Appalti Napoli, favori e ricatti nell´inchiesta spunta il figlio di Di Pietro

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NAPOLI (23 dicembre) – Intrecci politici a tutto campo, relazioni istituzionali, favori e interessi messi al centro di trattative che rasentano il ricatto. Nelle seimila pagine dell’inchiesta sul caso Romeo, quello che emerge è la regola del “malaffare”, il meccanismo di scambio messo in atto dai protagonisti. E in questo scenario spicca la figura di Mario Mautone, ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise.
In una informativa della Dia napoletana vengono definiti i rapporti dell’indagato, che spaziano dagli esponenti di An, ai consiglieri comunali dell’Italia dei Valori, dai sindaci dei paesi campani al questore, dai magistrati della Corte dei conti, fino ai monsignori. Tutti vogliono qualcosa da Mautone, vogliono soldi, interventi e raccomandazioni per appalti e lavori.
E lui fa altrettanto, chiedendo un posto di lavoro “adeguato” anche per la sua amante.
C’è poi un capitolo, che gli investigatori definiscono «ambiguo», e tratta dei collegamenti tra Cristiano Di Pietro e l’ex provveditore.
Per la Direzione investigativa antimafia, Mautone metterebbe in atto un tentativo di ricatto nei suoi confronti. Però, è pur vero che il giovane figlio dell’ex ministro alle Infrastrutture, consigliere comunale a Campobasso, nelle sue telefonate definite di “cortesia”, chiede «di affidare incarichi ad architetti da lui indicati», sollecitati anche da un ex sottosegretario, poi divenuto segretario del ministro, e «altri incarichi anche al di fuori degli ambiti istituzionali».
Scrivono gli investigatori: «Mautone comunica che con lui sono due architetti, amici di Cristiano, ai quali non bisogna far prendere collera. Naturalmente, le richieste vengono immediatamente esaudite dal provveditore che ne comunica l’esito al figlio del ministro».
La Dia cita anche un episodio che «definisce inquietante e riguarda l’improvviso silenzio telefonico di Cristiano». In più occasioni, infatti, il consigliere comunale manifesta preoccupazione riguardo alle conversazioni via cavo, e anzi comincerà a non rispondere al provveditore o a staccare il telefono. Di Pietro junior, insomma, sembra prendere le distanze dal suo ex amico, al punto che chiederà a un’altra persona del ministero di interessarsi su appalti e altre questioni a lui care. Qualcuno della segreteria regionale del ministro, poi, riferirà – è sempre scritto nell’informativa – che «Di Pietro avrebbe detto che il figlio Cristiano sta sbagliando e si è esposto troppo». E anzi, in qualche occasione, avrebbe anche espresso un netto rifiuto riguardo ad alcune sue richieste. «Quanto sopra – spiegano gli investigatori – lascia intendere che, intorno al 29 luglio del 2007, potrebbe esserci stata una fuga di notizie». Nel frattempo, Mautone viene trasferito e l’ex ministro Di Pietro fa una riunione in cui chiede ai suoi collaboratori di tenere fuori il figlio perché «troppo esposto».
Il presunto tentativo di ricatto verrebbe messo in atto dopo il trasferimento del provveditore campano. L’indagato manifesta tutta la sua amarezza per la decisione e la comunica ai suoi “amici”. Tutti sono concordi nella linea da adottare, e cioè «ricattare il figlio di Di Pietro…perché è importante tenere il ministro sotto». Mautone tenterà in tutti i modi di rimanere al suo posto, o quantomeno di ricevere un incarico a interim. Ma sarà inutile. In una conversazione con la moglie, lei gli dice: «Non ti devi muovere da Napoli, il potere che tieni qua non lo puoi tenere a Roma».
Nelle seimila pagine di inchiesta ci sono anche le tante telefonate che l’imprenditore Alfredo Romeo fa ai personaggi politici che gli interessano: dalla serata a cena con Gianfranco Fini, ai saluti di Andrea Ronchi portati attraverso Italo Bocchino, alle conversazioni con Ciriaco De Mita e con il governatore Antonio Bassolino.
Del 28 gennaio scorso è la telefonata in cui la segreteria del governatore gli passa Bassolino, il quale chiede se «tutto va bene e se è possibile incontrarsi domani come erano rimasti d’accordo precedentemente». Nelle sintesi di altre due telefonate del 30 gennaio, la segreteria del governatore si riferisce ancora ad appuntamenti con il direttore del museo Madre.
Le relazioni sociali di Romeo si espandono, e il suo potere varca i confini della Campania. Tra gli indagati, poi, c’è anche chi, come l’ex assessore Enrico Cardillo, concorda al telefono con un tale Giulio un sistema efficace per ripianare il bilancio comunale: «mediante l’escamotage di un protocollo di intesa si approvvigionano della somma di venti milioni di euro destinati alla difesa dell’infanzia e dell’adolescenza dei ragazzi affidati all’autorità giudiziaria». Con buona pace dei buoni sentimenti.

fonte:ilmessaggero.it             


                                                  inserito da Michele De Lucia


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