Napoli sconfitto, tensione al San Paolo

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IL NAPOLI ha perso due volte. In campo con il Genoa (0-1), dopo l´ennesima prova di impotenza sotto gli occhi dei 40 mila del San Paolo. Ma è stata ancora più dolorosa la seconda sconfitta, al termine della partita. Trecento ultrà hanno assediato per più di tre ore la squadra e hanno ordinato agli azzurri il ritiro punitivo, dopo avere preteso e ottenuto un breve incontro col dg Marino, all´esterno dello stadio. Le minacce hanno convinto la società a mettere subito in castigo Reja e i giocatori, molto contrariati per il provvedimento. C´è voluta una lunga riunione, con porte sbattute e pugni sui muri, per convincere i più battaglieri. «Basta con le uscite notturne, ora pensate a lavorare», avevano strillato i contestatori, rivolgendosi soprattutto ai sudamericani. Pagheranno tutti, però, con la clausura a fino alla sfida di sabato sera contro la Juventus, a Torino. La società, fuori dal campo, ha dimostrato la identica arrendevolezza della squadra, che poco prima si era piegata quasi senza combattere a un Genoa tutto sommato non straordinario. Neppure un tiro in porta degno di questo nome e l´errore difensivo sul gol di Jankovic (25´ st), unico lampo della partita. Proprio la deludente prestazione degli azzurri, al di là della ennesima sconfitta (la quinta nelle ultime sette giornate), ha scatenato la protesta del San Paolo. Molto fischiata, a metà ripresa, la doppia sostituzione effettuata da Reja: dentro Russotto e Pià al posto di Denis e Maggio. L´allenatore è stato contestato pure a fine gara («Vattene»), insieme con i giocatori. Poi sono entrati in scena gli ultrà, che hanno stretto d´assedio lo stadio per oltre tre ore, consentendo soltanto l´uscita tra gli applausi del bus degli ospiti. La prima a sfuggire alla stretta morsa, curiosamente, è stata la soubrette Michelle Hunziker, ospite a Fuorigrotta del figlio di De Laurentiis, Luigi. Per liberare i giocatori, invece, i trecento tifosi (qualcuno armato di bottiglie) hanno preteso un faccia a faccia con il dg Marino, sollecitato anche dagli agenti della Digos per riportare la calma. Il dirigente, scuro in volto


(«Sembra che siamo retrocessi in B»), ha dovuto ascoltare i motivi della protesta senza ribattere. «Portali in ritiro». I gruppi più intransigenti, invece, hanno rifiutato il dialogo. «Dovete andarvene tutti». De Laurentiis ha atteso l´esito della mediazione in uno stanzino del San Paolo. Per il presidente, alla prima vera contestazione in quattro anni e mezzo di gestione, non è stato un pomeriggio facile. Nessuna dichiarazione, ma tante decisioni destinate a fare discutere. Reja, durante un incontro a cui ha partecipato anche Marino, aveva messo a disposizione della società il suo mandato. «Se sono io il problema vado via subito». Ma le dimissioni dell´allenatore, anche se la sua posizione comincia a vacillare, sono state momentaneamente respinte. Burrascosa anche la seconda riunione, convocata di urgenza dopo il diktat degli ultrà. I giocatori erano già sul pullman, ansiosi di tornare a casa. Il Napoli li ha richiamati negli spogliatoi, per metterli al corrente della novità. Prima è stata interpellata una piccola delegazione degli azzurri, formata da Cannavaro, Montervino, Navarro e Gargano. A conferma che nello spogliatoio ci sono due anime distinte e separate. Poi è toccato pure agli altri accettare la punizione del ritiro, che ha fatto infuriare soprattutto gli italiani. Mai coinvolti nelle polemiche per le notti brave. Ma gli ultrà hanno preteso che pagassero tutti. Da ieri sera la squadra è di nuovo in clausura a Castel Volturno, dove già aveva passato la scorsa settimana. Adesso se ne annuncia un´altra, ancora più nervosa e malinconica. E sabato c´è la difficile trasferta di Torino sul campo della Juve. Non certo l´occasione migliore per uscire dal tunnel.


                            inserito da Michele De Lucia