SALERNO, MARE INQUINATO FRA IL CILENTO E PARTE DELLA COSTIERA AMALFITANA

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I fiumi continuano ad inquinare il mare della provincia di Salerno. I nuovi prelievi dell’Arpac, quelli in base ai quali, la prossima estate, saranno disposti i divieti di balneazione, confermano l’allarme lanciato da tempo dai Verdi ambiente e società e da Legambiente sull’assenza o l’inadeguatezza degli impianti di trattamento delle acque reflue lungo i corsi d’acqua dolce che attraversano il territorio e finiscono a mare. Gran parte dei punti dove coliformi fecali e colibatteri pregiudicano una nuotata, infatti, sono quelli in prossimità delle foci. Partendo da nord, il primo imputato è il fiume Dragone. Inquina lo specchio d’acqua davanti all’omonima spiaggia, ad Atrani. Il Regina Minor sporca le acque marine di Minori in tre punti, dove è vietata la balneazione. A Cetara tuffi proibiti davanti alla spiaggia interna al porto. Mare off limits in tre tratti a Vietri sul Mare. Colpa del fiume Bonea, che porta alla foce acque non depurate. Non stanno meglio l’Irno e il Picentino. Pure essi ricevono acque non depurate e, a loro volta, pregiudicano la balneabilità del mare tra Salerno e Pontecagnano. Asa, Tusciano, Idrovora rendono off limits il bagno tra Pontecagnano, Battipaglia ed Eboli. Divieto di balneazione anche a Capaccio all’altezza delle foci del Sele,del Capo di Fiume e del Solofrone. Proseguendo verso il Cilento, l’Arpac segna in rosso due punti di costa nel comune di Agropoli: foce Solofrone e foce Testene. A Castellabate e Montecorice mare proibito nel tratto del Vallone Arena. Più a sud, nel comune di Casalvelino, colibatteri e coliformi impazzano in prossimità della foce del fiume Alento. A Pisciotta non si nuota all’altezza del Vallone San Macario, a Scario nel mare di fronte alla spiaggia all’uscita del porto. Infine, divieto di balneazione a Santa Marina e Centola, in prossimità delle foci dei fiumi Bussento e Lambro. I nuovi dati dell’Arpac confermano, sostanzialmente, quelli di 12 mesi fa, a testimonianza che la questione dei depuratori è ancora lontana dall’essere affrontata, in provincia di Salerno. «Proprio questo è il dato più sconfortante», dice Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente. «Ogni anno si lancia l’allarme sull’inquinamento provocato dai fiumi, trascorrono 12 mesi e ci si trova al punto di prima. L’unico dato positivo del 2009, rispetto al 2008, è che pare sia avviato il processo per l’appalto dell’impianto di depurazione delle acque del fiume Bonea. Se non ci saranno intoppi, entro fine anno dovrebbe essere aggiudicato. Poi il nulla ». Cinque anni fa i Verdi ambiente e società realizzarono un monitoraggio della qualità delle acque dei fiumi che scorrono nel Parco del Cilento. Risultò che su 128 Comuni, ben 47 avevano depuratori privi dell’autorizzazione della Provincia e 15 non ne avevano affatto. «Non è cambiato granché, rispetto ad allora», si rammarica Paolo Abbate, il referente per il Cilento dell’associazione ambientalista. Secondo i Vas, in mancanza di interventi strutturali e di impianti moderni ed efficienti di trattamento delle acque, la prossima estate sono destinati a ripetersi i casi già segnalati in passato da alcuni turisti: chiazze marroni e schiuma a deturpare il mare cilentano, perfino nei tratti più suggestivi della costa. Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno