano-Ricigliano
(Foto tratta da “The 727th Railway Operating Battalion in World War II”, pagina 60)

Profilo e planimetria della linea Napoli-Battipaglia-Potenza
Profilo e planimetria della linea Napoli-Battipaglia-Potenza
(Military Railway Service, 3 maggio 1944)

 

Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944 il treno merci 8017 entrò nella galleria delle Armi, situata tra le stazioni di Balvano-Ricigliano

 

 

Il treno merci 8017, che caricava legname per ricostruire i ponti distrutti dalla guerra, parte da Napoli nel primo pomeriggio del 2 marzo del 1944, destinazione Potenza. Alle 18 arriva alla stazione di Salerno, qui però dovendo procedere per una linea non elettrificata sostituisce la locomotiva elettrica con una macchina a vapore. Alle 19 arriva a Battipaglia, alla prima vaporiera ne viene aggiunta una seconda, entrambe vanno in testa al treno, che nel frattempo si è allungato a ben 47 vagoni. Sul convoglio salgono a centinaia, la maggior parte povera gente stremata dalla guerra che cerca ristoro nei paesini della Lucania.

Nella galleria posta tra Balvano e Bella-Muro Lucano, lunga 1968 metri, le due locomotive non ce la fanno ad andare avanti, spingono sui binari, ma scivolano, tanto è il peso e la pendenza. Lo sforzo delle locomotive produce una percentuale di monossido di carbonio e acido carbonico nell’ambiente, la galleria, da provocare morte per asfissia di circa 500 persone, compresi i fuochisti delle due locomotive. Le stime a poche ore dalla tragedia parlano di 501 civili morti, 8 militari e 7 ferrovieri, ma indagini storiche attendibili, ci parlano di oltre 600 morti. Pochi i riconosciuti, allineati lungo i binari della stazione furono poi sepolti in quattro fosse comuni a Balvano, senza neanche un funerale. Tra le cause l’uso del nuovo carbone jugoslavo fornito alle nostre ferrovie dagli Alleati, carbone nettamente inferiore di qualità a quello tedesco usato fino ad allora, capace di ostruire le tubature delle caldaie. Di certo, il particolare momento politico dell’epoca smorzò tutte le notizie e del fatto si ebbe quasi nessuna conoscenza.

Fino al 1959 all’uscita della galleria viene istituito un posto di controllo per evitare situazioni simili, il posto resterà fino al divieto assoluto delle locomotive a vapore. Dopo 15 anni dai fatti il Ministero del Tesoro risarcirà le vittime, trattandole come “vittime di guerra”, ma anche come clandestini senza biglietto, fatto questo opinabile e in pratica falso per la stragrande maggioranza dei viaggiatori.

                                     Michele De Lucia