La rivolta dei dipietristi. "Lasciamo solo il sindaco"

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Il primo evento è la presentazione della giunta in aula. E allora non entriamo, facciamo vedere materialmente al sindaco che 31 uomini non li ha più». Proposta provocatoria: la formula Italia dei valori agli ambienti del centrosinistra che hanno storto il naso di fronte alla nuova giunta Iervolino. Proposta affidata ai due consiglieri Raffaele Scala e Carlo Migliaccio, e con la quale i dipietristi staccano definitivamente la loro spina. Perché, come ricorda il segretario napoletano Enzo Ruggiero, «i fatti accumulati dicono di un quadro politico stretto intorno a Bassolino e Iervolino, che non garantisce più». E allora, più che aspettare una mozione di sfiducia che molti non vogliono votare con il centrodestra, e che rischia di avere tempi più lunghi, ecco la proposta che dovrebbe indurre la Iervolino al gran gesto di fronte all´aula deserta. Proposta sulla quale si dice fiducioso lo stesso Antonio Di Pietro, che sarà a Napoli a febbraio per la conferenza programmatica del partito. Nel frattempo il segretario regionale Nello Formisano si esercita anche sulle provinciali di giugno: «Difficile che si resti in coalizione se il quadro politico resta questo».

Occorre prima vedere come verrà accolta la proposta di ieri. «È interessante, plausibile, ma ne devo parlare soprattutto con l´amico Franco»: così la commenta Emilio Di Marzio che, insieme al collega Franco Moxedano, rappresenta l´ala più puramente nicolaisiana nel gruppo comunale Pd. Meno possibilista Roberto De Masi, «voglio andare prima al confronto con il commissario Morando (oggi in città per i suoi primi colloqui, ndr), poi sentire che cosa dice il sindaco». Improponibile la cosa per Leonardo Impegno, che è anche presidente dell´assemblea: «Le battaglie si fanno in aula, si deve accettare la sfida perché il Consiglio svolga il suo ruolo di indirizzo e controllo, come da legge». Anche il quinto dissidente, Giovanni Palladino, non raccoglie: «Sono molto critico: il sindaco ha usato le sue prerogative e io userò le mie. Ma non posso che stare in aula perché i cittadini per questo mi hanno votato». Non raccolgono neanche i due del Pdci. Dice Antonio Fellico: «Se si deve cadere si cada su un provvedimento, ad esempio il bilancio. Non siamo più in maggioranza, ma siamo per discutere, i comunisti non si tirano indietro». Vale anche per Alessandro Fucito, Rifondazione di rito ferreriano: «Sono per il confronto politico, per dire le cose con chiarezza, non rimanere a casa». Sarà in aula anche Diego Venanzoni, ormai in ingresso nel gruppo del Pd: «La Iervolino ha fatto bene. Semmai facciamo il punto al momento del voto sul bilancio». Idem Ciro Monaco del movimento civico: «Parlerò con i miei elettori, ma credo che togliere il sostegno oggi significhi abbandonare la città a se stessa»; e il socialista Ciro Fiola, che dice «indicheremo le priorità in un documento poi ascolteremo il sindaco per regolarci


Sul fronte opposto, potenzialmente sensibili alla proposta dipietrista, sono invece Rosario Giudice della Margherita, Stefano Palomba e Federico Alvino del gruppo Dpl, e Marco Mansueto del Movimento civico, disponibili poi anche alla sfiducia. A conti fatti siamo sul filo del rasoio. Sia pur critici verso la manovra, quelli che non staccheranno la spina sono al momento 32 sicuri (18 Pd, 3 Rifondazione, 3 Verdi, 2 Pdci, più Venanzoni, Monaco, l´Udeur Funaro, Parisi di Sinistra democratica più i 2 del gruppo misto, De Simone e Giordano). Resta comunque politicamente decisivo per il futuro lavoro il rapporto che l´amministrazione costruirà col Pd veltroniano.

Intanto il Pdl lancia un tavolo permanente, con consiglieri comunali e parlamentari, per tenere sotto tiro il Comune e organizzare iniziative di appoggio alla possibile mozione di sfiducia da presentare successivamente. Si tenterà anche di portare Berlusconi in città entro gennaio.


(11 gennaio 2009) larepubblica.it           

                                                                             inserito da michele De Lucia

 

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