RAVELLO UN TESTIMONE PER I BENI DI VILLA RUFOLO MESSI ALL´ASTA DA SOTHEBY´S

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Ravello. I reperti messi all’asta dalla Sotheby’s sarebbero stati trasferiti all’estero dopo il 1939. A dichiararlo agli uomini del nucleo regionale dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico è stata ieri mattina una delle persone che ha vissuto all’interno di Villa Rufolo a Ravello in Costiera Amalfitana  fino al momento della vendita all’Ept. La testimone avrebbe riconosciuto gli oggetti nelle foto che le sono state mostrate dai militari dell’Arma che indagano sulla vicenda, confermando di ricordare che quei reperti facevano parte dell’arredo del complesso acquistato nel 1851 dallo scozzese Francis Neville Reid. Ora, la vicenda dell’asta newyorkese, potrebbe essere oggetto dell’apertura di un fascicolo da parte della magistratura mentre non si esclude la richiesta del blocco cautelativo dell’asta anche attraverso strade diplomatiche. I carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio, il cui intervento è stato sollecitato giovedì dal Soprintendente Giseppe Zampino, ritorneranno in Costa d’ Amalfi lunedì o martedì al massimo per proseguire la loro indagine anche presso gli archivi fotografici locali e le biblioteche della zona. Un giallo, quello dell’espatrio dei reperti all’estero su cui si cerca di far luce anche attraverso il reperimento di foto d’epoca. “In queste ore abbiamo sollecitato l’attivazione di una linea diplomatica per chiedere alla Sotheby’s il blocco dell’asta – spiega il direttore di Villa Rufolo, Secondo Amalfitano – Per quanto riguarda Villa Rufolo, abbiamo messo a disposizione il fondo fotografico in nostro possesso. Un aiuto può arrivare dalle collezioni private o dalle foto d’epoca”. I reperti saranno messi all’asta mercoledì e risultano al momento di proprietà degli eredi di mrs Antoinette Haifele De Courly che sposò Charles Lacaita, figlio di un antiborbonico emigrato i Inghilterra e nipote della moglie di Neville Reid. I coniugi scozzesi, proprietari di Villa Rufolo, lo adottarono trasferendogli l’intero patrimonio il cui usufrutto, alla sua morte nel 1933, passò alla moglie (la signora Antoinette poi si risposò con mister Tallon) mentre la nuda proprietà venne trasferita alla figlia Sydney Lacaita. Nel 1955, stando alla ricostruzione del professor Antonio Milone che conserva gran parte dei documenti inerenti le vicissitudini di Villa Rufolo essendo un attento e appassionato cultore della storia di Ravello, il colpo di scena con la cessione della nuda proprietà da parte degli eredi della figlia di Lacaita a mrs Haifele che il 25 luglio del 1974 vendette il complesso monumentale all’Ept di Salerno, parte del quale nel 1958 fu acquisito dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nel rogito, stando a quanto appurato dal professor Milone, non si faceva nessuna menzione degli arredi che furono acquistati dall’Ept il 14 gennaio del 1975 per una cifra pari a 13 milioni di lire. Un acquisto che giunse dopo le numerose denunce di cittadini ravellesi (scese in campo anche Italia Nostra il 26 ottobre 1973 per sollecitare l’intervento delle soprintendenze e la lettera fu pubblicata sul bollettino parrocchiale L’Incontro del 7 novembre) tra i quali Paolo Caruso che denunciava prima della vendita (3 e 20 settembre 1974) la “spogliazione” di Villa Rufolo avvenuta con l’ausilio di due camion targati Roma che “artatamente” durante il movimento di mezzi a servizio del festival wagneriano stavano trasferendo altrove gli arredamenti. A sostegno dell’episodio anche due interrogazioni parlamentari presentate nel dicembre 1974 dagli onorevoli Biamonte e Gargani. Mario Amodio Il Mattino