Ravello Don Imperato e il Maestro Schiavo: i pilastri per una nuova stagione

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A Ravello in Costiera Amalfitana , da qualche anno, un nuovo Zefiro sta spirando sugli studi di storia cittadina: convegni e giornate di studio, programmate con rigorosa puntualità, hanno riportato all’attenzione di studiosi e cultori la “Civitas Ravellensis”, nei suoi aspetti storici, artistici, religiosi, sociali.


Una risorsa spirituale, culturale che, se depauperata, non potrà essere sostituita in modo appropriato nemmeno con creazioni di alta qualità, rappresentate sul territorio ma non generate dalle sue viscere, per citare una celebre frase di Benedetto Croce, e la cui sopravvivenza è assicurata solo se la necessità di conservazione è compresa da un numero sempre più grande di persone, specialmente dei giovani, che ne avranno un domani la responsabilità, come ho evidenziato più volte sul bollettino parrocchiale “Incontro per una Chiesa Viva”.


  Parallelamente, quindi, sono iniziate nuove attività di ricerca mirate all’approfondimento dei risultati acquisiti in passato dai cultori delle memorie patrie della nostra città, non in chiave nostalgico-celebrativa ma in ottica educativa, certi che il recupero e la valorizzazione della memoria storica possano fornire elementi di interpretazione della realtà locale. In questa ottica il cammino della nuova generazione non può prescindere da quelli che considero i solidi pilastri della città su cui far rifiorire una nuova, seria, primavera culturale: don Giuseppe Imperato senior e il maestro Mario Schiavo. Custodi delle patrie glorie, educatori del cittadino, che avvertivano intimamente il privilegio di essere figli di una terra antica, dalle radici sante, capace nei secoli passati di elaborare un grandioso mosaico culturale, sociale, religioso senza la necessità di ricercare all’esterno fermenti culturali. Il loro contributo nel campo della storia, della musica, delle tradizioni era mirato a riscoprire i valori fondanti della nostra comunità, a rinsaldare quell’intimo legame tra il presente e il passato al fine di sviluppare integralmente la personalità civica ed affettiva delle nuove generazioni e di rinvigorire quel senso di responsabilità mirante alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico. Don Giuseppe Imperato e il maestro Mario Schiavo, grazie alle solide basi culturali e metodologiche, hanno scritto pagine prestigiose, e purtroppo troppo spesso dimenticate, di storia ravellese e in costa d’ Amalfi: “Nemo propheta in patria”, recita un vecchio adagio. Certo è senz’altro più facile tessere lodi effimere a glorie di importazione, proporre nuovi modelli culturali quando se ne ignorano di fondamentali, reinventarsi competenze quando si avverte la necessità di dare il via ad un nuovo corso, di spazzare via tutto il resto, fedele alla logica del “dopo di me”, e forse anche prima di me, “il nulla”. Ma la memoria storica trascende queste logiche di breve respiro e chi è abituato ad interrogare le fonti documentarie, uniche depositarie della “verità storica” conosce bene i valori fondamentali di questa città e quanti li hanno incarnati appieno. Don Giuseppe Imperato senior, la cui attività di storico, cultore, pastore è stata ricordata in occasione della programmazione natalizia, e il maestro Mario Schiavo, cui vorremmo dedicare una giornata di studi nel corso del prossimo anno, continuano a trasmettere un profondo messaggio culturale a cui le nuove generazioni di storici, musicisti, cultori si sono ispirati, si ispirano e si ispireranno per costruire una Ravello, Città della Musica e dell’Arte, sempre migliore.   


                                                                                                                                                                               Luigi Buonocore