Scambio di bare a Malpensa Rabbia dei parenti: salta il funerale

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MILANO – Quando se ne sono accorti hanno fatto chiamare dalla torre di controllo. «Comandante sull’aereo è stata caricata per errore una bara che era destinata a Fiumicino. Le chiediamo cortesemente il rientro». Ma il pilota della Royal Air Maroc, decollato da mezz’ora verso Casablanca, ha preferito tirare dritto. Nonostante avesse a bordo il feretro sbagliato, cioè quello di settantacinquenne di Ostia morto per infarto in Kenya martedì scorso. E non quello di una donna marocchina.





Il disguido è avvenuto giovedì mattina dentro la camera mortuaria dell’hub varesino. Verso le 10 le due casse erano sistemate vicine, in un angolo dell’obitorio. Una in attesa di essere stivata su un volo Alitalia per Fiumicino e la seconda, appunto, per Casablanca. Ma a un certo punto si sono perse le tracce di quella con dentro l’italiano morto a Malindi. Sparita, a circa un’ora dal previsto decollo per Roma, dopo aver passato una notte all’obitorio. Alle 13 si sono resi conto che c’è stato uno scambio. E la notizia dello sbaglio è stata comunicata alla torre di controllo. Ma la supplica inoltrata al velivolo della Royal Air Maroc si è rivelata inutile. L’aereo era già decollato e il comandante ha ribadito la sua intenzione di non voler fare rientro a Malpensa. Il funerale dell’italiano è a rischio. Era previsto per domani, a Ostia. «Ma non sappiamo quando rimpatrieranno il feretro» spiega Danilo Lorenzetti titolare dell’agenzia funebre che ha organizzato il rientro. La bara della donna marocchina partirà oggi, con il volo pomeridiano per Casablanca.


Meredith, al via la seconda udienzaAmanda Knox (Ansa)
Raffaele: io vittima di errore giudiziario                            


PERUGIA – «Mi ritengo vittima di un errore giudiziario». Questa la dichiarazione spontanea di Raffaele Sollecito davanti alla Corte di Assise di Perugia. Nel corso della seconda udienza del processo che riguarda il delitto di Perugia, il giovane pugliese a sorpresa ha preso la parola per proclamarsi ancora una volta estraneo all’omicidio di Meredith Kercher.


SECONDA UDIENZA – La seconda udienza per l’omicidio della studentessa inglese si svolge nell’aula degli affreschi del Palazzo di Giustizia a Perugia: in aula i due imputati, Sollecito e Amanda Knox, seduti accanto ai loro avvocati a pochi metri di distanza uno dall’altro. Prima di prendere posto, Amanda ha rivolto un saluto con la mano e un sorriso al padre, Curt Knox a Perugia per assistere al processo. A sostegno del giovane studente di Giovinazzo, sono presenti in aula lo zio e la compagna del padre.


IL MEMORIALE – L’udienza si è aperta con l’esame di alcune questioni relative al memoriale scritto dalla Knox dopo il suo arresto (nel quale parla della notte dell’omicidio) e sequestrato dalla polizia. Il documento è stato acquisito agli atti dalla Corte d’assise di Perugia, che ha così respinto un’istanza dei difensori della giovane americana.





NOVE I TESTIMONI D’ACCUSA – Nove i testimoni d’accusa citati per l’udienza odierna dai pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini. Il primo a deporre sarà Filippo Bartolozzi, che all’epoca del delitto dirigeva la polizia postale di Perugia. Poi compariranno davanti ai giudici l’ispettore e l’assistente intervenuti presso la casa di via della Pergola, dove fu uccisa Mez, il 2 novembre del 2007. Sarà quindi la volta della proprietaria dell’abitazione nel cui giardino vennero abbandonati i due telefoni cellulari della vittima e dei suoi due figli. I pm hanno convocato in aula anche un’amica della coinquilina italiana della Knox e della Kercher e i loro due fidanzati. Anche loro erano presenti nella casa quando venne trovato il corpo. Sollecito e la giovane americana hanno sempre proclamato la loro estraneità al delitto. Per l’ omicidio è già stato condannato a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, Rudy Gude. Anche lui si è sempre detto innocente.


ANSA.IT                         Inserito da michele De Lucia


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