Federalismo, via libera dal Senato

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ROMA – Via libera dell’aula di Palazzo Madama al federalismo fiscale. Il disegno di legge è stato approvato con 156 voti a favore e 6 contrari; 108 i senatori astenuti, tra i quali quelli del Partito democratico e dell’Italia dei valori. Hanno votato sì, invece, Pdl, Lega e Mpa. Il provvedimento passa ora alla Camera. Il ddl fissa i punti cardine in base ai quali il governo è delegato poi ad attuare, attraverso i decreti legislativi, la riforma dell’autonomia finanziaria di regioni, province e comuni (qui le novità previste nel disegno di legge).

LE REAZIONI – Al momento del sì del Senato, c’è stata grande esultanza tra i banchi della Lega. Significativo l’abbraccio tra Umberto Bossi e Roberto Calderoli, che hanno seguito passo passo l’iter del provvedimento. Per il ministro delle Riforme, si tratta di «un passaggio storico». «L’hanno approvata e anche bene – ha affermato Bossi, evidentemente soddisfatto – erano tutti d’accordo. Alla fine la verità viene a galla, perché era una buona legge su cui nessuno ha sparato a zero: è stata una cosa importante». Lasciando l’aula, il premier, SilvioBerlusconi, ha assicurato: «È una riforma importante che porta l’Italia a essere uno stato moderno e federale, come la Gran Bretagna, la Germania e il Belgio. La pressione fiscale non deve aumentare e non aumenterà». Secondo il premier, questo provvedimento agevolerà anche la lotta all’evasione fiscale che, a suo avviso, potrà diminuire «del 22%». In precedenza, il presidente del Consiglio aveva smentito le presunte frizioni con il Senatùr: «Problemi con la Lega sul federalismo? Ma quando mai…». Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha spiegato che «questo è un tassello di una riforma complessiva. Dobbiamo intervenire sulla Costituzione e credo che nel giro di un anno, un anno e mezzo porteremo a compimento il federalismo fiscale, la riforma costituzionale e la Carta delle autonomie».

ASTENSIONE – Proprio sul ddl si è riaperto il confronto tra maggioranza e opposizione: il Pd si è infatti astenuto dal voto finale, così come l’Italia dei Valori. La decisione, presa dall’assemblea del gruppo, è stata annunciata dal segretario, Walter Veltroni: «Una scelta giusta di una forza che assume la responsabilità» del dialogo «e che ha cambiato il testo originario facendo passare molte proposte». Veltroni ha avvertito però che l’atteggiamento dei democratici, nel corso dell’iter parlamentare, potrebbe cambiare: «La maggioranza deve sapere che il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali – ha spiegato Veltroni – in particolare sulla riduzione dei parlamentari e sul Senato federale». La decisione sull’astensione è stata presa, come ha spiegato la capogruppo Anna Finocchiaro, a «larghissima maggioranza». Da quello che si è appreso, alcuni senatori si sono pronunciati per il no, a partire da Marco Follini.

BOSSI – Il Pd ha incassato il plauso di Bossi, che però ha sottolineato: «Dopo tutte le loro proposte che abbiamo accettato, non potevano proprio votare contro». Il Senatùr ha rivolto poi una critica a Pier Ferdinando Casini: «Proprio non lo capisco: già è al lumicino, se vuole fare il difensore del Sud, la battaglia antifederalista che è persa in partenza, chissà dove finirà…». Il ministro delle Riforme ha smentito inoltre di aver inviato una lettera al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per sollecitare la presentazione dei costi del federalismo fiscale.

IDV – Astensione anche da parte dell’Italia dei valori. «Molto resta nebuloso in questo provvedimento – dice il capogruppo, Felice Belisario – soprattutto per quel che riguarda i conti e la quantificazione finanziaria. Permangono norme che non ci convincono e la delega è troppo generica. Siamo a favore del superamento della spesa storica però abbiamo necessità di capire se avverrà in una misura uguale in tutto il territorio nazionale. Ma il nodo resta la determinazione dei costi standard. Idv però a deciso di dare il suo voto di astensione che vuole essere un segnale di fiducia nei confronti della riforma».

dalcorriere.it               inserito da Michele De Lucia


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