BASSOLINO, IL SOLE 24 0RE PARLA DI LOBBY E IL GOVERNATORE QUERELA

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Il Sole 24 Ore dedica un’ampia inchiesta alla «lobby all’ombra del Vesuvio» e Bassolino annuncia querela. Il quotidiano politico economico di Confindustria, diretto da Ferruccio De Bortoli, ha pubblicato ieri un pezzo del giornalista Claudio Gatti che ha fatto andare di traverso il caffè mattutino al governatore della Campania.
L’inchiesta chiama in causa Antonio Tuccillo, Enrico e Luigi Soprano, «tre professionisti per gli affari di Bassolino », scrive il giornale. Colleghi di studio e snodo, secondo la ricostruzione del quotidiano confindustriale, «dei grandi affari di Napoli». Il pezzo pubblicato dal Sole ricostruisce vicende già note — in particolare il coinvolgimento di Soprano nelle inchieste della Procura di Napoli relative alla gestione del commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania — ma riferisce anche particolari inediti relativi alla cartolarizzazione dei crediti sanitari della Regione Campania, attraverso la Soresa.
Quel che basta perché il presidente della giunta regionale ingaggi un’offensiva a colpi di carta bollata. «Parlare, come fa Il Sole 24 Ore, di affari di Bassolino significa sostenere una assoluta falsità », recita la nota diffusa in serata dalla presidenza della Regione Campania. Aggiunge: «Respingiamo quindi con forza la logica e la costruzione dell’intera pagina, che ledono gravemente l’immagine e la reputazione di Bassolino». Preannuncia azioni legali anche Enrico Soprano, l’avvocato che, secondo quanto pubblicato dal Sole 24 Ore, farebbe parte integrante della lobby di potere bassoliniana all’ombra del Vesuvio.
Chiede invece spiegazioni a Bassolino, soprattutto sulla vicenda della certificazione dei crediti sanitari, il vice capogruppo regionale Fi-Pdl, Luca Colasanto. Dice: «Al di là dello sconcertante scenario di potere campano tutt’altro che edificante descritto dal Sole 24 Ore, credo che sia doveroso da parte del governo regionale un chiarimento dettagliato su quanto scritto da Claudio Gatti, sulle questioni che legano il presidente della Regione, i suoi assessori o ex tali e i diversi professionisti che a vario titolo risiedono e passano per via Melisurgo a Napoli». Incalza: «Tra i diversi casi citati sarebbe interessante, oltre che doveroso, chiarire, ad esempio, quello, inedito, sui requisiti d’esperienza delle società Carrington & Cross e Fmg in materia di certificazione dei crediti in Sanità. Requisiti che la Soresa e la Regione avrebbero dovuto verificare».
In tema di lobby, interviene anche la professoressa Enrica Amaturo, ex preside alla facoltà di Sociologia della Federico II. Nel 2003 un suo saggio disegnò per la prima volta una mappa degli uomini che contavanono sotto il Vesuvio: i bassoliniani la facevano da padroni. Lo riscriverebbe tal quale, oggi? «Credo di no — osserva — , sono cambiate molte cose».
Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno


ECCO L’ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA ANTONIO BASSOLINO 


Soprano e Tuccillo. Due cognomi, tre professionisti e un unico indirizzo – Via Melisurgo 4, Napoli – che fa da camera di compensazione d’intermediazioni, affari e non solo.

Da una decina d’anni gli studi professionali di quei tre signori – Antonio Tuccillo, Enrico e Luigi Soprano – a due passi da Piazza Municipio, davanti al Molo Angioino, costituiscono uno snodo cruciale di alcuni dei business del Comune e della Regione. Si parla di edilizia, di rifiuti, di sanità, di cartolarizzazioni e di banche. Insomma, gli affari di Napoli e della Campania. Quindi si parla anche di politica. Cioè di Antonio Bassolino, che dal 1993, prima da sindaco e poi da governatore, è il dominus politico del territorio.
 
Un primo segnale che i grandi affari di Napoli passassero da Via Melisurgo era emerso dalla trascrizione di una telefonata registrata dalla polizia giudiziaria nel corso della cosiddetta indagine “Why Not” della Procura della Repubblica di Catanzaro sulle lobby affaristiche del Sud Italia. AI telefono erano l’imprenditore al centro di quell’inchiesta, Antonio Saladino, e un suo amico, Gianmario Stellato. Nel corso della chiacchierata, Saladino descriveva l’incontro da lui avuto in Via Melisurgo. Ecco il testo della telefonata:
 
Gianmario Stellato: Com’è andata?
Antonio Saladino: È andata molto bene. Lui è veramente un tipo …
GS: Chi? Tuccillo?
AS: Tuccillo.
GS: Tonino, ma guarda che io non ti avrei presentato persone … è una potenza quello lì. Ma hai visto che studio che ha?
AS: E lo so, lo so.
GS: Cioè guarda che quello li non è un … è un napoletano di quelli che ha in mano tutti i clienti della Campania. Quelli grandi. E la Regione poi …
AS: Sì, sì, ma l’ho capito. L’ho capito.
GS: Ti ha spiegato poi la sua attività?
AS: Tutto. Mi ha spiegato tutto …
GS: Ma guarda che è uno potente.
AS:Eh …
GS: Anche a livello della Regione. Cioè quello lì ha in mano tutto.
AS: Mi ha detto che mi farà incontrare l’assessore al Personale …
GS: Te l’ho detto.
AS: … che è un suo socio.
GS: È suo socio – Abbamonte. C… te l’avevo detto tre mesi fa, ti ricordi?
AS: Sì, sì. Ma guarda, ha capito benissimo … ci siamo capiti. E uno veramente bravo.
GS: Poi un signore, cioè non è un napoletano … pezzente.
AS: Sì, sì.
GS: Cioè lui è un napoletano signore, cioè …. c … , ma tu hai visto che studio ha? Ottanta dipendenti!
AS: Ma ci siamo (capiti) al volo …
GS: Ti dico per dirti che tu hai delle possibilità su … gare d’appalto, bandi. In Campania. Lui con Bassolino, cioè, veramente, sono legatissimi. Allora si possono costruire due cose insieme. Cioè lui ha …
AS: L’ho capito. E lui ha anche ha capito me. Ci siamo capiti al volo.

A spiegare agli inquirenti il tema al centro dell’incontro descritto in quella telefonata fu Caterina Merante, imprenditrice calabrese che in quell’occasione accompagnò a Napoli l’ex socio Antonio Saladino: «Ricordo che Stellato aveva invitato Saladino ad accettare l’invito di recarsi a Napoli per costituire un istituto bancario, la Banca del Sud, con sede legale in Napoli ma operativa in tutto il Sud Italia. Intuendo che la cosa era importante … (Saladino) decise … di recarsi lui personalmente, chiedendomi di accompagnarlo. Ricordo che ci recammo in Napoli, presso lo studio dell’avvocato Tuccillo che doveva curare la pratica».

In realtà, Antonio Tuccillo è commercialista. Avvocato è il suo socio, Enrico Soprano, anche lui con lo studio a Via Melisurgo 4. Tutt’e due finiranno, seppur con una quota simbolica, nella compagine azionaria della Banca del Sud. Così come il fratello di Enrico, Luigi Soprano, commercialista con lo studio nello stesso palazzo.

A sottoscrivere il capitale della Banca del Sud sarà anche la Pentar. Si tratta di una società di gestione d’imprese di Napoli che ha Maurizio Romiti come presidente, amministratore delegato e azionista (con Gemina, Infrastrutture e Sviluppo e altri). Dove ha sede Pentar? A Via Melisurgo 4, nello studio di Antonio Tuccillo. Chi è presidente del Collegio sindacale di Pentar? Luigi Soprano. Stesso indirizzo.
E chi è stato l’avvocato che ha rappresentato la Regione Campania nella famosa trattativa con Impregilo dopo la gara per lo smaltimento dei rifiuti vinta dalla società della famiglia Romiti? Enrico Soprano, superconsulente del governatore Bassolino e socio di Pentar e di Tuccillo in Banca del Sud.

Per Soprano quelle consulenze al Commissariato per i rifiuti sono da anni fonte di critiche e problemi. Assieme al governatore Bassolino e altri consulenti esterni, ha da poco ricevuto un provvedimento di chiusura di indagini dalla Procura di Napoli. Secondo il sostituto Giancarlo Novelli, a Soprano sarebbe «stato sistematicamente riconosciuto un onorario di gran lunga superiore al compenso determinato sulla base delle tariffe professionali e stabilito negli atti di nomina», frutto di un «dissennato ricorso all’affidamento di incarichi esterni di consulenza anche per questioni che difficilmente possono ritenersi di particolare complessità, (quando) la struttura commissariale era tra l’altro dotata di 51 laureati in giurisprudenza».

Sia il governatore Bassolino che l’avvocato Soprano hanno negato ogni addebito. Nel frattempo, il 28 agosto scorso, la Corte dei conti della Campania ha condannato Bassolino al risarcimento all’Erario della somma di 47.653,43 euro, cifra che il Commissariato per l’emergenza dei rifiuti pagò all’avvocato Soprano e ad altri due membri diuna commissione giudicatrice di una gara per la fornitura di un sistema informatico mai realizzato «in violazione degli obblighi di servizio e … dispregio sia delle disposizioni legislative e regolamentari che delle regole di buona amministrazione».

Com’è stato anticipato il 12 gennaio scorso in un articolo del Sole 24 Ore a firma di Roberto Galullo, dall’elenco delle spese del Commissariato ai rifiuti stilata dall’Ispettorato generale della Finanza è emerso che Soprano ha prima ricevuto pagamenti attraverso il suo studio legale e successivamente attraverso uno studio con Antonio Tuccillo (e Francesco Greco). Tra il 2 marzo 2000 e il 28 gennaio 2001 allo studio legale Soprano risulta essere stato pagato un totale di 279.722 euro, mentre tra l’11 giugno 2001 e il 9 luglio 2003 lo studio associato Soprano, Tuccillo, Greco ha ricevuto quasi il doppio: 458.239 euro.

Banca del Sud a parte, Enrico Soprano è legato a suo fratello Luigi e ad Antonio Tuccillo anche attraverso una serie di società immobiliari. Eh sì, perché quello immobiliare è un altro settore d’interesse per i professionisti di Via Melisurgo 4. E anche qui, l’avvocato Soprano ha saputo mantenere un piede all’interno delle istituzioni pubbliche. Per una decina di anni è stato infatti membro prima e presidente dopo della Commissione Edilizia del Comune di Napoli.

Il condomino della porta accanto, Antonio Tuccillo, ha invece rapporti con una serie di società del settore edile in veste di presidente del collegio sindacale, sindaco o amministratore. Alcune di queste sono legate agli stessi fratelli Soprano, altre a un ramo diverso della sua famiglia. Tra queste, la Tuccillo Costruzioni, società sospettata di rapporti con la criminalità organizzata. Ne parla una sentenza del Consiglio di Stato del giugno 2003 che respinse un ricorso contro il ministero dei Trasporti e le Ferrovie di Stato che avevano revocato alla Tuccillo Costruzioni l’assegnazione di un lotto dell’appalto per la costruzione di un tratto dell’Alta Velocità Roma-Napoli. Alla base della decisione contestata era un’informativa prefettizia che attribuiva alla società edile rapporti “sospetti”. Il Consiglio di Stato dette ragione al ministero e alle Ferrovie respingendo il ricorso. Avvocato della Tuccillo Costruzione in quel frangente fu Enrico Soprano. Affiancato dal collega Andrea Abbamonte, con studio manco a dirlo in Via Melisurgo 4. Lo stesso Abbamonte citato in veste di assessore al Personale e socio di Tuccillo nella telefonata tra Gianmario Stellato e Antonio Saladino.

A questo proposito, vale la pena sottolineare come la storia professionale di Stellato si sia intrecciata con il mondo di Via Melisurgo 4.
Trustmate Management Solutions. Si chiama così la società di cui Stellato è stato socio fondatore assieme a Omar Scafuro, un personaggio estremamente controverso che Il Sole 24 Ore ha scoperto essere un ex dipendente dell’ Arthur Andersen costretto alle dimissioni quando si scoprì che si era appropriato della carta intestata di una banca di cui era stato revisore per creare una fideiussione falsa.
 
Nella homepage del suo sito, Trustmate si presenta come «l’unica società con stabile organizzazione in Italia a dedicarsi interamente ed esclusivamente alla fornitura di servizi per le società di cartolarizzazione/veicoli finanziari». Con un obiettivo: «Affermarsi come leader nel mercato italiano in materia di amministrazione di patrimoni cartolarizzati, con particolare riferimento … alla gestione dei rapporti con parti istituzionali e fra soggetti coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione».

Ma prima di fondare Trustmate, Stellato aveva lavorato per Gruppo Finmek, quello del crack e delle obbligazioni-spazzatura in stile Parmalat, di cui, a partire dal 28 novembre 2002, era stato presidente del collegio sindacale Luigi Soprano. Dello stesso collegio, e a partire dalla stessa data, aveva fatto parte anche Antonio Tuccillo.
Ecco quindi il primo punto di incontro tra il duo Stellato-Scafuro e la lobby di Via Melisurgo 4.

Veniamo al secondo. Nel 2005 venne condotta dalla Regione Campania una grossa operazione di smobilizzo di crediti sanitari, definita 1722 dal numero della delibera della giunta regionale. A fare il cosiddetto servicing, e cioè la certificazione e la gestione dei singoli crediti, fu chiamata proprio la Trustmate.

L’anno successivo, dopo essersi messo in proprio e aver costituito un’altra società di servicing, chiamata Carrington & Cross, Omar Scafuro fece il grande salto ed entrò nella più grossa cartolarizzazione di crediti sanitari della storia della Regione Campania. Un’operazione da 2,7 miliardi di euro condotta daun veicolo creato appositamente di nome Soresa. Il compenso per il servicing era da favola: quasi 18 milioni. Circa il triplo della norma.

Ma c’era stata un’anomalia ancora più grande: la scelta della Carrington & Cross (assieme a un’altra società chiamata Fmg) per il servicing e l’ammontare del compenso erano stati specificatamente inseriti nell’offerta presentata dalle tre banche che si erano aggiudicate il mandato. Quasi fossero stati elementi qualificanti, o essenziali, dell’accordo.

Quando Soresa aveva chiesto alle banche – Crédit Lyonnais, Lehman Brothers e Crédit Suisse – se l’attività di servicing fosse stata già sperimentata per analoghe operazioni in Italia, in una lettera datata 31 marzo 2006, le banche avevano risposto: «Carrington & Cross, in collaborazione con Fmg, ha svolto attività di servicing … a supporto di Farmindustria .. , operazione realizzata tra la fine del 2005 e, l’inizio del 2006». E qui dall’anomalia si passa alla frottola. Da Farmindustria, Il Sole 24 Ore ha infatti appurato che quell’ operazione non fu mai completata e quindi il processo di certificazione dei crediti non fu mai fatto.

In più, Il Sole 24 Ore ha scoperto che le banche interessate erano state avvertite che Scafuro era un personaggio screditato da un altro revisore dei conti che era stato con lui ad Arthur Andersen. Ma l’avvertimento non aveva dissuaso nessuno e l’operazione era andata avanti. Con quel compenso astronomico per il servicing. A farsene carico, seppure indirettamente, sarebbe stata la Regione.
E chi fece da consulente legale della Regione in quella cartolarizzazione? Enrico Soprano, fratello di Luigi e socio di Antonio Tuccillo. Con studio in Via Melisurgo 4.

2 – LE FALSE GARANZIE PER COMPRARE L’AVELLINO

Il fatto che tre banche del calibro di Crédit Suisse, Crédit Lyonnais e Lehman Brothers avessero scelto una società appena costituita da un illustre sconosciuto, Omar Scafuro, per il servicing di una delle più grosse operazioni di cartolarizzazione di crediti sanitari mai fatte in Italia non poteva passare inosservato. Il primo ad accorgersene fu Enzo Rivellini, capogruppo di An alla Regione Campania. «Quando partì l’operazione Soresa chiesi di sapere perché un lavoro molto delicato come quello della certificazione dei debiti sanitari veniva affidato a Carrington & Cross e Fmg, società inattive che da visura camerale risultavano avere un capitale sociale irrisorio. A tutt’oggi gli interrogativi su qualità e capacità delle società coinvolte sono rimasti senza risposta», ricorda Rivellini.

«Tutto è stato gestito con faciloneria ed approssimazione». In realtà avvenne di peggio.
Nell’estate del 1999 Scafuro era balzato alle cronache dei giornali campani perché al centro di una saga sul possibile acquisto della squadra di calcio dell’Avellino. Raccontano le cronache, che presentandosi come “top manager” della società di revisione Arthur Andersen, aveva per settimane trattato con la vecchia proprietà per conto di acquirenti mai identificati. C’era stato un batti e ribatti di annunci di fideiussioni arrivate, quasi arrivate, anzi non in arrivo, e di acquisto fatto, quasi fatto, che stava lì lì per essere completato. Ma alla fine non era successo nulla. Scafuro era poi scomparso con la stessa immediatezza con cui era apparso.

Il Sole 24 Ore è ora in grado di spiegarne il motivo. In quella vicenda, Scafuro non si limitò infatti a perdere la faccia. Perse anche il lavoro. E soprattutto la reputazione. Perlomeno ai vertici della Arthur Andersen. Si è sempre pensato che Antonio Sibilia, all’epoca proprietario dell’Avellino, avesse deciso di chiudere la trattativa perché, arrivati al dunque, Scafuro non era stato in grado di trovare i soldi. Ma non fu così. La vicenda finì per una fideiussione taroccata. «La fideiussione arrivò da una banca francese, la Bnp. E io scoprii che era falsa», ci dice l’avvocato Ermes Visconti, che all’epoca condusse la trattativa per conto di Sibilia. «Feci chiamare la Bnp da funzionaridiun’altra banca e venni a sapere che non avevano rilasciato alcuna fideiussione ».

Il Sole 24 Ore non è riuscito a rintracciare Scafuro, ma ha appurato che fu la stessa Bnp a segnalare l’accaduto al vertice di Arthur Andersen. In quanto revisore dei conti della loro filiale italiana, Scafuro era riuscito ad appropriarsi di carta intestata della banca francese e l’aveva usata per creare la falsa fideiussione fatta avere all’avvocato dell’Avellino.

Fu solo la goccia che fece traboccare un vaso già stracolmo. Come ci ha raccontato un testimone, ai vertici di Arthur Andersen si era infatti da tempo manifestata «un’insofferenza acuta» per il personaggio, «che c’era e non c’era, si assentava per andare a condurre le sue trattative e poi tornava senza dir niente». Dal punto di vista formale non ci fu comunque licenziamento. Fu Scafuro a dare prontamente le dimissioni. Sette anni dopo fu scelto da Crédit Lyonnais, Crédit Suisse e Lehman Brothers, che lo ritennero la persona giusta a cui affidare la certificazione dei crediti sanitari della Regione Campania. E liquidargli compensi per 18 milioni di euro.


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