VELTRONI: O INNOVIAMO O FALLIAMO

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ROMA – “O siamo capaci di accelerare l’innovazione politica o rischiamo che il Pd sia travolto”. Walter Veltroni apre i lavori della direzione nazionale dei democratici sferzando il partito e ponendo con forza il tema della questione morale. “Per i disonesti non c’é posto nel Partito democratico”, sottolinea il leader del Pd. E ancora: “Un partito affidabile è un’organizzazione abitata e guidata da persone credibili, che ispirano fiducia per trasparenza e onestà “. La sua relazione non indulge ad atteggiamenti di autoassoluzione ma prende di petto la crisi che attraversa il Pd in seguito al coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle inchieste.

 “Il bollettino quotidiano – è la sua constatazione – da ormai diverse settimane ci informa di indagini o provvedimenti giudiziari nei confronti di nostri amministratori e racconta al paese un Pd segnato da opacità, compromessi morali, collusioni col malaffare”. Veltroni sostiene che l’immagine che ne esce è “deformata e ingiusta”, perché il Pd è composto da “migliaia di persone per bene”. Però, sottolinea, “non si può deformare o ingigantire qualcosa che non c’é”. “Per noi – dice ancora il segretario democratico – la questione morale è centrale”. La magistratura, dice Veltroni, deve fare il suo lavoro, ma con un’osservazione: gli arresti sono “uno strumento estremo, da utilizzare davvero con grande equilibrio e attenzione”. “La magistratura ha un grande potere, al quale non può non corrispondere una grande responsabilità. E’ un po’ come un medico che se sbaglia un’operazione può segnare per sempre la vita di una persona”. Ciò detto, il Pd non può accettare lezioni “da chi ha tra le sue file indagati per reati connessi alla mafia e alla camorra”, né tanto meno da Berlusconi , che “ha scelto di fronteggiare le sue vicende giudiziarie varando una serie infinita di leggi ad personam”. Il leader dei democratici dà la sua disponibilità al confronto con la maggioranza sulla riforma della giustizia, che però non va fatta “contro i magistrati”. Veltroni ripropone l’idea di un tavolo di confronto per la durata di sessanta giorni e sottolinea che la proposta del Pd “si muove nel solco tracciato dal presidente Napolitano”.

D’ALEMA, SERVE PARTITO VERO.  E RESTA NODO DI PIETRO
Quando Massimo D’Alema esce dalla riunione della Direzione dei Democratici, ad aspettarlo c’é una pattuglia di giornalisti che hanno sfidato il freddo della terrazza della sede del Pd. Qual è il suo giudizio sulle dieci ore di riunione? “Ci sono state posizioni non tutte coincidenti – risponde – ma è stato approvato un ordine del giorno che è un programma di lavoro che impegna tutti”. Tradotto, vuol dire che la tregua tra lui e Veltroni ha retto, ma che divergenze restano. “Serve un partito vero”, è lo slogan con cui D’Alema si presenta all’appuntamento della direzione. Ma al di là delle parole, che pure hanno il loro peso, è l’ultimo atto della direzione a mostrare la distanza che ancora separa Walter e Massimo: quando viene messo in votazione il documento di Marco Follini che chiede di troncare una volta per tutte l’alleanza con Di Pietro, tutti votano compattamente contro, tranne D’Alema e alcuni dei suoi, che scelgono di astenersi in palese dissenso. Il nodo dell’alleanza con Di Pietro, mal digerita o appena sopportata da una fetta del partito, è uno dei punti cruciali del dibattito. Quasi tutti, da Veltroni a Bersani, parlano dello scomodo alleato, e lo dipingono come il leader di una formazione personalistica. Veltroni, nella replica, arriva a dire che ormai ci sono “due opposizioni”, ma nessuno della maggioranza se la sente di spezzare il filo che lega i democratici ai dipetristi. D’Alema, invece, parla chiaro: “La dipietrizzazione del centrosinistra – spiega l’ex ministro degli Esteri – è destinata a sfociare nel minoratismo”. L’ex ministro degli Esteri usa la tribuna per correggere quello che nella relazione di Veltroni non gli è piaciuto. A partire dalla parola d’ordine con cui il segretario si era presentato davanti al parlamentino democratico: l’innovazione, su cui Veltroni aveva più volte insistito, per D’Alema rischia di essere una parola priva di contenuto, che “non basta” a caratterizzare una grande forza riformista. C’é bisogno anche di “autorevolezza”: il Pd deve presentarsi come una forza che sappia guidare il Paese oltre le secche della crisi. Se si resta fermi alle formule generiche si rischia di “non cogliere l’opportunità che può venire dalla crisi, che potrebbe anche segnare la fine dell’esperienza berlusconiana”. D’Alema non elude la questione morale, che scuote il partito dal centro alla periferia. La sua analisi, anche questa a ben vedere una critica a Veltroni, è che la questione morale nasce dalla “debolezza politica” che sta colpendo il partito. Non è vero, a suo giudizio, che gli scandali siano il lascito dell’eredità dei vecchi partiti oggi confluiti nel Pd: è la tesi espressa nei giorni scorsi da Veltroni e che D’Alema non esita a rigettare. “Di fronte alla disonestà – dice – non c’é l’alternativa vecchio-nuovo, ma quella onesto-disonesto”. Molti dei fedelissimi di D’Alema intervengono proprio per censurare il “nuovismo” veltroniano. “Non funziona ridurre le nostre difficoltà alla contrapposizione tra vecchio e nuovo”, dice Gianni Cuperlo. Mentre Nicola Latorre avverte che “usando la chiave ideologico del vecchio e del nuovo rischiamo di buttare il bambino e di tenerci l’acqua sporca”. Insomma, i punti di dissenso ci sono tutti, e la pattuglia dalemiana, intervenuta in massa nel dibattito, non ha mancato di metterli in evidenza. La scelta di non forzare la mano è stata presa per evitare al partito guai ancora peggiori. Nessuno ammetterà mai che si tratta di un temporaneo compromesso. La linea è quella indicata da D’Alema: “Da questa riunione ci si aspettava o uno scatto in avanti o un ulteriore segnale di disgregamento. Mi sembra che ci siano tutte le condizioni per un riavvio”.


Roberto Saviano
ha accettato di prendere parte alla scuola di formazione nel Mezzogiorno che il Pd si accinge a organizzare. Lo annuncia Veltroni. La scuola si occuperà di formare “una nuova leva di amministratori” e avrà il centro “i temi della legalità”. Veltroni ha reso noto di aver chiesto all’autore di ‘Gomorra’ di partecipare ai lavori della scuola ricevendo un sì. “Sono segni di speranza che dobbiamo incoraggiare – ha commentato Veltroni – e dai quali dobbiamo attingere energie”.

DI PIETRO,DUE OPPOSIZIONI? PER VELTRONI SCONFITTA ETERNA
“Parlando di due opposizioni diverse,Veltroni si condanna allo sconfitta eterna. Mi spiace per lui. Io penso a vincere le elezioni costruendo un’alleanza con il Pd e con le realtà della società civile per un’alternativa al governo piduista di Berlusconi”. Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, conversando con i giornalisti alla Camera e replicando ad alcuni passaggi della relazione svolta nella direzione del Pd dal segretario Walter Veltroni. “L’Italia dei Valori – aggiunge – è una realtà presente nel Paese, che vuole un’alleanza di nuovo conio, che ha bisogno del consenso del Paese che il Pd non mi sembra stia avendo a causa delle politiche poco trasparenti a livello locale e delle indecisioni nelle scelte a livello nazionale”.
















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ansa.it                         inserito da Michele Dde Lucia


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