SALERNO, CRISI AL PORTO. A RISCHIO CENTINAIA DI POSTI

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I venti della crisi soffiano sul porto di Salerno.E annunciano una bufera che, tra cassintegrazione ordinaria e tagli ai contratti a termine, minaccia circa cinquecento dipendenti. A lanciare l’allarme è il sindacato Fit Cisl, che la sirena di sos l’ha giá fatta suonare lunedì scorso durante la riunione del comitato portuale.Le aziende parlano di misure a tempo, necessarie per superare la congiuntura difficile e avere poi la forza di ripartire, ma il clima è pesante.«La tensione tra i lavoratori è alta – conferma il sindacalista Antonio Carpentieri, a Clemy De Maio sul quotidiano La Città – Sono preoccupati per l’abbattimento del salario e per un futuro incerto del posto di lavoro». • Negli ultimi tavoli con gli imprenditori è emersa l’intenzione di contrarre i costi del personale, che inizia ad essere in esubero rispetto al ridotto volume di merci in transito nello scalo salernitano. Alcune ditte del gruppo di Agostino Gallozzi, presidente di Confindustria Salerno e specializzato nella movimentazione dei container, intendono chiedere la cassa integrazione ordinaria. Mentre dal gruppo Grimaldi, operativo nello sbarco e imbarco delle auto, si annuncia l’intenzione di non rinnovare una quota dei contratti a termine. Misure che dovrebbero interessare circa la metá del migliaio di portuali attualmente in servizio nello scalo commerciale, e che gettano un’ombra sul futuro dell’infrastruttura. • «Non si tratta di provvedimenti propedeutici a messe in mobilitá o licenziamenti» hanno assicurato gli imprenditori, spiegando di avere bisogno di una “boccata di ossigeno” per non essere travolti dalla crisi della produzione che fa mancare al porto la materia prima per le sue attivitá. La cassa integrazione dovrebbe durare pochi mesi, durante i quali gli addetti percepiranno l’ottanta per cento dello stipendio; poi c’è la situazione di chi ha rapporti di lavoro a termine, che teme di non ritornare in organico. Difficoltá che si aggiungono a quelle di una ventina del lavoratori del terminal frutta, che da quasi sei mesi sono in cassintegrazione e vengono chiamati a giornata. «Se prima lavoravano quindici giorni al mese ora sono chiamati in servizio solo per la metá – spiega Antonio Carpentieri, responsabile perla Fit Cisl del settore portuale – Ma quello che più ci preoccupa è che le aziende non sono in grado di darci prospettive.Non sappiamo quanto durerá la crisi, e tanti temono di perdere il posto». • A imprenditori e istituzioni il sindacato chiede di dialogare, e di cercare insieme una soluzione che non sacrifichi i livelli occupazionali. «Giá assistiamo a una riduzione dei salari, perché con la diminuzione delle merci sono venute meno le ore di straordinario. E i problemi strutturali dello scalo non aiutano a fronteggiare il momento economico difficile. Il porto è sempre stato una comunitá, ma se vogliamo andare avanti abbiamo bisogno di uscire dalla crisi in non più di un anno».