COSTIERA AMALFITANA, DELITTO CESARANO. TRENTA ANNI DI CARCERE A SOLIMEO

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“Trent’anni di reclusione”: quando il gup Vincenzo Di Florio di Salerno ha indicato in aula l’entitá della pena inflitta, Angelo Solimeo si è come accasciato sulla sedia posta di fronte al giudice. «Si è come spento», commentava una guardia penitenziaria all’uscita dalla stanza al terzo piano del Palazzo di Giustizia, mentre il giovane in ceppi veniva portato verso le celle in attesa di tornare nel carcere di Benevento. Trent’anni, così ha deciso il gup. • Superando anche quella che era stata la richiesta del pm Rocco Alfano, che aveva chiesto per uno degli autori dell’assassinio di Raffaele Cesarano – il giovane di Pompei ucciso il 10 agosto del 2007 nel parcheggio antistante una discoteca di Vietri sul Mare in Costiera Amalfitana – la condanna a venti anni e sei mesi. • Il gup, nella sostanza, nel computo della pena finale, è partito dall’ergastolo, applicando la diminuzione di un terzo prevista dal rito abbreviato. Senza cioè tenere in considerazione, pare, la richiesta di riconoscimento delle attenuanti, ritenute equivalenti alle aggravanti, così come proposto dalla pubblica accusa. Ieri mattina a prendere la parola era stato uno dei legali di Solimeo, l’avvocato Silverio Sica (nell’udienza del dicembre scorso aveva pronunciato l’arringa difensiva l’altro legale del giovane, Marco Martello). Quindi il gup Di Florio si è chiuso in camera di consiglio per emettere la sentenza di primo grado: 30 anni di carcere. All’uscita nessun commento degli avvocati che attendono ora il deposito delle motivazioni del giudice per proporre Appello. • Il pm titolare dell’inchiesta, nella sua requisitoria del 3 dicembre scorso, aveva ripercorso le fasi dell’inchiesta ed i ruoli avuti dai diversi imputati coinvolti nel terribile fatto di sangue. Ed aveva giudicato comunque tardiva ma utile la confessione di Solimeo che aveva riconosciuto le proprie responsabilitá nel delitto e accusato gli altri co-indagati. Una confessione che poteva valergli un congruo “sconto” di pena, secondo l’accusa. Solimeo, quella stessa mattina, nel corso di una sua dichiarazione spontanea, negò però di essere stato uno del “branco” guidato da Raffaele Delle Chiaie; e che quella sera, in quella discoteca, era capitato per caso, trovandosi poi coinvolto nella rissa sfociata nel delitto. • Di diverso avviso la parte civile: per l’avvocato Di Ruocco (che rappresenta i familiari del giovane di Pompei ucciso sol perché aveva difeso la fidanzata dalle pesanti avances di Delle Chiaie, sostiene l’accusa) quanto accadde a Vietri non fu un litigio tra ragazzi sfociato in tragedia, ma un vero e proprio massacro di un giovane pestato, inseguito, e finito sotto gli occhi di decine di persone. La parte civile aveva perciò chiesto per Solimeo trent’anni di carcere. Ieri l’epilogo del processo con rito abbreviato. Solimeo è stato condannato a trent’anni di carcere.


L’episodio risale al 2007, una rissa in discoteca poi finita in un omicidio. Quello che poteva succedere anche a Positano nella notte di Capodanno dove ragazzi dell’hinterland napoletano sono spariti ed un ragazzo di Napoli ha subito una seria operazione maxifacciale, sulla vicenda stanno ancora indagando gli uomini dell’Arma della Compagnia di Amalfi, analoga rissa avvenne anche a Praiano l’anno scorso ma furono tutti individuati. Ben più grave l’episodio di Vietri sul mare che è vicina alla urbanizzata Salerno, ma anche a Sorrento sono avvenuti episodi del genere per cui bisogna sempre prestare la massima attenzione e responsabilmente come testata giornalistica e genitori non possiamo non parlarne.