RAZZI DAL LIBANO SU ISRAELE, TEL AVIV RISPONDE AL FUOCO

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GERUSALEMME – Alcuni razzi katiusha sono caduti stamani sull’alta Galilea occidentale, nel nord i Israele, in prossimita’ del confine col Libano. Lo ha riferito la radio pubblica, precisando che ci sono alcuni feriti.
Si tratta di tre o quattro razzi sparati dal sud Libano, caduti nei pressi di Nahariya. Lo precisano fonti militari.
In Israele si stima che a sparare i razzi sia stata un’organizzazione palestinese col permesso pero’ degli Hezbollah. Nei giorni scorsi Israele aveva piu’ volte avvertito gli Hezbollah a non aprire il fuoco per mostrare solidarieta’ con i palestinesi nella striscia di Gaza, sottoposti a una dura offensiva israeliana. Per precauzione comunque lo spiegamento militare israeliano nel nord era stato rafforzato e riservisti richiamati alle armi.
Le autorita’ israeliane hanno ordinato l’apertura dei rifugi e la chiusura delle scuole nei centri minacciata dai razzi in prossimita’ del confine col Libano, secondo la radio pubblica.
L’esercito israeliano ha sparato in direzione del Libano in risposta agli attacchi.

di Emanuele Riccardi

NEW YORK – Il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonostante gli sforzi in tutte le direzioni, non e’ riuscito ad ottenere oggi un accordo unanime sulla crisi di Gaza in seno alle Nazioni Unite. Lo ha annunciato in serata il rappresentante permanente della Francia, Jean-Marie Ripert, ricordando che i documenti sul tavolo sono due: una bozza di risoluzione presentata dalla Libia e una bozza di cosidetta ‘dichiarazione presidenziale’, un documento non vincolante presentato dalla Francia che deve essere approvato all’unanimita’. L’obiettivo di Kouchner, che insieme ai suoi colleghi americano e britannico, il segretario di Stato Condoleezza Rice, e il segretario al Foreign Office David Milliband, ha avuto una serie di incontri con i capi delle diplomazie dei paesi arabi presenti a New York, e’ di gettare le basi di un cessate il fuoco duraturo tra Israele e Hamas e rilanciare il processo di pace.

Il testo della Francia persegue tre obiettivi: primo, appoggiare l’iniziativa franco-egiziana per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas; secondo, offrire una prospettiva per il futuro; terzo, permettere ai ministri arabi di tornare a casa con qualcosa di concreto in mano. Nella bozza presentata dalla Francia, ”Il Consiglio di Sicurezza sottolinea la necessita’ di una cessate il fuoco immediato e duraturo” ed esprime preoccupazione per la situazione umanitaria che va man mano peggiorando. Secondo fonti diplomatiche europee, gli Stati Uniti -pur salutando l’iniziativa avviata dal presidente egiziano Hosni Mubarak e dal suo collega francese Nicolas Sarkozy- continuano a creare qualche difficolta’, temendo un cessate il fuoco troppo fragile, senza garanzie sufficienti sull’impegno di Hamas a non sparare piu’ missili e a non riarmarsi. Al termine della riunione, l’ambasciatore americano Zalmay Khalilzad ha detto che la bozza vede ”uno o due paesi che non sono al momento favorevoli” e che una pausa di riflessione ”e’ il modo migliore di procedere”. Forse per la prima volta -si nota al Palazzo di Vetro- gli Usa non sono questa volta al centro di una iniziativa diplomatica sul Medio Oriente. Un fatto dovuto sia alla transizione presidenziale americana, sia all’iper-attivismo di Sarkozy, presente su tutti i fronti o quasi.

L’entourage del segretario di Stato Usa ricorda pero’ che la Rice sta facendo pressioni continue sugli israeliani. La responsabile della diplomazia Usa ha parlato oggi ripetutamente con la sua collega Tzipi Livni e con il premier Ehud Olmert, e ci sarebbe un accordo di massima del governo israeliano all’iniziativa franco-egiziana. Nel frattempo i paesi arabi continuano a premere perche’ il Consiglio di Sicurezza approvi un progetto di risoluzione presentato dalla Libia -l’unico paese arabo dei Quindici-, giudicato pero’ dagli occidentali dai toni troppo anti-israeliani. I paesi europei sono convinti che il testo non andra’ da nessuna parte perche’ gli Stati Uniti, che hanno il diritto di veto, lo bloccheranno. Il testo -per il quale preme in particolare il ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal- chiede tre l’altro ”un cessate il fuoco immediato e permanente nella striscia di Gaza”, con il ritiro senza condizioni delle forze israeliane oltre alla fine del lancio dei missili da parte palestinese. Ma non pone condizioni particolari a Hamas.


SI’ GABINETTO SICUREZZA ISRAELE ESTENSIONE OFFENSIVA
GERUSALEMME – Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato oggi un’estensione della sua offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha detto all’Afp un alto responsabile della Difesa. I dodici ministri del governo di sicurezza ”hanno approvato il proseguimento delle operazioni terrestri compresa una terza fase che allarghera’ l’offensiva penetrando piu’ avanti nelle zone popolate”, ha detto il responsabile. Il responsabile ha anche sottolineato che tocca ai responsabili della Difesa applicare o meno la decisione del gabinetto di sicurezza.


GAZA: ‘E’ CAMPO CONCENTRAMENTO’, SCONTRO VATICANO-ISRAELE
TEL AVIVA: CARD.MARTINO PARLA COME HAMAS

CITTA’ DEL VATICANO – Santa Sede e Israele di nuovo ai ferri corti, mentre continua ad infuriare la battaglia a Gaza e si rende piu’ problematico un viaggio del Papa in Terra Santa per il prossimo maggio. Oggi il card. Renato Raffaele Martino, presidente del ‘Pontificio Consiglio Giustizia e Pace’ e personaggio di spicco della Curia romana, ha osservato che la Striscia ”assomiglia sempre di piu’ ad un campo di concentramento”. In serata, e’ arrivata durissima la replica del governo israeliano, che ha accusato il porporato di usare la terminologia di ”Hamas”.

In un’intervista al quotidiano on line ‘ilsussidiario.net’, Martino aveva stamane lanciato l’ennesimo appello del Vaticano al dialogo, affermando che per trovare una soluzione al conflitto occorre ”una volonta’ da tutte e due le parti, perche’ tutte e due sono colpevoli”. ”Israeliani e palestinesi sono figli della stessa terra – aveva aggiunto – e bisogna separarli, come si farebbe con due fratelli”. ”Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo – aveva spiegato – non puo’ stare a guardare senza far nulla”. Fin qui, parole in linea con le esortazioni del Papa e di altri esponenti vaticani.

Ma il paragone usato da Martino, ”Gaza assomiglia sempre piu’ ad un grande campo di concentramento” in cui ”popolazioni inermi” pagano ”le conseguenze dell’egoismo”, e’ apparso intollerabile alle orecchie del governo israeliano. ”Fare affermazioni che sembrano provenire direttamente dalla propaganda di Hamas e ignorare gli impronunciabili crimini commessi da quest’ultimo, che con la violenza ha fatto deragliare il processo di pace e ha trasformato la Striscia di Gaza in un gigantesco scudo umano, non aiuta la gente ad avvicinarsi alla verita’ e alla pace”, ha scandito, in serata, in una dichiarazione all’agenzia France Presse il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Igal Palmor.

A far montare l’irritazione israeliana hanno contribuito, con ogni probabilita’, anche le dichiarazioni di numerosi esponenti della Chiesa cattolica di Terra Santa , i quali hanno sottolineato come Hamas debba essere considerato un interlocutore e non ”un mostro” da Israele e dalla Comunita’ Internazionale. Ultimo in ordine di tempo e’ stato il vescovo di Nazareth, mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, che, lunedi’ scorso, ha esortato lo Stato ebraico a ”dialogare seriamente con i palestinesi, a partire da Hamas” se vuole arrivare veramente a una soluzione duratura. Marcuzzo, in una dichiarazione ad alcuni media italiani, ha anche avvertito che il protrarsi delle violenze a Gaza sta mettendo a rischio la prossima visita del Papa in Terra Santa poiche’ la Santa Sede – ha detto – ”sapra’ certamente tirare le opportune conseguenze”. Lo scambio di accuse odierne tra Gerusalemme e il card. Martino non facilitera’ il compito dei diplomatici vaticani, palestinesi e israeliani impegnati nel definire il viaggio di Benedetto XVI in Israele, Giordania e Territori: una missione che presenta, al momento, troppe variabili incontrollabili.


702 MORTI E 3.100 FERITI TRA I PALESTINESI
GAZA – Almeno 702 palestinesi sono morti e altri 3.100 sono rimasti feriti nell’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza cominciata lo scorso 27 dicembre, secondo un nuovo bilancio fornito oggi dal responsabile per le emergenze della Striscia di Gaza, Mouawiya Hassanein.

GERUSALEMME – Razzi sparati dalla striscia di Gaza sono caduti in Israele nell’area di Beersheva e di Netivot, secondo la radio pubblica israeliana.


ISRAELE RINVIA DECISIONE SU TERZA FASE
Il gabinetto per la sicurezza israeliano ha rinviato oggi una decisione se ordinare alle truppe di procedere alle terza fase delle operazioni militari nella striscia di Gaza, che prevede l’ordine all’esercito di entrare nel cuore dei centri urbani.

Un membro dell’ufficio politico di Hamas, Mussa Abu Marzuk, ha affermato oggi che il movimento islamico palestinese non sparerà razzi contro Israele quando è in vigore la sospensione dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza da parte di Israele. Lo ha riferito un portavoce di Hamas a Damasco.

Israele vede con favore il dialogo con l’ Egitto “al fine di porre fine al terrorismo e al contrabbando di armi nella striscia di Gaza”, secondo un comunicato emesso oggi dell’ ufficio del premier Ehud Olmert.


UCCISO IN RAID OPERATORE UMANITARIO, DISTRIBUIVA AIUTI
GINEVRA – Un impiegato dell’ organizzazione non governativa Care International e’ stato ucciso nella notte tra martedi’ e mercoledi’ nel corso di bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza. Lo ha reso noto l’Ong che ha precisato: ”Care International piange la perdita di un operatore del suo programma di distribuzione alimentare a Gaza, ucciso la notte scorsa da un bombardamento aereo. Mohammed Ibrahim Samouni, padre di sei bambini, e’ stato ucciso e i suoi figli sono stati gravemente feriti”. La direttrice di Care in Cisgiordania e a Gaza, Martha Myers, ha sottolineato come Gaza sia ”una delle zone piu’ densamente popolate del mondo. Le frontiere sono chiuse e, per i civili, non c’e’ alcun luogo dove fuggire e trovare riparo”.





Qualcosa si muove sul fronte della crisi di Gaza. Gli israeliani hanno deciso “per ragioni umanitarie”, di interrompere i bombardamenti per tre ore al giorno. E Intanto il Consiglio di difesa del governo israeliano é stato convocato in mattinata dal premier Ehud Olmert per fare il punto della operazione ‘Piombo Fuso’, giunta ormai al suo 12/giorno e studiare la situazione dopo la presentazione del piano franco-egiziano. A mezzogiorno, come annunciato un paio d’ore prima, è entrata in vigore la ‘cessazione dei bombardamenti’. L’annuncio é stato dato da un portavoce militare israeliano: “Posso confermare che è in atto una cessazione delle attività offensive in questo momento al fine di facilitare gli aiuti umanitari, permettere alla popolazione di approvvigionarsi e facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie”. Può venire così messo in pratica quanto Olmert aveva deciso nella notte, autorizzando un ‘corridoio umanitario’ di tre ore giornaliere – compatibilmente con le necessità militari – per consentire alle agenzie umanitarie di rifornire la popolazione di viveri.

Dal valico di Kerem Shalom Israele ha fatto transitare anche oggi decine di camion con aiuti per la popolazione di Gaza. E mentre iniziava questa sorta di tregua, i ministri e i responsabili dell’ esercito venivano chiamati a decidere se estendere ulteriormente le operazioni sul terreno (ricorrendo anche alle unità di riservisti richiamate nei giorni scorsi) oppure cedere alle pressioni internazionali che invocano una tregua immediata, anche alla luce delle gravi condizioni umanitarie createsi fra gli abitanti di Gaza, oltre un milione e mezzo di persone. Oggi intanto l’Unrwa – la agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi – ha smentito che ci fossero miliziani palestinesi nella scuola al-Foukhar di Jabalya, dove ieri oltre 40 persone sono rimaste uccise dal fuoco di mortai israeliani. Anche l’ospedale Shifa di Gaza ha smentito informazioni israeliane secondo cui “nei suoi sotterranei” avrebbero trovato riparo dirigenti di Hamas. Israele invece continua ad accusare Hamas di utilizzare “cinicamente” i civili come scudo umano per attaccare l’esercito.

Quanto ai combattimenti, due miliziani sono stati uccisi di prima mattina dal fuoco israeliano e altre sette persone sono poi rimaste uccise in combattimenti divampati nel rione di Sheikh Radwan, a Gaza. Non si sa ancora se fossero civili o uomini armati. Complessivamente, dall’inizio delle ostilità, 680 palestinesi sono stati uccisi a Gaza dal fuoco israeliano e altri 3.000 sono stati feriti. Nel frattempo il braccio armato di Hamas prosegue gli attacchi di razzi contro diverse città israeliane. Nella mattinata ne sono esplosi una decina. Le città colpite sono state Ashqelon, Ashdod e Sderot. Non si ha notizia di vittime.

FRATTINI, TREGUA TRE ORE PRIMO SPIRAGLIO CESSATE FUOCO
La tregua di tre ore al giorno annunciata da Israele nella Striscia di Gaza è da “perseguire con pervicacia perché è il primo spiraglio a una tregua permanente”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso della trasmissione Radio Anch’io su Radio 1.
Per garantire il rispetto della tregua di tre ore al giorno annunciata da Israele nella Striscia di Gaza, “occorre un controllo sul flusso e sul traffico di armi che alimentano Hamas”, affidato “non solo a personale internazionale, ma anche a personale di Abu Mazen, dell’Autorità nazionale palestinese. Loro devono riprendere il controllo delle frontiere”. Ha detto il ministro degli Esteri. Ma “é chiaro – ha aggiunto Frattini – che questo deve implicare una mediazione araba. La mediazione egiziana forse può riuscire dove in passato aveva fallito e spiegare a un’organizzazione con cui noi non trattiamo, cioé Hamas, che devono accettare il governo legittimo di Abu Mazen”. “Altrimenti una presenza solo europea non sarà sufficiente”, ha concluso il ministro riferendosi alla possibilità di dispiegare una forza internazionale alla frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto quando sarà conclusa l’offensiva israeliana.


ansa.it                                  inserito da Michele De Lucia

 

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