Di Pietro ricattato da Mautone

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Sarà una via Crucis per Antonio Di Pietro, la sua missione a Napoli. Oggi pomeriggio varcherà l’ingresso della Procura della repubblica non come l’amico dei magistrati, l’ex collega, il politico giustizialista che porta solidarietà e sprona i pm ad andare avanti senza guardare in faccia nessuno. Sarà diverso da tutte quelle volte che a Brescia, da pm di Mani Pulite, fu costretto a difendersi dalle accuse, da quegli schizzi di fango che gli arrivavano addosso e che per lui erano messaggi intimidatori per costringerlo a bloccare le sue indagini. E che lo portarono ad abbandonare la toga e, successivamente, a buttarsi in politica. Oggi sarà peggio. Perché è il politico Antonio Di Pietro che si gioca la credibilità.

Che sarà costretto a prendere le distanze da quella foto di famiglia, di quella famiglia politica allargata che è Italia dei Valori, con i suoi parlamentari, deputati regionali e consiglieri provinciali che escono a pezzi dall’inchiesta napoletana. Non potrà cavarsela con «così fan tutti», riducendo il problema a quel male tutto italiano rappresentato dalle «raccomandazioni». No, non è questo l’oggetto delle indagini napoletane. E non potrà neppure appellarsi alla decisione di Italia dei Valori di criticare la nuova giunta Iervolino. Antonio Di Pietro dovrà dire la verità, dovrà svelare l’identità della talpa «amica» che lo avvisò il 29 luglio del 2007, quando era ministro per le Infrastrutture, che il provveditore delle opere pubbliche della Campania e del suo Molise, Mario Mautone, era sotto inchiesta. Non potrà dire che lo seppe perché lo scrisse la «Voce della Campania».

Quell’articolo uscì soltanto nell’ottobre del 2008. E dovrà spiegare perché ordinò a suo figlio Cristiano, consigliere provinciale molisano, di interrompere ogni comunicazione con quel Mario Mautone che richiamò a Roma, sfilandogli la poltrona di provveditore a Napoli. E dovrà confermare se è vero che chiese al governatore della Campania, Antonio Bassolino, nel febbraio scorso – nel pieno dell’emergenza rifiuti che stava seppellendo la città e lo stesso governatore, costretto anche per gli arresti udeur di Santa Maria Capua Vetere a un rimpasto di giunta con l’ingresso di «esterni» (da Walter Ganapini a Claudio Velardi) – un posto nella nuova giunta proprio per Mario Mautone. Lo aveva già fatto all’inizio di legislatura, nel 2005, quando spese quel nome come una risorsa che Italia dei Valori metteva a disposizione della nascente nuova giunta Bassolino. E nel 2005, va da sé, Di Pietro non era ministro per le Infrastrutture. Insomma, Di Pietro dovrà dissipare i dubbi della Procura di essere stato «ricattato» da Mario Mautone. Dovrà convincere che quel «ricatto» – di cui c’è traccia nelle intercettazioni telefoniche per esempio di Mautone con la moglie Annamaria – fu respinto al mittente. Come leader di Italia dei Valori sarà costretto a rinnegare i suoi uomini, come un padre che disconosce il figlio. Non è in discussione la sua moralità e integrità, la sua vocazione giustizialista, ma forse il suo strabismo. Il suo non essersi accorto delle qualità dei suoi uomini Giano bifronte. Perché il problema dell’inchiesta napoletana non è soltanto quello di Cristiano Di Pietro, il figlio sprovveduto, incauto che fa le raccomandazioni e ha un rapporto con Mautone che va molto al di là «degli ambiti di competenza istituzionale» – come quando chiede al provveditore incarichi e consulenze per amici di Bologna – e che si è «autosospeso» da Italia dei Valori.

Ma coinvolge appunto parlamentari, consiglieri regionali e uomini dello staff dell’ex ministro. A partire dal senatore Nello Formisano, ex capogruppo IdV a palazzo Madama, dal consigliere regionale del suo Molise, Nicandro Ottaviano, di quello della Campania, Francesco Manzi, di Nello di Nardo, ex parlamentare finito alla segreteria del ministro per le Infrastrutture, Di Pietro appunto. A finire al parlamentare indagato per mafia Americo Porfidia, sindaco di Recale, Caserta, che si è autosospeso anche lui dal gruppo di Italia dV, e, naturalmente, a Cristiano Di Pietro. Nel rapporto della Divisione investigativa antimafia, Dia, agli atti dell’inchiesta sul Global Service di Alfredo Romeo, lo spaccato che emerge degli uomini di Antonio Di Pietro lascia senza parole. Il protagonista è Mario Mautone, provveditore alle opere pubbliche.

A lui tutti si rivolgono per chiedere nomine, appalti, finanziamenti. Ecco perché è del tutto naturale che la moglie di Mautone, per evitare il suo trasferimento, alla fine suggerisca al marito: «Ti sei messo così a disposizione con quel cretino, con il figlio… (Cristiano, ndr) allora non serve a niente? Tu non ti devi muovere da Napoli. Il potere che ha qua non lo puoi tenere a Roma. Buttala sul ricatto del figlio… che è l’unico…».


lastampa.it                           inserito da Michele De Lucia         http://ilblogdimikidelucia.myblog.it


 


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