Napoli. Castel Sant´Elmo. Renato Mambor.

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La suggestiva cornice di Castel Sant’Elmo ospita la grande antologica Renato Mambor. In prestito dall’infinito a cura di Achille Bonito Oliva, dal 13 febbraio al 31 marzo 2009.


In mostra settanta opere dagli anni Cinquanta a oggi tra cui diversi inediti molti dei quali creati per questa occasione.


 


Nucleo tematico dell’esposizione è la relazione fra lo straordinario Diario degli Amici del 1967 e l’inedito Diario del 2007 a cui è dedicata una sala. Il primo si compone di venti tavole che Mambor aveva fatto realizzare dagli amici artisti, tra cui Mattiacci, Boetti, Pascali, Lombardo, Tacchi, Ceroli, Mauri, Icaro, Marotta, con il fine di rappresentare gli elementi costitutivi del linguaggio della pittura: la forma, il colore, la materia, il movimento, il tempo. La serie rappresenta uno spaccato rilevante della cultura figurativa della fine degli anni Sessanta e propone una catalogazione delle modalità espressive degli artisti coinvolti nel progetto.


I pannelli del Diario del 2007 offrono una significativa sintesi della ricerca artistica degli ultimi anni e si concentrano sulla figura umana, rappresentata attraverso il ricalco, la sagoma o la mascherina, che riproducono il profilo dell’artista e che entrano in relazione per accostamento con tutti gli altri elementi pittorici.


 


Fin dai suoi esordi, alla fine degli anni Cinquanta, Renato Mambor usa una forma espressiva “asoggettiva” e impersonale che mira, secondo le parole dell’artista, a “togliere l’io dal quadro”, e supera così il soggettivismo esasperato dell’Informale, ideando moduli ripetuti ma variati attraverso tecniche, tematiche e oggetti diversi. Questo filo conduttore percorre l’intero itinerario della mostra che presenta opere legate fra loro da una ricerca costante che ha fatto dei modi della percezione il suo oggetto, rintracciando la variabile di rottura all’interno di ritmi costanti.


 


Achille Bonito Oliva commenta: “attratto dalla moltiplicabilità anonima dell’immagine, Mambor arriva alle “campionature” di uomini “statistici”, avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l’arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un’esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l’artista come un individuo privilegiato nella società”.


 


Renato Mambor, intervistato da Gianluca Ranzi, dichiara: “io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero”.


 


La mostra


Il percorso espositivo crea una risonanza tra lo spazio del Castello  e le opere in mostra. La sala d’ingresso, esagonale, è scandita dagli Osservatori bianchi (legno dipinto, 1996), sagome uguali appoggiate ognuna in un angolo come a formare un cerchio che accoglie il visitatore al centro. Il largo corridoio successivo si apre in quattro ampie nicchie in cui sono collocate quattro sculture in legno dal titolo Portatori (legno dipinto, 2008): profili somiglianti all’autore accostati a recipienti in legno contenenti mattoni, scarpe, specchi e farina.


 


Una sala presenta Ombra immutabile, una sequenza di oggetti scultorei composti da una sagoma bianca e una sagoma nera accostata ma inclinata, come fosse la sua ombra.


In mostra si ammira inoltre la grande installazione Separé (legno dipinto e materiali diversi, 2006-2007) composta da ventiquattro sculture-oggetto disposte a coppie: dodici elementi sono pannelli al centro dei quali la figura umana è ritagliata e vuota, mentre gli altri dodici, tutti diversi, presentano materiali, volumi, colori e tecniche differenti. L’opera si compie nell’occhio dello spettatore, nelle relazioni che lo sguardo intesse tra le diverse parti.


 


Tra le opere esposte si evidenzia Sprint (tecnica mista, 2008): alcune biciclette  destrutturate sono bloccate da tavole di legno e poste l’una accanto all’altra; un’unica bicicletta è spostata più avanti e rompe la simmetria indicando una transizione di fase, un movimento, un’azione.


Achille Bonito Oliva a proposito dell’artista afferma: “in definitiva Mambor allarga la nozione di museo fuori dal suo luogo fisico e la dilata confermandone l’esistenza in ogni momento in cui l’uomo acquista il potenziamento della conoscenza”.


 


Accompagna la mostra un esaustivo catalogo edito da Christian Maretti Editore con testo critico di Achille Bonito Oliva e con un’intervista all’artista di Gianluca Ranzi.


 


Cenni biografici


Renato Mambor (Roma, 1936) esordisce nel 1959, a ventitre anni, assieme a Cesare Tacchi e Mario Schifano nell’ambito dei serrati accostamenti d’avanguardia proposti da Emilio Villa alla galleria “Appia Antica”, tra la situazione romana (Schifano, Uncini, Lo Savio, Tacchi, Festa, Angeli), quella milanese (Manzoni, Castellani, Bonalumi), e quella francese (Klein e il critico Pierre Restany, impegnato nel sostegno del suo “Nouveau Realisme”).


Seguono il riconoscimento nel 1960 dei “Premi di incoraggiamento” della Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma e le mostre collettive alla Galleria “La Tartaruga” di Plinio De Martiis (1963, 1964 e anni seguenti), che mettono a fuoco la riconoscibilità del gruppo Mambor, Tacchi, Lombardo.


Negli anni Sessanta diventa parte integrante della “Scuola di Piazza del Popolo”, la risposta italiana, tra metafisica e futurismo, alla Pop Art americana.


Sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, timbri con omini, tele eseguite con rulli da tappezzeria, costituiscono la sua cifra di riduzione stilizzata delle icone della cultura massmediale.


L’interesse per il teatro, la performance e l’interattività lo porta a privilegiare ricerche d’ambiente, con dispositivi come “L’evidenziatore” (1967), strumento meccanico per agganciare oggetti e spostarli nel mondo dell’arte.


Nel 1975 fonda il gruppo Trousse per perseguire “un teatro fortemente visivo ma attento alle dinamiche psicodrammatiche”.


Torna alla pittura negli anni Novanta sviluppando temi legati alla psicologia della percezione (“L’Osservatore”, il “Decreatore”). Propone ampie narrazioni grafiche (Istituto nazionale per la Grafica, Roma 1998, Galleria Civica di Modena 1999). Ma realizza anche installazioni spettacolari, come i sei autobus svuotati, abitati ciascuno da un artista, per la mostra “Fermata d’autobus”, Roma 1996.


Nella performance “Fasce di pensiero” (1998) ribadisce il senso generale del suo lavoro: “ritrovare dentro l’occhio lo sguardo che arriva alla coscienza”.


 


Numerose le mostre personali e collettive in prestigiosi spazi pubblici fra cui si ricordano: X Quadriennale d’Arte Palazzo delle Esposizioni, Roma 1972; Castello di Rivoli, 1985; Palazzo delle Esposizioni, Roma 1993 (personale); Museo Pecci, Prato 1998; Scuderie Papali al Quirinale e Mercati di Traiano, 2000; Macro, Roma 2003;Triennale di Milano, 2004; Le Opere i Giorni, Certosa di San Lorenzo, Padula (SA) 2004; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma 2007 (personale); 52a Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia 2007.


Renato Mambor vive e lavora a Roma.



 


Info:



 


Coordinate



 


Titolo mostra              


Renato Mambor. In prestito dall’infinito


A cura di


Achille Bonito Oliva


Sede


Castel Sant’Elmo – Napoli, Via Tito Angelini 22 (largo San Martino)


Inaugurazione


venerdì 13 febbraio 2009 h. 18


Date mostra


14 febbraio – 31 marzo 2009


Catalogo


edito da Christian Maretti Editore, con testo critico di Achille Bonito Oliva e intervista di Gianluca Ranzi a Renato


Mambor



 


Informazioni


Art Time


Corso Palestro 48 A – 25122 Brescia


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