GIORNALISTA DEL CORRIERE SU FACE BOOK E IL CENTRO CAMPANIA NON FA PUBBLICITA

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Abbiamo gia scritto degli effetti perversi di Face Book , ultimo pezzo fu sull’omicidio del consigliere comunale a Castellammare definito amico di Berlusconi solo perchè amico su Face Book  ma fuori dalla grazia di dio è quello che è capitato ad Angelo Agrippa un bravissimo collega del Corriere del Mezzogiorno, il Centro Campania ha rifiutato la pubblicità perchè era iscritto in un gruppo secondo loro ostile come oggi ha raccontato lo stesso Agrippa sul Corriere. Cose da pazzi verrebbe da dire se questo non è un indice di limite per la libertà di opinione. Sono un iscritto a Facebook, al social netwotk che, secondo le ultime stime, per numero di frequentatori costituirebbe la sesta nazione al mondo (175 milioni di utenti attivi). In quella che è un’enorme piazza virtuale, nella quale gli spifferi di voce sibilano in contemporanea sui pc di chiunque sia connesso e abbia stretto «amicizia» con altri internauti, vi sono anche i cosiddetti gruppi di discussione: io sono iscritto a una ottantina di essi. Basta un clic e aderisci. Spesso neanche con convinzione. Risulto iscritto a «Francesco Nuti… non mollare», ad un altro che si esprime severo «Contro i padroni dei cani che non raccolgono la loro cacca»; ma anche a «Per tutti quelli che…adorano la fonduta di cioccolato con la frutta!!! ». Mi è capitato di fornire la mia adesione ad un gruppo di discussione denominato «Danneggiati dal Centro commerciale Campania». Per questo motivo, il suddetto centro commerciale ha respinto una proposta dell’ufficio pubblicità della Rcs (gruppo del quale fa parte il Corriere del Mezzogiorno), sostenendo che benché «vantaggiosa, nostro malgrado, siamo impossibilitati ad aderirvi poiché un vostro giornalista (Angelo Agrippa) risulta iscritto ad un gruppo su Facebook, ostile alla nostra attività commerciale». Ora, premesso che non ho mai coinvolto il mio giornale in scelte personali e considerato che poco tempo fa, in uno spazio dell’insediamento commerciale, ho anche presentato «Scuorno», il libro del caporedattore centrale del Corriere del Mezzogiorno, Francesco Durante, e che, infine, non mi hanno mai pienamente convinto le modalità di lotta degli oltranzisti no global alla José Bové, come tanti altri colleghi giornalisti e dirigenti del gruppo Rcs, ho ritenuto proditoriamente insinuante il rifiuto del Centro Campania. E pertanto ho denunciato pubblicamente quanto accaduto. Su Facebook si è sviluppato, a valanga, un dibattito, con annessa catena di solidarietà, che prosegue ormai da quattro giorni. E ieri l’Assostampa, con il suo presidente Enzo Colimoro, anche a nome della Fnsi, ha definito quanto avvenuto «un episodio oltre che inqualificabile, molto preoccupante che svela tutta l’inquietudine per come la libertà d’opinione, peraltro in questo caso esercitata nell’ambito di un social network, sia continuamente e sfacciatamente messa in discussione ». Il gruppo di discussione «incriminato » annovera, tra gli interessi da condividere, «chi si sente defraudato sia in termini occupazionali che di risorse territoriali e coloro che, recandosi al megacentro, abbiano poi ritrovato la propria autovettura danneggiata o che addirittura non l’hanno proprio ritrovata». Insomma, niente di particolarmente avverso o ostile all’attività commerciale del gigantesco complesso che sorge su parte di un territorio espropriato per fini di pubblica utilità e che, nel frattempo, ha risucchiato, attraverso un arzigogolato budello di svincoli di supporto, il casello autostradale di Caserta Sud – Marcianise (tanto che il sindaco del Comune, Filippo Fecondo, di recente ha chiesto alla Società autostrade di ripristinare il toponimo della vecchia uscita). In verità, l’acquisizione del complesso da parte dell’attuale società di gestione, una multinazionale olandese, è abbastanza recente. Un’operazione che, si dice, sia costata circa 300 milioni di euro. Ma la storia ha inizio oltre dieci anni fa. Quando, nel 1996, viene sottoscritto un accordo di programma tra la Regione Campania, la Provincia di Caserta e i comuni di Maddaloni e di Marcianise che prevede la realizzazione di infrastrutture per l’insediamento di un interporto di primo livello da completare in dieci anni. Quattro milioni di metri quadrati tra i due comuni di Maddaloni e Marcianise espropriati perlorpiù a contadini per fini di pubblica utilità. Il soggetto attuatore e gestore dell’insediamento è l’Ise, Interporto Sud Europa, una società privata convenzionata con il ministero dei Trasporti. Sul versante maddalonese, con gli anni, vengono costruiti alcuni capannoni e qualche società di logistica vi alloca la propria attività. Su quello di Marcianise, invece, a ridosso dell’autostrada, sorge il centro commerciale, alienato dalla società Interporto Sud Europa a imprese operanti nella grande distribuzione. Il dubbio, sul quale oggi è aperto un lodo arbitrale tra gli enti pubblici e l’Ise, è sulla legittimità o meno della vendita al centro commerciale di parte dei suoli acquisiti attraverso un esproprio per pubblica utilità. Una storia infinita che in oltre dieci anni è proseguita tra contese in carta bollata e bracci di ferro istituzionali. E che ora fa conoscere un’altra pagina, quella della protesta di Facebook che, per quanto virtuale, ha suscitato la piccata e inconsueta reazione dei responsabili locali del Centro Campania. Sui quali, oggi, ricade — si spera — almeno l’imbarazzo per quanto provocato. Angelo Agrippa