Una lobby della corruzione gestiva gli appalti a Napoli

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Il figlio grande accarezza il fratello più piccolo mentre la mamma piange. La bara, il rito funebre, la messa nella chiesa e la folla immensa che celebra il suo martire. Lacrime vere. Sussurra un amico di Giorgio Nugnes: «Aveva già manifestato una volontà di togliersi la vita una quindicina di giorni fa. Ecco perché Mimma, la moglie, aveva preso un congedo a scuola. Per stargli vicino».

La folla, Pianura, punta il dito contro il potere che ha voltato le spalle al suo rappresentante. «L’avete lasciato solo», grida l’uomo rivolto al sindaco Rosa Iervolino. Tuona contro l’informazione il parroco della chiesa di San Giorgio che celebra i funerali dell’ex assessore suicida: «Stridono le parole fuorvianti lette sui giornali e ascoltate in televisione con l’immagine di Giorgio. Spegnete la televisione – esorta don Claudio rivolto ai fedeli -. Questo quartiere deve tutto, la sua pulizia, il suo ordine a uno come te».

Piazza san Giorgio dopo il funerale. Renzo Lusetti, Pd, ricorda Nugnes, «amico dai tempi del movimento giovanile della Dc, nell’84». E riflette sul deserto politico napoletano: «Mancano punti di riferimento forti per il dopo». Il dopo Bassolino e Iervolino. Ma quando avverrà questo ricambio? Luca Esposito – staff del sindaco Iervolino, amico di Giorgio Nugnes, ex assessore perquisito e indagato in una inchiesta sulla corruzione di dirigenti e funzionari del Comune – sussurra a un amico: «Prima di Natale ci cascherà il mondo addosso».

L’inchiesta, il terremoto giudiziario annunciato e che tutti si aspettano. Lo scenario che si presenta è ancora più allarmante: l’inchiesta non riguarderebbe soltanto la gestione del patrimonio immobiliare del comune di Napoli, e la maxidelibera «Global Service» sulla manutenzione delle strade e degli arredi urbani approvata ma non ancora finanziata. Le indagini, partite per verificare ipotetiche infiltrazioni della camorra, coinvolgono tutto il sistema degli appalti pubblici in provincia di Napoli. Non sarebbero emerse le infiltrazioni della camorra ma, invece, un sistema di corruzione e di assegnazione degli appalti. Una sorta di «tavolino» napoletano dove, al posto dei partiti che furono, avrebbero avuto un ruolo esponenti politici, affaristi, imprenditori, funzionari della pubblica amministrazione. Nell’inchiesta sarebbe coinvolta anche una «talpa» delle forze dell’ordine – già allontanata dal suo incarico – che avrebbe svelato informazioni coperte dal segreto investigativo. Richieste d’arresto, avvisi di garanzia e perquisizioni sarebbero imminenti. Ipotizzando «l’istigazione al suicidio», la Procura di Napoli è come se avesse voluto respingere al mittente le accuse di quegli amministratori e politici che hanno denunciato il movente dell’«accanimento giudiziario» (è un nuovo caso Tortora) per giustificare il suicidio di Giorgio Nugnes. E’ furiosa la Procura di Napoli, che non ci sta a essere messa sul banco degli imputati: «Si vuole strumentalizzare una vera tragedia umana per delegittimare l’azione della magistratura». In Procura si ricorda che proprio nell’ultima intervista al «Roma», Giorgio Nugnes aveva espresso un giudizio «molto positivo» nei confronti dei giudici e si dichiarava convinto di poter dimostrare la sua innocenza. «Nugnes soffriva – dicono autorevoli magistrati della Procura – per l’essere stato lasciato solo. Si era affacciato giovedì scorso alla conferenza stampa delle dimissioni dell’assessore Cardillo. Il sindaco Iervolino non l’aveva visto…». Nugnes era coinvolto nella indagine sugli appalti pubblici. Con quale responsabilità lo si capirà nel prossimo futuro. Probabilmente non si troverà mai la «prova» sui mandanti dell’istigazione al suicidio. Pianura li ha già condannati: «L’avete abbandonato».

LA STAMPA            Inserito da Michele De Lucia


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