DE MASI, IL MINISTRO PRESTIGIACOMO SI E´ SMARRITO NEL PARCO DEL CILENTO

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IL MINISTRO SI E’ FERMATO A EBOLI


di Domenico De Masi


 


 


Mi permetto di segnalare al Ministro Brunetta, che ha intrapreso una meritevole guerra contro i fannulloni e a favore della meritocrazia, un caso che è sotto i suoi occhi, scandaloso e insolente.


A gennaio l’allora Ministro  dell’Ambiente e il tuttora Governatore della Regione Campania mi nominarono Presidente del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, secondo parco d’Italia per estensione, con oltre 90 Comuni, tra zone principali e aree contigue.


Poco dopo, il Governo di centro-sinistra cadde e fu sostituito dall’attuale governo di centro-destra. Ritenni perciò corretto rimettere il mio mandato nelle mani del nuovo Ministro, onorevole Prestigiacomo. Sarei rimasto alla presidenza solo se anche lei mi avesse esplicitamente confermato.


Dopo 64 giorni, il 15 luglio, la Ministra mi ha telefonato per chiedermi le dimissioni, dal momento che, secondo sue informazioni, “tutto il Cilento era contro di me”. Le dissi che era male informata e che, comunque, le avrei subito mandato le mie dimissioni.


Nei pochi mesi di presidenza non me ne ero stato  con le mani in mano. Non potete immaginare quante cose si possono fare in pochi mesi, se avete delle idee chiare e se avete un gruppo di collaboratori motivati. Basta una squadra di sei o sette persone intelligenti e motivate per cambiare il destino di un’intera regione e le teste della sua gente. Se Cristo non si fosse fermato ad Eboli, avrebbe fatto cose da pazzi ad Agropoli e a Sapri.


Certo è che, alla notizia delle mie dimissioni, gli albergatori del Parco minacciarono una serrata; novemila cittadini – compreso il Presidente della Provincia e innumerevoli sindaci – firmarono una petizione; molti Consigli Comunali votarono delibere in mio favore; centinaia di persone da tutta Italia parteciparono a un blog con cui si chiedeva al Ministro di respingere le mie dimissioni; alcuni Comuni mi offrirono la cittadinanza onoraria. Ricordate qualcosa di analogo in tutta la storia del Mezzogiorno?


Avreste potuto immaginare che il Ministro si ricredesse. Invece preferiva tacere. Tacere non solo sul Parco, ma su tutto. Mentre Tremonti rivoluzionava l’economia, mentre la Gelmini rivoluzionava la scuola, mentre Brunetta rivoluzionava l’Amministrazione, mentre la Carfagna rivoluzionava l’etica, la Prestigiacomo taceva, silenziosa e inerte. Di lei non si sa neppure se, furtivamente, scendesse a prendere un cappuccino o se, furbescamente, di tanto in tanto si desse malata.


E, insieme alla Ministra, restava fermo anche il Parco, inchiodato alla sua normale amministrazione. Ma cosa volete che sia il destino di novanta paesi del Sud di fronte all’agenda di una Ministra, fitta di sedute dal parrucchiere, di prove in sartoria, di cocktail ai vernissage? Passavano così altri 99 giorni prima che la Ministra desse qualche nuovo segno di vita con un decreto in cui, vista la legge x, visto il decreto y, vista la nota z, si accettavano le mie dimissioni.


La presidenza di un Parco non è cosa di poco conto: ne dipende l’efficienza di tutto il sistema, la velocità con cui si allocano le risorse e si realizzano le opere; ne dipende l’umore e il comportamento di un’area vasta quanto una regione; ne dipende il destino civile di centinaia di migliaia di cittadini. E’ legittimo immaginare che, rimosso un presidente, in 24 ore se ne fccia un altro, già in pectore. E invece no: dopo 163 giorni di titubanze, ne sono passati altri 20. La Ministra tace, il Cilento e il Vallo di Diano aspettano. Del resto, hanno è aspettato millenni, dai tempi di  Parmenide; perché dovrebbero darsi una mossa proprio ai tempi della Prestigiacomo?


E, invece, esiste un perché. Rispetto ai tempi di Zenone, oggi c’è il Ministro Brunetta. Vuoi vedere che, mentre lui insegue i piccoli fannulloni di Abiategrasso e di Canicattì, una fannullona mastodontica si è intrufolata proprio al suo fianco, Consiglio dei Ministri? Vuoi vedere che sia necessario mettere i tornelli anche a Palazzo Chigi?


Se 183 giorni di assenteismo di un cancelliere o di un copista costano allo Stato migliaia di euro, quanto costano 183 giorni di assenza di una Ministra?


Se poi il Ministro Brunetta accertasse che la Ministra non  ha fatto un solo giorno di malattia e non è scesa neppure una volta a bere un cappuccino, allora significa che la sua inerzia non dipende dall’assenza del corpo ma dall’assenza dell’anima. In tal caso, la faccenda si fa drammatica sia per il Cilento che per il cosiddetto Governo centrale.


 Lettera a Repubblica Napoli  — 14 novembre 2008 pagina 1