RAVELLO VENDUTI ALL´ASTA I BENI DI VILLA RUFOLO. NIENTE STOP

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Ravello, Costiera Amalfitana. Chi sperava in un blocco dell’asta in tempo di
record per impedire la vendita dei reperti appartenuti alla collezione
ravellese di Francis Neville Reid, lo scozzese che fu proprietario di
Villa Rufolo dal 1851,
è rimasto deluso. Già, perché l’aggiudicazione è
avvenuta regolarmente con il trasferimento a terzi di due dei tre
oggetti finiti sotto la lente d’ingrandimento delle autorità italiane.
La vicenda relativa all’asta dei reperti, per i quali in questi giorni
si è registrata una vera e propria mobilitazione, si è conclusa nel
pomeriggio di mercoledì a New York – erano circa le 22 in Italia – con
la vendita per 28.125 dollari del frammento di rilievo in marmo (lotto
50 per il quale la Soprintendenza di Salerno aveva chiesto accertamenti
e più specificamente spiegazione alla casa d’aste newyorkese) e del
vaso pestano aggiudicato per una cifra di poco superiore ai 31mila
dollari. Per il terzo reperto, esattamente l’urna cineraria, Sotheby’s
pare stia procedendo ad una vendita a trattativa privata e non è
escluso che possano inserirsi anche enti italiani interessati
all’acquisto del reperto. Sulla vicenda della vendita all’asta dei tre
oggetti intervenne per primo il soprintendente Giuseppe Zampino che
chiese ai carabinieri del nucleo regionale per la tutela del patrimonio
artistico di attivare una serie di indagini utili a capire se i
reperti, appartenenti agli eredi mrs Antoinette Haifele De Courly
ultima proprietaria di Villa Rufolo in Costa d’ Amalfi prima della vendita del complesso
all’Ept di Salerno
, vennero trasferiti in Francia prima del 1939 (data
curiosamente coincidente con l’entrata in vigore della legge italiana
che tutela i beni, la 1089/1939, grazie alla quale anche il complesso
di Villa Rufolo e il suo arredo risultarono sottoposti a vincolo) così
come riferito da Sotheby’s nelle schede relative ai tre reperti. Una
vicenda quella degli arredi di Villa Rufolo che prima e dopo la vendita
del complesso architettonico nel luglio del ‘74, in parte già di
proprietà dello Stato dal 1957, finì al centro di una serie di
polemiche molte dei quali sfociarono addirittura in denunce alle
autorità locali che vennero informate a più riprese di presunti
tentativi di trasferimento degli arredi da parte della proprietà. Scese
in campo anche Italia Nostra il 26 ottobre 1973 per sollecitare
l’intervento delle soprintendenze e la lettera fu pubblicata sul
bollettino parrocchiale L’Incontro del 7 novembre; successivamente
alcuni cittadini (esattamente il 3 e il 20 settembre 1974) denunciarono
la “spogliazione” di Villa Rufolo che pare fosse avvenuta con l’ausilio
di due camion targati Roma che “artatamente” durante il movimento di
mezzi a servizio del festival wagneriano pare stessero trasferendo
altrove gli arredamenti. A sostegno dell’episodio anche due
interrogazioni parlamentari presentate nel dicembre 1974 dagli
onorevoli Biamonte e Gargani. Da mercoledì, due dei tre reperti hanno
cambiato proprietà: il frammento di marmo scolpito a rilievo e
risalente al 150 o 160 d.C, e il vaso greco di Paestum, riconducibile
ad un’epoca che va dal 350 al 330 a.C. Mario Amodio IL MATTINO