AMALFI, MUGHINI RINVIATO A GIUDIZIO PER INQUINAMENTO DALLA PROCURA DI SALERNO

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 Anche Achille Mughini, ex assessore ad Amalfi e Cava de Tirreni e uomo forte in Costiera Amalfitana al momento del passaggio al consorzio dell’ausino delle acque della Divina da Positano, Amalfi e Ravello e di epocali appalti come quello del Cappuccini.  «Scaricavano acque reflue nel fiume Picentino e nei mari
senza autorizzazione e senza effettuare alcun trattamento di
depurazione». Questa l’accusa del pubblico ministero del Tribunale di
Salerno, Angelo Frattini, che ieri ha ottenuto dal gup il decreto di
rinvio a giudizio per cinque ex dirigenti della società Servizi
Integrati Idrici Salernitani che gestisce il depuratore di via De Luca. Il processo per Achille Muggini, Gaetano Corbo, Antonio Manzi, Fulvia
Cuozzo e Gaetano Gambardella comincerà il prossimo 3 giugno dinanzi
alla seconda sezione penale del Tribunale di Salerno. Unico prosciolto
«per non aver commesso il fatto» è l’ex direttore generale
dell’impianto, Giuseppe Giannella (difeso dall’avvocato Enrico
Giovine). L’inchiesta sul depuratore salernitano, sequestrato più volte
dal Nucleo operativo ecologico, comincia oltre un anno fa, quando sulle
acque del mare salernitano compaiono costantemente chiazze scure. Le
stesse rinvenute, poi, anche nel fiume Picentino.

Il pm Angelo Frattini ordina un’ispezione all’interno del depuratore ubicato nella zona industriale.
A conclusione delle indagini, il sostituto procuratore solleva sei capi
di imputazione, ipotizzando varie violazioni delle norme ambientali,
oltre allo smaltimento illecito di «reflui industriali pervenuti
tramite autobotte all’impianto di depurazione, per un quantitativo
medio giornaliero di circa 150mila metri cubi». Dalle indagini risultò
che i liquami «non erano sottoposti ad alcun trattamento di
depurazione». A causa «delle oggettive condizioni dell’impianto —
scriveva la procura — di cui tutti erano consapevoli, tant’è che
sovente veniva utilizzato un by-bass che consentiva lo scarico diretto
nel fiume». Gli accertamenti ispettivi fecero emergere anche una
presunta falsificazione dei dati relativi alle analisi dei rifiuti.
Angela Cappetta, Corriere del Mezzogiorno

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