SORRENTO, TRAGEDIA DEL PRIMO MAGGIO. OTTO RICHIESTE PER OMICIDIO COLPOSO

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Richieste di rinvio a giudizio per omicidio colposo al sindaco di Sorrento, il parroco i titolari e gli operai della ditta per la morte di due donne in piazza dopo la messa il Primo Maggio 2007. Una delle tragedie che ha colpito di più la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentinaprimo maggio del 2007, giorno della festa dei lavoratori, era dedicato alla prevenzione delle morti sul lavoro. Quel giorno le immagini che provenivano da Sorrento sono arrivate nelle case di tutti gli italiani, rimasti increduli davanti alla notizia di un incidente tanto assurdo. La magistratura sta cercando di chiarire i particolari della vicenda rilevanti sotto l’aspetto giudiziario. Alcuni operai lavoravano con la gru (la magistratura stabilirà “se erano autorizzati a farlo”). Il braccio metallico della gru si è rotto (la magistratura stabilirà “perché si è rotto”) ed è precipitato, uccidendo due donne che uscivano dalla chiesa. Qualcuno (la magistratura stabilirà “chi”) avrebbe dovuto controllare che quel braccio metallico non volteggiasse sulla testa dei passanti e perché non ci fossero transenne o almeno un nastro bianco e rosso. Per la tragedia del Primo Maggio a Sorrento è stato anche creato un blog che da un anno continua a porsi la stessa domanda. “Com’è possibile che la vita di cittadini innocenti sia stata messa a rischio con tanta superficialità?“ La nostra risposta è che da alcuni anni si sono indeboliti il nostro senso delle regole e la percezione stessa della “legalità” come valore. Abbiamo smarrito la consapevolezza che dietro l’infrazione della legge c’è sempre un danno per un altro. Si sono affievolite parallelamente anche la severità e la fermezza nel pretendere il rispetto della legalità. Abbiamo, purtroppo, imparato a considerare tollerabili comportamenti offensivi per la città quando non toccano il nostro personale interesse. Solo oggi, con dolore, ci accorgiamo di quanto la mancanza di attenzione e l’inosservanza delle regole si possano tradurre in una tragedia (consumatasi nel cuore di Sorrento, sotto le finestre della casa comunale) tale da infliggere ferite inguaribili alla coscienza della comunità. Non è in gioco l’immagine della nostra città quanto la nostra identità di cittadini.

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