PRINCIPE SERGIO VISITA LA SINAGOGA

0

ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE REGINA ELENA Sua Altezza Reale. il Principe Sergio di Jugoslavia è stato ricevuto dalla Comunità Ebraica di Napoli con una cospicua delegazione dell’Associazione Internazionale Regina Elena. Ad accoglierlo c’erano il Presidente Pier Luigi Campagnaro ed i Consiglieri Miriam Rebhum, Sandro Temin e Lydia Schapirer. Il Principe era accompagnato dal Delegato Generale Internazionale, dal Vice Presidente Nazionale delegato agli aiuti umanitari, dai Delegati napoletani Cav. Rodolfo Armenio e Cav. Orazio Mamone, dal Sindaco di Piedicavallo (BI) e da diversi altri dirigenti Il Presidente dell’AIRH ha lungamente visitato la Sinagoga e gli altri luoghi con i dirigenti della Comunità, che gli hanno offerto diverse pubblicazioni. La Comunità Ebraica di Napoli è situata nel centralissimo quartiere di San Ferdinando, nel cuore della città, ad un passo da Piazza dei Martiri e dalla chiesa di S. Caterina a Chiaia, dove è sepolta la Regina di Sardegna, consorte di Carlo Emanuele IV, la Venerabile Maria Clotilde di Borbone di Francia, sorella dei Re Luigi XVI, Luigi XVIII e Carlo X. La Sinagoga attuale è testimonianza della rinascita ottocentesca della vita ebraica a Napoli. Bisogna però ricordare che la presenza ebraica in questa città è ben più antica e risale al I sec., come dimostrano le numerose tracce presenti nel tessuto urbano della città e nella toponomastica. Le vicissitudini storiche della città e i numerosi passaggi di potere determinarono per gli ebrei l’alternanza di periodi fortemente negativi, come in epoca angioina, e favorevoli, ad esempio durante il Regno Aragonese. Nel 1541 tutti gli ebrei dovettero lasciare il regno di Napoli a seguito del decreto definitivo di espulsione. Vi ritorneranno per pochi anni dal 1740 al 1747, richiamati dai Borbone, ed infine e definitivamente, dal 1831 in poi. La rinascita della comunità di Napoli è legata alla famiglia di banchieri tedeschi Rothschild, che favorirono il rientro di Re Ferdinando sul trono di Napoli. Nel 1827 Adolf Carl Rothschild si trasferì in città ed aprì la prima filiale della fiorente banca in Italia; egli risiedeva nell’attuale Villa Pignatelli. Per vari anni una sala della villa ospitò un oratorio, dove gli ebrei residenti e di passaggio avevano la possibilità di partecipare alle funzioni religiose. Dopo l’Unità d’Italia, essendosi molte famiglie ebree trasferite a Napoli, venne fondata la Comunità israelitica e vennero presi in affitto i locali di Via Cappella Vecchia, per le funzioni religiose. Il Barone Adolf Carl Rothschild fu tra i più generosi sottoscrittori per i primi cinque anni di affitto dei locali e per il restauro dell’immobile. La Famiglia Rothschild ha partecipato attivamente alla vita della Comunità fino al 1900, anno della morte di Adolf Carl, che fece generosi lasciti alla Comunità e ad altre istituzioni filantropiche napoletane. Nel 1910 Dario Ascarelli, allora Presidente della comunità, lasciò una cospicua somma da utilizzare per l’acquisto dei locali attuali della comunità. Questi furono acquistati nel 1927 con l’aiuto di altri iscritti. All\’epoca vi erano a Napoli circa mille ebrei. Iniziarono poi lentamente a diminuire; durante la seconda guerra mondiale, furono deportati 14 ebrei napoletani, fuggiti o sfollati per ragioni belliche nel centro e nel nord Italia. A questi vanno aggiunti gli ebrei napoletani di origine greca che, espulsi dall’Italia per effetto delle famigerate ed ingiustificabili leggi razziali volute da Mussolini, furono costretti a tornare in Grecia e in seguito furono deportati da Atene e da Salonicco. Alla fine del conflitto rimanevano in città solo 534 persone ebree, ridotte oggi a circa 160. Oggi la Sinagoga di Napoli è tornata ad un nuovo splendore, grazie ai restauri effettuati con il contributo del Ministero dei Beni Culturali