SALERNO, IL FIGLIO DEL RETTORE PASQUINO RICERCATORE SENZA AVER PUBBLICATO NULLA

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ILANO – Qualcuno potrebbe accusarci di accanimento sull’università di Messina. E allora prima parliamo di Salerno. E torniamo indietro nel tempo. Siamo nel 2004. Fine agosto. Si assegna un posto di ricercatore universitario presso la facoltà di Ingegneria. La commissione nominata dal rettore Raimondo Pasquino è composta dal prof. Marco Cantamessa (professore associato del Politecnico di Torino), dall’ing. Gillo Giuliano (ricercatore dell’università di Cassino) e dal prof. Vincenzo Sergi (ordinario proprio a Salerno) deve giudicare, tra i sei candidati, tale Nicola Pasquino, 34 anni (ai tempi 30). Omonimo del rettore? No, è proprio il figlio del rettore. In quanti si presentano alla prova scritta? Solo Nicola Pasquino. E gli altri cinque? Beh, magari era una bella giornata. Quindi chi è il vincitore? Nicola Pasquino. La cosa strana è che il ragazzo può vantare ZERO pubblicazioni. Ecco cosa scrive la commissione nel verbale d’esame: Giudizio del prof. Cantamessa: «Il candidato non presenta pubblicazioni, ma documenta un percorso di ricerca di interesse per il SSD a concorso. Il giudizio è positivo». Giudizio del prof. Giuliano: «Il candidato non presenta pubblicazioni, ma l’attività di ricerca svolta nel corso del Dottorato di ricerca e l’anno di formazione trascorso presso l’Università del Maryland (USA) hanno certamente contribuito alla sua formazione metodologica ed al rigore scientifico. Il giudizio è positivo». Giudizio del prof. Sergi: «Sebbene il candidato non presenti pubblicazioni, l’attività di ricerca svolta è stata abbastanza intensa… Il giudizio è positivo». E il vostro giudizio è positivo? Probabilmente ha gioco la «forma mentis» familiare che predispone meglio i concorrenti figli di… come diceva il professor Nicòtina. MESSINA – L’agenzia Ansa diffonde la notizia che ci sono due magistrati messinesi che avrebbero chiesto raccomandazioni per concorsi all’università di Messina. Ancora la città dello Stretto. Il retroscena emerge da intercettazioni effettuate nell’ambito di un’indagine della guardia di finanza. Si parla dell’interessamento di Nicolò Fazio, presidente della Corte d’appello e Giuseppe Siciliano, procuratore aggiunto per i concorsi dei loro figli che avrebbero hanno vinto grazie ai loro accordi telefonici con i professori. Posti unici, blindati, senza altri concorrenti. Francesco Siciliano è diventato ricercatore in diritto privato. Gli atti dell’indagine condotta dai finanzieri potrebbero essere trasmessi alla procura della Repubblica di Reggio Calabria, competenti per i reati commessi da magistrati in servizio a Messina, per valutare eventuali reati segnalati dagli investigatori. Questo accadeva in passato. Oggi siamo costretti a parlarne solo perché questa notizia ricorda, ma solo per similitudine, un trafiletto pubblicato ad aprile del settimanale messinese «Centonove» nel quale si racconta che due dei cinque posti di dottorato in Diritto civile sono stati vinti da Giuseppina Faranda, 29 anni, neolaureata e figlia del presidente della prima sezione penale Attilio Faranda, e da Marcello Finocchiaro, anche lui fresco di laurea, figlio dell’ex presidente della seconda sezione penale, Bruno Finocchiaro. Ora per chi non lo sapesse, proprio di fronte al Tribunale di Messina c’è l’Università. E queste storie ricordano molto quelle del controllore e del controllato. Ma se il controllore… Nino LucaILANO – Qualcuno potrebbe accusarci di accanimento sull’università di Messina. E allora prima parliamo di Salerno. E torniamo indietro nel tempo. Siamo nel 2004. Fine agosto. Si assegna un posto di ricercatore universitario presso la facoltà di Ingegneria. La commissione nominata dal rettore Raimondo Pasquino è composta dal prof. Marco Cantamessa (professore associato del Politecnico di Torino), dall’ing. Gillo Giuliano (ricercatore dell’università di Cassino) e dal prof. Vincenzo Sergi (ordinario proprio a Salerno) deve giudicare, tra i sei candidati, tale Nicola Pasquino, 34 anni (ai tempi 30). Omonimo del rettore? No, è proprio il figlio del rettore. In quanti si presentano alla prova scritta? Solo Nicola Pasquino. E gli altri cinque? Beh, magari era una bella giornata. Quindi chi è il vincitore? Nicola Pasquino. La cosa strana è che il ragazzo può vantare ZERO pubblicazioni. Ecco cosa scrive la commissione nel verbale d’esame: Giudizio del prof. Cantamessa: «Il candidato non presenta pubblicazioni, ma documenta un percorso di ricerca di interesse per il SSD a concorso. Il giudizio è positivo». Giudizio del prof. Giuliano: «Il candidato non presenta pubblicazioni, ma l’attività di ricerca svolta nel corso del Dottorato di ricerca e l’anno di formazione trascorso presso l’Università del Maryland (USA) hanno certamente contribuito alla sua formazione metodologica ed al rigore scientifico. Il giudizio è positivo». Giudizio del prof. Sergi: «Sebbene il candidato non presenti pubblicazioni, l’attività di ricerca svolta è stata abbastanza intensa… Il giudizio è positivo». E il vostro giudizio è positivo? Probabilmente ha gioco la «forma mentis» familiare che predispone meglio i concorrenti figli di… come diceva il professor Nicòtina. MESSINA – L’agenzia Ansa diffonde la notizia che ci sono due magistrati messinesi che avrebbero chiesto raccomandazioni per concorsi all’università di Messina. Ancora la città dello Stretto. Il retroscena emerge da intercettazioni effettuate nell’ambito di un’indagine della guardia di finanza. Si parla dell’interessamento di Nicolò Fazio, presidente della Corte d’appello e Giuseppe Siciliano, procuratore aggiunto per i concorsi dei loro figli che avrebbero hanno vinto grazie ai loro accordi telefonici con i professori. Posti unici, blindati, senza altri concorrenti. Francesco Siciliano è diventato ricercatore in diritto privato. Gli atti dell’indagine condotta dai finanzieri potrebbero essere trasmessi alla procura della Repubblica di Reggio Calabria, competenti per i reati commessi da magistrati in servizio a Messina, per valutare eventuali reati segnalati dagli investigatori. Questo accadeva in passato. Oggi siamo costretti a parlarne solo perché questa notizia ricorda, ma solo per similitudine, un trafiletto pubblicato ad aprile del settimanale messinese «Centonove» nel quale si racconta che due dei cinque posti di dottorato in Diritto civile sono stati vinti da Giuseppina Faranda, 29 anni, neolaureata e figlia del presidente della prima sezione penale Attilio Faranda, e da Marcello Finocchiaro, anche lui fresco di laurea, figlio dell’ex presidente della seconda sezione penale, Bruno Finocchiaro. Ora per chi non lo sapesse, proprio di fronte al Tribunale di Messina c’è l’Università. E queste storie ricordano molto quelle del controllore e del controllato. Ma se il controllore… Nino Luca Corriere della Sera