ELUANA, QUELLA LETTERA A MAMMA E PRIMA DELLO SCHIANTO

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PALUZZA – Chissà che cosa ne direbbe Eluana, si chiedevano in molti ieri, al cimitero tra le montagne, dove un semplice prete cantava in friulano “Perdone las nostes tristeries”, Perdona i nostri peccati. Un documento per sapere come la pensava Eluana c’è: un po’ della voce e dei pensieri di questa ragazza, diventata donna senza saperlo, si levano dagli atti giudiziari della causa civile, da un verbale lasciato a impolverarsi negli archivi del tribunale. È la lettera di Natale a mamma e papà, del 1991, appena poche settimane prima dello schianto. È la sua ultima traccia scritta su questa terra. “Ciao grandi”, scrive Eluana. Ciao, cari genitori, “vi volevo ringraziare per tutto quello che mi avete donato, insegnato e trasmesso in questi lunghi ventun’anni trascorsi insieme. Sì perché abbiamo avuto tante divergenze e tanti piccoli grossi problemi, ma li abbiamo superati grazie al bene che ci vogliamo”. Presto ci sarebbe stato l’incidente, poi tutto quanto ormai sappiamo e, forse, stra-sappiamo, di questi diciassette anni. Ma, frase dopo frase, seguendo che cosa diceva “Eluanina” sembra di capire meglio che un po’ di forza per andare sino in fondo papà Beppino l’ha trovata proprio in questo “cristallo”, come l’ha chiamata. La sua Eluana l’ha accompagnato sempre, non sfondandosi le scarpe tra le scalinate dei palazzi di giustizia e l’odore delle corsie delle cliniche, ma con il ricordo di come era, con la suggestione di come sono fatti e di come parlano di sé i giovani, a vent’anni. Come forse sono stati tanti di noi: magari un po’ confusi, a volte incerti, ma sicuri di saper trovare una via, se abbiamo avuto la fortuna dell’incontro con qualcuno – genitori, maestri, professori, preti, esempi, letture – in grado di aiutarci a scegliere le scarpe giuste. “Sai tu papi, ogni tanto dici – continua Eluana – che non siamo una famiglia perfetta e hai ragione perché siamo super. Perfetto è un aggettivo che sminuisce la nostra unione. Voglio vedere quali altre famiglie dopo grosse “tempeste e bufere”, come accade ogni tanto tra noi, subito dopo torna il cielo sereno e splende un sole così forte da scaldarci sino in fondo, come simbolo della pace ritrovata”. “Non vi scambierei per nulla al mondo – prosegue la lettera – perché Dio quando vi ha creato ha buttato lo stampino. Come al solito la più fortunata sono stata io, perché ho ricevuto da Dio voi. Il più bel regalo del mondo. Quindi vi sbagliate di grosso quando pensate di non essere dei buoni genitori. Penso che finalmente il tempo ve ne ha dato una dimostrazione”. No, davvero, purtroppo non è andata così, povera ragazza. E chissà quante volte, anche con questa lettera in mano, il papà ha proiettato nel cuore e nella testa l’immagine di lei che sarebbe andata a guadagnarsi il pane, a cercarsi un sogno, a inseguire un pezzettino di felicità, chissà come. Il tempo è stato crudele, invece, con Eluana, con Sati, con Beppino. Come succede a tanta gente. Ma Eluana, in quei giorni di canti di Natale e luminarie che chiudevano il ’91, non era triste. Era un po’ “incasinata”, aveva cambiato facoltà, ma cari genitori, dice loro, “dopo tutto nessuno nasce imparato”. E, nelle sue frasi non si percepiscono insicurezza, o disamore, anzi sono gravide di sentimenti: “Io – scrive Eluana ai “grandi” – ci tengo molto a voi, siete gli unici punti fermi della mia vita “spericolata”! Spero di non deludervi mai, perché vi posso assicurare che ne soffrirei io più di voi, poiché per voi oltre a provare un grande amore nutro anche una grande stima. Sì, voi due oltre ad essere dei perfetti genitori, siete anche due buone persone, mi avete insegnato la bontà e la generosità, ma soprattutto dei grandi valori, quali il rispetto verso se stessi e gli altri e il piacere di avere una famiglia salda, calda, affettuosa sulla quale si può sempre contare. Sì, perché noi tre assieme formiamo un nucleo molto forte basato sul rispetto e l’aiuto reciproco. Bravi! L’unica cosa che vi posso dire è che vi voglio un mondo di bene e che siete due persone veramente in gamba e… spero un giorno di diventare brava come voi. Con affetto, la vostra bambina! Eluana”. Non sembrano – nucleo, reciproco soccorso e rispetto – le parole di Beppino? Parole che s’inseguono tra una vita e l’altra, parole tra genitori e figli, insegnamenti, libertà. E non ci sarebbe bisogno di aggiungere nulla, forse anzi è già troppo. Però c’è un però. Quando papà Beppino ha saputo che stavamo leggendo questa lettera compresa nelle carte giudiziarie ha voluto parlarci e, per la prima e unica volta, ha chiesto un favore: “Buttatela via, che v’interessa di quello che una figlia dice ai genitori?, che cosa cambia saperlo? Contano altri atti giudiziari”, eccetera. Un po’ aveva ragione, ma un po’ ha anche torto: e oggi, con Eluana che riposa accanto ai vecchi nonni, è venuto il momento di ricordare a chi non ha avuto misericordia che cos’è l’amore dentro una famiglia e che cos’è la piccola grande verità. Tanto, le chiacchiere, le maldicenze, le perversioni se le porta già via il vento, soprattutto il vento che soffia forte, quassù, dove un prete di montagna ha ricordato semplicemente che non si prega mai “contro”.


Repubblica

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